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FILIPPO CANNINO – “Volevamo far passare il messaggio della vera musica originale”

FILIPPO CANNINO – “Volevamo far passare il messaggio della vera musica originale”

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In occasione dell’uscita del suo primo EP, ho intervistato Filippo Cannino, cantautore siciliano che, con la sua Band formatasi nel 2008, propone un sound che va dall’elegante jazzy senza tempo al Pop solido e ritmico fino alle belle Ballads dal suono pieno e melodico.

Ciao Filippo, benvenuto su Tuttorock, innanzitutto come va in generale?

Ciao Marco, grazie a te e a Tuttorock per lo spazio e l’opportunità. In generale si cerca di surfare sull’onda, di mantenere l’umore alto, soprattutto in questo periodo storico. Sono papà relativamente da poco e vivere mio figlio Paolo che ha quasi 3 anni mi aiuta, emoziona e mi regala tanta forza. Cerco di tenermi impegnato tra composizione, insegnamento, lavori vari, e di circondarmi dell’affetto della mia famiglia e di amici buoni come il vino.

Parliamo un po’ di “Scelte”, il tuo primo EP, che ho ascoltato e che apprezzo moltissimo e che uscirà il prossimo 16 di ottobre. Quando hai scritto queste 6 canzoni?

Grazie per le parole, sono contento che ti sia piaciuto. Scelte è il mio primo EP, contiene 6 tracce, è prossimo ad uscire su tutti gli Stores Digitali (non vedo l’ora!). Queste canzoni, insieme ad altre in cantiere e “nel cassetto” a cui si sta lavorando, sono state scritte in un arco di tempo che copre circa un ventennio. Ho iniziato a scrivere a 16 anni circa.

Da dove trai l’ispirazione per scrivere un brano?

L’ispirazione, a mio avviso, è sempre dietro l’angolo. È il mio magma naturale pronto ad esplodere in qualsiasi momento. Mi è capitato di scrivere alla fermata di un autobus, o dopo la lettura di un libro o un articolo di giornale, ammirando un paesaggio, durante un giorno di pioggia, dopo un ricordo di qualcosa o qualcuno mentre mi lavavo i denti. Mi capita di essere molto immaginifico e spesso lascio fluire pensieri ed emozioni ovunque mi possa trovare, chiunque possa incontrare e me ne lascio letteralmente attraversare. Tutto serve se lo si vive e ci si trova un senso o un possibile significato nascosto.

I due singoli usciti finora come sono stati accolti?

Abbastanza bene. Mi hanno fatto molto piacere le parole ed i messaggi soprattutto di gente sconosciuta che si è ritrovata nelle canzoni. Alcuni ne hanno apprezzato i testi, altri la musica, altri ancora entrambe le cose e tutto ciò mi lusinga e mi sprona a continuare. Risultato assolutamente positivo.

Parlami un po’ dei ragazzi che compongono la tua band, so che suonate insieme dal 2008, come li hai conosciuti?

Li ho conosciuti quasi tutti in contesti musicali, chiacchierandoci ed apprezzandoli dapprima come persone e successivamente come i grandi musicisti quali sono. Direi che ci siamo andati a genio ed abbiamo iniziato a collaborare insieme ai brani inediti. Tutto il resto è venuto tutto da sé. Con alcuni di loro condivido una Cover Band, i “That’s All”, attiva sul territorio siciliano da quasi 15 anni per eventi pubblici e privati. Presi singolarmente sono delle eccellenze siciliane. Militano sul campo già da parecchi anni. Hanno vissuto molte battaglie ed ognuno di loro ha iniziato il proprio percorso di studi in Conservatorio, altri insegnano e tutti hanno un interessante numero di concerti alle spalle sia in Italia che all’estero. Si distinguono per sensibilità umana, artistica, gusto e personalità ed io mi sento fortunato ad averli come amici.

E come mai avete atteso così tanto tempo per dare alla luce un disco?

In realtà già tempo fa avevamo registrato una DEMO. In seguito siamo rientrati in studio per un altro lavoro più articolato ma il risultato non è stato quello immaginato, quindi abbiamo preferito aspettare di aver in mano un prodotto più fruibile. Capita! Adesso siamo pronti.

Perchè, secondo te, sono sempre di meno coloro che, come fai tu, usano strumenti veri quando registrano un disco? È una questione economica, di tempo, di spazio o è proprio una cultura che sta andando perdendosi?

Suppongo che ognuna delle ragioni che hai citato possa riflettere questo tipo di tendenza. Ragionando a grandi linee, trovo il fattore culturale preponderante. La musica, come tutte le arti in genere, è lo specchio dell’anima e come in altre epoche delinea perfettamente il nostro spaccato sociale. Adesso viene vissuta come un qualcosa di secondario, da fagocitare velocemente. Le nuove tendenze, i nuovi generi, per quanto giustamente figli del momento attuale, forse hanno meno da dire, da insegnare e probabilmente le canzoni appaiono più belle dal punto di vista tecnico sonoro, ma un po’ finte, come la musica odierna.

Mi racconti qualcosa del tuo percorso formativo musicale?

Scrivo, canto e suono ormai da più di 25 anni. All’età di tredici anni nacque in me la curiosità per la chitarra che comprai da li a pochissimo e, dopo qualche anno di studio da autodidatta e poi sui libri, mi sono accorto di avere una predisposizione anche verso il canto. Ho iniziato così a militare in Cover Band e progetti inediti in vesti di cantante chitarrista. Mi piaceva moltissimo l’energia che si creava di volta in volta con il pubblico ed il modo con cui ne godevo, quasi come se l’avessi sempre fatto. Nel 1995, entrai a fare parte dei Dasvidania, nota Band Siciliana, con cui sono cresciuto, ho inciso tre dischi e grazie alla quale ho vissuto belle esperienze come: Arezzo Wave 1996 con annessa una Tournée di un mese nelle più grandi città italiane più una tappa a Lugano in Svizzera, il Womad di Peter Gabriel, il concerto “Noi giovani siciliani con il Rock contro la mafia”,  concerto con circa 60000 persone in onore dei Giudici Falcone e Borsellino a Fondo Uditore a Palermo per la Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, presentato da Gianni Minà, con un Parterre di ospiti illustri quali Franco Battiato, Mario Venuti, Gerardina Trovato, i Flor, L’Orchestra Jazz Siciliana. Altre esperienze sono state O scia’ di C. Baglioni a Lampedusa dal 2007 al 2009, il Cous Cous Fest Preview San Vito lo Capo che ho vinto nel 2011 e molte altre. In seguito, decisi di avviare un mio personale percorso artistico, stavolta nelle nuove vesti di cantante compositore.

Nei tuoi brani si sentono influenze provenienti dal cantautorato italiano, dal pop rock e anche dal jazz, chi sono gli artisti sia del passato che del presente che più ammiri?

Premetto che sin da adolescente ho quasi sempre avuto la tendenza ad ascoltare musica filo straniera infatti ho iniziato a scrivere in lingua inglese. Preferivo selezionarla e decidere io quale ascoltare dalle vecchie musicassette fino ai supporti più recenti. Raramente ho ascoltato musica alla radio tranne in qualche caso eccezionale. Questo mi ha permesso di avere avuto realmente pochi riferimenti e di conseguenza anche pochi condizionamenti sul versante compositivo. Di sicuro sono passato ed ho apprezzato Band come i Led Zeppelin, Pink Floyd, Jimi Hendrix, i Beatles, i Guns, i Police, Sting, George Benson, Steve Wonder, Bob Marley, Michael Jackson, ma anche Miles Davis, Chet Baker, Tuck & Patti fino a Battisti, Pino Daniele, Samuele Bersani. Con la maturità ho cominciato ad apprezzare molto di più la scrittura e la canzone italiana.

Sei soddisfatto di come sono andate le cose per te finora nel mondo della musica o hai un sogno che vorresti realizzare?

Ho vissuto esperienze bellissime a partire da contesti ludici fino ai super professionali. Ho conosciuto persone che forse mai avrei potuto sognare di conoscere e parlarci. Con alcuni ci ho suonato insieme e collaborato. Ho provato scariche di adrenalina pura e momenti di assoluto entusiasmo e gratitudine. Mi posso ritenere abbastanza sodisfatto ma con la consapevolezza che vorrei fare ancora tanto altro, come per esempio realizzare il sogno di una bella produzione, far conoscere la mia musica a più persone possibili, farmi notare e vivere di Musica a 360 gradi, continuare a scrivere e fare dischi. Coltivo anche il sogno di fare l’autore per altri.

Pur trovandoci in una situazione di incertezza globale hai qualche concerto in vista?

Sto cercando di realizzare un mini Tour per suonare live l’EP e portarlo in giro. L’onda d’urto di questo periodo particolarmente complesso ha investito tutti progetti in calendario che sono stati o rimandati o annullati per ragioni di sicurezza.  Si aspettano tempi migliori. Nel frattempo si continua a comporre.

Grazie mille per il tuo tempo, vuoi dire qualcosa a coloro che hanno letto l’intervista fin qui e invogliarli ad ascoltare “Scelte”?

Consiglio a chi leggerà quest’intervista di ascoltare questo EP perché abbiamo cercato di ricreare con amore un’ idea di musica buona legata ancora a qualche tempo fa, artigianale, suonata a mano, con almeno più di tre accordi (piccola provocazione), non forzatamente troppo commerciale, senza troppi fronzoli e con pochissimo uso di elettronica se non quasi niente. Volevamo far passare il messaggio della vera musica originale, per tutti, che possa (si spera) rimanere nei vostri cuori e nella vostra memoria, in modo assolutamente genuino, avulso dall’impronta inflazionata dei Talent Show del momento, dai vivai televisivi che ti buttano nel dimenticatoio dopo poco tempo, dalle produzioni “da batteria”, dai limiti di età, dai concetti estetici. Insomma: più arrosto e meno fumo.

MARCO PRITONI

Band:

Voce e Chitarra ritmica: Filippo Cannino

Chitarra solista e Cori: Manfredi Tumminello

Basso: Massimo Cali

Tastiera: Fulvio Scaminaci

Tromba: Samuele Davì

Sax: Michele Mazzola

Batteria: Emanuele Rinella

https://www.facebook.com/filippocanninoandband/
https://www.youtube.com/channel/UCcqH27cPucC8WN66sYthMCw
https://www.instagram.com/filippocannino/

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