DATE AT MIDNIGHT: “ La solitudine da voce a ciò che talvolta resta inascoltato” inter …
I Date at Midnight si sono formati a Roma nel 2007 e la formazione attuale comprende Daniele De Angelis (voce), Pasquale Vico (basso), Nunzio Biviano (chitarra) e Francesco Mignogna (batteria). Il gruppo si caratterizza per un sound goth/postpunk oscuro e d’impatto, mescolato a un pizzico di malinconia wave. Le loro performance live sono un viaggio fatto di momenti teatrali e intensi, uniti a un’appassionata attitudine “rock”.
Com’è nata l’idea di fondare questo progetto e perché “Date at Midnight”?
Il progetto è nato da un’urgenza espressiva. Eravamo immersi in un contesto urbano che ci parlava di alienazione, bellezza decadente e desiderio di connessione, dato che, quando abbiamo intrapreso questo viaggio nel 2007, la scena goth a Roma era un vivace susseguirsi di party, incontri, concerti… Il nome “Date at Midnight” è ispirato ad un verso di “Black no.1” dei Type O Negative (“She’s got a date at midnight / with Nosferatu…”). Evoca un notturno incontro nell’ora più vulnerabile e misteriosa: la mezzanotte. È lì, per chi sa esserci, che si rivelano le verità, che si consumano le attese, che si accendono le ombre e le passioni allo stesso tempo.
Nel corso degli anni possiamo assistere ad un’evoluzione nel suono, ad una crescente presenza di sonorità elettroniche e alla sostituzione di alcuni elementi all’interno della formazione. Per quale motivo avete avvertito la necessità di evolvervi in questa direzione?
I cambi nella formazione – un batterista e due chitarristi – sono sempre stati frutto di scelte personali legate a esigenze individuali dei singoli ex componenti. La vera fortuna, però, è stata quella di riuscire a trovare, ogni volta, nuovi membri che non solo hanno abbracciato pienamente la visione del progetto, ma hanno anche contribuito a farlo evolvere, portando nuove prospettive nel processo compositivo. Parallelamente, anche la nostra musica è cresciuta insieme a noi: da una fase iniziale più impulsiva siamo passati a un approccio più consapevole, influenzato dai nostri gusti e percorsi umani e musicali, sempre più ricchi ed eterogenei. L’introduzione di tappeti sonori basati su synth ci ha permesso di esplorare nuove profondità emotive, oltre che musicali, dando corpo a sensazioni che con gli strumenti da noi tradizionalmente utilizzati restavano sospese o inespresse.
Chi si occupa della fase compositiva e delle liriche all’interno del gruppo e come avviene?
Il processo di scrittura all’interno della band è profondamente collaborativo: ciascuno di noi contribuisce con il proprio strumento e partecipa attivamente offrendo feedback sulle parti degli altri, interattivamente e iterativamente. Sebbene la sala prove resti il cuore pulsante della nostra creatività, man mano abbiamo introdotto anche approcci più “home based”: alcuni brani, come No Contact / Red Zone, Carmilla e The Privation, sono nati da demo grezze composte e registrate in autonomia, per poi essere rifinite e arricchite insieme. Le liriche sono espressione del mondo interiore di Pasquale e Daniele, e nascono spesso da un impulso o una visione personale, un’idea, un’immagine, una frase che vibra.
Il titolo dell’ultimo album “Fading Into This Grace” potrebbe rappresentare un concetto f igurativamente contraddittorio. Quale significato si cela dietro a questa denominazione?
È un ossimoro, sì. “Fading” suggerisce dissolvenza, perdita. “Grace” è bellezza, redenzione. Il titolo rappresenta il momento in cui ci si lascia andare, ma non nel vuoto: in qualcosa di sublime. Al contempo ci piaceva l’assonanza tra “This Grace” e “Disgrace”, a sottolineare l’ambivalenza che, in ogni caso, caratterizza la dinamica sopra descritta.
Leggendo i testi dei vostri brani un tema abbastanza ricorrente e’ quello della “solitudine” che può avere differenti accezioni. Cosa rappresenta per voi tale concetto e quanto esso influisce sul processo creativo?
La solitudine è una compagna silenziosa e non necessariamente negativa. A volte è necessaria per ascoltarsi, per creare. Nei nostri testi è spesso presente come riflesso dell’epoca, in cui la solitudine diventa vera e propria alienazione pur nell’iper-connessione in cui siamo immersi, ma anche come spazio interiore che spinge a scavare, a dare voce a ciò che talvolta resta inascoltato. Da questo punto di vista la lingua inglese aiuta, perché in quel vocabolario esiste una netta distinzione tra “solitude” e “loneliness”: la prima sottende la deliberata, pacifica e, perché no, rigenerante volontà di isolarsi fisicamente e mentalmente a fini introspettivi; la seconda è la sensazione indesiderata di isolamento che può verificarsi anche quando si è circondati da altre persone, risultando in una disperata mancanza di connessione che, al limite, può potenzialmente risultare dannosa per la salute mentale e non solo.
Lo scrittore e poeta Lewis Carrol disse “bada al senso, e i suoni baderanno a se stessi” alludendo alla spontanea associazione di idee. Condividete tale affermazione o ritenete che all’interno del processo creativo di un brano si debba seguire un certo rigore?
Concetto affascinante! Nel nostro processo creativo abbiamo entrambe le fasi, se così si può dire: una prima in cui diamo molta importanza alla spontaneità e seguiamo l’istinto, lasciando a seconda dei casi che il suono guidi il significato o viceversa, senza schemi o regole precostituite; arriva poi un momento in cui tutto ciò viene inevitabilmente incanalato in una struttura che possa valorizzare e cristallizzare quella spontaneità.
Altra citazione abbastanza significativa fu quella di David Bowie che riteneva che la musica non fosse un dipinto, ma un colore utile a dipingere se stessi. Quanto la musica che create contribuisce a plasmarvi e come definireste le vostre creazioni se non come il dipinto di una determinata esperienza? Inevitabilmente la nostra musica è al tempo stesso lo specchio della band, ma anche il pennello con cui vengono dipinti stati d’animo, esperienze, ferite e rinascite. Nel nostro caso, inoltre, il fatto di essere attivi e comporre musica originale da quasi 20 anni, con tutte le esperienze che ciò ha comportato anche in termini di viaggi, incontri, confronti, ci ha inevitabilmente plasmato anche come persone.
La forza comunicativa è indubbiamente una tra peculiarità di ogni forma artistica. Quale messaggio volete comunicare con la vostra musica e quanto pensate che questa possa influenzare il circostante?
Non abbiamo mai avuto la pretesa di comunicare particolari messaggi, ci basta che ci ascolta trovi uno spazio sonoro e / o emotivo in cui per qualche strana alchimia possa riconoscersi. Per noi “influenzare” significa in definitiva far vibrare la nostra musica in chi e con chi la fa propria.
La vostra produzione musicale è palesemente e piacevolmente permeata di oscurità e sofferenza. Pensate che la celebrazione del “dolore” possa rappresentare un messaggio positivo per la società e, se si, in quali termini?
Non glorifichiamo la sofferenza, ma la riconosciamo: in una società che spesso tende a nasconderla, o all’estremo opposto a “sbatterla in prima pagina” in modo più o meno sensazionalistico, ci piace pensare che noi la mettiamo al centro della scena, ma a lume di candela, perché solo osservandola, in quanto ineludibilmente legata alle nostre vicende, si può accettarla. E accettarla significa accettarsi.
Quali sono le vostre aspettative per i prossimi mesi?
Avete nuovi progetti da preannunciare? Sicuramente, in continuità con quanto fatto fino ad ora, continueremo a portare la nostra musica live in giro per l’Europa: abbiamo già diverse date fissate ed altre in fase di definizione. Stiamo inoltre arrangiando nuovi brani, prendendoci come sempre il nostro tempo. Nel 2026 inoltre ricorrerà il decennale del nostro album “Songs To Fall and Forget” ed abbiamo quindi previsto, di concerto con la nostra etichetta, una ristampa speciale per l’occasione. Insomma: ci attende un intenso periodo!
Qual’e la cosa più importante che vorreste dire al vostro pubblico e come vorreste salutarlo?
Al nostro pubblico diciamo la cosa più scontata, ma davvero importante: grazie! Grazie per condividere con noi questo lungo viaggio tra luce, ombra e penombra. Non vediamo l’ora di incontrarvi dal vivo, quindi tenete d’occhio i nostri social e… Save the Date
Intervista a cura di NUMA ECHOS per Rechos Records and Promotion
Band:
Daniele De Angelis: Voce
Pasquale VIco: Basso
Nunzio Biviano: Chitarra
Francesco Mignogna: Batteria
https://www.dateatmidnight.com/
https://www.facebook.com/dateatmidnightband/




