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DAVIDE DUDU MORANDI – Intervista al frontman dei Modena City Ramblers

DAVIDE DUDU MORANDI – Intervista al frontman dei Modena City Ramblers

In occasione del talk con Iosonomoka alla Music Station di Trebbo di Reno (BO) organizzato da Rocknrolla Eventi, ho intervistato Davide Dudu Morandi, cantante dei Modena City Ramblers. 

Ciao Davide, raccontaci come ti sei avvicinato alla musica e decidere di fare il cantante?
Allora, la musica mi sono avvicinato come tutti i ragazzi di questo mondo, come abbiamo fatto tutti quanti, quindi ascoltandola fin da ragazzo. Il primo disco che ho comprato fu “La voce del padrone” di Franco Battiato. Poi ho cominciato ad appassionarmi anche alla musica che arrivava dall’America, dall’Inghilterra. Sono cresciuto negli anni ’80, quindi ce ne era tanta. A me la musica degli anni ’80 piace, non sono di quelli che sostengono che in quegli anni la musica fosse una brutta musica, anzi. Gli anni ’80 son sempre stati un poco bistrattati perché c’era tanta elettronica, tanti suoni cellofanati. Però le canzoni erano buone, valide, c’erano degli ottimi gruppi, anzi, ascoltandoli oggi quei gruppi danno della biada a tanti. Oggi è difficile ascoltare la musica odierna, se ascolti i Duran Duran oggi, dico che sono un grande gruppo. Quindi,  mi sono avvicinato alla musica ascoltandola, ma mai avrei pensato di farlo come mestiere, perché non ho studiato pianoforte, chitarra o altri strumenti. Ma proprio negli anni ’90 ho cominciato a seguire i Modena City Ramblers, fin dai loro primi concerti, penso che ho visto il loro secondo concerto, perché ero molto amico col cugino di Alberto Morselli, primo cantante dei Modena. Siamo andati a vederli e ci siamo innamorati di questa musica; era un periodo in cui si era tutti quanti innamorati dell’Irlanda, noi si andava in vacanza in Irlanda, a fare l’Erasmus in Irlanda, la musica irlandese cominciava ad arrivare. Successivamente, quando con alcuni amici ho provato a fare anch’io musica, abbiamo fatto un gruppo che suonava più che altro per divertirsi e passare delle belle serate insieme, i Mocogno Rovers. Abbiamo fatto un paio di anni e anche un disco; eravamo i cugini poveri dei Modena City Rangers. Poi la mia carriera è finita lì perché siamo cresciuti, fra virgolette, sono arrivati i lavori veri e chi ha fatto un lavoro piuttosto che un altro, chi ingegnere, chi pilota aerei.Ho cominciato anch’io a lavorare seriamente, fino a che, vent’anni fa, mi è arrivata questa chiamata.

Quindi sono fine 2005?
Quest’anno è il ventennale, sono vent’anni, festeggio vent’anni qui in Modena. A fine 2005 mi chiamò Massimo Ghiacci, ci conoscevamo molto bene, eravamo amici, dicendomi che cercavano un cantante. Si ricordava di quell’esperienza con i Mocogno Rovers, sapeva che la passione mia era comunque la musica irlandese, conoscevo molto bene i Modena City Ramblers, li avevo visti un centinaio di volte prima di cominciare a cantare con loro.

È stato emozionante entrare nella band?
Molto emozionante, ma per me è stato un salto nel buio. Hanno fatto una scelta anche loro molto coraggiosa, non sono andati a prendere un cantante già cantante per portarlo sul palco con un gruppo professionale.

E il kilt come è venuto fuori?
Lo mettevamo coi Mocogno Rovers, con quel gruppo per distinguerci, per fare gli stupidotti, ci mettevamo il kilt e l’ho portato anche sul palco coi Modena perché ero abituato ad andare sul palco col kilt. Mi ricordavo che una decina d’anni prima andavano sul palco col kilt, ho cominciato anch’io a mettere il kilt anche coi Modena e pian piano hanno cominciato a metterlo anche loro.

Anche una bella forza nello scrivere canzoni, che hanno un significato spesso molto forte.
I Modena sin dall’inizio hanno deciso di puntare su testi importanti che avessero un significato forte. Del resto poi quello è l’insegnamento della tradizione irlandese, gli irlandesi hanno sempre fatto musica facendo ballare la gente. Se ascoltiamo la musica irlandese è sempre molto allegra, vivace, però magari stanno cantando di carestia, di lotta. Contro gli inglesi, di povertà, di stermini e cose del genere.

Il rock poi ha sempre, nelle sue varie declinazioni, avuto questa di voler portare un messaggio.
Sì, esatto, i Modena l’hanno sempre fatto fin dal primo momento, dalle prime canzoni che hanno scritto e continuano a farlo dopo vent’anni. Per noi è imprescindibile quello di raccontare delle storie del mondo che è intorno a noi e in cui viviamo; soprattutto puntando il dito su quei problemi che, a nostro modo di vedere, potrebbero sicuramente, non dico essere risolte, il motivo del rock non è dare una soluzione, ma far pensare la gente. Non sei il politico che può dire e fare cose, ma puoi far pensare dei ragazzi giovani a qualcosa a cui non avevano mai pensato e poi, con la loro testa, possono andare ad approfondire ed esplorare per capire meglio. Questo per noi è già molto importante, dal palco diciamo sempre che la musica non può fare la rivoluzione, però la può accompagnare, la può raccontare, la musica può raccontarla la rivoluzione e l’ha sempre fatto.

Con i MCR quest’anno avrete delle festeggiamenti, avete qualche programma speciale?
Assolutamente! Quest’anno è stato un periodo importante e impegnativo, abbiamo fatto più di 80 concerti ed è stato bellissimo, l’anno prossimo, questo 2026 a dire il vero, torneremo in pista alla grande.

Tanti locali hanno chiuso dopo la pandemia.
Purtroppo è così, è stata una strage, un disastro, ma l’anno prossimo, da marzo, saremo di nuovo in tour; ora abbiamo un paio di mesi di riposo, per modo di dire, perché poi ognuno di noi ha i suoi progetti, le sue cose, come questo progetto acustico in duo con Iosonomoka, facciamo questa data stasera, poi faremo una quindicina di concerti in questi due mesi.

Cosa racconterai in questo talk? Aneddoti e storie?
Ci sono canzoni del mio disco che ho fatto, solista, canzoni, qualche canzone dei Modena, canzoni da cui viene la mia passione per la musica, quindi molta Irlanda, molte canzoni insomma, che hanno un significato anche sia per il mio percorso che per quello in cui credo e quello e i motivi per cui ancora dopo vent’anni. Ho voglia di andare su un palco a cantare.

MAURIZIO DONINI

Credits: si ringrazia Rocknrolla Eventi e Music Station per la gentilissima disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento.

DAVIDE “DUDU” MORANDI

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