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ALTERIA – Intervista alla cantante

ALTERIA – Intervista alla cantante

Alteria
A volte i sogni si realizzano, avevo lanciato un piccione in aria con legata la preghiera al cielo di un’intervista con Alteria, e prima ancora di cominciare a mettermi i panni dello stalker per ottenerla, eccomi qui seduto nella cornice del Medicina Rock Festival, un festival che ha assunto anno dopo anno sempre maggiore importanza, diventando ora un vero e proprio punto di riferimento per il rock. Sono qui seduto proprio di fronte alla frontman dell’omonimo progetto. Claudicante per un brutta caduta rimediata in un tentativo dicrowd surfing finito male, nel frastuono del sound-check deiPunkreas, siamo in piena intervista rock, sudore e fatica.

come ti sei avvicinata all’attività di musicista?
A: mio padre era speaker in una radio libera a Milano, una delle prime, per cui la musica è sempre stata presente in casa.

la carriera di cantante l’hai intrapresa in forma autodidattica o hai preso lezioni?
A: ho iniziato a suonare canta già al liceo, mi sono fatta male alle corde vocali a 16 anni, un classico quando approcci il rock senza essere preparata. Adesso insegno anche canto, e quello che dico sempre ai miei studenti è che le corde vocali sono uno strumento, esattamente come una chitarra o un basso. Se sai come farlo puoi avere migliaia di toni e sfumature.

Hai avuto un maestro particolari?
A: ne ho cambiati tanti e da ognuno ho imparato qualcosa, la grande scuola è sicuramente il palco, ma se in concerto posso cantare duro o sporco senza problemi, è perché so come farlo.

oltre il canto suoni qualche strumento?
A: sul palco canto solo, ma mi piacerebbe tanto imparare a suonare la chitarra, almeno per accompagnarmi, prima o poi lo farò.

sulla polemica cover band che hai anche già affrontato come la vedi? Sei d’accordo sul fatto che se farle il più possibile uguali all’originale farà sì che l’originale sarà sempre migliore, ma che reinterpretarle liberamente possa dare una nuova luce ad un pezzo?
A: anche i più grandi, a cominciare dai Rolling Stones, hanno iniziato con le cover. E’ vero che vai nei locali e non trovi spazio perché sono pieni di cover band, ma se sono bravi, hanno un repertorio bello perché no? Certo anche io sto dando tanto impegno nel mio album nuovo di inediti. Per quanto mi riguarda sto limitando molto l’attività cover, certo non faccio YMCA. Nel disco Angel Love è una cover dei Massive Attack con un inserto di Whole Lotta Love.

quel corposissimo anello nero che sfoggi nei video da dove viene?
A: lascia stare che l’ho perso da poco e ci tenevo tanto.

cosa ne pensi di Spotify? Una critica che i grandi portano spesso a Spotify sono i bassissimi diritti che gli vengono riconosciuti.
A: serve a fare conoscere musica ai ragazzini che vanno lì e trovano di tutto, la pecca maggiore è la qualità. A me ha fatto comodo per farmi conoscere e vendere i miei dischi, probabilmente ne avrei venduti meno se non avessi avuto la possibilità di farmi ascoltare su Spotify. Al mio livello è un problema che ancora non sussiste, quel poco che guadagno lo spendo a macinare km su km.  

si guadagna davvero così poco? Dicevo con Alessio che dovevamo intervistarti prima che diventassi famosa e non ci fumassi più.
A: odio chi fa la superstar quando si è emergenti, diciamo la verità, si fa una fatica porca, veramente porca ad arrivare a fine mese, e spendo quei pochi soldi che guadagniamo per portare magari la musica in posti lontanissimi. Quando torni e fai i conti, hai più o meno pagato la benzina.

hai finanziato il tuo cd con il crowfunding della piattaforma Musicraiser di Giovanni Gulino dei Marta Sui Tubi, come è andata?

A: per me è stato un test di prova fare questo, avevo due possibilità, pre-venderlo e probabilmente nessuno lo avrebbe sottoscritto, oppure usare questo sistema. E’ andata benissimo perché ho raccolto il 150% di quanto richiesto, ma la cosa più bella non è stata la raccolta di fondi, ma scoprire quanti erano quelli che avevano fiducia in me, che fondamentalmente non sono nessuno. La cosa più emozionante è stata quando abbiamo fatto la release party al Honky Tonky di Seregno. 
Vedere un botto di persone, quasi tutti raisers, venuti da tutta Italia, che conoscevano già il disco avendolo ricevuto un mese prima dell’uscita. E’ stata una sensazione da pelle d’oca per un’ora e mezza. 

i tuoi testi sono decisamente belli ed intensi, come nascono, che cosa significano per te? 
A: non mi sentivo all’altezza di scrivere testi una volta, ma in questo disco che è nato in un momento particolare, mi sono sentita di esprimere le mie sensazioni scrivendo questi testi. Magari il fatto di scrivere in inglese mi aiuta a mascherare cose troppo intime. Mi piace raccontare la mia storia, ma voglio farlo in maniera che sia condivisibile anche dagli altri, cerco di renderla universale. Trovo ad esempio che siano eccezionali i testi di Pierpaolo Capovilla del Teatro Degli Orrori e di Levante. Io con l’italiano non me la sento di cimentarmi e comunque quello che canto io in italiano non ce lo vedo proprio.

anche le linee musicali sono eccezionali nel tuo album.
A: sono opera di Nando De Luca, mio bassista, marito e padre di  mia figlia, ha compreso il momento delicato che attraversavo e ha interpretato alla perfezione il mio mood.

il titolo EnCORE è significativo.
A: ero in spiaggia ed ho letto questa parola, ed ho deciso il titolo ancora prima di pensare alle canzoni. Poi ho pensato che togliendo En rimaneva CORE, il nucleo, il nucleo di me. In ambito musicale significa bis e per me era proprio un bis dopo la precedente esperienza.

il tuo aspetto così aggressivo e forte sul palco ti ha creato problemi?
A: una donna nel rock è sicuramente non consueta, quando si pensa ai grandi rockers i primi nomi che vengono in mente sono uomini. Ma non ho avuto problemi da questo punto di vista.

cosa pensi del momento in Italia e della vita?
A: penso che se non siamo in fondo, quasi, ci sarà una risalita per forza perché siamo proprio nella merda. Per quanto mi riguarda spero che a 45 anni farò ancora la musicista, non a guadagnare miliardi, ma almeno a pagare le bollette.
Un giorno che ero particolarmente depressa ho detto a Viola, mia figlia di 8 anni “adesso mamma smette e mettiamo su un bar, e lei mi ha detto “no, non voglio, io voglio una mamma rocker”. Poi fai concerti pieni di gente ed io ringrazio veramente tutta questa gente che mi accompagna per mano nel mio percorso. Oppure ti capita di fare concerti in posti di montagna arrivandoci in mezzo alla neve senza niente di adatto, totalmente impreparati, e ti portano sul palco una vassoio di 40 grappini, e noi 4 puoi immaginare. La mattina dopo in hotel ci hanno detto che metà dei clienti erano scappati per via della baraonda che avevamo fatto la notte, 40 grappini in 4…. 

il tatuaggio che porti sulla spalla destra, una spirale con un punto al centro, cosa rappresenta?
A: il puntino al centro sono io e tutte spire attorno sono tutto il casino che mi circonda e che mi porto dietro.

All’intervista seguirà un concerto che troverete in altro servizio, ma dobbiamo dire che abbiamo avuto la fortuna di intervistare una persona “vera”, disponibile e simpatica come pochi, densa di emozioni e di pensieri che trovano il loro epilogo sul palco, dove la forza espressiva che regala al pubblico è qualcosa di unico ed inimitabile. Con l’unico vezzo di non farsi fotografare senza occhiali perché priva di trucco, perché rocker va bene, ma sempre anche donna.

Band:
Alteria  – voce
Nando de Luca – basso
Roberto Fabiani – batteria 
Pietro Quilichini – chitarra

MAURIZIO DONINI
Medicina Rock Festival 12-6-2014