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LACUNA COIL – Intervista al cantante Andrea Ferro

LACUNA COIL – Intervista al cantante Andrea Ferro

Raggiungiamo Andrea Ferro, voce maschile dei Lacuna Coil, per una breve chiacchierata telefonica, dopo il loro rientro dalle date internazionali del loro Delirium Tour, ed in vista delle date prime date in Italia gli facciamo qualche domanda ….
 
Ciao Andrea bentrovato, come stai ?
Ciao, Benissimo grazie!
 
 Raccontaci come è andato  il tour negli states?
Abbiamo cominciato con il tour in Asia, partendo da Manila nelle Filippine in un festival molto grande, da li a Shangai in Cina, la nostra prima volta in Cina,  e poi direttamente in America,  a Los Angeles, dove abbiamo fatto le prime prove del tour,  tour  che è poi partito da S.Francisco, è durato circa 5 settimane, non è stato di fatto molto lungo, ma ha toccato le città principali, durante i concerti abbiamo cominciato a proporre anche i pezzi nuovi, …
 
Il disco era in uscita proprio in quei giorni se non sbaglio..
Si era in uscita dalle ultime 2 settimane del tour più o meno..
 
Il disco sta andando benissimo tra l’altro sul mercato Americano, ma a livello di pubblico, come è stata la risposta ai concerti?
Considerando che non si è trattato di un tour esteso, ma  più di introduzione al nuovo disco, e con una formazione nuova, ( alcune date sono state sold out) .. dire ottimo.
 
Tornando ai concerti che avete tenuto in Asia, come è stato l’impatto con questi posti nuovi ed esotici, quale è stata la risposta del pubblico?
Il concerto di Manila è stato bellissimo, più di 25 mila persone allo stadio, era un festival di gruppi prevalentemente internazionali, noi eravamo nella posizione migliore, quella di headliner, è andata benissimo, ed è stato anche il debutto del nuovo chitarrista con cui stiamo lavorando adesso, Diego, che ha tenuto il suo primo concerto davanti a 25 mila persone con fuochi sul palco, esplosioni .. insomma il pacchetto completo.. è stato molto emozionante,  la gente davvero molto amichevole e simpatica, ci hanno accolto davvero molto bene, è stato fantastico.. tranne il caldo tremendo. In Cina invece, purtroppo è piovuto tutto il tempo, ma nonostante questo la gente è rimasta per tutto il tempo del concerto, era un festival all’aperto, un po più piccolo ma altrettanto bello..
 
Dalla Cina ci si potrebbe aspettare un poco più di rigore, un pubblico meno espansivo..
Sicuramente è la cultura più diversa, non parlano inglese quasi per niente, esistono tantissime lingue diverse all’interno della Cina stessa, è un posto talmente enorme, talmente sconosciuto ai nostri occhi, che è stato davvero una sorpresa, in realtà lo  abbiamo trovato anche  abbastanza americanizzato come posto, con la presenza di varie catene americane come Starbucks, che convivevano con la parte più estrema della Cina, … come i reparti rettili dei supermercati in cui potevi trovare serpenti rospi tartarughe…Uno degli aspetti sicuramente più strani, è stata l’assenza dei social media, niente Facebook, niente Youtube, soltanto Google in forma ristretta, pochi siti autorizzati, potevi mandare le mail e niente più.. In ogni caso è stata davvero molto bella come esperienza, e spero tanto di tornarci, è stata davvero interessante.
 
Come descriveresti l evoluzione musicale dei Lacuna Coil dagli esordi a Delirium?
Diciamo che quando abbiamo iniziato, negli anni 90, sicuramente eravamo inseriti in un contesto che ci aveva ispirato, quello che chiamavano, e chiamano ancora Gothic Metal, le nostre influenze provenivano pienamente da quell’ambito, ascoltavamo gruppi come Paradise Lost, Type O Negative, Tiamat,  e queste influenze ci hanno spinto verso quella direzione, poi con il passare degli anni ci siamo evoluti, e abbiamo contaminato la nostra musica, pur mantenendo sempre un aspetto un poco dark, nelle atmosfere, nel look, nei testi, è sempre rimasto, ed è un aspetto che ci è sempre piaciuto e che ci piace ancora, però musicalmente abbiamo inserito altri elementi più metal, più alternativi tra virgolette, quindi adesso è un po più un minestrone di varie cose, nel caso specifico dell’ultimo album, abbiamo deciso di spingere un po di più sull’acceleratore, e di fare un disco un  più pesante, sia le parti cantate che le ritmiche, ci sono delle novità,  perché abbiamo voluto seguire l’ispirazione della musica, e abbiamo voluto evitare, visto che si trattava del nostro ottavo album, di cadere nel nostro stesso cliché, e non dover per forza fare un disco dei Lacuna Coil come la gente se lo aspetta, abbiamo cercato  invece di esplorare quello che ci piaceva, abbiamo seguito le idee che venivano a Marco, il bassista che è anche il maggior compositore della musica, e se un linea riteneva una doppia cassa o una voce urlata ce la mettevamo punto e basta, senza preoccuparci troppo se la cosa avrebbe spaventato qualcuno o meno, e questo ha permesso di rinfrescare  il suono della band, abbiamo letto parecchie recensioni positive soprattutto  sul fatto che un gruppo  dopo quasi vent’anni riesce ancora a stupire il proprio pubblico. È stato bello rinfrescarsi ed avere questo tipo approccio per il disco, e anche per una line up in parte nuova, questo è il primo disco dove il nostro batterista Ryan suona registrando l’album, anche se suona con noi da qualche anno, quindi anche nella composizione abbiamo utilizzato uno stile diverso, visto che è un batterista che ha uno stile diverso rispetto a Cristiano, e anche stato il primo disco che abbiamo registrato solo in quattro, e abbiamo fatto soltanto quello che volevamo fare, ce lo siamo prodotti noi stessi, quindi senza porci tante barriere, tante limitazioni.
 
Siete stati sempre una band molto coerente in questo senso, e non c’è in effetti un vero clichè, un disco uguale all’altro, c’è sempre stata, da quello che si evince ascoltandovi, una libertà creativa abbastanza marcata…
Si è vero, ma a volte sai, anche inconsciamente quando lavori da molti anni con lo stesso produttore, e che hai già un’idea di qual è il tuo stile musicale, inconsciamente ti limiti, pensando “ questo pezzo so che piacerà ai nostri fan…” entrando da solo nel tuo cliché, invece stavolta ce ne siamo proprio fregati, tutto quello che non abbiamo fatto prima lo abbiamo fatto adesso, chiaramente senza andare a toccare cose che non centrano niente, è ovviamente sempre un disco dei Lacuna Coil, però, abbiamo avuto sicuramente più libertà
 
Riguardo sempre a Delirium C’è un pezzo a cui sei più legato?
Direi di no, perché rispetto agli album precedenti dove potevo individuare una canzone che poteva essere più rappresentativa,  non so come in Dark Adrenaline c’era Trip The Darkness per esempio.. in questo disco invece faccio più fatica a trovare un pezzo che lo rappresenta l’album, perché lo abbiamo vissuto come una sorta di viaggio, e credo che vada ascoltato tutto per essere apprezzato completamente, Delirium sicuramente è la più immediata e orecchiabile, ma i pezzi sono molto diversi l’uno dall’altro, ci sono tante sfumature all’interno del disco, ed è quasi un concept album…
 
È quasi una storia tracciata dall’inizio alla fine..
Si, non è il classico concept album in cui i testi iniziano e si sviluppano attraverso tutte le canzoni, però c’è un concetto comune nella realizzazione dei testi mirato a costruire questa sorta di manicomio, il Lacuna Coil sanatorium, abbiamo visto il disco come un posto fisico, come un manicomio con differenti stanze, ogni stanza affronta un tema diverso, e chiaramente è difficile slegarle una dall’altra, ma non è il classico concept con una storia unica.. Ogni canzone ha la sua caratteristica, per ogni canzone abbiamo fatto un parallelo, da una  più grande malattia mentale, ad una piccola follia della vita  di tutti i giorni..   
 
 C’è qualcosa che adesso a mente fredda, dopo averlo suonato, cantato, portato in giro,  cambieresti? C’è qualcosa che faresti in maniera diversa?
 
No perché penso che i dischi siano i frutti di un certo periodo della tua vita,  e adesso sarebbe falso cambiarlo, perché è un disco che rappresenta questi due tre anni della nostra vita dal disco precedente, probabilmente tra altri due tre anni canterai meglio o suonerai meglio, ma resta il fatto che questo disco è la foto di questo periodo della nostra vita, un disco che ha senso adesso, e che rappresenterà sempre questo periodo qua, quindi non avrebbe senso cambiarlo.
 
Come è nato il Delirium? Quali sono state le dinamiche che l’hanno ispirato e concepito ?! Il disco è assolutamente molto diretto, immagino che sia stato ispirato da un periodo non semplice ..
Si, alcuni di noi, hanno avuto dei problemi familiari, ed hanno visto le realtà all’interno degli istituti in cui si curano le malattie mentali oggi giorno, queste esperienze ci hanno fatto capire la delicatezza di questi argomenti, di queste realtà, e di quanto siano  interessanti, rivelando una loro logica nella loro follia, e venirne a contatto direttamente ci ha aperto tutto un mondo di cui non ci eravamo mai interessati, perché non ci era mai capitato, e poi una volta trovata la parola Delirium riferita alla canzone del disco,  si è aperto il discorso che ci ha portato a trattare questi argomenti, da li anche la decisione di vestirsi in un certo modo, di fare delle foto in un certo modo,  siamo andati a vedere le vecchie foto dei manicomi dell’inizio del secolo, e abbiamo visto qual’era l’aspetto spaventoso, e non era il sangue o quel che puoi immaginarti pensando ad un horror, ma erano gli sguardi molto intensi che fissavano il vuoto, le posizioni, le posture dei corpi molto nervose, molto innaturali, alcuni pazienti sembravano quasi fluttuare sui letti, e tutte queste foto ci hanno ispirato la realizzazione del libretto, che abbiamo fatto con foto vere, senza usare troppe grafiche, ma cercando di far parlare le immagini forti della realtà. A questo proposito è stato molto importante fare una ricerca su tutti questi aspetti.
 
Adesso comincerà la trance europea del tour, dal tuo punto di vista quali sono le differenza tra il pubblico europeo e quello statunitense?
In generale forse il pubblico europeo è un po più settoriale, nel senso che ai concerti metal di solito ci vanno i metallari e difficilmente vedi  molte altre tipologie di persone, anche se nel nostro caso non è esattamente cosi, visto che siamo un gruppo che tocca  diversi tipi di pubblico, il nostro tipo di pubblico non è costituito solo da metallari, però in generale in Europa ad un concerto metal ci vanno i metallari, invece in America il pubblico è molto più vario, non trovi solo il metallaro o il rockettaro, forse solo questo, il resto varia molto da show a show da città a città e non è mai tutto uguale..
 
E invece  suonare in Italia ?
In Italia devo dire che abbiamo visto una crescita costante, tra l’altro questo disco è stato quello che è andato meglio, ancora meglio di quello prima,  questo denota una crescita, c’è sempre più interesse, facciamo sempre più concerti, e non ci lamentiamo qui dove il  rock e il metal hanno sicuramente una posizione diversa rispetto agli Stati Uniti o l’Inghilterra, dove c’è una cultura musicale diversa, però sicuramente anche l’Italia è un paese in crescita in questo senso, ed ai nostri concerti notiamo sempre più tipologie di persone diverse, e anche di età diverse e questo è importante.
 
Questo è anche merito vostro, siete stati dei rompighiaccio in questo senso, nella fattispecie per questo determinato mood musicale in Italia, dunque ne avete indubbiamente anche merito..
Sicuramente è stato un percorso nuovo, il fatto che non c’era mai stato in Italia a questi livelli questo tipo di situazione musicale, ed è stato molto bello poterlo fare per primi, e adesso probabilmente ci sarà anche più strada per altri gruppi che vogliono provare a farlo, anche se la vedo ancora non facile, al momento gli eredi dei Lacuna Coil non li vedo ( ride )
 
Ringraziando Andrea Ferro per la sua grande disponibilità gli auguriamo un super in bocca al lupo per tutto, e ci ripromettiamo di vederci in giro per le date italiane del loro tour.
 
Antonio Triolo
 
Band:
Cristina Scabbia – voce,
Andrea Ferro – voce,
Marco “Maki” Coti-Zelati – basso, tastiere e sintetizzatori e
Ryan Blake Folden – batteria
 
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