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LES FLEURS DES MALADIVES – Intervista a Davide Noseda

LES FLEURS DES MALADIVES – Intervista a Davide Noseda

Intervista ai LES FLEURS DES MALADIVES, risponde DAVIDE (voce e chitarra della band)

Il vostro nome deriva dal capolavoro di Baudelaire, come è nata la passione per il poeta francese?
Facendo un paragone deliberatamente anacronistico ho sempre trovato che i “poeti maledetti” (Verlaine, Baudelaire, Rimbaud, ecc) avessero un’attitudine molto Rock’n’Roll: quella particolare sensibilità che è un miscuglio di teatralità, male di vivere, curiosità, autodistruzione, egocentrismo e nichilismo derivato anche e soprattutto dal particolare periodo storico in cui vivevano e che loro stessi  definivano come “decadente” (per gli standard di allora). Il termine “decadenza” oggigiorno ha ovviamente assunto una prospettiva radicalmente diversa rispetto all’800, ma i tratti che lo caratterizzano sono oggi più che mai sempre attuali e in grado di fornire interessanti spunti di riflessione per spleen poetici e riff Rock’n’Roll.

Avete avuto la produzione importante di un grande come Mauro Pagani, come siete arrivati in contatto con lui?
Purtroppo non abbiamo avuto (ancora) l’onore e il piacere di lavorare con Mauro Pagani, artista poliedrico nonchè eccelso musicista ed arrangiatore, che adoriamo profondamente. Ciò che è veramente successo è che – non si sa bene in quale modo – gli capitò tra le mani la nostra primissima demo (quando ancora i “Fleurs” erano in uno stadio “embrionale” e avevano un nome diverso) e ci scrisse facendoci i complimenti per le canzoni e proponendoci alcune collaborazioni con lui. Puoi immaginare il nostro stato d’animo: prima demo, Pagani ti scrive e ti propone di lavorare insieme a lui: BUM! Purtroppo poi, per varie problematiche legate alla produzione e alle case discografiche, non si riuscì a combinare nulla. Lui è sempre molto impegnato però continuiamo nel tempo a sentirci (più che altro siamo noi che lo infastidiamo proponendogli nuovo materiale).

Con Nada invece che cantò la vostra Novembre?
Con Nada invece, altro mostro sacro della musica italiana, abbiamo lavorato per davvero. Nel lontano 2008 venne a suonare a Como e ci fu chiesto di aprire il suo concerto in Piazza Cavour antistante il lago. Fu molto bello e suggestivo. Alla fine della sua esibizione ci mettemmo in fila per scambiare due parole con lei e darle il nostro disco (“Antinomìe EP”, la nostra prima autoproduzione di 5 brani). C’era talmente tanta gente che aveva avuto la nostra stessa idea che a fine serata lei se ne andò con una pila di 30 e più cd da ascoltare.
Secondo quanto ci ha raccontato Nada in seguito, quella stessa sera decise di ascoltare subito il nostro disco perchè conteneva questa canzone dal titolo “Novembre”, mese in cui lei è nata. Era notte, in auto, percorrendo la strada del lungolago con le luci della case che si riflettevano sull’acqua partì la prima strofa “E’ già novembre / piango per niente”: nonostante fosse giugno inoltrato e ci fosse un caldo torrido Nada ci ha detto che in quel momento ebbe i brividi e si commosse profondamente. Così dopo qualche mese ci contattò chiedendoci di poter cantare la nostra canzone nella sua tournèe teatrale e di inserirla come singolo del suo successivo album.

Mi sembra che diate molta importanza ai video ed ai passaggi tv, è corretto?
Più che altro ci piace molto l’idea di offrire alla canzone che porteremo in video un’ulteriore “livello narrativo” oltre a quello di testi e musica: quello visivo delle immagini. In questo senso ci piace lavorare con persone esterne alla band in grado di offrire una visione (è proprio il caso di dirlo) del tutto personale del brano a cui magari nemmeno noi abbiamo pensato. Per il nostro ultimo singolo “Amoxicillina” infatti abbiamo lavorato con il bravissimo regista Francesco Collinelli che pur cogliendo in pieno l’idea e le atmosfere della canzone è riuscito a sorprenderci interpretandola e facendocela riscoprire da uno scorcio del tutto nuovo e diverso. Ti riporto le sue parole: “L’Amoxicillina è la droga legalizzata, l’antibiotico che scaccia i nostri incubi, dandoci una pace catatonica, ma che a lungo termine crea una reazione contraria ancora più violenta. Perché dei nostri incubi quotidiani abbiamo bisogno. Il video è un viaggio nella mente della protagonista che cerca di resistere all’omologazione. Ma il suo quotidiano man mano si lacera, facendo filtrare un mondo onirico, una realtà che la avvolgerà definitivamente.”

Secondo quanto ho sentito ci sono forti influenze stoner nella vostra musica, quali sono le vostre radici musicali?
In una frase: le nostre radici musicali affondano in tutto ciò che è “Rock”. Come avrai già intuito per noi il termine “Rock” è molto importante e pregno di significato mistico: questo è infatti è l’attributo-jolly che utilizziamo per identificare il vasto, eterogeneo e multidimensionale insieme della musica “scritta con il cuore e suonata con le palle”. Contrariamente da quello che i noiosi paradigmi e gli stantii clichè ci vogliono costringere a pensare “essere Rock” non ha mai significato cose tipo indossare giacche di pelle e occhiali scuri, oppure imbracciare una Stratocaster con alle spalle un muro di casse Marshall: ma da sempre e nel 2015 più che mai “essere Rock” significa invece riuscire ad avere qualcosa da dire, un “messaggio” da consegnare a chi ti ascolta, e cercare di farlo nel modo più autentico ed onesto possibile.

Canzoni molto potenti, date particolare rilievo alla ritmica?
Credo tu abbia centrato in pieno la questione: per noi TUTTO è ritmo (e di conseguenza il ritmo è tutto). A differenza di quello che accade in giro ultimamente a noi piace dare davvero molta importanza alla batteria: sia dal punto di vista timbrico dei suoni, che creativo degli arrangiamenti; e non ci sogneremmo mai di relegare uno strumento così bello ed espressivo al mero ruolo di metronomo “cassa-rullo-charleston”. Si può dire che la canzoni dei Fleurs siano composte da 3 elementi fondamentali, strettamente legati e dipendenti tra loro: ritmo, melodia, testo. Per noi quindi anche la batteria diventa a tutti gli effetti uno strumento melodico che “canta” la canzone: se prendi la traccia di una qualsiasi nostra canzone ed escludi tutti gli strumenti eccetto la batteria sono sicuro che capirai quello che intendo. Per lo stesso principio ci piace suonare chitarre e i bassi “come fossero batterie” valorizzando molto di più la loro natura ritmica.

I testi sono importanti e carichi di rabbia, disincantati direi, che visione avete del mondo odierno?
Si, i testi sono, come si diceva prima, una delle 3 parti fondamentali della musica dei Fleurs e rappresentano il linguaggio diretto delle canzoni: è come se compissero un lavoro di sintesi tra la componente melodica e quella ritmica sviscerando l’essenza della canzone e cercando di esprimerla in parole e frasi di senso compiuto. C’è si una componente di rabbia che però è parecchio stemperata dal sarcasmo e, come dici tu, dal disincanto derivanti anche e soprattutto da una presa di coscienza dell’impossibilità di reagire che però non sfocia mai nella totale atarassia (giusto un paio di esempi: “Ma tant’è, andiamo a farci fottere” di “Medioevo” e “Questo è tutto quello che sai fare? / Sparami contro” di Dharamsala). Però i testi non parlano solo di disincanto sono anzi parecchio poliedrici: c’è molto amore e molte storie di personaggi (sta poi a chi ascolta cercare di capire quanto c’è di autobiografico e quanto di pura invenzione narrativa) ma come anche molta scienza e molta metafisica. Mi piace infatti utilizzare dizionari e stili differenti a seconda del contesto (compresi elementi nozionistici e prettamente tecnici come il “numero di Avogadro” presente in Dharmasala o “l’arsenicato” de L’Alchimista) che portano alla creazione di piani di lettura molteplici.

Come vi dividete i compiti all’interno del gruppo?
Albe porta le birre, io apro la sala prove e il Canitano arriva in ritardo.

Cosa vi piace ascoltare al momento?
Io di recente ho divorato “AM” degli Arctic Monkeys,”Lazaretto” di Jack White e “Ashes” dei Gambardellas. Attendo con ansia la nuova fatica dei Verdena. Albe, essendo entrato da poco nella band, si sta ascoltando “più per piacere che per lavoro” (sue testuali parole) il nostro “MEDIOEVO!” ma nell’autoradio della sua macchina non possono mancare Skruigners, Rancid, i nostri compatrioti Erode e i suoi adorati Motorhead.
Il Canitano invece ultimamente sta riscoprendo Bowie, Stooges e Velvet Underground.

Di Spotify e simili cosa ne pensate?
Come tutti gli strumenti non hanno in sè una valenza assoluta positiva o negativa ma dipende sempre dall’utilizzo che se ne fa. A livello di principio è davvero bellissimo avere a disposizione in qualsiasi momento una biblioteca infinita dalla quale puoi attingere e ascoltare qualsiasi canzone tu abbia voglia per di più in modo (pseudo)gratuito. Concretamente però questa sbornia di libertà si traduce in molti casi in un isterismo dell’ascolto che rende prossimo allo zero il livello d’attenzione dell’ascoltatore. Morale: per assurdo nessuno più si concentra sulla canzone che sta ascoltando in quel momento ma su tutte quelle che NON sta ascoltando e che invece POTREBBE ascoltare. Questo è il degno scenario del mercato musicale “usa e getta” in cui, ahinoi, siamo immersi.

E del crowfunding? Avete avuto o avete intenzione di provarlo?
Il crowdfunding è per definizione “la raccolta fondi in versione 2.0”, personalmente trovo sia uno strumento molto interessante ed efficace soprattutto per progetti che possiedano due requisiti fondamentali:
1.       presenza di una comunità (anche ma non solo “virtuale”) forte e sensibilizzata sull’argomento di cui tratta il progetto;
2.       ricaduta diretta dei benefici del progetto su tale comunità;
Basti pensare a quanti progetti interessanti ed innovativi sono stati finanziati in questo modo: ricerche scientifiche, progetti umanitari, creazione o ristrutturazioni di luoghi di aggregazione (ad esempio quello che è accaduto di recente anche con il Circolo Magnolia di Segrate), progetti di impatto sociale (esempio: Wikipedia), startup, ecc.
In Italia però, per retaggio culturale, si tende sempre a confondere le dinamiche che stanno alla base di una “comunità” con quelle dietro ad un semplice gruppo di “conoscenze” (nel senso di persone che conosci), il risultato è che si è sempre un po’ diffidenti riguardo a queste cose e di conseguenza il meccanismo fa più fatica ad ingranare.
Se sommi questi fattori e cerchi di applicare il crowdfunding alla scena musicale indipendente italiana (che ha già problemi di identità per i fatti suoi) secondo me vai incontro ad una situazione estremamente delicata da cui non è detto che tu riesca ad ottenere i risultati positivi che speravi.
La “comunità” di cui si parlava prima è di fatto la “fanbase” a cui, per farla breve, si chiede un contributo in anticipo per la realizzazione dell’album in uscita (nella maggior parte dei casi).

A parità di intraprendenza e comunicativa della band (che sono LE BASI senza le quali non ha il minimo senso intraprendere una campagna di crowdfunding), i due scenari-estremi che si prospettano sono:
1.       La band ha una fanbase ampia ed attiva che porterà ad un sicuro successo della campagna. In questo caso però mi domando: è davvero necessario chiedere denaro in anticipo ai propri fan? Si corre il rischio di offrire un’impressione sbagliata di sè dando l’idea di avere poca fiducia nei confronti di chi ci segue: della serie “i soldi meglio che me li dai prima perchè se no dopo il disco non me lo compri e lo scarichi da youtube”. Se uno il tuo disco non lo vuole comprare non lo fa punto e basta.
2.       La band ha una fanbase piccola e locale formata da amici, conoscenti e parenti che quasi sicuramente ricevono direttamente anche tutti gli inviti agli eventi, le richieste per le votazioni on-line a concorsi, ecc. In questo caso il rischio di risultare “fastidiosi” con l’ennesima “richiesta d’aiuto” è davvero MOLTO alto.
3.       (Il terzo scenario in realtà c’è ma è quello in cui la band non ha alcuna fanbase: in questa eventualità il risultato del crowdfunding è pressochè scontato: IL NULLA.)
Il corwdfunding applicato alla musica è quindi sempre sbagliato e non c’è modo di non incappare nello stereotipo del “musicista-mendicante con le monetine nel cappello”? Assolutamente NO, il crowdfunding può essere uno strumento potente a patto che la band riesca a capire quali sono le proprie potenzialità e i propri limiti ed sappia investire tempo, idee e fatica cercando di realizzare una campagna innovativa, divertente e coinvolgente per la propria fanbase che non deve sentirsi mai e in nessun caso costretta a “elemosinare” alcunchè alla band. Al momento non so dirti se per il prossimo lavoro utilizzeremo il crowdfunding, siamo ancora in fase di progettazione, ma ti posso assicurare che se lo faremo cercheremo di utilizzarlo nel miglior modo possibile.

Qualche aneddoto divertente?
Il Canitano è fonte quasi quotidiana di aneddoti divertenti, quello che ti vogliamo regalare qui accadde un paio di anni fa. Fine di un concerto dopo una giornata alquanto faticosa: il Canitano provato nel fisico e nella mente, ribalta i sedili posteriori della sua Punto e carica con le ultime forze quello che lui amorevolmente chiama “il cassone” ovvero la sua cassa da basso 4×10. Fa per chiudere la porta del bagagliaio ma la serratura non si chiude. Complice la pigrizia e la spossatezza non si fa troppe domande e ci riprova una volta con forza, una seconda con ancora più impeto: alla terza il lunotto posteriore esplode in una costellazione di cristalli che inondano la macchina e l’asfalto: non si era accorto che uno degli spigoli del “cassone” premeva proprio contro il vetro posteriore. Applausi a scena aperta.

MAURIZIO DONINI

Componenti:
Davide Noseda (voce, chitarre, testi e melodie)
Ugo Canitano (basso e cori)
Alberto Maccarrone (batteria e percussioni)

Contatti Band:
www.fiorellastri.it
www.facebook.com/fiorellastri
www.twitter.com/fiorellastri
http://www.soundcloud.com/fiorellastrI


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