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CERVELLO – Intervista al chitarrista e fondatore Corrado Rustici

CERVELLO – Intervista al chitarrista e fondatore Corrado Rustici

Tornano i Cervello, grazie a Corrado Rustici, autori di un solo album  che uscì nel 1973, “Melos”. Sono tornati con un nuovo album “Chaire”  (leggi qui la recensione) che racchiude anche un live dell’epoca, “”Live a Pomigliano D’Arco 1973”. Ho avuto l’occasione di parlare proprio con Corrado Rustici, di seguite l’intervista.

Ciao Corrado e bentornato su Tuttorock. Posso dire promessa mantenuta, quando ti ho intervistato l’ultima volta per l’uscita del tuo ultimo album da solista mi avevi accennato ad un ritorno dei Cervello anche con dei nuovi brai in studio oltre che live. Parlami quindi di questo ritorno. Come sono nati esattamente i brani? Il loro processo compositivo?
Le idee, poi diventate i brani, furono originariamente registrati da me e da Gianluigi di Franco a partire dal 1974 fino al 1982 in diverse occasioni, su cassetta, su due tracce analogico e altri marchingegni di fortuna, ai quali avevamo accesso in quegli anni. Di solito erano basate su progressioni di chitarra con melodie di Gianluigi, alle quali poi aggiungemmo bozze di flauto, sassofono o altri intrecci melodici o di chitarra che ci sembravano importanti e che creavano il vibe del brano.

Sono brani che erano in u  cassetto, rispolverati e riaggiornati o brani recenti?
Sono brani che per nostra fortuna, a livello compositivo, sono rimasti ibernati, e incontaminati dal passare degli anni è dall’evoluzione musicale che ha caratterizzato le nostre carriere negli ultimi 50 anni.

Perché Chaire? Il suo significato ed il significato dei testi.
Chaire, in greco antico era un saluto che significava Ciao bentrovato ma anche Ciao a rivederci, che ci è sembrato una bella parola per ricontattare i fan che ci hanno seguito per così tanto tempo, e riallacciare con loro un dialogo artistico. Il significato dei testi è diverso da un brano all’altro e la scelta di usare un po’ la mitologia greca per era un modo per Gianluigi di esprimere concetti, non necessariamente basati su tensione sessuale, romantica, eccetera…

Può essere considerato un concept album, oppure c’è una linea che unisce i brani o al contrario ogni brano ha un significato e sé?
Ogni brano ha un significato a sé a parte il primo ed ultimo brano che sono basati su una poesia che Gianluigi mi inviò quando vivevo in America e che ci è sembrata adatta per ripresentarci al pubblico.

Poi il live del 1973 a Pomigliano D’Arco, perché proprio quella data? Ha un significato particolare?
Perché quello è l’unico concerto realmente registrato dal gruppo subito dopo Melos e quindi era un ottimo ponte fra quello che eravamo nel 1973 e quello che siamo ora.

Le differenze quindi tra i Cervello di Melos e quelli di Cherie?
Le differenze che si accumulano in cinquant’anni di carriera sono troppe da elencare , ma più che le differenze ovvie come la padronanza dello strumento, l’esperienza musicale di ognuno di noi acquisita nel tempo e il mio contributo come produttore al risultato dell’album, quello che è più importante di quest’album e la genuinità di idee che riflettono le nostre influenze musicali di quel periodo e non riscaldate in padella oggi.

Per me “Cherie” ha un sound più ricercato, è solo una mia opinione? Logicamente parliamo di un arco di tempo di 50 anni!!
Beh ovviamente giova dell’evoluzione tecnica e del know how che abbiamo acquisito negli anni .

Già verso la fine egli anni 70 si diceva che il progressive rock era morto, eppure negli anni 80, 90 e 2000 c’è sempre stato un fermento di tantissimi gruppi sia nazionali che internazionali. Tu cosa ne pensi?
Ogni era viene diseredata e criticata dalla generazione successiva, In tutta onestà non seguo da anni la scena prog ma c’è stato e ci sarà sempre voglia di idee nuove e di evolversi musicalmente.

La parola progressive ha secondo te lo stesso significato 50 anni fa ed oggi?
Il progressive degli anni 70, è un movimento quasi esclusivamente europeo con radici nella musica classica e nel rock blues post Cream, Zeppelin, ecc, mentre il prog rock che si è evoluto, negli ultimi anni,  da un ramo più vicino all’heavy metal, ha un vestito sonoro molto diverso. A parte la preferenza di usare tempi dispari e più complessi di quelli usati nella musica popolare, o il rock in generale.

Ci sarà un tour di supporto?
Ce lo stanno chiedendo in molti, siamo aperti all’opportunità ci farebbe molto piacere risuonare anche in Italia.

Ci sarà un seguito di “Cherie”? La band continuerà anche in futuro?
Ottima domanda alla quale non ho risposta per ora. Siamo veramente sorpresi dal riscontro che l’album sta avendo e ci stanno chiedendo tutti se ci sarà un seguito. Anche qui ci penseremo e vedremo se sarà artisticamente valido farlo oppure no.

Quali sono le aspettative per queto album?
Nessuna aspettativa. Questo album è un labour of love e un regalo per i fan che ci hanno supportato in tutti questi anni.

Chiudi l’intervista come vuoi, un messaggio ai nostri lettori per avvicinarsi ai Cervello e al nuovo album.
Grazie per l’interesse e per lo spazio che ci avete dedicato. Forse qualcuno avrà la baldanzosa idea di dedicare 30 minuti per ascoltare con calma musica che non è stata costruita per classifiche né per visualizzazioni, ne tanto meno per una playlist. E forse qualcuno in quei 30 minuti potrà rivivere un pò di quel momento magico che stato il prog italiano dagli anni 70

FABIO LOFFREDO

Band:
Corrado Rustici;: Chitarra, tastiere e voce
Antonio Spagnolo: Basso, chitarra acustica, flauto dolce e voce
Giulio D’Ambrosio: Flauto, sax e voce
Gianluigi Di Franco: Voce solista
Roberto Porta: Batteria

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