CENERE – Intervista alla cantautrice bolognese che presenta il nuovo EP
In occasione dell’uscita del nuovo EP “Game(L)over” (Overdub Recording / distribuzione ADA Music Italy), ho avuto il piacere di intervistare Sarah Fornito in arte Cenere, voce storica e potente del panorama rock Bolognese, in attività da oltre 25 anni.
Nel 2002 fonda le Diva Scarlet, con cui ha pubblicato due album di grande impatto: Apparenze (2004 Mescal/Sony,) e Non+Silenzio (2009), prodotto con la collaborazione di Giulio Ragno Favero (Il Teatro Degli Orrori).
Con Diva Scarlet ha calcato diversi palchi tra Italia e Europa, condividendo la scena con Afterhours, Litfiba, Verdena, Zucchero, Marlene Kuntz e molti altri. Nel 2009 conquista il palco del Primo Maggio a Roma.
Nel 2013 ha dato vita al progetto Decana, affiancata da Cecilia Bernardi, pubblicando l’omonimo album prodotto da Umberto Maria Giardini (Moltheni), segnando una nuova fase di ricerca sonora e maturità artistica.
Nel 2020, Sarah dà vita al progetto Cenere, grazie all’incontro artistico con la violinista compositrice Rebecca Dallolio. Il linguaggio musicale è incisivo e i testi di forte impatto ricevono infatti numerosi riconoscimenti: il singolo “Che differenza fa?” vince il premio Suoni d’Ambiente di Radio Città Fujiko come miglior brano a tematica ambientale. “A testa in giù” un energico grido che dà sfogo al senso di claustrofobia subito durante la crisi pandemica. “Chi lo decide chi siamo?” si aggiudica il Premio Amnesty International e il Premio MEI nel contest Voci per la libertà e riceve la Targa di Miglior Testo al festival di cinematografia sociale Tulipani di Seta nera.
Ciao e bentornata su Tuttorock, “Game (L)over” è il tuo nuovo EP, parlami un po’ del significato del titolo.
Grazie Marco, l’EP è un concept album che racconta la fine delle relazioni e il percorso, spesso complesso, che porta a riconnettersi con sé stessi. Parla di emozioni che faticano a emergere, a trovare spazio e voce: da qui nasce il gioco di parole GAME (L)OVER. Ogni brano rappresenta uno stato d’animo, un livello emotivo da attraversare: dalla rabbia alla malinconia, fino alla riconquista del proprio spazio e della propria identità.
Siamo cresciute con modelli relazionali disfunzionali, in cui alle relazioni di coppia vengono associate a parole come “compromesso” e “sacrificio”. Credo che oggi più che mai ci sia bisogno di una visione più sana, alla base di qualsiasi rapporto dovrebbe esserci, prima di tutto, l’amore per sé stessi.
L’idea della copertina è tua?
Sì, anche la realizzazione grafica. L’ispirazione nasce dai videogame arcade della mia infanzia: passavo ore a giocarci, a volte restavo sveglia la notte cercando una soluzione che mi permettesse di andare avanti, senza ripetere sempre gli stessi errori. Da qui nasce l’associazione (ironica, ma sincera) tra l’amore e un videogioco a livelli: una sfida continua, in cui il mostro finale da affrontare siamo sempre e solo noi. Credo sia fondamentale non delegare mai agli altri la responsabilità della nostra felicità, è necessario imparare a lavorare costantemente sulle nostre fragilità, smussando i nostri angoli o pixel in questo caso J.
Com’è avvenuta la genesi dei cinque brani?
Sono esperienze personali che ho voluto raccontare mettendomi a nudo. Attualmente siamo sempre più connessi, ma disconnessi da noi stessi, da qui è nata l’emergenza di soffermarsi sull’ascolto delle proprie emozioni, sulla messa in discussione delle proprie dinamiche relazionali, fino al raggiungimento di una sana IE, Intelligenza Emotiva.
Quando e come ti sei avvicinata alla musica?
Sin da piccolissima ho sempre cantato. In casa mia giravano due cassette: una di Mina e una di Baglioni che ho letteralmente consumato, sono voci che tuttora amo. Il più grande dei miei tre fratelli, suonava flamenco con la chitarra classica che ho poi ereditato da lui, mentre i più piccoli erano in fissa con Nirvana, Skiantos, Daniele Silvestri, Frankie Hi-nrg e Elio e le Storie tese, io mi sono immersa nella scena rock-grunge degli anni 90. A 16 anni ho iniziato a scrivere e a suonare i primi pezzi con le Diva Scarlet, la mia prima band, da lì non ho più smesso.
Ti chiedo qual è stato il momento più bello e, spero non ci sia ma te lo chiedo comunque, quello più brutto con il progetto Diva Scarlet.
Ce ne sono stati tanti, ma la soddisfazione più grande, oltre a esibirci sul palco del Primo Maggio a Roma nel 2009, è stata la tournee fatta tra Bosnia, Olanda, Germania e Spagna, ci siamo divertite tantissimo e il pubblico ha risposto con molta curiosità e interesse alle nostre canzoni nonostante fossero cantate in italiano. Portare la nostra musica fuori dall’Italia è stato molto intenso. Tra di noi siamo rimaste in ottimi rapporti e ricordiamo quei momenti con le lacrime agli occhi dalle risate. Il momento più brutto è stato inevitabilmente smettere di suonare, ma ognuna di noi ha preso altre vie, a parte la bassista Camilla Boschieri, che tuttora suona con me dal 1996!
Quali sono i tuoi ascolti abituali in questo periodo e c’è qualche artista di oggi che ti ha particolarmente colpita?
Ti dico i nomi tre artiste che mi hanno letteralmente ipnotizzata. Noga Erez, Jacoténe e Willow Smith, arrangiamenti incredibili e voci pazzesche.
Hai presentato il disco al Gallery16, cosa rappresenta per te quel luogo?
Ho scelto di presentarlo al Gallery16 a Bologna, perché è un luogo a cui sono profondamente legata. Il Gallery16 non è solo un locale: è un punto di incontro e condivisione che dà voce alla creatività in tutte le sue forme: concerti live, esposizioni, presentazioni di libri, stand-up comedy e una selezione unica di vinili e merchandising. Un ambiente intimo e accogliente, perfetto per condividere questi nuovi brani.
Quali sono i tuoi prossimi progetti musicali?
Scrivere nuovi brani e portare questo disco in più posti possibile, magari anche all’estero.
Grazie per il tuo tempo, ti lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferisci.
Grazie a te Marco per lo spazio che mi hai dedicato, invito tutti i lettori e le lettrici a seguirmi sui canali cenere_official per rimanere aggiornati sulle prossime date e spero un giorno di stringerti la mano.
MARCO PRITONI
Sono nato ad Imola nel 1979, la musica ha iniziato a far parte della mia vita da subito, grazie ai miei genitori che ascoltavano veramente di tutto. Appassionato anche di sport (da spettatore, non da praticante), suono il piano, il basso e la chitarra, scrivo report e recensioni e faccio interviste ad artisti italiani ed internazionali per Tuttorock per cui ho iniziato a collaborare grazie ad un incontro fortuito con Maurizio Donini durante un concerto.




