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ANDREA ROCK – Intervista dagli albori ad Hibernophile

ANDREA ROCK – Intervista dagli albori ad Hibernophile

Intervistare un amico è sempre un piacere, se poi l’amico in questione è Andrea Toselli aka Andrea Rock, nick con cui è universalmente noto al grande pubblico, conduttore della mia radio preferita, Virgin Radio, il piacere diventa doppio. Ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente nella lunga giornata del MEI di Faenza 2015 ed il feeling è stato immediato, alcuni dettagli personali me lo hanno fatto apprezzare per essere una persona “vera”, la grandezza spesso vive di piccole cose. Essendo Andre anche un musicista di vaglia, che già amavo per la torrida musica dei suoi punkers Andead, abbiamo avuto prima la fortuna di recensire in anteprima il suo nuovo album solista, Hibernophile, poi adesso l’onore di intervistarlo. Come si suol dire, ecco a voi tutto quello che avreste sempre voluto chiedere ad Andrea Rock e non avete mai osato chiedere.

Ciao Andrea e grazie del tempo che dedichi a noi e ai nostri lettori, nella tua bio si legge che sei nato nel 1982, il che considerate le tante cose che hai già realizzato appare quasi irreale, hai alterato la data?
No no, la data è quella! E ormai gli anni sono 33! Ho iniziato presto, aiutato dal fatto che Milano è una città che ha sempre avuto grandi possibilità per quanto riguarda il music biz. Ho cominciato a 20 anni a Rock TV…e poi non mi sono fermato.

Scherzi a parte, il grande pubblico ti conosce come conduttore di punta a Virgin Radio con Giulia Salvi, ma l’illuminazione sulla via del rock come ti venne?
Grazie al videoclip di Basket Case dei Green Day. Una notte (all’età di 13 anni) rimasi sveglio e accesi la tv; su Videomusic passò quel video…poco dopo, quello di “I don’t wanna grow up” nella versione dei Ramones. Non sapevo cosa fosse quel suono, ma appena ebbi modo di andare in un negozio di dischi all’estero, chiesi consiglio ad un commesso e lui mi disse: “ti piace il punk”. Da quel giorno di 19 anni fa, la mia vita cambiò.

Sempre dalla tua bio si vede che sei passato in quella fucina di artisti che è RockTV, da qui i connubi con Ringo DJ e l’implacabile stalker Mario Riso che ti ha trascinato nei Rezophonic.
Esatto. Devo molto a Mario che ha creduto in me, da subito. Fu lui a darmi fiducia per le prime interviste sul canale; ero bravo con l’inglese, mi preparavo molto sull’artista (grosso o piccolo che fosse… ai tempi Wikipedia/Spotify non c’erano)…ma ero uno “sbarbato”. Lui ha visto in me delle potenzialità e ha speso delle belle parole con il direttore Gianluca Galliani. Con Ringo, è stata subito sintonia. Scrivevo la scaletta per il suo programma (Doctor Ringo); mi portò con lui a Radio 105 come redattore di “Revolver” e poi, un anno dopo, nacque Virgin Radio.

Scherzosamente, con i miei amati Rezo’s hai cantato in “Ci vuole un fiore”, se dovessi scegliere tra questa ed una una jam session con Marky Ramone? Una via di mezzo potrebbe essere portare Marky a fianco di Mario?
Sarebbe figo vederli insieme sul palco! L’unico problema? Marky odia il doppio pedale…ahahhaha

Fra le tue tante passioni ci sono i Celtics (non per niente Larry The Legend….), forse nostro unico motivo di disaccordo essendo io un fan di L.A., e qui già vediamo la tua matrice irlandese venire a galla.
Seguo l’NBA da quando sono bambino; mi padre tifava Lakers, io scelsi i Celtics forse inizialmente solo per fargli un dispetto. Poi quel trifoglio divenne una costante della mia vita.

Oltre il grande basket se non erro sei tifoso degli Aironi Milano nel rugby.
No, il rugby non lo seguo. Seguo il football americano giocato qui in Italia e sono un supporter dei Seamen Milano (campioni back to back 2014/2015), team partner ufficiale Virgin Radio.

Visto che ci siamo conosciuti quando facevi il testimonial di un bellissimo libro sul surf che ho anche letto e recensito, anche questa è una tua passione?
Non ho mai surfato! Per questo motivo, l’autore del libro (Francesco Aldo Fiorentino) mi bacchetta sempre! ahahah… a parte gli scherzi, lui fu la prima persona a darmi una consolle al Surfer’s Den di Milano. Avevo 17/18 anni. Grazie ancora Franz!

Fra le tante band che hai fondato o di cui hai fatto parte, una particolarmente importante è sicuramente quella punk-rock degli Andead, continua questa attività?
Certo! Stiamo lavorando al disco nuovo che speriamo di pubblicare per marzo 2016; il quarto della nostra storia.

E dagli Andead veniamo alla tua ultima fatica, il bellissimo nuovo album Hibernophile, questa passione per l’Irlanda come ti è nata? Pensi che i tuoi fans siano rimasti sorpresi da questa improvvisa deriva? Dopo la svolta elettrica di Bob Dylan potrebbe essere un secondo caso da storia del rock….
In Irlanda comprai i primi dischi, mi innamorai della musica; tornai da una vacanza studio con la volontà di cominciare a suonare. Sarò per sempre debitore a quella terra. L’Irlanda rientra spesso nei miei interessi, dalla musica tradizionale alla storia politica del paese; dalle lunghe session nei pub…alle altrettante lunghe bevute in compagnia. Per quanto riguarda la svolta artistica, in realtà, già in “Build Not Burn” degli Andead, c’erano segnali di questo tipo (La stessa “Build Not Burn” e il brano pacifista “Open Fire”); ora ho separato i due mondi. Aspettatevi un disco molto punk dagli Andead…

Dal punk al rock irlandese di Hibernophile il salto è notevole, oltretutto parliamo non tanto del rock alla U2 e dintorni, ma di una deriva decisamente folk, più Pogues che Cranberries.
Amo i Cranberries, vado matto per i Pogues e odio gli U2.

Passare dalla classica formazione rock basso-chitarra-batteria ad una strutturata in maniera notevole e variegata come quella di Hibernophile con fiati, archi, cori, anche un banjo, è stato impegnativo?
Sinceramente no. Conoscevo bene il banjista (Lorenzo testa) e il violinista (Roberto Broggi); con il fisarmonicista Massimo Airoldi, condivido l’esperienza nel gruppo Bock And The Sailors…  A rendere ancora più semplice il tutto, ci hanno pensato Michele Castellana e Fabrizio Friggione, dietro al mixer nonché bassista e chitarrista dell’album.

Nel disco hai suonato la chitarra come nel video di Bury me Irish o ti sei limitato a cantare in questo caso o hai partecipato con lo strumento? Sei anche un bassista se non sbaglio, con quale strumento ti trovi più a tuo agio?
Avendo a disposizione un chitarrista come Fabrizio “Fargo” Friggione, mi sono limitato a qualche traccia di accompagnamento acustico e alle chitarre del brano “Me VS The Outside World”. Amo la chitarra acustica, la porterei in giro ovunque. Suonai il basso per anni nei Rosko’s e nei Kissoon e la batteria negli Screaming Vibrators (oggi The Snakes), ma credo che microfono e chitarra siano i miei modi di esprimermi.

Per brani e musica hai fatto tutto da solo?
La scrittura dei brani avvenne tutta in solitudine; Fabrizio, Miche, Roberto e Lorenzo, hanno arrangiato la parte strumentale.

Un disco che parla di storia di vita (Story of my life) ed anche di morte nel titolo, come vedi la vita e la società al giorno d’oggi? Sei anche molto impegnato con i progetti Rezophonic e Punk Goes Acustic, in questo momento sembra che solidarietà e comprensione stiano perdendosi dentro egoismi e particolarismi, una specie di sindrome Nimby, cosa ne pensi?
Da qualche tempo non sono più nel combo Rezophonic, ma seguo la loro attività e se posso ne parlo volentieri in onda. Il PGA è il progetto del quale vado più orgoglioso, nato da ragazzi “punk”, quindi “diversi”, per aiutarne altri “ugualmente differenti”. Credo di essere una persona generosa e volta ad aiutare il prossimo quando si può…ma sarebbe meglio che queste cose te le raccontassero altre persone.

In Hibernophile io adoro Not Afraid musicalmente oltre che le classiche Story of my life e Bury me Irish, quali sono i brani cui ti senti più legato?
In un primo disco solista, dopo tanti anni di musica, inserisci solo brani ai quali sei legato…non c’è spazio per i cosiddetti “riempidischi”.

Il video di Bury me Irish girato in Irlanda mi ha fatto pensare ai primi che uscirono, quando non c’erano effetti particolari e si giocava su dettagli e persone, direi quasi intimistico per certi versi, vederti camminare con la chitarra mi ha fatto pensare alla leggenda di Robert Johnson. L’idea del video è stata tua? Realizzarlo ha comportato particolari difficoltà?
L’idea del video è stata mia e l’ho realizzato con l’amico Claudio Stanghellini in un paio di giorni tra Dublino, Hoth e Bray. Con lui, tornerò su nei prossimi mesi per girarne un secondo, legato ad una ballad presente nel disco. Io e Claudio ci conosciamo da tempo e da subito ci siamo trovati bene; il girato è stato molto naturale e veloce…ma che freddo!!!

Per concludere, visto che hai avuto la fortuna di conoscere tutti i più grandi musicisti del mondo, hai qualche aneddoto o ricordo particolare da regalare ai lettori e fans?
Ne avrei molti; posso dirti solo che una volta feci pipì con Angus Young a Dusseldorf !!! Per il resto, un giorno magari scrivo qualcosa, a quattro mani, con l’amico Tommaso Lavizzari (co- autore del libro sul surf che citavi prima, nonché bassista della mia band – Fight For Revenge).

Quando Ti potremo vedere dal vivo? 3 buoni motivi per venire ad un tuo concerto?
Insiema Kappa di Ammonia Records, stiamo fisando gli show “full band” per l’inverno. Troverai tutti gli appuntamenti sul mio sito. Tre motivi? Di solito è gratis, la band spacca…e dopo il concerto si beve qualcosa tutti insieme, raccontando di rock’n’roll..

MAURIZIO DONINI