GIULIO NENNA – Intervista su “In my past life”
In occasione dell’uscita del suo disco “IN MY PAST LIFE” ho intervistato GIULIO NENNA.
Bene, Ciao Giulio, che piacere di conoscerci.
Molto piacere mio, grazie del tuo tempo oggi.
Ma figurati, no, mi hai messo anche molte curiosità sinceramente, leggendo anche un poco la tua bio e ascoltando il tuo disco. Per cui io comincerei chiedendoti come ti sei avvicinata alla musica e quali sono stati i tuoi primi ascolti?
Ok, allora io ho iniziato a suonare il pianoforte che avevo 5 anni, perché la mia famiglia mi ha fatto questo regalo, di offrirmi un’educazione musicale. Quindi, io in realtà ho imparato prima a leggere le note che l’alfabeto; i primi ascolti faccio fatica a dirteli, però sicuramente la mia famiglia mi ha sempre portato ad assistere ai concerti, quindi tutta la musica classica, rinascimentale, barocca. E da piccolo l’ho assorbita, mia mamma era una grande fan dei Dire Straits o di Bruce Springsteen, quindi tutto quel mondo, sì, tutto il mondo, diciamo così, della musica americana e degli anni ’60, ’70, l’ho assorbita tantissimo. Mentre mio padre era un po’ più ricercato, ascolta, faceva ascolti, non so, ad esempio Goran Bregovic. Ecco, forse anche mi è arrivato un poco questo gusto per la musica più tradizionale, folk eccetera eccetera. Poi diciamo ovviamente dai 12, 13 anni, il grande amore per l’hard rock e dei Led Zeppelin, Deep Purple, fino a poi arrivare ai Guns n’ Roses. Dopo, dai Nirvana in avanti, ho un poco mollato perché mi piaceva di più quel rock più sporco che è arrivato appunto fino ai primi anni ’90. Questi sono stati i primi anni fino ai miei vent’anni, dopodiché c’è stata tutta una serie di evoluzione che mi hanno portato fino a qui.
No, ma infatti mi è curioso perché, ad esempio, è bellissimo, sei partito con Springsteen, Dire Straits, Nirvana, cose così; però, poi, la tua carriera, si è poi svolta per lavoro fra il rap e pop?
Esatto, esatto. Diciamo che mi è proprio successo questo, di fare questo mestiere nel pop, perché è una cosa che io non avevo programmato, né neanche pensato, non stavo proprio puntando a quello. Per dirtela brevemente, terminati i miei studi di economia, avevo addirittura un’occasione per fare un dottorato di ricerca a Cambridge e ho deciso di lasciare tutto per dedicarmi alla musica. Sono sceso al Conservatorio di Pescara perché c’era un’insegnante nel giro valori. Che è un maestro che io stimavo tantissimo proprio per la sua apertura e per la sua cultura, che spaziava sia della musica classica, la musica, diciamo, più jazz, sia la musica più popolare. E io poi, andando al Conservatorio di Pescara tramite vari incroci, ho poi ho incontrato Filippo Irama. Però io ero lì per diventare un musicista, un compositore, colonne sonore; quindi, non stavo proprio pensando alla musica pop.
Un bel salto dall’economia alla musica 😊 Ma quindi ti piace anche spaziare da un genere all’altro?
Certo, ma guarda, io ti dico la verità, io ho sempre avuto un atteggiamento alla musica di grande curiosità e diciamo che non mi piace neanche incasellarla nei generi. Ma piuttosto la vivo come sai, ogni genere è come una lingua che impari, una lingua, un linguaggio che ha una sua storia, una sua terminologia; quindi, è una cosa che ti arricchisce. In realtà, se tu riesci a entrarci dentro in maniera seria, in maniera rispettosa e non in maniera caricaturale. Un esempio che io faccio sempre agli artisti di cui lavoro e penso anche un poco che con Irama, è che sono riuscito a dimostrarlo nel corso di questi 10 anni. Porto sempre l’esempio di Freddie Mercury e i Queen, che hanno veramente attraversato tantissimi generi diversi, eppure quando senti che canta Freddie Mercury è sempre Freddie Mercury, perché poi dice la tua personalità, la tua lente di ingrandimento, il modo attraverso cui tu, poi fai tuo tutto questo mondo di culture diverse che assorbi e come le restituisci in musica. Quindi, assolutamente sì, per me è un grande valore riuscire ad attraversare, ripeto, sempre con rispetto, in maniera non caricaturale, diversi generi musicali.
Sì, sono perfettamente d’accordo, infatti non mi trovo tanto con chi, poi tutto è legittimo, non so, ascolta solo metal e tutto il resto no, adesso metal, che amo, solo per fare un esempio, ma questi incasellamenti che ci sono limitano.
La musica vive di contaminazione, di influenze che arrivano dai punti più diversi delle culture musicali, io sento della musica barocca, sento l’hard rock, ci senti certi concetti ritmici che arrivano dal Nord Europa. La musica è tanto complessa, in realtà, la composizione di ogni genere musicale lo è; quindi, non è che esiste un genere puro e basta.
Tu sei direttore d’orchestra, e ti sei trovato anche a Sanremo.
Questo è stata una cosa abbastanza emozionante, al di là di tutto. È un contesto molto emozionante anche per quello che rappresenta e per quello che poi effettivamente è; perché è il palcoscenico più importante in Italia, al di là di come uno possa vederlo o meno. Ma se c’è una vetrina è quella. Perché, per dirla brevemente, a Sanremo in tre minuti ti giochi veramente, non soltanto il lavoro di un anno, ma il lavoro di anni, perché Sanremo, come sai, è un palco che così come ti può consacrare, ti può anche maledire. Quindi la grande emozione che tu veramente provi quando sali sul palco per quei tre minuti e sai che in quei tre minuti devi veramente dare tutto e quindi devi avere una preparazione e una concentrazione altissima che, ovviamente, poi fa diventare tutto potentissimo.
Ascolta, ma tu hai fatto, adesso a parte Irama, Ana Mena, ce n’è uno in particolare, che ti ha lasciato una particolare soddisfazione, emozione degli artisti con cui hai lavorato?
Ti dico la verità, in realtà con tutti gli artisti con cui ho lavorato ho trovato dei punti di incontro importanti, anche perché io un po’ io sono, diciamo, un produttore un poco particolare, nel senso che, come dicevo prima, io sono arrivato a questo mestiere in modo particolare. Gli artisti con cui lavoro, tra virgolette, li scelgo anche nel senso che non sono un produttore che riesce a mettersi al servizio al 100% se con un certo tipo di artista non ho dei punti in comune. Quindi io cerco sempre di mantenere la mia identità, anche artistica, e per questo deve esserci, comunque, una corrispondenza con le persone con cui con cui lavoro. Quindi in realtà con tutti gli artisti con cui ho collaborato abbiamo trovato dei modi di interagire che sono stati veramente arricchenti per tutti. Io ti posso dire da Shiva veramente a ad Alfa, Federico Rossi e ad Ana Mena, un’ultima artista emergente che mi piace moltissimo, a cui sto lavorando adesso, che è Ste, che è napoletana. Ho sempre trovato il modo di avere un dialogo musicale. Per me questo dialogo musicale avviene sempre nel momento in cui c’è un punto in comune, cioè la verità nel racconto e nell’esprimere i propri gusti e nel riuscire poi a mettere giù una canzone, un arrangiamento, un qualcosa che non pensi solo ad essere giusto, ma anche emozionante. Ecco, per me l’emozione forse è il punto in comune che cerco di avere sempre nei miei lavori.
Veniamo al tuo disco, come è venuta la necessità di voler fare un disco? Da solo, insomma, non più produrre, ma suonato così, in questa maniera. Ti è venuta questa voglia, questa necessità di esprimerti con un tuo disco, con un tuo lavoro personale?
Avevo già intrapreso questo percorso in realtà anni fa. Poi, per forza di cose, nel momento in cui ho iniziato la carriera nel pop, ho dovuto abbandonare questo discorso perché l’impegno è stato totalizzante e d’altronde io ho assolutamente voluto seguire questo percorso della musica pop e sono contentissimo. Quindi 10 anni io li ho dedicati interamente a questo. Adesso, forse perché è passato un poco di tempo e sono anche maturato io, ho deciso di tornare a questo discorso proprio per un’esigenza artistica, ti dico la verità, per riuscire veramente a fare musica senza nessun tipo di limitazione, costrizione e tempistica. Infatti, è un disco totalmente indipendente che mi sto producendo io, che sto gestendo io in tutti i modi, proprio perché volevo vedere e sentire proprio che cosa io potessi realizzare. In questi anni la musica mi ha dato tanto, questo per me è come ridare qualcosa a lei, no? Quindi questa è stata la spinta. E dall’altro lato poi c’è tutto un mio percorso che era iniziato tanto tempo fa, legato proprio a questo amore per la musica mediterranea, la musica. anche, diciamo, in particolare italiana. Io faccio sempre questo esempio che per me è un punto, una stella polare come riferimento a Ennio Morricone, un maestro che ha scritto colonne sonore immortali e l’ha sempre fatto riuscendo a utilizzare poche note, ma di una potenza evocativa incredibile. Quindi anche per questo Io ho voluto fare un altro passaggio che magari può sembrare controintuitivo e strano, ma io credo tantissimo nella forza comunicativa della musica strumentale; credo che a volte non utilizzare le parole possa significare molto di più per chi ascolta, perché lascia uno spazio. Siamo in un periodo bombardati continuamente da 1000 parole e informazioni, tant’è che molto spesso si scarica anche il peso delle parole, no? Una volta che tu ti senti ripetere sempre le stesse cose. E purtroppo diciamo che tante volte gli ascoltatori sono trattati dal mercato unicamente come consumatori. Io vorrei rivolgermi, con questo disco, agli ascoltatori, lasciando loro uno spazio dove possono essere loro. A interagire, a riempire quello spazio con le loro parole. Ecco, quindi, fatti un po’ tutti questi.
Nel disco hai abbandonato il pianoforte per la chitarra, giusto? Abbandonato fra virgolette, intendo.
In questo disco ci sarà solo un brano col pianoforte, che è l’ultimo che si chiama “Addio”, che è un brano per pianoforte e violoncello e che ho messo inserito proprio per lasciare sempre un omaggio allo strumento con cui ho iniziato e che comunque sia amo. Però la chitarra ho deciso di metterla al centro di questo disco perché credo che sia uno strumento che ha avuto, da un lato un’enorme divulgazione nel mondo, dall’altro ci sono ancora tanti aspetti sonori e timbrici di questo strumento che possono essere esplorati, in particolare in tanti pezzi del disco, come lo stesso “Recuerdos de ti”, ma anche in “My Past Life” e “O cielo antico”, io ho registrato due chitarre, una che sentirai sulla sinistra e una sulla destra, e le ho immaginate come un pianista, quindi, tra virgolette, mano sinistra e mano destra. Quindi ho cercato di dare una mia interpretazione stilistica a questo linguaggio musicale della chitarra, che però ha una grande particolarità secondo me, quando tu senti il suono della chitarra nylon, immediatamente la tua mente va in un posto preciso, no? Quindi è molto caratterizzante della nostra area mediterranea, la chitarra, a parte il flamenco, ma anche la musica napoletana. C’è veramente un mondo dietro a questo strumento e quindi ho deciso di mettere al centro questo, anche un poco come sfida personale, per provare a dargli un nuovo significato.
Già il significato del titolo è particolare, che significato hai voluto dare con queste vite passate? Allora, beh, il significato.
Il significato è quello di riappropriarsi di un tempo che non sia soltanto il tempo misurato dall’orologio entro cui viviamo e gestiamo i nostri calendari, ma un tempo più profondo, un tempo che riesca a riconnetterci. Lo dico in maniera così, un poco semplificata forse, ma con la nostra essenza, che è qualcosa che magari non ha necessariamente a che fare con quello che facciamo o dobbiamo fare quotidianamente. Io credo che ognuno di noi abbia una storia personale, emotiva, che ovviamente è costituita dai propri ricordi, ma forse credo che potrebbe anche arrivare da più lontano, diciamo così, da un destino, e a cui forse dedichiamo troppo poco tempo, cioè troppo poco tempo per conoscerci veramente. Ma nel momento in cui lo facciamo, però, ci sentiamo veramente appagati, no? Ci riconnettiamo anche con certe dimensioni che ci abitano comunque. Quindi io questo disco l’ho voluto fare proprio, come dire, voglio riappropriarmi di un certo tipo di tempo, e mi piacerebbe creare questa connessione con l’ascoltatore per offrire anche a lui questo spazio. Infatti, questo è un disco non da intrattenimento, è un disco che ti chiede di fermarti un attimo, di prenderti questi 22-23 minuti e di lasciarti guidare un poco da questa musica. Questo io lo chiamo proprio così, come se fosse un piccolo viaggio.
Ascoltando il disco ho sentito tanto flamenco e anche, ma me l’hai già confermato, un’influenza morriconiana, in “Lontano da qui”.
Sì, “Lontano da qui”, ma anche ad esempio il “Passing by”, è un brano che è diviso in due parti, la seconda parte con questo soprano che fa un tema molto morriconiano, assolutamente. Morricone secondo me è una stella polare, come ti dicevo prima, perché è riuscito a sintetizzare veramente tanti mondi, tanti mondi sonori e tutti i mondi che comunque sia appartengono a noi, alla scuola musicale, italiana, mediterranea. Noi, comunque sia, siamo padri e grandi contributori del patrimonio musicale mondiale, anche se purtroppo negli ultimi decenni abbiamo un po’ abdicato a questo ruolo di centralità nel mondo e stiamo un po’ piuttosto rifacendo quello che ci arriva da fuori. Però, ecco, per tornare a Morricone, lui ha avuto questo grande merito, secondo me, di riuscire a rendere iconica la musica con il gusto italiano nel mondo e addirittura tu adesso menzionavi, per esempio, gli spaghetti western, quelle sonorità lì sono diventate sonorità che ti fanno subito immergere in immaginari tipo deserto.
Comunque, anche qui, è un sorprendente perché, come dicevo prima, che mi hai fatto venire tante curiosità, perché un disco con flamenco, morriconiano così è 360 ° rispetto quello che è il tuo lavoro di solito. Insomma, col pop e il rap hai fatto anche qui un cambio di direzione completamente. Anche questo è interessante.
Ecco, sì, anche se ti dico la verità, soprattutto con Irama, io ti parlo di lui perché con lui ho un legame profondissimo. Insomma, sono 10 anni che lavoriamo e abbiamo sempre lavorato in maniera libera e diciamo anche parallelamente l’uno accanto all’altro. Io con Irama ho avuto l’opportunità, ad esempio, di fare arrangiamenti, totalmente orchestrali, anche se in maniera ovviamente molto leggera, ingredienti mediterranei come Nera o come Mediterranea. Abbiamo spaziato veramente anche con lui in tante cose che abbiamo fatto in vari concerti e nello show, c’è il momento col flamenco, c’è il momento con l’orchestra; quindi, lui mi ha dato la possibilità anche all’interno della nostra musica, di poter esprimere questi mondi sonori. Poi chiaramente averlo fatto in un disco solo musicale ha richiesto uno studio e anche una forma diversa nella produzione. Però diciamo che anche nel pop, secondo me, io sono riuscito a trovare un piccolo spazio per questo.
Progetti futuri, a cosa ti proponi adesso, a cosa stai lavorando? Porterai il disco dal vivo?
Sì, assolutamente. Chiaramente il vivo è un’altra dimensione che mi interessa tantissimo. e ci arriverò a breve perché non avendo ancora pubblicato nulla, non avevo un repertorio da presentare. Adesso, in realtà, a maggio, sarò in Messico perché questo tipo di musica nei paesi latini, oltre che in Europa e in Spagna, però Argentina, Messico, questo genere sta andando molto e mi stanno aprendo le porte lì. Mi piacerebbe molto in autunno poter organizzare delle date lì. Poi, ovviamente, farò anche qualcosa in Italia e quindi questo sarà subito dopo la pubblicazione del disco il mio impegno. Poi chiaramente sto andando avanti con le collaborazioni nella musica pop e ho già in mente, diciamo così, un secondo step per questo percorso strumentale che mi auguro sia soltanto appena iniziato.
Mi sembra di aver detto un po’ di tutto. C’è qualcosa che vuoi aggiungere?
No, sei stato bravissimo ad aver fatto tutte le domande possibili, immaginabili e giuste per quanto riguarda questo momento; quindi, ti ringrazio tanto, anzi, per la tua attenzione.
MAURIZIO DONINI
Giulio Nenna
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CEO & Founder di TuttoRock - Supervisore Informatico, Redattore della sezione Europa in un quotidiano, Opinionist in vari blog, dopo varie esperienze in numerose webzine musicali, stanco dei recinti mentali e di genere, ho deciso di fondare un luogo ove riunire Musica, Arte, Cultura, Idee.




