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“Entriamo nelle praterie della libertà creativa!” – Intervista a Claudio Coccoluto

“Entriamo nelle praterie della libertà creativa!” – Intervista a Claudio Coccoluto

C’è qualche ascolto dell’ultimo periodo che ti ha fatto provare un brivido, e che vorresti consigliare a chi leggerà questa intervista con la speranza che magari possa provare la stessa emozione?

C’è un artista che ultimamente mi fa impazzire, un fottutto genio, che è Louis Cole. Americano di Los Angeles che non solo fa una musica grandiosa, un funky rivisto in formula moderna, ma possiede anche una enorme creatività che mette nei suoi video e nella sua comunicazione  e ti fa capire come qualche buona idea abbinata alla freschezza dei giovani possa veramente dare una svolta. Lui è sicuramente un esempio da seguire.

Ultimamente si sta dando, direi giustamente, molta attenzione alla musica elettronica e alla sua sintesi con altri generi e linguaggi musicali, che sta portando alla luce le cose più interessanti e innovative da ascoltare. Tu come la vedi?

Secondo me definire “musica elettronica” la musica moderna non è corretto. Quella è una definizione che si è data nel passato per distinguerla dalla musica organica caratterizzata dagli strumenti elettrici. L’avvento delle tastiere e dei sintetizzatori definì il mondo dell’elettronica. Oggi parlare di “elettronica” è riduttivo, si può parlare più propriamente di “sintesi”. Tutti quanti con i computer, chi con plug-in, chi con strumenti reali, assemblano la propria musica. Questo processo ormai non vede più differenza tra un suono generato elettronicamente e un suono generato da strumenti organici. Questa cosa è un grandissimo risultato! Innanzitutto sfuggiamo alle etichette, che vanno bene per i supermercati non certo per la musica. Secondariamente tutto quello che fino a dieci-quindici anni fa si chiamava “contaminazione”, un termine secondo me abbastanza ridicolo, avrebbe un’accezione negativa, arriva in un momento giusto, quello in cui c’è bisogno di fondere diverse idee per creare qualcosa di nuovo. E questo meccanismo, nel mio mondo musicale, ha un inizio ben preciso che è l’uscita dell’album “Remain In Light” dei Talking Heads, pietrangolare della musica moderna. Questo misto di chitarre rock, chitarre funky, tastiere new wave e beat si è unito in un “genere non genere” che potrebbe comprendere qualsiasi cosa. Oggi tutti hanno la completa gamma di colori a disposizione, senza limitazioni e preclusioni di genere.
Ed è questa la strada da intraprendere: abbandonare il manierismo per entrare nelle praterie della libertà creativa.

Grazie Claudio è stato un piacere!

Grazie anche per me!

Intervista a cura di Francesco Vaccaro