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Daudia: intervista su “Il Nostro Tempo”

Daudia: intervista su “Il Nostro Tempo”

In occasione dell’uscita di “Il Nostro Tempo” abbiamo intervistato i Daudia.

Ciao ragazzi, benvenuti tra le pagine virtuali di Tuttorock. Stavo riflettendo sul vostro nome DA-UDIA… ma non è che per caso si tratta di una commistione dei vostri nomi: Davide e Claudia? 

Ciao e grazie dell’invito! Esatto, Daudia è proprio la crasi dei nostri nomi e fu un nostro amico a suggerirci questo nome d’arte per il progetto. In effetti esprime perfettamente la nostra unione nella musica e nella vita. 

Avete la particolarità di suonare due strumenti cordofoni: chitarra e… ukulele. Da dove è nata la passione per questo particolarissimo strumento a quattro corde, che solitamente associamo a paradisi tropicali? 

Qualche anno fa iniziammo a postare cover di canzoni famose riarrangiate in chiave acustica e per una in particolare l’ukulele era perfetto, nacque tutto così, in maniera spontanea. In tutto ciò che facciamo non c’è mai stato un copione scritto a tavolino, spesso le idee nascono mentre proviamo qualcosa e poi restano segni distintivi per noi, com’è stato per l’ukulele, che è uno strumento che amiamo anche perché evoca sonorità e sensazioni di gioia, pace, allegria. Da lì lo abbiamo inserito anche nei nostri brani inediti. 

Da poco siete usciti con un nuovo album: “Il Nostro Tempo”, un titolo piuttosto emblematico! Cosa volevate raccontarci? 

Questo album arriva dopo un periodo di per sé emblematico, in cui abbiamo vissuto molte esperienze musicali e di vita in giro per il mondo; abbiamo sentito l’esigenza di raccogliere e pubblicare le canzoni che sono nate in questo arco temporale, ed è così che nasce “Il nostro tempo”. Il titolo non è casuale, non solo perché riprende quello del brano che riteniamo ipiù significativo, ma anche perché rappresenta la voglia di vivere questo attimo, questo presente, questo tempo che adesso sentiamo nostro. 

In questo album il suono acustico che ha caratterizzato i vostri lavori precedenti è ancora presente, ma c’è anche un’apertura verso sperimentazioni più elettropop. Due mondi agli antipodi. Come li avete fatti incontrare? 

Nel nostro background artistico c’è molta musica, siamo cresciuti con influenze musicali variopinte e in un certo modo queste sono ancora tatuate dentro di noi. Infatti, in ogni canzone dell’album c’è la spinta verso un determinato sound. Abbiamo “Scorpione” dalle sonorità pop-rock, “With you” che affonda le radici nel country-pop, “Il nostro tempo” che è elettro pop. Tutte queste influenze diventano un quadro con varie sfumature di colore, che ruotano in ogni caso intorno al pop e alle nostre armonizzazioni vocali, che sono da sempre una nostra peculiare caratteristica. 

Ho notato che alle tracce in italiano ne abbinate una manciata in inglese ad esempio “With You”, “What If (we’re one)” e “The One Who Said Goodbye”. Quali sono le ragioni di questa scelta? 

 Volevamo che il nostro album ci raccontasse appieno, senza escludere nulla e queste tre canzoni fanno parte del nostro periodo all’estero, fondamentale nel nostro percorso artistico, anche perché continuiamo ad esibirci tra Europa e Stati Uniti. Per questo l’album è volutamente bilingue, sarebbe stato riduttivo escludere questi brani che per noi significano molto. 

Però si potrebbe obiettare che “Let’s Go!” Trae totalmente in inganno, essendo in italiano?! 

Anche questa è una cosa voluta: inserire un titolo in inglese per una canzone in italiano, con una strofa in napoletano oltretutto! Noi siamo un po’ così, ci piace creare curiosità e sorprendere i nostri ascoltatori inserendo qualche “trucchetto” qua e là. 

Ad ogni modo, devo complimentarmi con voi, in quanto cantate in un inglese eccellente e senza vizi di pronuncia “all’italiana”, qualità non proprio scontata da riscontrare in un’artista. Mi chiedo se abbiate seguito dei particolari corsi di dizione? 

L’inglese è da sempre la mia lingua preferita (Claudia), sin da piccola ho sviluppato un vero e proprio legame con essa. La mia insegnante delle scuole medie l’aveva capito e mi spinse a perfezionarne sempre di più la conoscenza, sottoscrivendo anche un abbonamento ad una rivista britannica per adolescenti; in questo modo ho imparato quell’inglese non propriamente scolastico. E poi MTV è stata la mia seconda scuola: le interviste dei miei artisti preferiti, ascoltate in lingua originale, mi hanno catapultato nel mondo e nello slang americano. Davide invece ha anche vissuto per un periodo in Gran Bretagna, perfezionando lì il suo inglese. 

Chiaramente in un mondo globalizzato è d’obbligo saper parlare più di una lingua. So che avete partecipato a vari talent show internazionali come “X Factor UK” e “X Factor Romania”. Ci sono altri talent stranieri a cui vi piacerebbe prendere parte, magari con una canzone in lingua originale? 

I talent sono stati una parentesi importante del nostro percorso, ma ad oggi non sono una nostra priorità; certo, se potessimo scegliere di partecipare ad uno di essi, peraltro con un nostro brano inedito, sceglieremmo “The Voice USA” o “American Idol”, due realtà incredibili ed iconiche del panorama televisivo statunitense e che ci consentirebbero di raggiungere un bacino di utenza maggiore. 

Qui è impossibile esimersi dalla domanda sulla vostra versione acustica di ‘Jerusalema’ di Master KG: come caspiterina avete fatto ad imparare le parole? 

In realtà è stato più semplice di quanto potessimo immaginare! Abbiamo dapprima ascoltato attentamente la pronuncia e la musicalità delle parole, poi leggendo il testo tutto è stato molto fluido. E ciò che ci rende particolarmente orgogliosi di quella cover sono proprio i pareri positivi dei nativi che parlano la lingua venda, i quali si sono complimentati con noi per aver rispettato e dato importanza alla pronuncia del testo che – è il caso di ricordarlo- evoca una preghiera. 

La canzone è divenuta virale durante l’epidemia di covid-19, raggiungendo milioni di visualizzazioni in pochi giorni. Alla versione originale dal beat molto afrikaan, aggiungete una spolverata di soul che tratteggia una dimensione quasi spirituale. Avete aggiunto anche un cajon che evoca molto della musica sudamericana. Me ne volete parlare? 

In quel periodo ci divertivamo a riarrangiare in versione acustica canzoni che nascevano con un sound elettronico e crediamo che il segreto del successo della nostra versione di “Jerusalema” sia stato proprio questo. Abbiamo dato vita a sonorità che si allontanano completamente dall’originale versione di Master KG e questa caratteristica fu apprezzata proprio da lui, che repostò il nostro video sui suoi social. Ci fu una reazione a catena virale, la nostra versione fece letteralmente il giro del mondo e il giorno dopo la pubblicazione avevamo la casella mail inondata di richieste di partecipazione ad ospitate Televisive e radiofoniche, oltre che YouTube ed Instagram in tilt. Anche il video fece la sua parte: lo girammo sul lago di Castel San Vincenzo, in Molise. 

In ultimo come pensate che le numerose esperienze televisive, tra cui spiccano “The Winner is” con Gerry Scotti e la vittoria ad “Area Sanremo” del 2018 che vi ha addirittura aperto le porte delle semifinali di “Sanremo Giovani”, abbiano influenzato la vostra crescita come musicisti? 

Le esperienze fatte in Italia hanno avuto un impatto importante, soprattutto per la nostra crescita come cantautori. Quando partecipammo a “The Winner Is” eravamo ancora acerbi ma molto determinati, mentre “Area Sanremo” fu la prima occasione per confrontarci, in una competizione quasi impossibile, con un brano scritto da noi. C’erano più di 2500 partecipanti, circa l’1% accedeva alle semifinali di “Sanremo Giovani” e noi ci riuscimmo; quella esperienza così estenuante ci permise di credere nelle nostre canzoni e migliorare il nostro approccio alla scrittura. 

C’è un ricordo significativo che conservate di questi programmi? 

L’incontro con Claudio Baglioni, alle semifinali di “Sanremo Giovani”; siamo entrambi cresciuti con le canzoni di Claudio, è stata una grande emozione poterci esibire dinanzi a lui. E i nostri genitori un po’ ci hanno invidiato (ride ndr.). 

Quali sono i vostri prossimi progetti? 

Stiamo già lavorando alle prossime canzoni, mentre ci prepariamo ad alcuni live in cui presenteremo il nostro album. In futuro ci piacerebbe collaborare con qualche artista del panorama musicale italiano, ci sono diversi cantautori ed artisti con i quali vorremmo condividere un brano; Tommaso Paradiso, Stash, Rocco Hunt, Damiano David…chissà. 

Vi ringrazio per la vostra disponibilità e vi auguro in bocca al lupo per la promozione di “Il Nostro Tempo” 

Grazie a voi e…W il lupo! 

SUSANNA ZANDONÁ