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GIOVANNI BATTAGLINO – Il cantautore e musicista presenta “Non ho occhi”

GIOVANNI BATTAGLINO – Il cantautore e musicista presenta “Non ho occhi”

In occasione dell’uscita del nuovo singolo “Non ho occhi” (AlfaMusic/Believe), brano che affronta il delicato tema degli ipovedenti, ho avuto il piacere di intervistare il cantautore e musicista Giovanni Battaglino che ha nel suo curriculum svariati tour che lo hanno visto sul palco con Ennio Morricone e Giovanni Allevi, la collaborazione decennale con Laura Pariani, un’intesa attività in ambito lirico sinfonico in Italia e all’estero e il disco solista “Alla porta dei sogni”, pubblicato nel 2019.

Ciao Giovanni, benvenuto su Tuttorock, parliamo di questo tuo nuovo singolo, “Non ho occhi”, un brano che affronta il tema degli ipovedenti, quando e come ti sei avvicinato al loro mondo?

Durante la pandemia ho iniziato a pensare a come dovesse sentirsi un non vedente privato della possibilità di toccare o avvicinarsi ad un’altra persona. Poi ho scoperto che quello che io pensavo essere un problema non era così rilevante. Questo perché noi vedenti sappiamo molto poco di come si possa sentire o di come viva veramente la sua giornata un non vedente. È una condizione così lontana. Ho letto alcuni libri scritti da non vedenti, uno su tutti “Il dono oscuro” di John M. Hull per capire meglio come si esiste quando non si vede.

Che riscontri stai avendo?

Molto buoni direi. La canzone ha un buon livello di ascolti in Italia e anche all’estero entrando anche in alcune playlist di Spotify, il quotidiano La Repubblica ha dato un bello spazio al progetto con un articolo e con l’anteprima del video sul loro canale tv. Trovo molto significativi poi i riscontri dai non vedenti stessi. Questa è la cosa più importante. Alcune associazioni o gruppi di persone Ipovedenti o affette da cecità mi hanno scritto ringraziandomi per aver voluto trattare questo tema in una canzone dove loro si sono ritrovati, mi hanno chiesto di poter condividere il brano nei loro canali. La Radio dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti ha dedicato al progetto un bello spazio trasmettendo il brano e intervistando me e Carlo Pestelli.

Il testo l’hai scritto insieme a Carlo Pestelli, una collaborazione nata in quale modo?

Le collaborazioni musicali sono le cose più belle. La musica, le canzoni nascono per essere condivise non solo col pubblico ma anche con altri musicisti ed autori. Avevo questa linea melodica molto lirica e definita e faticavo a trovare un testo, era come se fosse già compiuta così e allo stesso tempo era da molto che avrei voluto scrivere qualcosa con Carlo Pestelli con cui siamo amici da anni. Così gli ho mandato il pezzo voce e pianoforte. Mi sembrava una cosa diversa dai pezzi che scrive lui e poi Carlo usa spesso la chitarra quindi secondo me le premesse erano ottime. Le collaborazioni secondo me funzionano se ci si sposta da quelli che sono i terreni che frequentiamo solitamente. Mi ha mandato questa “Non ho occhi”, la prima strofa e parte dell’inciso. Mi è sembrata una occasione ottima per affrontare l’argomento. Così l’ho terminata ed è partito il progetto.

Dal punto di vista melodico invece so che sei partito da tre diverse idee, poi?

Sì, c’erano questi tre frammenti: strofa, pre-inciso e inciso. All’inizio non c’entravano niente uno con l’altro, ho iniziato a intervenire spostando tonalità, trovando passaggi armonici che li legassero, un lavoro molto divertente e anche estenuante a volte. Bisogna sapere fermarsi quando non si hanno più idee, lasciare passare un po’ di tempo e tornare a lavorarci quando c’è stata la giusta sedimentazione. Il colpo finale l’ha dato l’arrangiamento del maestro Marcello Sirignano che ha trovato alcune soluzioni musicali fondamentali per la scorrevolezza e il crescendo del brano.

Parlami un po’ del videoclip in cui viene data molta importanza al ruolo dei cani accompagnatori.

Il videoclip è frutto di una collaborazione con l’Unione Ciechi e Ipovedenti di Torino. In particolare, Lorenzo Montanaro ha lavorato con me alla stesura della sceneggiatura. Decidere di realizzare un video su questa canzone e su questo tema significava confrontarsi direttamente con i diretti interessati, se così si può dire. Abbiamo quindi pensato ad un coinvolgimento diretto di Sergio Muzzolon e Maria Nugara con i loro cani guida Fuego e Glassé che tra l’altro sono molto simili. I cani guida sono fondamentali per un non vedente. Si tratta di una parte della persona. Oserei dire che formano con essa un tutt’uno. Il cane garantisce loro il movimento ed è la loro vista tout court. Per questo anche nella canzone ho voluto dedicare un verso al cane come amico che guida e protegge senza mai deludere.

Questo singolo andrà a far parte di un disco?

Sì. Uscirà tra qualche mese un album che per ora voglio intitolare “Ricominciare dalle parole”. Le parole sono tra le cose più importanti e preziose che abbiamo, bisogna accudirle senza sprecarle, tutto quello che comincia, ricomincia o anche finisce spesso parte da una parola. Ho scritto i testi su un taccuino che vorrei usare come grafica dell’album. Alcune canzoni hanno un riferimento più diretto come “Dire” o “Ricominci” ma tutto il disco avrà un’attenzione particolare alle parole.

Ne approfitto, in quanto hai avuto la fortuna di lavorare con il grande maestro Ennio Morricone, di chiederti qual è il più bel ricordo che hai di lui e se hai un aneddoto in particolare che vuoi raccontare.

I ricordi sono tanti anche se noi artisti del coro lo incontravamo come direttore alle prove e nei concerti. Cantare la sua musica o ascoltarla così da vicino immersi nei suoni dell’orchestra quando il coro non era coinvolto è stata un’emozione indimenticabile. Molte volte ci sono venute le lacrime agli occhi. Io poi che ascoltavo i suoi pezzi nei dischi di mio padre da piccolo, quando il Coro di Verona mi ha detto che c’era da fare un Tour con Ennio Morricone mi sono commosso. C’è qualcosa che si può chiedere di più di cantare il corale di Mission diretti dal Maestro? O vederlo concentrato dirigere il Tema di Deborah quando gli archi fanno il sound-check? Un bel ricordo è quando il giorno delle prove prima di un concerto all’Arena di Verona gli ho dato il suo libro biografico “Inseguendo quel suono” chiedendogli un autografo. Il giorno del concerto me lo ha riportato con anche una bella dedica.

Compositore, musicista, cantante, attore di teatro, cos’altro ti piacerebbe fare nel mondo dell’arte?

Chiederei solo di poter continuare a fare tutto questo. La pandemia ci ha fermati parecchio, è come se tirassi il freno a mano di colpo a tutta una serie di veicoli che stanno viaggiando contemporaneamente: teatri, locali, compagnie, fonici, promoters, orchestre e via dicendo. Farli ripartire tutti dopo tre anni è molto difficile.

Grazie mille per il tuo tempo, vuoi aggiungere qualcosa per chiudere l’intervista?

Mi piacerebbe che il settore della musica fosse più organizzato e più strutturato. Ci dovrebbero essere più tutele e maggiore rispetto per chi si dedica alla musica. Abbiamo già perso quasi completamente la discografia che era una voce importante nell’economia di un musicista e i compensi sono scesi tantissimo negli ultimi anni. Molte colpe però le abbiamo anche noi che abbiamo accettato tutta questa deriva senza unirci per fermarla.

MARCO PRITONI