Now Reading
FRANCESCO SACCO – Il cantautore milanese presenta il nuovo singolo “Pioggia d’aprile”

FRANCESCO SACCO – Il cantautore milanese presenta il nuovo singolo “Pioggia d’aprile”

Ho avuto nuovamente il piacere di intervistare l’eclettico cantautore milanese Francesco Sacco che, a distanza di quasi un anno dal suo esordio discografico con l’album “La voce umana”, torna con il singolo “Pioggia d’aprile”.

Ciao Francesco, bentornato su Tuttorock, c’eravamo sentiti l’anno scorso, a luglio, nel periodo post lockdown, quando il peggio sembrava l’avessimo lasciato alle spalle, invece la storia si è ripetuta. Come hai affrontato il nuovo periodo di restrizioni?

Ciao Marco, prima di tutto grazie di questo bis, sono contento di replicare con te. Mi impongo dei gesti e delle cose per non diventare una larva sennò non vediamo la luce del sole per anni, sempre meno cose ci portano fuori casa purtroppo. Mi sono tenuto impegnato perché ho lavorato a tantissimo materiale nuovo che pian piano farà uscire. Tutto il materiale del disco precedente era stato scritto prima della pandemia e avevo, tra virgolette, sfruttato le restrizioni dello scorso anno per dedicarmi alla sua promozione. Io sono uno di quelli che ha bisogno di stimoli, il mio tipo di scrittura è molto aiutato dal confronto e dallo scorrere della vita in generale, in questo secondo round, al contrario dello scorso anno, mi sono rimesso a scrivere in maniera molto prepotente, ho prodotto molte cose e questo ha occupato buona parte del mio tempo. Tutto l’aspetto live, purtroppo, è ancora in alto mare e si sono create ambiguità di cui sono un po’ perplesso, una previsione però inizia ad essere possibile, la avverto, a differenza dell’anno scorso in cui percepivo un ambiente abbastanza rassegnato.

Tu sei coinvolto molto anche nel teatro, un altro settore, insieme a quello della musica, molto colpito dalla pandemia dal punto di vista economico. Le realtà più piccole, secondo te, potranno veramente risollevarsi dopo questo disastro?

Sì, lavoro in un collettivo insieme a mia moglie e ad un’altra ragazza, la situazione è la stessa di quella in cui naviga la musica. Iniziano ad essere in dubbio anche le realtà più grandi, a Milano c’è stata un’ecatombe pazzesca di locali, ci si continua a confrontare con cose come gli affitti, i costi di progettazione e i costi di gestione di un evento e tante volte si parla di queste cose come se i soldi non esistessero. Per alcuni locali che già erano in difficoltà la pandemia ha dato un vero e proprio colpo di grazia. C’è anche per fortuna chi è riuscito a muoversi bene, faccio una menzione particolare per l’ARCI Bellezza di Milano, un posto al quale sono molto legato, dove mi ci sono anche sposato. Loro sono un circolo gestito da ragazzi che si sono reinventati proponendo un calendario di interventi live registrati benissimo, hanno una visione sociale che prevede una serie di eventi importanti, sono però alle prese anche loro con i problemi di cui parlavo prima.

Parlando di musica, che è meglio, siamo a quasi un anno dall’uscita del tuo bellissimo disco d’esordio, “La voce umana”, ti senti di fare un bilancio anche tenendo conto delle vendite della versione in vinile uscita qualche mese dopo?

A livello di riscontri ho ricevuto anche più di quanto potessi aspettarmi. Credo che, in qualche modo, il periodo di uscita abbia aiutato ad avvicinarsi ad un lavoro abbastanza dettagliato e complesso, non è un disco pop, non c’è quasi mai un ritornello. Ho sentito tanta vicinanza da parte di ascoltatori e stampa, abbiamo presentato il disco alla Triennale, uno dei poli più importanti di Milano, dove ho visto un sacco di live, di mostre di artisti che per me sono nell’olimpo della musica e dell’arte in generale. Dal punto di vista delle vendite ho avuto quello che mi aspettavo, purtroppo, non potendo fare un tour, la cosa diventa economicamente molto meno sostenibile. Avevo partecipato all’iniziativa Rainbow Free Day organizzata dal MEI e dalla SIAE che era volta ad una sensibilizzazione del tipo: la musica è bella ma i concerti non ci sono e i concerti sono quello che rende all’80% sostenibile ciò che ascoltate. Le vendite, da quando c’è il digitale, sono diventate irrilevanti nel budget di un progetto, l’assenza dei live ha pesato moltissimo ma il pubblico ha risposto molto bene su quel fronte comprando i dischi degli artisti. Quando sono uscito col primo singolo nell’aprile del 2020 nessuno pensava che la situazione sarebbe degenerata fino a questo punto, tutti aspettavano un ipotetico tour, io ho tristemente avuto ragione e ho avuto fortuna nella sfortuna, se non avessi fatto uscire il disco nel maggio del 2020 sarei ancora qui fermo ad aspettare in attesa dello sblocco della situazione.

Parliamo un po’ di questo nuovo singolo, “Pioggia d’aprile”, quando l’hai scritto?

È un brano molto poco covato, è stato molto impulsivo sia nella stesura che nella pubblicazione, l’ho scritto verso dicembre 2020/gennaio 2021. Nasce da necessità un po’ diverse rispetto al mio disco precedente che era un disco molto ponderato e delicato che ha avuto un parto molto lungo. È un brano nato per il voler darsi una scrollata, il periodo ha portato a vivere qualche giorno da narcotizzati per poi svegliarsi e fare qualcosa. C’è una serie di immagini che si susseguono, c’è questa pseudo-citazione di ʿUmar Khayyām, un poeta persiano che a me piace molto, che ho scoperto da piccolo grazie a Guccini che lo cita nella sua canzone “Via Paolo Fabbri 43”. È un poeta molto particolare, lui, nella Persia del Medioevo, intorno all’anno 1000, parla del godersi la vita, di fare l’amore, di sbronzarsi, è stranissimo pensare che venga da coordinate spaziotemporali così lontane. Ho ripreso a leggerlo perché ho traslocato ed ho ritrovato il suo libro, e leggere questa voce così libera e indipendente, mi ha portato a svegliarmi, a darmi una mossa, e ha tolto il tappo al mio desiderio di raccontare. Soprattutto dal suo verso in cui dice che la Luna spunterà tutti i giorni e un giorno non ci ritroverà più è partito questo grande sfogo, un delirio erotico/alcolico in cui racconto una serie di cose che mi sono successe nella strofa, dalla morte di mio nonno alle sensazioni raccolte negli ultimi mesi, e mi risolvo nel ritornello, che questa volta c’è, in cui esprimo la volontà di rialzarmi e riappropriarmi del presente. È stato un periodo in cui si è vissuto molto fuori dal tempo, pensando a passato e futuro, ed è stato trascurato il tempo presente.

Hai voluto giocare anche con la sensualità femminile, con l’erotismo, argomento spesso tabù nelle canzoni soprattutto scritte nel nostro Paese, che però rappresenta al meglio il senso della rinascita.

Certo, in Italia abbiamo un sacco di tabù, giochiamo ad essere liberi, nel senso che all’interno della produzione artistica ci sono cose che non si possono dire nelle canzoni, in radio, in tv, perché comunque siamo il Paese dove c’è il Vaticano. Esiste questa grossa ambiguità in cui molte cose vanno bene e altre no, e non è una cosa solo italiana. A me spaventa molto questa nuova sorta di dittatura dei contenuti nei social in cui alcune cose vengono bloccate e altre che apparentemente sono molto più spinte no. C’è un pochino di iperattenzione su queste cose che non sempre fa centro. Mi aspetto qualche critica legata al contenuto del mio brano, anche per la copertina che è piuttosto esplicita.

L’idea della copertina di chi è stata?

Questa volta ho lavorato con un grafico di Livorno che si chiama Niccolò Pagni. Vista la grande fatica di mettere in piedi un set, questa volta, a differenza del lavoro nel precedente dove c’erano fotografie, abbiamo optato per una soluzione grafica. Con lui mi ci trovo molto, abbiamo chiacchierato sul brano, ha avuto questa idea che abbiamo perfezionato insieme. Abbiamo voluto creare questo gioco natura/sessualità cripto esplicita e alla fine credo si colga molto bene il riferimento, a canzone uscita vedremo le reazioni. Tante volte diventa scomodo parlare del mondo femminile, i discorsi sui vari generi sono molto caldi in questo momento ma sono discorsi che mi trovo molto spesso ad affrontare anche con la mia attività teatrale. Come tutte le cose, quando poi raggiungono il popolo, nascono gogne mediatiche pazzesche quando uno pubblica una cosa per così dire sbagliata.

Da endorser Gibson hai creato anche un bellissimo assolo di chitarra che segue ogni ritornello, e viene accompagnato dal theremin, uno strumento ritrovato, che avevi usato anche nei tuoi precedenti brani, lo suoni tu?

Sì, ho suonato tutto io andando in studio da solo, chitarra, bassi, theremin, pianoforte. Solo la batteria è stata suonata dal mio amico Alessandro Deidda, batterista de Le Vibrazioni. Lui è una persona fantastica, ha il piglio dei grandi, non se la tira per niente, se gli piace una cosa la suona e il giorno dopo ti passa la traccia, è una cosa da musicista di altri tempi. Ho avuto la fortuna di ricevere dalla Gibson una fantastica 390 con pickup P-90 e ci ho passato un po’ di pomeriggi. Io sono chitarrista di base e se mi metti in mano una chitarra bella ci passo delle ore, da lì è nato l’assolo. Il theremin è un mio feticcio, mi piace molto perché ha questo suono alieno, sarebbe bello fare dei live con una band completa anche di quello strumento, sto delirando, come nel mio brano nuovo. Con il theremin suoni l’aria, di base prende il campo magnetico del tuo corpo, l’ho usato in quasi tutti i brani e anche in alcune produzioni teatrali, è il mio ingrediente speciale.

È previsto anche un video?

No, per ora e penso anche in futuro no. Ho voluto semplificarmi la vita il più possibile, girare un video ora è una cosa troppo faticosa, io non amo avere i mezzi limitati in partenza, mi piace autolimitarmi, ad esempio “La voce umana” l’ho prodotto senza scheda audio con un computerino. Vedo che tantissimi artisti oggi pubblicano video con taglio verticale pensato per Instagram, penso sia un momento di transizione per il mondo dei videoclip, simile a quando si sono spostati dalla tv a internet, ora lo spostamento è da Youtube ad altri canali tipo Instagram o TikTok. Fra qualche anno i video saranno un’altra cosa e ho preferito concentrarmi solo sulla musica.

Hai detto che hai tanto materiale pronto, come pensi di muoverti ora, farai uscire altri singoli o stai pensando ad un disco?

Io sono molto poco da singoli e molto da dischi, so che io e te condividiamo questo tipo di visione e fruizione per cui l’idea è di dedicarmi ad un altro disco. Il periodo ci consiglia di navigare a vista, non ho grandi certezze ma credo che a questo singolo ne seguirà un altro per poi dedicarmi a qualcosa di più corposo.

Grazie mille per il tuo tempo, vuoi aggiungere qualcosa per chiudere l’intervista?

Ti ringrazio ancora tanto Marco, mi diverto molto a fare le interviste con te perché hai un ascolto molto lucido e profondo, vediamo cosa raccoglieremo da questo nuovo singolo che è un’esperienza di scrittura nuova per me in cui ho cercato di staccarmi da un discorso pensato e calcolato nei minimi dettagli, speriamo che funzioni, ciao!

MARCO PRITONI