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I’M NOT A BLONDE – Intervista sul nuovo album “Under the rug”

I’M NOT A BLONDE – Intervista sul nuovo album “Under the rug”

I’m Not A Blonde (But I’d Love To Be Blondie) sono Chiara “Oakland” Castello e Camilla Matley. Autrici e polistrumentiste, insieme scrivono canzoni di stampo electro-pop con richiami alle più diverse influenze: dai ritmi e synth degli anni ’80 alle chitarre e melodie dal sapore punk anni ’90, avvicinandosi ai mondi di Moloko di Roisin Murphy, Le Tigre di Kathleen Hanna e più recentemente Holy Ghost e Tune-Yards. Ho avuto il piacere di intervistarle sul loro nuovo album, Under the rug.
 
 
Ciao, disco molto bello e intelligente se posso cercare una definizione, possiamo definirlo l’album della maturità musicale?
Prima di tutto grazie, è bello sapere che ti sia piaciuto. Si penso che questo disco sia arrivato dopo un processo di crescita passato attraverso i due dischi precedenti. I primi Ep sono nati d’impulso, senza domandarci troppo che tipo di sound volevamo avere e che percorso fare. Il secondo album “The Blonde Album” forse è arrivato un poco presto, con l’ansia di buttarci dentro tutte noi stesse, i nostri mondi sonori, e si sente perché era un album molto denso, che devi prendere a pillole.  Con questo album, che comunque è arrivato non molto dopo il precedente, abbiamo lavorato con grande rilassatezza ma anche consapevolezza di cosa mancasse all’esperienze precedenti. Abbiamo cambiato un po il nostro approccio, riducendo le variazioni armoniche per lavorare sullo sviluppo melodico e degli arrangiamenti. Sicuramente un grosso aiuto sulle parti ritmiche, c’è arrivato dal lavoro fatto con Leziero. Quindi si probabilmente siamo diventate un poco piu grandi J
 
Si sentono diverse influenze musicali, quali sono stati i vostri primi ascolti giovanili?
Camilla: io a metà degli anni 80 avevo 10 anni e gia capivo che la musica era un elemento molto importante nella mia vita. Sono stati gli anni di Michael Jackson, Prince e Madonna, ma anche e soprattutto nella mia formazione musicale c’è stata la scena Inglese synth pop, new wave, etc. Subito dopo da chitarrista sono passata anche attraverso Seattle e il grunge anche se non credo che sia rimasta nelle mie “corde”.
 
Come vi dividete la parte creativa nell’ambito del progetto?
Camilla: Solitamente le canzoni nascono da un riff di chitarra a cui poi aggiungo un’idea di ritmica. Non voglio che sia troppo definito come arrangiamento perché a questo punto lo mando a Chiara che scrive una prima bozza di melodia. Quello che solitamente lei mi rimanda è qualcosa di completamente inaspettato, che sposta l’idea che mi ero fatta del pezzo. A questo punto iniziamo a ripassarci il pezzo un poco di volte aggiungendo nuovi elementi di arrangiamento, verso la fine arriva il testo,  e poi chiudiamo il pezzo assieme.
 
Pop, punk, new-wave, come definireste il vostro ambito musicale?
È in effetti molto difficile definirlo, noi lo chiamano arty-electro-pop-rock e magari l’anno prossimo aggiungiamo qualcos’altro.
 
Il disco presente vari passaggi introspettivi, dal tempo che passa ai vari malesseri esistenziali che ognuno di noi si porta dietro, metterli in musica è una maniera di tirarli fuori da ‘sotto il tappeto’ e farne una catarsi?
Sì, sicuramente scrivere è un luogo che aiuta anche a mettere in luce determinate paure e a chiarirle. A volte succede che quando hai molta paura di una parte di te non riesci neppure a vederla perché sei sopraffatto da questa. Lo scrivere invece ti permette quasi di essere un osservatore esterno, di prendere in mano questi lati oscuri, osservarli, girarli a 360 gradi e poi fissarli nella parola e magari condividerli con altri che hanno avuto il tuo stesso vissuto. Questo sicuramente alleggerisce queste paure, ne toglie efficacia e ti libera un poco.
 
Avete un impegnativo tour estero ora, prevedete anche date italiane? Che esperienza avete rispetto il riuscire a suonare in Italia?
Sì, a breve usciranno alcune date che faremo in Italia tra l’autunno e l’inverno. Suonare in Italia in questo momento non è particolarmente facile. Da una parte i promoter generalmente scelgono artisti di cui si parla, diciamo che fanno più “hype”, in modo da non prendersi troppi i rischi. La conseguenza è che le line up dei festival o le programmazioni delle serate sono tutte abbastanza omologate. All’estero c’è piu possibilità di suonare perché c’è piu varietà. C’è sicuramente in maggiore curiosità anche per le band di cui non si sa molto. Però da noi dobbiamo dire che gli artisti hanno di solito comunque garantito un cachet, all’estero invece solitamente funziona a “door deal” o cappello. Quindi ci sono lati positivi e negativi in entrambi i casi.
 
Programmi futuri?
Per ora andiamo in tour, vediamo come risponderanno le persone a questi brani. Anche se già c’è tornata la voglia di scrivere cose nuove, magari dandosi degli obbiettivi o strumenti nuovi.
 
Ascolti che vi piacciono particolarmente al momento?
A noi piace molto Rosalia perché viene da un ambito “colto” tradizionale inserito in un sound contemporaneo. È molto interessante come approccio. Non ultimo perché è una donna. Un’altra artista che ci piace molto è Sampa The Great che purtroppo non verrà a suonare in Italia.
 
MAURIZIO DONINI
 
 
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Autore

Supervisore Informatico, Redattore della sezione Europa in un quotidiano, Opinionist in vari blog, dopo varie esperienze in numerose webzine musicali, stanco dei recinti mentali e di genere, ho deciso di fondare un luogo ove riunire Musica, Arte, Cultura, Idee. https://www.mauriziodonini.it