DIANA WINTER – Intervista alla musicista e cantautrice che presenta il nuovo EP
In occasione dell’uscita del nuovo EP “COLLECTED SOUNDS VOL. II – Live in studio” (Bluebelldisc Music), ho avuto il piacere di fare una nuova chiacchierata con Diana Winter, musicista e cantautrice italo austriaca di formazione classica, che dopo gli studi vocali col M.Nehemiah Brown e la laurea in Psicologia, dal 2008 collabora regolarmente con Giorgia, che la invita a duettare nel featuring Vieni Fuori (Stonata) e nel remake del brano La Gatta (Viaggi di Voce). Debutta come solista da giovanissima con l’album Escapizm (Warner, 2007) e un’intensa attività live in Italia ed Europa, successivamente pubblica l’album Tender Hearted (2015) e ulteriori singoli recentemente riportati all’attenzione da Bluebelldisc Music. Prodotta da Fabio Balestrieri tra Italia ed Inghilterra, la discografia vede la collaborazione della leggenda dell’armonica Toots Thielemans, Mike Lindup e Phil Gould, fondatori dei Level 42. Nel 2009 inizia la sua intensa esperienza sul palco a fianco di Giorgia, che continua fino ad oggi, includendo oltre ai molti tour anche i concerti-evento Amiche per l’Abruzzo, Italia Loves Romagna e Una Nessuna Centomila. Dopo la laurea magistrale in Didattica della musica, svolge il ruolo di orchestrale Rai per la stagione 2018-19 di Domenica In e segue in tour Noemi dal 2016 al 2019. È docente al Saint Louis College of Music dal 2019 e pubblica regolarmente per riviste specializzate. Diventa endorser per l’italiana Eko Guitars e negli anni collabora in tv e sul palco con Drusilla Foer, Elisa, Franco Fussi, partecipando a molte iniziative filantropiche istituzionali e non.
Ciao e bentornata su Tuttorock, “COLLECTED SOUNDS VOL. II – Live in studio” è il tuo nuovo EP, che riscontri stai avendo da questo tuo progetto iniziato nel 2025?
Sto notando che, tra le persone che amano davvero la musica, si sta diffondendo una sorta di controtendenza rispetto al trend attuale: quella di andare a ricercare un prodotto musicale più autentico, più unico nel suo modo di nascere. Un prodotto legato al qui e ora, al live, senza eccessiva produzione né sovrastrutture.
Ti faccio i miei complimenti perché, ascoltando dall’inizio alla fine sia il volume I che il II sembra di stare seduti ad occhi chiusi in qualche locale newyorkese a godersi uno spettacolo musicale suonato ad altissimi livelli, era questo il tuo intento?
Più che l’idea di suonare davanti a un pubblico — anche se ristretto, come quello di un club intimo — il mio intento era soprattutto ricreare lo spazio in cui la musica nasce davvero: uno spazio domestico, raccolto, reale.
La musica dal vivo, un ritorno alle origini, è anche il tuo modo di dire stop al virtuale in un periodo in cui troviamo album completamente generati dall’Intelligenza Artificiale?
Io non ho paura delle innovazioni, di nessun tipo. Credo che la storia ce lo insegni: le intuizioni nascono proprio dalle idee nuove, dalla sperimentazione. Non mi sento minacciata da questo, perché nulla può sostituire l’unicità di una persona, del sentire umano di un artista, qualunque sia il suo ambito. Quindi non è tanto un modo per dire “stop” a questa tendenza — ognuno è libero di seguire il percorso che sente — ma è sicuramente un modo per dimostrare il valore di quello che persone come me continuano a fare: mettere le mani sullo strumento, dare corpo e verità alla musica. Anzi, da questo punto di vista devo quasi ringraziare questa tendenza, perché mette ancora più in risalto l’autenticità di quello che faccio e di ciò che tanti artisti e musicisti come me continuano a portare avanti.
Com’è avvenuta la genesi di questi brani?
La genesi di questi brani, in realtà, si distribuisce lungo 15-20 anni di attività. Per esempio, “Rain” è un brano del mio primo album prodotto da Warner Music Group, Escapizm, uscito nel 2007. Mentre “Don’t Give Up Your Mind” è l’ultimo singolo, prodotto da Fabio Balestrieri, uscito nel 2023. C’è quindi una grande varietà nei tempi di scrittura, ma ciò che accomuna tutti i pezzi è il mio approccio: più che da songwriter, forse da compositrice-arrangiatrice. Sono sempre alla ricerca di quel dettaglio musicale che fa la differenza dentro una composizione; e solo dopo, una volta trovato, cerco di metterci dentro il mio sentire, la mia sensibilità. Ma parto sempre da un’idea musicale.
Hai programmato qualche data live per presentare questo EP? Se sì salirai sul palco insieme ai musicisti coinvolti nel progetto?
A ottobre saremo in giro per l’Italia con una serie di concerti live in luoghi che privilegiano l’ascolto. Porteremo finalmente il nostro suono davanti al pubblico con la band, e pubblicherò presto tutte le date sui miei social.
Tu sei anche docente al Saint Louis College of Music di Roma, come si approcciano oggi i giovani che vogliono imparare a suonare uno strumento?
I giovanissimi sono pieni di energia, voglia e curiosità, proprio come lo sono sempre state tutte le generazioni: per fortuna questo non cambia. Certo, oggi l’approccio è diverso, così come gli strumenti per l’apprendimento, e sicuramente il livello di attenzione è un po’ più difficile da mantenere rispetto ai miei tempi, quando per esempio non avevo nemmeno la distrazione dello smartphone. Però, se diamo ai ragazzi un esempio valido e soprattutto gli strumenti giusti, oggi possono avere persino più accesso alle informazioni rispetto alla mia generazione. E questa è una grande ricchezza del nostro tempo.
Nella scorsa intervista ti chiesi come ha avuto inizio la tua collaborazione con Giorgia, sei al lavoro su nuovi brani con lei?
Siamo sempre in fermento creativo. Per quanto riguarda la parte live del suo progetto, a cui collaboro soprattutto sul piano della condivisione del palco e delle emozioni, per me è qualcosa che mi riempie di orgoglio e mi dà ogni volta un grande stimolo. Mi spinge a cercare sempre qualcosa di nuovo, un’idea che possa toccare le persone e, allo stesso tempo, essere stimolante dal punto di vista musicale. Questa, per me, è una grande fortuna.
Grazie per il tuo tempo, ti lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferisci.
Grazie ai lettori di TuttoRock e a te Marco: perché, in fondo, la saggezza sta nelle domande, non nelle risposte…
MARCO PRITONI
Sono nato ad Imola nel 1979, la musica ha iniziato a far parte della mia vita da subito, grazie ai miei genitori che ascoltavano veramente di tutto. Appassionato anche di sport (da spettatore, non da praticante), suono il piano, il basso e la chitarra, scrivo report e recensioni e faccio interviste ad artisti italiani ed internazionali per Tuttorock per cui ho iniziato a collaborare grazie ad un incontro fortuito con Maurizio Donini durante un concerto.




