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CAROLINA BUBBICO – Intervista alla cantante, compositrice e direttrice d’orchestra salentina

CAROLINA BUBBICO – Intervista alla cantante, compositrice e direttrice d’orchestra salentina

Carolina Bubbico ph Lucia Oliviero 31 web

Cantante, compositrice, arrangiatrice, direttrice d’orchestra, Carolina Bubbico è tutto questo e anche di più. Ha confezionato un album denso, ricco, che abbraccia il mondo e svariati stili musicali, con tanti ospiti e con il grande talento di una ragazza che ha tanto da dire. In quest’intervista la musicista salentina ci racconta del suo mondo musicale e anche un po’ di lei. Nella parte video, oltre al video di “Bimba”, c’è la video intervista fatta da Alessandro Lonoce, redattore di Tuttorock e responsabile di Puglia Music.

Ciao Carolina, come stai? Benvenuta su Tuttorock!
Ciao Fabio, bene grazie, sono molto impegnata nello studio e mi sto preparando per delle promozioni, sarò a Roma, tutto in pieno fermento.

Ok, inizierei subito con il chiederti di parlarmi del tuo album, “Il Dono Dell’Ubiquità”, come nascono i brani?
Certo, c’è stato uno spazio temporale molto lungo dall’ultimo disco che risale ala 2015 e mi sono concessa volontariamente un lungo tempo per riflettere e avere un pò di spazio per trovare una strada nuova che potesse creare un cambiamento musicale, creativo e artistico che ritenevo necessario. Ho dedicato quindi qualche anno ad altre cose e negli ultimi due anni ho iniziato piano piano a scrivere qualcosa per un progetto discografico nuovo e lo scorso anno mi sono buttata a capofitto e ho scritto molti brani in quanto è un disco molto corposo. Nell’album ci sono molte canzoni e anche questa è stata una cosa voluta, quindici tracce non è una cosa molto comune, ma visto tutto il tempo che è passato dal precedente, ho ritenuto necessario pubblicare un disco abbastanza lungo ma credo anche scorrevole, ma questo lo lascio dire a chi lo ascolterà. Sono quindi passata da una fase di scrittura a una fase di pre produzione in solitaria e cercando di creare un sound, una direzione stilistica dei vari brani. Poi a gennaio di quest’anno mi sono affiancata a mio fratello Filippo, che lavora come produttore di vari artisti e ci siamo trovati molto in sintonia anche vista la fratellanza, ci siamo così chiusi in studio e abbiamo cercato di pianificare il lavoro. Una parte del lavoro è stata fatta nel nostro studio, il Sound Village che si trova qui in Salento, dove io e Filippo abbiamo svolto il grosso del lavoro, mentre altre tracce sono state acquisite a distanza perché ho voluto coinvolgere numerosi musicisti e poi sono capitata in un periodo in cui ancora di più questa cosa era necessaria e non nascondo che alcuni di quei musicisti dovevano venire a registrate qui sempre in Salento in un altro studio più grande per registrare alcune tracce, invece tutto questo non è stato possibile e ognuno ha registrato in home studio, chi poteva, altri invece nei rispettivi studi delle loro città. E’ stato comunque un metodo molto efficace e funzionale anche perché ho dato delle direttive a tutti gli artisti e siccome credo nella loro musicalità proposta e nella loro professionalità, ho anche lasciato modo a loro libertà di esprimersi. Sono molto contenta perché è andato tutto liscio e alla grande e sembra come se avessimo suonato tutto insieme.

Come li hai scelti i musicisti che hanno contribuito? Ti sono stati consigliati o già li conoscevi?
Inizialmente li ho scelti in base alle esigenze espressive di ogni brano, di quale strumento sentivo il bisogno di abbinare ai vari brani. Poi mi sono basata anche sui miei gusti personali, sono musicisti che conosco come suonano e che ho incontrato nel mio percorso artistico e che stimo moltissimo e che so che fanno dei capolavori e poi mi sono affiancata a musicisti con cui collaboro da sempre e con delle new entry con cui non avevo mai collaborato, tipo un percussionista etiope che vive in Finlandia e che ha dato un colore molto importate a questo album e poi tantissimi chitarristi, questo è il primo disco che faccio dove inserisco molte parti di chitarra e per me è una novità e poi anche una serie di cantanti, altra novità è che di solito ho sempre cantato io, ma stavolta mi sono voluta avvalere di una serie di interventi vocali a dir poco strepitosi. Per esempio ho avuto la bellissima opportunità di avere Michael Mayo che è un talentuosissimo cantante americano che è stato anche in tour con Herbie Hancock e sono riuscita a farlo cantare in italiano e questa è stata una cosa bellissima per me, c’è stato poi Baba Sissoko che è la voce del Mali, Ambasciatore del Mali nel mondo che ha cantato in “Voyage”, l’unico brano non italiano del disco e poi ci sono tanti cantanti italiani che sono ognuno a testimoniare il proprio dialetto e la propria storia, della loro Terra e tra gli altri anche i Sud Sound System e tanti altri.

Effettivamente l’album è musicalmente molto vario, è stata una scelta perché tutti questi generi musicali ti appartengono?
Per me questa è un’arma a doppio taglio, è una mia caratteristica, una mia tendenza, il non volermi mai chiudere in un solo linguaggio, in un solo stile, preferisco lavorare con realtà musicali molto varie tra loro, dal reggae al dub, al rock, alla musica sperimentale e anche al jazz, cerco di sfruttare tutte le opportunità che la vita mi ha dato. Da una parte è per me anche un divertimento avventurarmi, ma dall’altra, dalla parte degli addetti ai lavori, creo un pò di confusione e io per dichiarare ancora di più questa mia presa di posizione ho intitolato il mio disco “Il Dono Dell’Ubiquità” proprio per spiegare la mia obliquità musicale, ho voluto quindi evidenziare e anche esasperare questa mia caratteristica. Penso quindi di aver dichiarato il mio amore per l’universalità della musica.

Sicuramente ci sei riuscita!! Cosa mi dici invece riguardo i testi? Quale è il loro significato?
Posso dirti che sono molto contenta dei testi che ho scritto, perché mi sono accorta di aver migliorato molto il mio modo di scrivere, perché sono riuscita a raccontare personaggi che appartengono alla mia vita, quelle figure di mio riferimento, poi gli amori, quelli più personali e quello anche sfuggenti, ma ci sono anche i miei pensieri sociali, politici, per esempio “Jungle” è un inno alla natura, un invito a rispettare l’universo che ci ospita, la natura, un altro brano è dedicato al respiro, all’atto del respirare, come l’ho vissuto io nella mia vita. Ci sono poi personaggi immaginari come Margherita, poi un invito alle nuove generazione di preservare e portare avanti i dialetti, che praticamente sono le lingue delle nostre regioni, una tradizione che stiamo perdendo ma che dovrebbe essere portata avanti.

Tu sei cantante, pianista, arrangiatrice e direttrice d’orchestra, come riesci a gestire tutto quanto?
L’essere direttrice d’orchestra è un ruolo che esploro ma non è la mia figura principale, direi che mi sento più performer e compositrice, mi piace scrivere musica ma non solo per me, ma anche per gli altri, mi piace arrangiare e mettermi al servizio di altri. Cerco quindi di giostrarmi tra diverse realtà e diverse occasioni che mi si propongono.

Hai avuto anche molte esperienze live, Milano, Tokyo, Pechino, hai diretto i ragazzi de Il Volo al Festival di Sanremo del 2015, hai fatto un tour con Peppe Vessicchio, hai arrangiato Nicola Conte. C’è un’esperienza tra queste, oppure qualcuna che non ho citato che ti è rimasta particolarmente nel cuore?
Sono grata a tutti i musicisti che mi hanno coinvolto in queste esperienze, tutte quelle che mi hai citato rimarranno sempre nel mio cuore, con Nicola Conte ci lavoro tuttora, tutte esperienze che mi hanno aiutato molto a diventare quello che sono oggi. Con il Maestro Vessicchio ci ho lavorato molto, il Festival di Sanremo mi ha cambiato la vita letteralmente. Una cosa che mi a segnato moltissimo è di avere arrangiato e composto musica per un’Orchestra Sinfonica, si chiama “Pangea”, su Youtube c’è un video documentario di questa esperienza.

Come ben sappiamo la musica è stata uno dei settori più penalizzato da questa emergenza covid, tu da musicista come hai vissuto tutto questo?
La vivo con grande confusione, su tutti i fronti, navighiamo nell’incertezza. Cerco di guardare al presente più che al futuro, da una parte durante il lockdown ho raccolto le idee, ho cercato di vivere in un determinato modo, di imparare qualcosa da quest’esperienza assurda che mai avrei pensato di vivere. Il lockdown ha alimentato il dramma del musicista che è sempre l’ultima ruota del carro, il musicista e gli addetti ai lavori sono stati i primi a chiudere e gli ultimi a riaprire. Io ed altri musicisti abbiamo cercato di fare riunioni per far capire a tutti che il settore va aiutato, mi auguro quindi che si possa ristabilire un certo equilibrio, perchè ci sono molte persone in serie difficoltà, Nel mio caso mi auguro di poter portare in giro, davanti ad un pubblico il mio disco, altrimenti che senso ha? Abbiamo speso molto sia economicamente che di energie e speriamo di poterne rientrare almeno in parte.

Parliamo di sogni ora, questo ci è concesso, il tuo sogno nel cassetto?
Il mio sogno nel cassetto? Sicuramente incontrare Bobby McFerrin, il mio faro, spero di salire un giorno sul palco con lui. Poi l’altro sogno è quello di poter lavorare con le orchestre di tutto il mondo e girare il mondo il più possibile, ancora di più di quello che ho fatto nel mio piccolo fino ad oggi.

Parlami ora del video, “Bimba”, è un video divertente e significativo allo stesso momento, ti diletti anche ad essere ballerina, complimenti.
Ho un passato da ballerina e posso dire anche un presente, ho studiato danza per svariati anni e mi piace mettere in gioco il mio corpo, anche quando si parla di musica. E’ poi un messaggio comunicativo, il linguaggio del corpo e della musica, uniti insieme, per me è un messaggio forte. Quello di coreografare il video di “Bimba” può essere una sfida, una provocazione per urlare, uscire di casa, di dire la propria, di far valere le proprie idee, ad esserci nella società, donne, uomini, giovani, adulti, tutti a prescindere dall’abito che si indossa.

Chiudi l’intervista come vuoi, un messaggio a chi leggerà quest’intervista ad entrare nel tuo mondo musicale ed ascoltare “Il Dono Dell’Ubiquità”.
Ok, invito i lettori a seguire il mio itinerario perché voglio che questo disco vada in giro, infatti stiamo preparando uno spettacolo che sarà molto più di un concerto, perché l’intenzione è quella di coinvolgere a 360° chi ci verrà a vedere, ad ascoltare, entrare in comunicazione con il pubblico, perché crediamo in uno spettacolo che non sia solo impacchettato bene, ma che trasporti e trascini il pubblico verso chi sta eseguendo la musica. Vi aspetto quindi ai miei concerti che spero partiranno tra dicembre 2020 a gennaio 2021.

FABIO LOFFREDO