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CLAUDIO PERINI – “FAMME TANTO MALE” – IL SINGOLO CONTRO IL FEMMINICIDIO

CLAUDIO PERINI – “FAMME TANTO MALE” – IL SINGOLO CONTRO IL FEMMINICIDIO

Claudio Perini 1

Intervista a Claudio Perini, musicista, cantautore romano, autore, lo abbiamo conosciuto tra ukulele, chitarra, basso, stompbox e kazoo come il fondatore del trio di ukulelisti Youkus e poi con i suoi progetti singoli. Se ancora non lo conoscete, vale la pena ascoltare i suoi testi e leggere questa intervista. Noi lo abbiamo incontrato e raggiunto telefonicamente. Claudio ha scritto un brano intenso dal titolo “Famme tanto male”, cantato con Alessia Fiore; il tema è dolorosamente noto ormai alle cronache, la violenza di genere, gli abusi in famiglia, il femminicidio. La neutralità e il silenzio favoriscono l’oppressore, mai la vittima e anche una canzone, un brano, può e deve essere l’occasione per denunciare.

Claudio, il tuo ultimo singolo “Famme tanto male” è molto intenso, un brano bello, vero, crudo, dedicato a un tema tristemente noto nella cronaca nera, il femminicidio. Come è nato il brano?
Il brano prende forma un anno fa, e stilisticamente riprende la tradizione romanesca degli anni ’70 (Gabriella Ferri, Gigi Proietti, il primo Baglioni, Alberto Griso, i fratelli De Angelis) con quel misto di cronaca nera e melismo popolare e popolano, di cui sono avido ascoltatore. L’ho miscelata al mio modo di fare rock, che viene dritto dagli anni ’70 e ’80, ed ecco cosa ne è uscito.
Il testo nasce da una triste vicenda di quegli anni a cui, purtroppo, ho assistito personalmente da bambino. Ho pensato che il dialetto romanesco rendesse ancora di più la crudezza del testo, e l’ho utilizzato.
Volevo raccontare la violenza da un punto di vista inedito, o parzialmente tale, che è quello proprio della psicologia della codipendenza e della tossicità di certi rapporti in cui la donna seviziata, alla fine, si addossa la colpa della violenza subita fino a, falsamente, desiderarla. E’ un meccanismo più comune di quanto si creda.

Nei giorni a cavallo del 25 novembre, Giornata Mondiale contro la violenza sulle Donne, abbiamo avuto in Italia quattro casi di femminicidio, in appena 3 giorni. E’ un problema culturale?

Sì, è un problema culturale. Nel senso che parte tutto dalla famiglia, dalla cultura del rispetto, che se non viene trasmessa dai genitori e dalla scuola, degenera tristemente in episodi simili. E’ una prevaricazione che ha radici antichissime e che dobbiamo combattere con la cultura della bellezza e del rispetto. Non vedo altro modo.

Hai una preziosa collaborazione, nel singolo, raccontaci come è nata e maturata:
Io e Alessia Fiore, la cantante, ci conosciamo da circa dieci anni. All’epoca suonavamo in un tributo alle sorelle Bertè, di cui tutti e due eravamo innamorati. Mi è sembrato quasi naturale invitarla a cantare su questo brano per via del suo timbro graffiato molto incisivo e drammatico.

Hai partecipato come musicista a una importante iniziativa solidale che ha visto numerosi artisti in diretta streaming sulle pagine Facebook, Instagram e Youtube a favore di EMERGENCY Italia. Raccontaci questa esperienza.
E’ stata un’esperienza meravigliosa. Sono sostenitore di Emergency da diverso tempo e quando Umberto Masci, responsabile di Emergency Appio-Tuscolano, mi ha invitato per una diretta nazionale sono rimasto davvero basito! C’erano nella stessa tranche artisti come Piotta, Zampaglione, Elio Germano e altri.

Sei un artista originale, ironico, spiritoso. Ti abbiamo conosciuto tra ukulele, chitarra, basso, stompbox e kazoo come il fondatore del trio di ukulelisti Youkus e poi con i tuoi progetti singoli. Un disco al mese, un album in previsione? Ancora non si può tornare a suonare live, immagino ti manchi moltissimo.
Ti ringrazio per i complimenti!
Purtroppo il concetto di “album” è tramontato: oggi si tende a sparar fuori dei singoli durante l’anno cercando di minimizzare le spese e cercando di catturare l’attenzione di un pubblico sempre più disattento e superficiale. Se penso agli album che ascoltavo io… prendevi il disco dei Pink Floyd, lo mettevi sul piatto (eh, i vinili) e iniziava il viaggio.
Oggi chi ce li ha 48 minuti filati da dedicare alla musica?
Hai notato che una volta le canzoni erano di circa quattro o cinque minuti, e oggi sono di due minuti e quaranta?
E’ tutto in crisi: artisti, industria discografica, distribuzione, non ultimo il pubblico stesso.
Io l’album ce l’ho, è pronto, ma non me lo produce nessuno. E allora, sai che c’è? me lo promuovo da solo, lo pubblico io. Ho la mia cerchia di affezionati e ogni tanto qualcuno di nuovo si affaccia e fa: “oh però, mica male ‘sto Perini!”. Queste sono le soddisfazioni!
La dimensione live mi manca tanto, anche perché è lì che si instaura quel particolare rapporto con il pubblico fatto di energia che doni e che ti torna indietro centuplicata.
Non è la stessa cosa che fare una diretta sul Facebook, ma sai: questo abbiamo ora, e allora usiamolo. Giochiamo a questo gioco, troviamo del bello anche qui, senza fare i vecchi brontoloni!

Un tuo pensiero sui luoghi di cultura chiusi, nel nostro Paese e la sofferenza della cultura, della musica, delle arti: 
Facile secondo me dare la colpa al Covid. La cultura è defunta da anni qui in Italia. Sto evitando accuratamente di parlare di politica, come avrai notato… ma il grosso scossone lo abbiamo avuto negli anni ’80 con certa televisione nazionalpopolare, scossone dal quale non ci siamo più ripresi. E’ stato, dopo, tutto un degenerare… e qui mi fermo perché altrimenti devo fare i nomi.

Perché non abbiamo ancora una Legge sulla Musica nazionale, che tuteli artisti e lavoratori dello spettacolo? Cosa ne pensi?
Penso che sia normale non averla, dato che non interessa a nessuno, se non a noi, addetti ai lavori. Per la serie “arrangiatevi da soli!” o “trovatevi un lavoro vero!” (frasi vere e sentite).

Il mestiere del cantante, musicista e dell’attore è un mestiere di serie C, in Italia?
Assolutamente sì e lo è perchè, come mestiere, non genera introiti paragonabili ad altri settori. E’ il serpente che si morde la coda, la coda della domanda precedente: la cultura non interessa.

Sei stato vincitore del Drake Summer Festival 2018 e del Fonte Nuova Experience 2019, cosa ricordi di queste due esperienze? E’ importante il contatto con i territori?
E’ sempre una grande emozione ricevere un riconoscimento in un concorso, specialmente vincerlo! In particolare nel secondo, il Fonte Nuova Eperience, ho provato una grossa emozione: ero appena uscito dall’ospedale per un intervento delicatissimo, dal quale temevo di non uscire vivo, e tornare sul palco, e addirittura vincere mi ha fatto scoppiare il cuore!
Poi lì ho conosciuto persone meravigliose, come Gary Stewart Hurst, uno che ha lavorato con Beatles, Cream, Yardbirds, Pink Floyd… ci siamo “presi” subito in simpatia ed è diventato uno dei miei più grandi sostenitori!
Il contatto coi territori è fondamentale: è lì che si gettano le basi culturali affinchè circoli bellezza!

Più ironico o sarcastico? Moderato e felice pessimista o malinconico ottimista?
Dire “irastico”, perché sono pure un po’ incazzato!
Ho lavorato diversi anni in pubblicità come copywriter e ho imparato che dove c’è ironia c’è spessore, profondità.
Sono un “Felice pessimista” assolutamente: so che andrà tutto malissimo ma ho accettato il gioco quando sono nato, e riesco a non prenderlo, e prendermi, troppo sul serio.

Qual è la tua esigenza narrativa e come nasce una tua canzone? Sei autobiografico, racconti la tua storia, la storia degli altri, ami il gusto dei paradossi. I social sono fonte di ispirazione (in negativo?)
Amo rovistare nella sottocultura prodotta dai social (della quale sono io stesso vittima, come vedremo più avanti), mischiandola con le mie esperienze. Ne è un esempio il mio brano “Probabilmente” dove si parla ironicamente di no-vax, terrapiattisti, negazionisti, nostalgici di “coso, lì”.
Le mie canzoni nascono da una breve intuizione, che è quasi sempre una frase, un minuscolo argomento: poi ci costruisco intorno il resto. Ma parto sempre dal testo che è la cosa più importante, perché stiamo facendo canzoni e non musica da film: un testo centrato, ben articolato, ironico, iperbolico quanto basta, produrrà sempre un buona canzone.
Pochi mesi fa ho avuto l’occasione di diventare “virale” per alcuni brevi video, scherzosamente chiamati “recensioni”, in cui mandavo a quel paese l’artista famoso di turno. Jovanotti, Nannini, Antonacci, Ramazzotti, Paradiso, insomma un po’ tutti! Da quel momento in poi ho avuto qualche migliaio di persone che hanno iniziato a seguirmi.
Da un lato è stato piacevole, dall’altro stiamo parlando di una storia triste: uno che suona da quarant’anni e che diventa noto per aver mandato a quel paese qualcuno! Benvenuti nei social.

Calcutta scrisse un album “Mainstream”, aveva ragione lui? Anche nell’indie c’è il minestrone?
La musica indie è, di fatto, il mainstream di oggi. Da musica indipendente e di nicchia è diventata di massa nell’esatto momento in cui le case discografiche ci hanno messo le zampe sopra. Un po’ come dei Re Mida al contrario e non dico cosa c’è al posto dell’oro!