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Luca Carocci – Intervista uscita “Gesucristo forse è morto di freddo”

Luca Carocci – Intervista uscita “Gesucristo forse è morto di freddo”

Gesucristo forse è morto di freddo attraversa le zone più contraddittorie e vitali dell’esistenza: otto brani che oscillano tra ironia, dolore e disincanto, alla ricerca di un’autenticità possibile dentro un presente che nasconde. È un viaggio di grande sincerità tra identità, errori, memoria, presenze e quel desiderio ostinato di diventare sé stessi. Al centro, la title track: una piccola esplosione di suono, che lava il viso prima di proseguire nell’ascolto. Essenziale nella forma e registrato rigorosamente in presa diretta per preservarne l’autenticità, il disco mette in primo piano la bellezza dell’imperfezione, il calore dei timbri e la limpidezza delle parole.  

Ciao  Luca. Questo lavoro, “GESUCRISTO FORSE E’ MORTO DI FREDDO”, con i suoi 8 pezzi, cosa vuol far arrivare all’ascoltatore? 
Di sicuro il concetto di domanda, di introspezione. Condividere con verità la parte più’ intima di se stessi,  cristallizzare un momento personale per avere un punto di partenza, può diventare universale. Più che cosa questo disco, in particolare, si concentra sul “chi”.  La libertà di porsi regole che ci riportino verso la parte più genuina di noi stessi credo sia necessaria in una globalizzazione estrema, che ahimè oggi sembra inquinare anche sentimenti e aspettative. Come si dice insomma, un uomo intelligente cerca di cambiare il mondo, un uomo saggio cambia se stesso.

Nella lettura dei testi si percepisce una certa profondità di ricerca dei significati, tra le pieghe della vita. Come nascono le tue canzoni?
Dalla vita appunto. Sono convinto che nelle persone si nasconda la poesia, in ognuno di noi. Con gli anni si rischia di diventare bravi, io cerco di rimanere ingenuo. Ho il terrore della bravura, ho paura che possa trascendere in una sorta di competizione nella quale si rischia di rimanere schiavi di una forma a scapito del contenuto. Alcune parole, alcune canzoni ci risuonano dentro perché ci ricordano quello che già sappiamo, risvegliano le virtù e sopiscono le morali precostituite, ecco quelle canzoni in modo particolare come diceva Vasco…”nascono da sole…sono come i fiori…”

Quali sono i tuoi riferimenti artistici e quanto ti hanno influenzato nella definizione del tuo stile?
Ho iniziato da molto piccolo verso i 6 anni con la batteria, e il mio primo amore è stato John “Bonzo” Bonham, amavo suonare sui dischi dei Led Zeppelin, suonavo la batteria e cantavo. Poi ho scoperto Jim Morrison a 14 anni e li è successo il guaio, iniziai a suonare la chitarra e a scrivere le mie prima canzoni! Vengo da un paese (che amo) Artena, e non avevo molti amici con cui condividere la mia passione per la musica, o per la poesia (scrivo da sempre e ho sempre amato la poesia), quindi leggevo molte biografie di artisti per vedere se caratterialmente potevamo avere affinità, diciamo, più che le loro opere era la loro integrità fuori dal coro che mi ha ispirato molto.

Ho visto che spesso ti rechi fuori dall’Italia per dei concerti. Come è accolta la musica cantautorale italiana all’estero?
Ho vissuto molti anni fuori dall’Italia, quasi 20, ma questa è un’altra storia. Ultimamente si, mi è capitato di suonare in Europa, a Bruxelles e devo dire che non mi aspettavo che il pubblico conoscesse le mie canzoni più intime.  Spero succeda anche il 21 marzo, quando suonerò a Lisbona.

Attualmente sei impegnato anche in altre produzioni o piene energie al progetto Gesu’ Cristo Forse È Morto Di Freddo?
Sto lavorando a 3 dischi come produttore e amo lavorare in studio! In più collaboro come autore per un’artista che stimo molto. Mentre mi godo i live di Gesù Cristo Forse E’ Morto Di Freddo,  che spero mi porteranno dove non sono ancora mai stato.


FILIPPO MAZZINI