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ISKRA MENARINI – Intervista alla Scintilla

ISKRA MENARINI – Intervista alla Scintilla

Iskra Menarini

Nasce da padre francese e madre italiana, il suo nome in russo significa Scintilla, Iskra Menarini  adora gli animali ed il suo nome in russo vuol dire scintilla, in senso figurato, talento, bravura, dono. Questo è il vero e beneaugurante nome che il Sig. Menarini, figlio di un emigrato emiliano in Francia, dette a sua figlia quasi 69 anni fa. Dopo una serie di collaborazioni illustri, tra cui i 24 anni passati assieme a Lucio Dalla, ora è in tour a presentare il suo primo album solista, e dopo l’eccellente concerto che ha tenuto nell’esclusiva cornice del Bravo Caffè di Bologna, grazie anche ai buoni uffici della sua bravissima percussionista e press agent Mirna Bagnacavalli, abbiamo avuto l’onore ed il piacere di passare molto tempo ad intervistarla.

Vederti cantare dà l’impressione che tu sia una persona felice ed in pace con sé stessa ed il mondo che la circonda, è giusto?
Io amo molto la natura, lei è dentro di me, e questo mi dona una grande tranquillità interiore.

Mi è piaciuta molto Ossigeno, brano molto abrasivo, dicevi sul palco che è stato composto in un momento particolare.
Sì è vero, ma soprattutto è l’altro brano, Io madre, che dice “Io sono acqua, io sono terra”, è una preghiera da madre a madre composto in un momento particolarmente doloroso per una malattia di mio figlio. Quando soffro mi rifugio nella musica, non saprei dove altro andare. Ossigeno è importante perché senza di lui non potremmo vivere.

Del tuo album cosa ci puoi dire?
I brani che ho composto in questo album sono cinque, io non sono una cantautrice
è la prima volta che scrivo per me. Scrivo molte poesie, mi piace mettere giù quello che vedo, quello che sento. In effetti, come hai colto, Ossigeno è particolare ed ha anche dato il nome all’album. Io non sono una cantautrice come Lucio, io ho il mio mondo particolare. Anche “C’era una volta”, c’era una volta un uomo violento che picchiava, c’era una volta un cane pare strano, ma noi stiamo perdendo il senso di tante cose. Il mondo non è cambiato, sono le persone che sono cambiate, noi abbiamo cambiato il tempo, succedono cose come bambini buttati da un ponte, sono gli uomini ad avere cambiato il modo di essere.

Pensi come Keith Richards che per scrivere si debba uscire da un grande dolore?
Se tu prendi ogni essere umano, cominciando da un bambino lasciato solo, esce dolore. Il dolore ti porta a vedere cose che chi vive superficialmente nemmeno percepisce. Lucio diceva che il dolore e la malinconia gli permettevano di scrivere, non è nella gioia, la gioia è attaccata al dolore, perché dopo di lui c’è sempre un momento che cambia. Stasera abbiamo anche riso, ma pensa se fosse sempre così.

Ho notato stasera questa stranezza di una situazione di grande pace interiore e alcune canzoni intime e dal tono diverso, cosa che ha caratterizzato molto il concerto.
Bello, mi piace questo caratterizza. Tu senti anche gli altri artisti, questa malinconia, nessuno ti dice “quanto sono felice”, ridi assieme, poi ti isoli e quando ti isoli scrivi, e non parlo tanto di me, ma di grandi artisti come Paolo Conte, Vasco Rossi, c’è questa sorte di grande magia.

Tu hai cominciato a cantare con Dalla che avevi 40 anni, e prima? Ho sentito anche un bel attacco di Smoke on the water.
Cantavo in un gruppo hard-rock, i Tombstones, facevamo Led Zeppelin, Deep Purple, Janis Joplin, esistevano ancora le cassette audio, la prima me la regalò Red Ronnie, e allora non c’erano i testi da tirare giù, per cui ascoltavi le sonorità. Sono stata 10 anni con loro, poi io cerco sempre nuovi stimoli, blues, jazz contemporaneo. Nel disco c’è un brano il cui titolo vuol dire “Scarpe” in indiano, non c’è una sola parola che esiste davvero.

Del panorama musicale odierno cosa ne pensi?
Pochi provano ad osare, a fare qualcosa di nuovo. Stasera non l’abbiamo fatto, ma abbiamo in catalogo anche 4 o 5 pezzi di colonne sonore in musica etnica.

Questo è il tuo primo album solista all’alba dei 69 anni giusto?
Sì una cosa strana vero? E’ un ricominciare, devo camminare con le mie gambe, le mie gambe hanno camminato tanto assieme ad altri, adesso devo farlo per me. Non so dove andrò, ma so che farò musica e che uso molto il cuore. Lucio è stato un bel dono che mi ha permesso di essere conosciuta, di andare a Sanremo, lui mi voleva molto bene, una persona speciale ed io anche, gli voglio veramente molto bene.

MAURIZIO DONINI

http://www.iskramenarini.com/