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FERNANDO SAUNDERS – Intervista a “The Judge of Lou Reed”

FERNANDO SAUNDERS – Intervista a “The Judge of Lou Reed”

Fernando Saunders 1

Bassista, cantante, compositore e produttore, Fernando Saunders si fece conoscere al grande pubblico suonando nell’ensemble The Jeff Beck/Jan Hammer Group. La sua lunga collaborazione con Lou Reed inizia nei primi anni ’80 non limitandosi al ruolo di bassista ma anche come co-autore e produttore. Un giorno Lou gli disse che era troppo bravo per fare “solo” il suo bassista e che era ora che intraprendesse una carriera solista. Una lunga serie di collaborazioni ed album che portano ora alla pubblicazione di questo nuovo cd, Happiness.

Hai conosciuto e suonato con molti grandi artisti, Marianne Faithfull, Joan Baez, Slash, Tori Amos, Jimmy Page, Luciano Pavarotti and Jeff Beck, quali ricordi hai di loro?
Beh i miei ricordi lavorando con Marianne Faithfull e Lou Reed sono gli stessi.. sono personalità molto simili e molto forti.. inoltre lavorare con loro in senso poetico è stato un’esperienza molto bella per me. mi aiutano a portare i miei testi ad un altro livello e condivido con loro i colori della musica. Luciano Pavarotti aveva una voce meravigliosa ed era un gentiluomo, una persona molto gentile. John Baez, Slash sono molto generosi e attenti e impegnati. Page, Pavarotti e Beck hanno un grande livello artistico e sono molto creativi ed era bello stare insieme a loro. Con Tori Amos ogni giorno passato in studio con lei è stato molto divertente  e lei è sempre piena di sorrisi.  ma i miei ricordi più cari lavorando con loro sono ricordi di bellezza e del potere della musica.

In questa lunga serie di collaborazioni hai sempre suonato il basso?
Sì, molti dei progetti cui ho partecipato suonavo il basso, ma ho lavorato anche come chitarrista, producer e autore. Uso tutte le mie capacità musicali quando lavoro per un progetto.

I tuoi album solisti hanno una gestazione piuttosto lunga, 5-6 anni almeno, è una questione di tempi in quanto sei impegnato in altre collaborazioni o preferisci meditare molto prima di definire un tuo lavoro solista?
Mi piace pensare molto ai miei album da solista. è molto importante che tutti gli elementi funzionino bene insieme. è fondamentale che mi prenda il mio tempo per poter ascoltare me stesso e la mia musica. e il messaggio che voglio dare è molto importante. Il mio recente cd, Happiness, è un album speciale rilasciato in Italia dall’etichetta Videoradio Rai Trade edizioni musicali. Ha un misto di vocal e canzoni strumentali. L’album ha 7 remix dall’album “Plant a seed” e nuove canzoni, come Happiness. Trovate anche 4 tracce strumentali che mi vedono come bassista, chitarrista e voce. Hanno partecipato ospiti come la Karel Holas, Lou Reed, Suzanne Vega e Jan Hammer. 

Cosa hai voluto comunicare con Happiness?
Happiness riguarda la pace l’amore e la comprensione, e non arrendersi quando tutto sembra perduto. l’album è stato registrato tra New York, la Svizzera e la Repubblica Ceca. La produzione finale e il missaggio sono stati completati a Ostrava.  L’album è stato mixato e prodotto da Saunders a parte Jesus prodotto con Giovanni Pollastri.

Di solito si produce un album e da questo vengono estratti i singles, nel caso di Happiness ho letto che invece è successo il contrario, sei partito dal singolo per poi costruirci un full album, appunto “Plant a seed”, è corretto?
Quando lavoro ai miei album non mi piace pensare ai singoli, penso di più alla sfera spirituale e emozionale. Però è vero che quando finisco un album cerco di mettere in primo piano le canzoni più pop, ma tendo a scrivere canzoni meno commerciali per prime.

Plant a seed è molto introspettiva, ho compreso bene che pensi che ci sia un’altra vita dopo la morte? E’ una visione religiosa o filosofica?
Plant a seed è una canzone con un messaggio. per dare speranza alle persone e per far vedere alle persone che anche se perdi qualcosa non è mai la fine. A volte perdere qualcosa può significare l’inizio di un nuovo giorno. Sì, credo nella vita dopo la morte, ho avuto questa esperienza, quando ci incontriamo possiamo parlare di più di questo.

Hai lavorato molto in Italia e prodotto il tuo album proprio qui con Ferri e Pollastri, per non dimenticare poi la tua frequentazione con Pavarotti. Sicuramente oltre la musica hai potuto apprezzare il cibo, il caffè preferisci l’americano od il nostro espresso? E con la lingua parlata come va? Conosci bene l’italiano?
Amo l’Italia e l’architettura e la storia, l’arte e la creatività, il cibo e le persone, preferisco l’espresso, ma amo il the. Inoltre è molto bello, e soprattutto un piacere, esibirsi per il pubblico italiano, conosco inoltre un po’ di parole italiane. 

Hai avuto un’infanzia musicale multiforme come generi, dal blues-rock di Clapton e Beck, al soul di Ray Charles, alla disco di Bohannon, per non scordare Stevie Wonder. Chi ha avuto più parte nelle tue scelte? Sei “figlio d’arte”, tuo zio suonava nei grandi Temptations.
La musica per me è vita, ha il potere di curare, di farti sorrider o piangere. è il miglior modo per esprimere i miei sentimenti, pensieri ed emozioni. Con la musica si riesce a trovare la pace della mente. Non puoi toccarla o vederla, ma puoi sentire la sua vibrazione e i suoi toni che ti addolciscono le orecchie. La musica è un mezzo gentile e potente che crea la pace e riesce a mettere insieme persone di tutti i colori e nazionalità. Inoltre essendo di Detroit ho imparato molto sulla musica. Detroit era il cento dell’industria musicale,. il sound Motown era un misto di rock e soul e allo stesso tempo country music. Ho anche avuto il piacere di lavorare con artisti della Motown come Bohannon, la sua musica era un misto di soul dance e electronic disco funk. Essere parte di questo progetto mi ha aperto molte porte. Sì, mio zio era un grande cantante, non era un membro dei Temptaions, ma andò ad alcuni dei loro show e ha cantato come ospite.

Dopo tutto questo blues e soul, sei finito a suonare in un gruppo come quello di Lou Reed, ti sei dovuto adattare al nuovo genere? Fra l’altro lui era considerato un poco come il lato oscuro, tu sei molto solare, due facce della stessa Luna? Forse proprio per questo andavate così d’accordo?
Lou e io condividevamo i due aspetti di questo mondo. e dicono che gli opposti si attraggono 🙂 il mio feeling con Lou Reed era inoltre l’amore per la musica e le piccole cose che ogni giorno la vita ha da offrire.

Sei noto come bassista superlativo, ma in realtà sei un polistrumentista che usa molto bene anche la voce, retaggio della tua infanzia a Detroit, se posso presumere che il basso sia il tuo strumento preferito quali altri ami suonare in particolare? 
Sì, sono un grande bassista e suono anche molti altri strumenti. ma il mio primo strumento è stato il canto. La mia famiglia veniva da un background gospel. e ogni sabato e venerdì andavo a cantare in chiesa. ciò che amo del basso è sentirlo come una cosa molto fisica, puoi sentire la vibrazione nel tuo corpo. è molto calmante.

Il soprannome “The Judge” da cosa nasce? 
Lou Reed mi chiamò The Judge perchè credeva molto nella mia opinione, ed ero sempre molto diretto e non gli dicevo mai che qualcosa era buono se non era buono. Ero molto onesto. quindi quando c’era una decisione da fare in studio, o in tour, Lou Reeed mi chiedeva sempre consiglio. ero molto onorato di ciò.

Tu sei di motor city, la Vega californiana, ma in pratica siete newyorkesi a tutto tondo, come è la scena musicale a NYC al momento?
New York City era allo stesso tempo il giudice ed il posto della creatività, in NYC hai sempre molte opportunità e molte libertà. Puoi essere chi sei senza esser giudicato. La scena musicale a NY è molto diversa da quella del passato quando le persone avevano dei bei club in cui suonare dove le persone potevano incontrarsi e stare sul palco assieme. 

Cosa pensi di Spotify, Youtube e simili?
Ora il mondo musicale è più guidato, da internet,. ma devo dire che youtube etc.. hanno dato la possibilità ai musicisti di farsi sentire e di farsi vedere senza che le etichette possano decidere cosa è giusto e cosa no. Non sto dicendo che le etichette non sono importanti, ma ora molti artisti hanno più possibilità grazie ad internet. Abbiamo ancora bisogno di affidarci alla vecchia scuola e scendere in strada e stare davanti alla gente.

E del crowfunding che adesso sta avendo tanto successo?
La piattaforma crowfunding è molto importante e apre molte porte e ha dato la possibilità agli artisti di esprimersi e far vedere le loro idee e i loro progetti. 

Sei un sostenitore di Amnesty, ritieni che nel mondo di oggi dominato dalla finanza ci sia ancora spazio per lotta per i diritti civili?
Sì, ci sarà sempre spazio per combattere per i diritti umani in un mondo guidato dalla finanza. parlo di queste cose nella mia musica. e supporto queste fondazioni.

Qui abbiamo un grosso progetto musicale come Rezophonic che sostiene Amref, con quasi 200 artisti migliori italiani, per costruire pozzi d’acqua in Africa, nei hai sentito parlare?
Sì, ho sentito parlare di questo progetto in Italia e spero che ci saranno progetti come questi in tutto il resto del mondo.

MAURIZIO DONINI
Traduzione di Arianna “The Miss” Zanotti

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