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LA SCALA SHEPARD – Intervista al bassista Lorenzo Berretti

LA SCALA SHEPARD – Intervista al bassista Lorenzo Berretti

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Ho avuto il piacere di fare due chiacchiere con la band romana La Scala Shepard che ha pubblicato il primo album “Bersagli”. Ecco cosa mi ha detto il bassista Lorenzo Berretti.

Ciao ragazzi, innanzitutto benvenuti su Tuttorock e complimenti per il vostro bellissimo album “Bersagli”, che considero uno dei migliori album di debutto di sempre di una band italiana, come sta andando il disco e che riscontri avete avuto da chi lo ha ascoltato?
Sta andando molto bene, e questa è una piacevolissima sorpresa. Non nascondo che ci speravamo, questo è ovvio, ma stai col cuore in gola finché il tuo lavoro non esce fuori, un po’ come al primo appuntamento stai teso fino a vedere se “dall’altra parte” viene ricambiato l’interesse. I feedback che riceviamo sono quasi sempre positivi, e ciò che ci ha particolarmente fatto piacere è che i commenti non si limitano a quanto abbiamo registrato sul disco, ma coinvolgono anche il lavoro di promozione che sta facendo adesso tutto il team.

Bersagli, volete parlarmi un pò di questo titolo?
Il titolo è nato alla fine. Avevamo come unica regola in mente che dovesse trattarsi di una parola singola, incisiva, che racchiudesse in poche sillabe i temi del disco. Ad un certo punto, pensando ai brani, ha cominciato a rimbalzare nel box dove discutevamo questo Bersagli… e più lo dicevamo, più ci piaceva, sentivamo che aveva una potente carica di sintesi, non solo dei temi trattati sui testi, ma anche della claustrofobia comunicata con la musica e del senso di sopraffazione espresso con l’immagine scelta per la copertina.

Come nasce una vostra canzone?
Dei testi ci occupiamo per lo più io e Alberto, in separate sedi, abitudine che è rimasta per questo disco. Musicalmente invece di solito viene portata un’idea dall’autore delle parole, che puntualmente viene stravolta una volta che arriva nelle mani del gruppo. In questo senso c’è stato un lavoro molto più maturo e di gruppo, non solo negli arrangiamenti e nelle melodie, ma anche nei rapporti. Si è lasciato meno spazio alle singole individualità e messo al primo posto la Band, che diventa sempre più una creatura a sé stante, risultato di diverse personalità che si incontrano per mischiarsi e diventare qualcosa di nuovo.

Nei vostri testi date molti consigli su come superare le difficoltà della vita, questa maturità è frutto delle vostre esperienze?
Credo qui ci sia un equivoco dato dalla persona usata nei testi, dove spesso si parla con la seconda persona singolare. In realtà più che consigli sono rimproveri rivolti a se stessi, dato che ci piace tanto fustigarci ed essere severi con il proprio comportamento. Nascono sempre da esperienze vissute con altre persone, ma non c’è mai un giudizio rivolto all’esterno, sono più battaglie con le proprie debolezze.

Come vi siete conosciuti?
Musicalmente è nato tutto a 13 anni, quando il trio dei maschietti si è incontrato nella Scuola Popolare di musica di Donna Olimpia, dove abbiamo fatto le nostre prime esperienze. Claudia l’abbiamo conosciuta al liceo, ma è entrata nel giro con la nascita della Scala, dopo un periodo post-liceale di qualche annetto in cui noi tre ci eravamo persi di vista prendendo ognuno strade completamente diverse.

Come avete deciso il nome della band?
È nato da un’idea del nostro batterista, che è anche fonico. Ci piaceva l’idea di un nome che richiamasse alla lontana quelli che venivano usati dalle band progressive italiane negli anni 70 (una musica con cui siamo cresciuti grazie, o per colpa, dei nostri genitori). Oltretutto andavano di gran moda, all’epoca della scelta, i nomi lunghi, quindi piacque subito a tutti, tranne che a me… Nel giro di qualche mese però mi convinsi, e ci son diventato anch’io molto affezionato.

A proposito di maturità, anche nella struttura musicale dei vostri brani ne dimostrate molta, quali sono i vostri artisti di riferimento?
La cosa bella del lavoro che abbiamo fatto è che non ci siamo dati fretta, come nei precedenti Ep, dove era tutto serrato e con poca possibilità di approfondimento. Qui invece abbiamo avuto modo di ascoltare e studiare la musica più disparata, comprendendo anche ascolti “difficili” (come “Music for pieces of wood” di Steve Reich). Dovendo però eleggere alcuni punti di riferimento ricorrenti ci son stati sicuramente “In rainbows” e “Ok computer” dei Radiohead e “Songs for the deaf” dei Queens of the stone age.

La gavetta, voi sapete cos’è, siete partiti nel 2015 suonando ovunque, si può ancora emergere facendosi conoscere “fisicamente” senza passare dai soliti talent show televisivi?
È un percorso senz’altro più difficile e con meno garanzie, ma è un tipo di approccio che ci convince meglio. Son tempi parecchio diversi, ma è quello che, con dinamiche differenti, hanno passato tutti i gruppi con cui siamo cresciuti e che ci hanno formato, progetti con personalità forti che avevano qualcosa da dire. Alla fine quello che fai è il risultato delle esperienze che vivi, e quello a cui puntiamo è costruirci nel tempo una solidità a lungo termine, senza grandi exploit o strappi di coerenza con ciò che siamo. Ci piace cambiare, ma mantenendo sempre i piedi ben piantati a terra, saldi alla nostra natura.

Trastevere, zona di Roma da cui venite, è una zona di ispirazione per un artista?
Ci son molte storie lì dentro, e per un periodo è stato un nostro luogo di formazione importante, ma è diventata sempre più una zona turistica e forse questo ne ha intaccato alcune caratteristiche importanti. C’è comunque molta gioventù lì dentro, resta un quartiere vivo e questo mi fa piacere.

Avete mai pensato “Ora molliamo tutto e andiamo a Londra”?
Credo sia un pensiero che almeno una volta nella vita sia passato nella mente di ogni giovane in Italia… A me personalmente è sempre qualcosa che mi ha affascinato viaggiare, calarmi in contesti che non conosco minimamente per essere stimolato, ma se devo esser sincero, potessi scegliere, andrei più volentieri a New York o a Berlino che a Londra, specie in questo periodo. Mi piacerebbe molto trascorrere periodi fuori, ma in questo momento non mi sfiora minimamente il pensiero, c’è tanto da fare a Roma, e va benissimo così.

Avete in programma un tour per promuovere “Bersagli”?
Senz’altro, durante l’inverno e la primavera son previste numerose date in giro per l’Italia, e presto usciranno tutte le info. Partirà tutto con la data Release del 18 Gennaio a Largo Venue a Roma, dove ci saranno anche amici cari come LE LARVE con un’esibizione acustica speciale e il dj set de Le Coliche con TJ Unicorno. Ci saranno anche altre belle novità, che usciranno nei prossimi giorni, speriamo di vedervi in tanti.

Per finire, grazie del tempo che mi avete dedicato, volete salutare e dire qualcosa ai lettori di questa intervista e a chi verrà a vedervi ai vostri concerti?
Grazie a te dello spazio che ci avete dedicato e delle belle parole dette sul disco…a tutti i lettori mangiate sano, fate movimento fisico, salutate i vicini, e se vi va di venire ai nostri concerti ci farà un enorme piacere. Ma non prendete troppo sul serio quello che diciamo.

MARCO PRITONI

Band:
Voce e chitarre: Alberto Laruccia
Voce e synth: Claudia Nanni
Basso, synth e cori: Lorenzo Berretti
Batteria, drum machine e cori: David Guido Guerriero

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