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CRISTIAN “CICCI” BAGNOLI – Intervista su OUT

CRISTIAN “CICCI” BAGNOLI – Intervista su OUT

In occasione dell’uscita del nuovo album “OUT” ho intervistato il chitarrista romagnolo CRISTIAN “CICCI” BAGNOLI.

Ciao Cristian, piacere di averti sulle pagine di Tuttorock. Vuoi iniziare raccontandoci come ti sei indirizzato a diventare un chitarrista così bravo?
E’ stato per via di mio padre, io non mi interessavo di musica, ma lui mi faceva sempre ascoltare Queen, Dire Straits, Pink Floyd. Si vede che sentendo queste band dove la chitarra rivestiva un aspetto primario, qualcosa mi si è acceso. Da lì è partita una sfida, c’era uno che dava lezioni di chitarra nel mio paese, a Forlimpopoli, ti dico che per i primi due anni non ci fu niente da fare, zero assoluto, poi è scattato qualcosa e mi sono appassionato allo strumento.

Quindi la solita trafila? Lezioni, primi gruppi?
Ho iniziato a lavorare come cuoco, proprio diplomato nella materia, quindi tutt’altro, fino a quando decisi di licenziarmi e provare a fare il musicista. Il prossimo anno festeggio i 20 anni di carriera. Essendo romagnolo ho iniziato ad andare a suonare nei localini tra Cesenatico e Rimini, e un giorno ho conosciuto Claudio “Gallo” Golinelli, il bassista di Vasco. Mi invitò ad andare a casa sua a fare una sorta di provino, mi inserì quindi nella sua band e in altre combo che facevano cover, andavamo via assieme e poi è nato il “Gallo Team”, abbiamo fatto parecchie cose belle. 

Come genere, sentendo la tua musica e leggendo la biografica, spazi molto, sei partito con il jazz?
Il jazz è un genere molto difficile, ci vuole maturità per entrarci dentro, ho iniziato a dedicarmici adesso, come si vede dall’ultimo disco. Prima mi dedicavo solo al rock, con il “Gallo Team”, poi sono stato nella “Steve Rogers Band” con Maurizio Solieri. Poi voglio menzionare Ricky Portera che mi ha portato in piazza Maggiore con un evento straordinario, artisti incredibili da Stef Burns a Glenn Hughes per dire; Ricky è nel mio cuore e facciamo belle cose assieme. 

Questo ultimo disco che è bellissimo, ma direi coraggioso, fare un album strumentale in Italia.
Nella situazione italiana attuale è inutile mettersi a fare i cantanti, le nuove generazioni ascoltano rap e trap, generi che non mi appartengono; e se anche fai una canzone orecchiabile devi spingerla pagando parecchio. Finirei in quei canali underground in mezzo a video amatoriali di bassa qualità. Piuttosto che intristirmi in questi contesti, ho preferito concentrarmi sul mio strumento e sono molto soddisfatto del risultato.   

Il tuo album mi fa percepire anche una continua evoluzione, con jazz e fusion oltre al classico rock.
Un’evoluzione che vorrei fare progredire, anche se nella situazione italiana questo si trasforma in una continua lotta. Ma ho già tante idee in testa, del materiale che sto provando, la mia idea è di proseguire in questa direzione. 

Nel disco hai inserito anche un pezzo di Ivan Graziani.
E’ stato assolutamente fantastico! Quando suoniamo dal vivo io canto oltre suonare la chitarra, perché facciamo anche dei pezzi di Ivan Graziani. Al basso c’è Marco Dirani e proprio Tommy Graziani alla batteria. Capita che Tommy mi abbia proposto un pezzo di suo padre, che riteneva poco valutato, puoi immaginare, io sono rimasto di sasso. “Ma davvero? Sei sicuro? Vuoi sentire prima tua madre?”, gli ho risposto. Per concludere abbiamo deciso di rivisitarlo, e la cosa fantastica e unica è che per registrarlo abbiamo usato proprio la chitarra 12 corde di Ivan, dovrebbe essere del 1976 mi pare. Dal vivo facciamo cinque pezzi rivisitati di Ivan, fra i suoi più famosi, in questi io canto. 

Progetti futuri?
Ora cerco di portare in giro il disco con delle date dal vivo, tra novembre e dicembre saremo a Roma, Forlì, Casalborsetti, Ravenna, Torino, Pesaro. Ci sono locali che vogliono ancora proporre musica dal vivo inedita, purtroppo in Italia se vuoi riempire un locale devi fare altro, cover band e simili, in America è diverso, ci sono molte più opportunità, ma questa è la realtà e ci adattiamo, continuando a provare a suonare buona musica nuova. 

Il tour lo farai come “Cicci Quartet”?
Esatto, suoneremo il disco nuovo e pezzi degli album precedenti, perché questo è il quindi album che ho registrato, lo spettacolo viene fuori quindi misto, fra pezzi strumentali e cantati. 

Non scordiamo che recentemente hai fatto anche parecchie cose grosse, mi viene in mente, ad esempio, il Codishow con Stef.
Certamente, con Stef, poi all’Arena di Verona con Gheri ad aprire per Zucchero, con lui avevamo già fatto 15 date e ora altre 5. 

Per finire, soddisfiamo gli aficionados dello strumento, che chitarre usi preferibilmente?
Allora, sono già 20 anni che le chitarre me le fa un liutaio di Rimini, Legg Guitars, me le costruiscono sotto mie specifiche, sono come un’estensione delle mie braccia (risate). Come amplificazione invece mi affido agli Hiwatt, come GIlmour (risate) 

Accordature particolari? Effetti speciali?
No, nulla, tutto classico. Quando si è giovani ci si lancia su tutto, pedali, rack e via dicendo, crescendo man mano semplifichi e togli, arrivando a suonare con meno cose. 

Come dicono i cuochi “less is more” 😊 😊 Vuoi aggiungere qualcosa?
No, direi che abbiamo detto tutto, voglio ringraziare pubblicamente Raul Girotti di Over Studio, e speriamo di proseguire sempre così. 

MAURIZIO DONINI

Band:
Cristian “Cicci” Bagnoli

https://www.facebook.com/cristiancicci.bagnoli
https://www.instagram.com/cristiancicci