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Enzo Mazza, CEO di FIMI, intervistato da Elena Arzani

Enzo Mazza, CEO di FIMI, intervistato da Elena Arzani

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In occasione della terza edizione di Milano Music Week, ho intervistato Enzo Mazza, CEO di FIMI, tra i promotori dell’iniziativa. MMW 2019 si svolgerà a Milano dal 18 al 24 Novembre 2019.

Come viene ascoltata la musica oggigiorno e qual è l’attuale stato di quella italiana, soprattutto se paragonata al resto del mondo?

La maggior parte dell’ascolto oggi avviene tramite smartphone – e non solo nei giovanissimi. Lo streaming ha visto una crescita esponenziale proprio grazie a questo device e alle diverse piattaforme disponibili in ogni istante, a chiunque, con cataloghi immensi. La penetrazione dello streaming varia a seconda dei Paesi ma è ormai una realtà che nei principali mercati può superare il 50% del mercato: in Italia, nel primo semestre di quest’anno è arrivato a rappresentare il 63% di tutto il mercato musicale contro il 53% di un anno fa.

Quanto ha influito lo streaming sulla crescita della musica italiana e come ha modificato, a partire dal 7 Luglio 2017, il settore discografico?

Sicuramente le piattaforme streaming e il consumo guidato dai giovanissimi hanno cambiato molto lo scenario in Italia. Il nostro Paese ha sempre avuto una percentuale elevata di repertorio locale (oltre il 50 % in media) ma negli ultimi anni si è assistito a un ricambio generazionale molto pronunciato: i giovani artisti urban (hip-hop, rap e trap) hanno invaso le classifiche e mietuto dischi di platino, modificando in maniera profonda il mercato. Si tratta di artisti che sono stati in prima battuta capaci di cogliere e cavalcare l’innovazione. FIMI ha seguito questa evoluzione integrando lo streaming nelle classifiche, anche degli album, proprio dal 2017 e chiaramente l’impatto è stato significativo. La cosa positiva è che se inizialmente si poteva immaginare come lo streaming potesse favorire il repertorio internazionale, la realtà del mercato ha invece visto affermarsi molti artisti italiani, soprattutto giovanissimi.

Siamo passati dall’acquistare Vinili, cassette e CD musicali, allo scaricare musica online o ascoltarla in streaming. L’elemento visivo ha subito una profonda mutazione, trasformandosi talvolta in un video o sparendo quasi completamente, come vede il ruolo del designer e come è brandizzata, a suo parere, la musica contemporanea?

La parte video è tutt’ora molto rilevante, se pensiamo a YouTube – dove è importante disporre di video musicali, anche di una certa qualità – o più recentemente al boom di Tik Tok, che vede gli artisti sperimentare nuove forme comunicative di impatto e molto brevi. Resta comunque rilevante anche il prodotto fisico molto sofisticato: lo stesso vinile ha visto un crescita proprio al traino dello streaming, e i giovanissimi sono tra i nuovi acquirenti di vinili più attivi, proprio per quel valore tattile che rappresentano in un mondo dematerializzato.

Come è cambiato il mercato e in che modo questi cambiamenti influenzano la cultura musicale, la sua produzione e la sua distribuzione?

Sono tanti i cambiamenti in corso, ad esempio in ambito creativo: le canzoni si sono fatte più brevi, in particolare l’introduzione si è accorciata perché l’attenzione dell’ascoltatore della musica in streaming ha una soglia molto bassa e il fenomeno dello skipping, soprattutto tra i giovanissimi, è molto presente. Un altro aspetto rilevante è quello dei dati: l’evoluzione del mercato e la capacità di offrire il prodotto giusto ha coniugato la parte artistica con la necessità di raccogliere dati sui consumatori tramite le piattaforme di distribuzione e social. Milioni di dati vengono oggi gestiti da team dedicati che forniscono materiale utile ai reparti creativi e marketing per pianificare le strategie.

Parlando di mercato mondiale, si assiste ad una massiccia presenza della Cina in molti settori, è così anche per la musica? Chi è in testa alle classifiche e perché a suo parere? Pensa che l’Italia possa giocare un ruolo primario nel panorama internazionale della musica contemporanea?

La Cina in poco tempo è entrata nella top ten dei mercati mondiali e presto sarà uno dei primi tre mercati globali. E anche l’India sta diventando una superpotenza dal punto di vista dei ricavi generati. Si tratta di due mercati per lo più nazionali, con milioni di consumatori in streaming, ma in alcuni casi, si pensi all’esempio del k-pop coreano, le possibilità che la produzione cinese possa avere successo a livello globale sono reali. L’Italia ha buone possibilità grazie a un mercato che ormai non ha più barriere e lo dimostra il successo globale proprio della musica latina o del k-pop. Oggi le opportunità per infilare una hit che si trasforma in un successo a livello mondiale sono a portata di mano. Ritengo che a breve avremo dei risultati proprio grazie alle nuove generazioni di artisti.

Può la musica, a suo parere, farsi strumento di condivisione di valori etici e morali all’interno della nostra cultura? Cosa le ha trasmesso nella sua vita e come mai ha scelto di lavorare in questo settore?

La musica è un linguaggio globale ed è stata sempre in prima linea in tutte le battaglie di civiltà nel corso degli anni, dai messaggi per la pace, agli aiuti per la fame nel mondo, alla tutela dell’ambiente. Gli artisti hanno una grande capacità di coinvolgere la gente su tanti temi importanti. Il prossimo anno, il 29 settembre di terrà un evento globale per la difesa dell’ambiente che sarà più importante perfino del Live Aid, in termini di audience. Il progetto Global Goal Live coinvolge già da oggi azioni ed iniziative che culmineranno con questo evento del 2020. L’industria discografica è un partner importante di questo progetto.

Personalmente sono stato molto fortunato a far parte di questo mondo e ho incontrato persone fantastiche con grandi ideali che hanno veramente cambiato la vita di tante persone. 

Come dicevo, la musica è un messaggio così forte che va oltre qualsiasi barriera od ostacolo. Alla riapertura del Parlamento Europeo, pochi mesi fa, un parlamentare ha preso un’armonica a bocca e per salutare l’emiciclo ha intonato l’inno dell’Europa “An die Freude”, scritto da Schiller e musicato da Beethoven come parte della Nona sinfonia. Ecco, quello è stato un momento molto emozionante che ancora una volta ha provato la capacità della musica di rappresentare un’idea forte come quella che sta dietro a questo bellissimo continente.

ELENA ARZANI

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