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GIUNGLA – Intervista alla cantante e chitarrista su Europavox Festival

GIUNGLA – Intervista alla cantante e chitarrista su Europavox Festival

Giungla Europavox Festival 2019 Bologna 2019 12 7. 3

In occasione dell’uscita del loro secondo album “XXXXXX” ho intervistato la band XYZ.

Giungla, iniziamo questa intervista spiegando come hai scelto il tuo nome d’arte?
Ci ho messo un poco a deciderlo, volevo una parola italiana, breve, che descrivesse da dove vengo, ma che fosse assimilabile facilmente anche all’inglese, la lingua che uso per cantare. Credo che Giungla rispecchi in maniera perfetta la mia musica, un luogo intricato e spigoloso pieno di influenze e contaminazioni. 

Da quanto tempo hai iniziato la tua carriera di cantante?
Come Giungla sono 3-4 anni, precedentemente avevo avuto varie esperienze con altre band. In effetti il tutto è arrivato quasi per caso, perché non avevo mai pensato seriamente a un progetto in questo senso. Mi sono ritrovata a esibirmi da solista, perché la mia prima idea era di creare una band, con i gruppi in cui ho militato in passato facevamo musica pop, di genere, anche elettronica. Ma alla fine non ho trovato le persone che cercavo per quello che avevo in testa, per cui ho provato ad andare sul palco da sola, con una drum machine e un beat, e qui è stata una scoperta. 

I tuoi primi ascolti che ti hanno indirizzato verso la carriera musicale?
Sono cresciuta con PJ Harvey, ma poi anche No Doubt e Alanis Morrisette, rock e pop assieme insomma, anche Smashing Pumpkins.

La tua anima musicale verso quale versante spinge?
A volte non so nemmeno io dove voglio arrivare, sicuramente mi interessa molto la parte ritmica, ma unita alla melodia. Mi piace chiamare questo genere camou-pop, da camouflage, un mascheramento.

Tu hai già registrato un disco tuo?
Ho già fatto un EP, ora sono all’opera con un produttore inglese bravissimo che ha lavorato con i My Bloody Valentine.

Oltre la musica ho apprezzato la grande attenzione che poni nel tuo spettacolo riguardo luci e coreografia, la presentazione sul palco.
Vado molto a sentimento, posso cambiare di serata in serata, ma mi piace molto l’arte contemporanea e vedere il corpo che esprime tutta la sua potenza. 

Siamo all’Europavox, come ci sei arrivata?
La prima occasione cui ho avuto a che fare con il circuito è stato in Francia, a Clermont-Ferrand, poi ho partecipato a Vienna, e questa è la terza volta che mi esibisco sul palco Europavox. E’ molto interessante, e quando mi chiedono perché canto in inglese, la risposta è che esiste una scena europea che gira il mondo, non venendo necessariamente dal Regno Unito, ma ad esempio la Francia e la Danimarca vantano artisti che hanno avuto molto successo pur non essendo di pura matrice inglese.

Tu pensi di continuare a cantare in inglese?
Ho anche cose in italiano da parte, ma per ora penso di continuare in inglese.

Europavox Festival si avvale dei Fondi Creative Europe, porta avanti anche gli ideali europei in un momento così difficili e divisivo, quale è la tua visione su questo aspetto?
Io credo che la divisione si crei quando le persone si chiudono in casa e non escono, quando metti insieme persone e musica, quando crei cose belle, escludi l’isolamento. I muri possono essere anche nella tua mente, non necessariamente fisici, io mi sento totalmente partecipe della scena europea.

 Progetti futuri?
Il disco il prossimo anno, vedremo se arriveranno altre date e preparerò qualche sorpresa magari.

MAURIZIO DONINI