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DARIO FAINI – Intervista a “Dardust”, compositore di ‘Soldi’ e ‘Mi amavi a …

DARIO FAINI – Intervista a “Dardust”, compositore di ‘Soldi’ e ‘Mi amavi a …

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Dario Faini, in arte Dardust, (il nome DARDUST vuole essere da una parte un ironico omaggio a Ziggy Stardust, il più celebre personaggio alieno incarnato da David Bowie, che ha ispirato l’immaginario “spaziale” di tutto il progetto e dall’altra un tributo al duo Dust Brothers, divenuto celebre con il nome Chemical Brothers e l’album di debutto “Exit Planet Dust”) è un pianista, compositore e musicista italiano. Inizia la sua carriera di musicista nei primi anni 2000, specializzandosi successivamente come compositore, pianista e producer elettronico. Parallelamente all’attività solista, negli anni ha composto principalmente come autore brani per cantanti italiani come Annalisa, Emma, Fedez, Marco Mengoni, Luca Carboni, Fiorella Mannoia, Cristiano De André, Francesco Renga, Irene Grandi, Alessandra Amoroso, Marco Carta, Antonino, Tommaso Paradiso, Mahmood.

Ciao Dario, la tua è una carriera che è nata con la musica classica se non erro.
Sì, è iniziata studiando all’Istituto Musicale Gaspare Spontini di Ascoli, da cui sono usciti anche Giovanni Allevi e Saturnino, poi continuando andando oltre, dedicandomi alla canzone e all’elettronica.

Spazi tra tantissimi generi, Alessandra Amoroso, Quintorigo, Afterhours, Fedez, non hai problemi a calarti in diverse e multiformi realtà musicali?
Direi di no, negli ultimi anni ho lavorato indifferentemente con artisti trap e urban, indie come Tommaso Paradiso e Calcutta, o italiani come Elisa. In effetti questa attività rispecchia i miei gusti musicali, mi adatto a varie forme e questo mi permette di non annoiarmi mai.

Arrivando ai giorni di oggi possiamo ricordare la grande vittoria di Mahmood, la cui “Soldi” hai composto e prodotto assieme a Charlie Charles.
Questo è stato l’anno del grande exploit di Alessandro, quando lo vidi entrare ed uscire da X-Factor, pensai “questo diventerà un grande della musica italiana”. E poi effettivamente sono uscite tutte le sue doti.

Questi sono poi i casi che dimostrano come si parli tanto del cantante, ma dietro ci sia un lavoro di grandi artisti come te, che preparano il terreno come compositori, autori, produttori. Un ruolo che alla fine risulta più nascosto nel battage mediatico, ma che resta fondamentale.
Non spetta a me dirlo, ma lo spero (risate). Sicuramente con Alessandro abbiamo lavorato a quattro mani, iniziando un pomeriggio a Milano a casa mia, nella maniera più libera e bella del mondo; senza aspettative, senza porsi tanti problemi o pensieri, con una scrittura libera e non condizionata.

Questo movimento per cui parti da un riff e nasce una canzone l’ho visto anche in servizi di repertorio riguardo il tuo lavoro con Francesco Renga, questa spontaneità nella creazione è proprio nelle tue righe?
Mi accade sempre, si parte da un riff, da un accordo, da un beat, per poi andare a creare il pezzo. In altri casi un cantautore mi porta un testo ed io vado a strutturarci tutta la composizione, contaminando anche la melodia come amo fare. Mi piace rendere più forte la parte melodica più forte intervenendo sulla trama.

Venendo al tuo progetto Dardust, un viaggio musicale itinerante tra Berlino e l’Islanda.
L’Islanda è un mondo musicale che mi ha sempre fatto impazzire, basti pensare ai Sigur Ros ed a Bjork, è una terra magica piena di chiaro-scuri e contrasti che mi ha sempre affascinato.

Saltando a piè pari nel passato, i tuoi ascolti giovanile quali furono?
Io ero un bambino strano, a 8 anni, io ascoltavo David Bowie, mentre i miei compagni delle elementari si dedicavano a Cristina D’Avena piuttosto che gli Europe. Io nel diario avevo le foto di David Bowie nel periodo del trucco, dei capelli rossi, dei vestiti strani, sapevo già tutte le sue canzoni a memorie, sono partito da una buona base direi. Ci sono dischi di David Bowie molto difficili per un bambino di 8 anni, mi sforzavo di capire brani come Low ed Heroes; poi crescendo mi sono diretto anche a Depeche Mode e U2. Ma senza scordare il cantautorato italiano, penso che Claudio Baglioni sia un genio, brani come Oltre, La vita adesso, li ho studiati tantissimo; a livello di complessità e scrittura è inarrivabile. Metterei Baglioni sullo stesso piano di Pino Daniele, per la cura attentissima al dettaglio.

Tu suoni il pianoforte, ma usi tantissimo anche l’elettronica, non c’è, in generale nella musica, il pericolo che quest’ultima prenda il sopravvento sull’acustica?
Credo di no, l’importante è l’equilibrio ed usare entrambi i mondi per creare un nuovo momento musicale, non mi piace quando c’è troppa elettronica, preferisco controbilanciare le grandezze. Dardust è proprio questo, ci sono gli archi, c’è il pianoforte, l’elettronica è al servizio di questi o al contrario è proprio la parte organica che è al servizio dell’elettronica, bisogna sempre trovare il giusto punto di equilibrio.

Ora arrivi al Teatro Duse di Bologna come compositore delle musiche del dramma “Mi amavi ancora” (Un dramma sull’elaborazione del lutto e sulla ricerca della verità, scavando nel labirinto dei ricordi e dei sentimenti. È ‘Mi amavi ancora…’ acclamato testo dello scrittore e drammaturgo francese Florian Zeller, che andrà in scena dall’1 al 3 marzo al Teatro Duse di Bologna, venerdì e sabato ore 21, domenica ore 16. Sul palco Ettore Bassi, Simona Cavallari, insieme a Giancarlo Ratti e Malvina Ruggiano. Lo spettacolo, prodotto da A.ArtistiAssociati e Synergie Arte Teatro), dopo già vari esperienze in altri spettacoli teatrali e musical, come sei arrivato a questo dramma?
Pensa che sono stato anche performer, cantante e ballerino sul palco, la regia è di Stefano Artissunch, che è di Ascoli Piceno e che io ho sempre seguito molto. Nutro profonda ammirazione per il suo carattere molto forte, io ho sempre avuto insegnanti, in tutti i gradi scolastici, con caratteri molto, molto forti ed a volte severi. Stefano è un grande personaggio, e quando mi ha chiesto di dargli le musiche mi ha fatto veramente tanto piacere.

Musicare un dramma piuttosto che una commedia leggera o un musical cambia l’approccio al lavoro da svolgere?
Cambia perché in questo caso ho selezionato tra i miei primi due dischi, Birth e Seven, alcuni brani che potevano essere adatti alla pièce. Poi Stefano li ha selezionati, li ha tagliati inserendoli nello spettacolo, partendo da questo abbiamo limato e reso più efficiente il commento musicale alle scene. Lui è stato molto, ma molto bravo ed indipendente.

Progetti futuri per il tuo progetto personale Dardust?
C’è in uscita il terzo disco, stiamo firmando il nuovo contratto con una etichetta molto importante, prevediamo di uscire in primavera con il primo singolo. Per l’occasione ci siamo spostati tra Londra ed Edimburgo, dove fu girato Trainspotting; mi incuriosiva conoscere quei colori. Poi nel nuovo disco ci sarà lo Sturm und Drang, che ci si chiederà cosa c’entra, ma non voglio anticipare nulla, lo scoprirete quando uscirà il nuovo disco.

Per chiudere, non pensare mi sia sfuggito il tuo speak al TedX Torino, essendo uno dei giornalisti più assidui alla manifestazione, so quanto è difficile e importante essere su quel palco, come è andata?
All’inizio ero sopreso e spaventato, poi ho preso la mia tesi di laurea, in psicologia con una tesi sull’ascolto musicale. Riprendendo questo discorso ho preparato il mio talk e l’ho portato al TedX.

MAURIZIO DONINI