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GUSTAVO – L’INTERVISTA ALL’ARTISTA

GUSTAVO – L’INTERVISTA ALL’ARTISTA

Gustavo Casella

 

Gustavo, all’anagrafe Gustavo Casella, è un giovane artista nato a Genova il 3 agosto 1996 che scopre fin dalla tenera età la sua passione per la musica. All’età di 6 anni scrive la sua prima canzone e a 10 inizia a studiare chitarra classica, dalla quale diventa presto inseparabile.

“Passavo le mie giornate ad imparare gli accordi – racconta – cercando di emulare i miei idoli di allora: Led Zeppelin, Gun’n’Roses, AC/DC e così via…”

 

Dopo il liceo, la parentesi universitaria e un po’ di esperienza nel mondo del lavoro, decide di partire per l’Australia dove rimane per un anno. Qui matura la consapevolezza che scrivere canzoni e sfogarsi attraverso di esse sia la sola cosa che lo stimoli davvero a livello emotivo. Rientrato in Italia e abbandonato qualsiasi progetto, decide di dedicarsi interamente alla musica.

 

Il 15 ottobre 2019 è uscito il suo primo singolo “Astronave”, seguito da “Riflesso”, uscito il 22 novembre seguente. Brani che – nonostante la sua avversione per le etichette e le classificazioni – cavalcano, grazie a voce pulita e timbro delicato, l’onda del cantautorato pop italiano.

 

Ecco l’intervista all’artista:

 

Ciao Gustavo! Benvenuto sulle pagine di Tuttorock. Parlami un po’ di te e del tuo percorso artistico. Come hai iniziato a fare musica?

“Ciao, grazie mille a voi! Ho sempre avuto un rapporto speciale con la musica. Ricordo ancora quando scrissi la mia prima canzone a 6 anni, quando ero alle elementari. Si chiamava “I sette re di Roma” ed era nata mentre stavo studiando su di un libro di storia.

Mentre ero in classe avevo disegnato con il compasso la copertina che poi cercavo di vendere ai miei compagni, con all’interno il testo della canzone.

Poi tutto è cambiato quando ho cominciato a studiare chitarra classica; una volta imparati i primi accordi sono nate anche le prime vere canzoni.”

 

Qual è il tuo rapporto con la musica?

“Come dicevo prima è qualcosa di speciale. Sembra scontato, ma la musica è un vero e proprio amplificatore di emozioni. Quando la ascolto vengo trasportato in un altro mondo. Per me è vitale.

Scrivere poi è un’esigenza, mi viene naturale. Qualche volta ho la sensazione che sia quasi un peso, mi fa sentire diverso; non so se ritenermi fortunato per questo.

Le cose, però, stanno così e non posso cambiarle.”

 

Qual è il tuo rapporto con la musica? Ti senti appartenente ad un genere?

“No, ma spero che la mia musica possa assomigliare a quella dei miei idoli. Credo che alla fine una persona scriva melodie vicine a quelle che ascolta.

Nonostante questo non mi piace definirmi di un genere preciso perché non adoro le classificazioni, le lascio fare agli altri volentieri.”

 

Che cosa ti emoziona della musica?

“Mi piacciono le cose semplici, quelle dirette che colpiscono nell’immediato.

Sono per le cose grandi fatte in piccolo. Pensa che figata sarebbe suonare in un stadio, davanti a cento mila persone, un brano chitarra e voce, con tutti che cantano. Qualcosa di indescrivibile, un sogno.”

 

Parlami del tuo primo singolo “Astronave”, com’è nato?

“Dunque, Astronave è stata scritta durante un viaggio in autobus. Parla di una partenza obbligata, di una separazione. Una volta arrivato a destinazione, ho preso la chitarra, e ho riadattato il testo ad una melodia che avevo in testa già da un po’ è così è nata la canzone.

Si tratta di una pagina di diario che avrei voluto scrivere, ma che non ho mai fatto.

A volte la musica riesce a farmi comunicare cose che altrimenti non riuscirei mai a dire.”

 

Di recente, poi, è uscito “Riflesso”, un brano che mette a nudo i tuoi pensieri molto più che “Astronave”, vero?

“Esatto. Riflesso è un pezzo molto intimo. Al suo interno sono nascoste le mie più grandi paure, si tratta quasi di uno sfogo.

Non mi va di parlare molto delle mie canzoni, temo sempre che si vada a perdere un po’ la magia. Spero che possano essere loro a parlare per me.”

So che hai vissuto parecchio in Australia: com’è il panorama musicale australiano?

“Beh l’Australia è tutto un altro mondo. Non è difficile trovare ragazzi suonare, di tutte le età, dietro ad ogni angolo della strada.

Ho notato, soprattutto al di fuori delle grandi città, che esiste un rapporto particolare con la natura. Da quelle parti è d’uso comune osservare molto ed ascoltare il suono delle onde durante un’alba, o il rumore della pioggia nei lunghi nubifragi che avvengono nel nord dell’Australia. È inevitabile che poi tutto questo non si rifletta nella musica.”

 

Quali sono i tuoi progetti futuri?

“Diciamo che mi piace pensare in grande, ma facendo tutto a piccoli passi, dando sempre il massimo. Penso che usciremo con altri brani prodotti insieme a Fulvio Masini e poi vedremo se andare avanti ancora da soli o meno.

Una cosa è certa; non posso accettare di fare altro nella vita, per cui lotterò fino in fondo, sperando che tutti i miei sogni si possano avverare.”