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KARMA SHOCK – Intervista su “Human Landscape”

KARMA SHOCK – Intervista su “Human Landscape”

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Ho intervistato i Karma Shock, duo synth pop/new wave/post punk, in occasione dell’uscita del bellissimo album di debutto “Human Landscape” e della loro presenza al Cold Fest di Rimini del prossimo 18 gennaio, ecco cosa mi hanno detto.

Ciao ragazzi, benvenuti sulle pagine di Tuttorock, come state e come sta andando la promozione del vostro primo bellissimo album “Human Landscape”?
Ciao Marco, ti ringraziamo per lo spazio che ci stai dedicando. Siamo soddisfatti, stiamo avendo ottimi riscontri e non possiamo che ringraziarti anche per le parole che hai speso nei confronti del nostro album.

Ho appunto recensito ed apprezzato moltissimo questo album, come sono nate le canzoni che lo compongono?
La maggior parte dei pezzi sono nati da strutture armoniche e linee vocali proposte da Piero a registrate precedentemente in studio da sue improvvisazioni. Su queste strutture si è successivamente lavorato sulla ricerca del suono e sulle linee di basso. My secret world, Finally ed Everyday ad esempio sono nate così. Altre invece in maniera diversa, come The Pain ad esempio che è nata da un giro di basso di Antonio sul quale Piero ha trovato la linea del cantato e gli incastri melodico armonici. Su tutti i pezzi successivamente lavoriamo insieme sulla scelta dei suoni generali e sulla limatura della struttura finale.

“Human Landscape”, come mai questo titolo?
Ragionando sul titolo da dare all’album ci siamo resi conto che le tracce, pur non essendo un “concept album”, avevano effettivamente un filo conduttore: l’uomo. L’essere umano che intrappolato negli automatismi e nelle meccaniche dell’esistenza diventa vittima e carnefice di sè stesso. Il titolo volevamo che richiamasse un po’ la commistione tra uomo-macchina e natura e con Human Landscape ci siamo resi conto che, nel pronunciarlo, ci veniva in mente anche quel mondo di suoni di synth a cui siamo legati.

La vostra etichetta è la bolognese Atmosphere e la masterizzazione del CD è stata curata da Giuseppe Taibi (Two Moons/European Ghost), anche lui di base a Bologna, come mai questo legame con la città emiliana per voi che, se non sbaglio, venite dalla Puglia ma abitate a Milano?
Esattamente, abbiamo avuto la fortuna e il piacere di lavorare con Giuseppe che ci ha curato il mastering. Noi siamo entrambi di Bari ma viviamo a Milano e Ravenna, la zona bolognese ci ha regalato tanti amici con cui abbiamo la fortuna di collaborare, la stessa etichetta Atmosphere Records con cui è uscito l’album è di Bologna.

Come vi siete conosciuti e quando avete deciso di formare il progetto Karma Shock?
Ci conosciamo da tantissimi anni, siamo amici da tempo. Abbiamo deciso di formare il progetto Karma Shock quando ci siamo resi conto che le ore di improvvisazioni e suonate senza pretese in casa e in sala prove ci avevano lasciato qualcosa che ritenevamo buono. Abbiamo così deciso di lavorare sui pezzi cercando di trarre quanto più possibile dai nostri ascolti simili ma diversi.

Nei vostri brani l’influenza degli anni ‘80 è molto percepibile. Quali sono gli artisti di allora che preferite e che più hanno avuto influenza sulle vostre composizioni?
Sicuramente tutta la scena synth pop, new wave e post punk. Depeche Mode, Covenant ma anche Joy Division e Sisters of Mercy.

C’è invece qualcuno nel panorama musicale odierno che apprezzate particolarmente?
E’ venuto probabilmente spontaneo farci influenzare dalla nuova scena wave alla Boy Harsher, Tr/st, John Maus…ma apprezziamo anche cose diverse e più vicine alla scena coldwave e darkwave.

Pensate anche voi che oggi non sia più come allora? Mi spiego meglio, oggi sembra contare più l’apparenza che la sostanza, parlo soprattutto del mondo della musica dove sono presenti tantissime band che puntano molto al look ma offrono uno scarno prodotto musicale, oppure di alcuni eventi in cui, durante l’esibizione di una band dal vivo, il pubblico è scarsissimo mentre riempie le sale in caso di djset.
Oggi è sicuramente diverso il modo di fruire la musica, con l’avvento dello streaming, dei social network e dell’immagine “prima di tutto”, dal vivo però fa sempre differenza ciò che si “ascolta” su ciò che si “vede”. Gli ascoltatori seguono la legge della selezione naturale e si dividono naturalmente tra i vari generi che il panorama propone. Poichè la musica è un’esigenza, noi non ci poniamo il problema e ci limitiamo a proporre ciò che abbiamo da dire senza preoccuparci del mondo esterno. I dj set non credo siano concorrenti della musica live, ma anzi possono essere d’aiuto nel richiamare gente ai concerti, i due mondi dovrebbero supportarsi a vicenda.

Suonerete al prestigioso Cold Fest di Rimini, avete altre date in programma?
Siamo davvero felici di prendere parte al Cold Fest, eventi come questo sono sempre troppo pochi. Suoneremo a febbraio al Garage Sound a Bari, a marzo avremo l’onore di calcare per la prima volta il palco del Covo a Bologna, a giugno parteciperemo alla rassegna Rockascinah a Milano..e intanto, cerchiamo altre date.

Per finire, grazie del tempo che mi avete dedicato, volete salutare e dire qualcosa ai lettori di  questa intervista?
Continuate a fare musica per voi stessi e mai per il pubblico, ascoltate ciò che vi tocca nel profondo e lunga vita alla musica inedita e ai live concert. Ci vediamo ai prossimi concerti, ciao Marco e ciao agli amici di Tuttorock.

MARCO PRITONI