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ALBERTO BERTOLI – Intervista al cantante

ALBERTO BERTOLI – Intervista al cantante

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Ciao Alberto, innanzitutto ti chiedo come sta andando l’album “Stelle” sui canali musicali.
Ciao! L’album è disponibile anche in formato fisico oltre che sui canali musicali e lo si può trovare anche su Amazon, sta andando bene, mi rivolgo ad un pubblico particolare che si è aperto un pò grazie anche a questo disco. Non mi aspettavo di vendere così tanti CD perchè penso che ormai averne uno sia una cosa da feticisti, un pò di nostalgia c’è, perchè noi siamo vecchi, prima del grosso boom della discografia arrivato a fine anni 50, conclusosi verso la fine degli anni 90, c’era comunque già il lavoro del musicista da circa mille anni, quindi la discografia ha una storia molto breve all’interno della musica. Il disco lo ritengo attuale come suoni, come scrittura e come tematiche, non saprei però dove collocarlo al giorno d’oggi in mezzo a tutte queste correnti, potrebbe avere molte potenzialità ma bisognerebbe che una persona esterna da me capisse dove indirizzarlo. È un momento di cambiamento, in radio non passano i cantautori e non parlo di indie, chi ascolta un cantautore difficilmente lo va a cercare su internet, quindi dove lo trova? È un pò un casino.
 
Il Francis che citi nella canzone “Matto del bar” esiste veramente?
Francis è esistito veramente, era uno di quelli che giravano i bar di tutte le città, dava giudizi marziali ed era preso per matto da molti mentre secondo me aveva una grande originalità dentro di sè. Ascoltare persone che si trovano per così dire ai margini della normalità può aricchire parecchio e io l’ho sempre fatto.
 
Siccome questo disco raccoglie praticamente vent’anni della tua vita, immagino che tu abbia dovuto scartare altri brani per poter rientrare nei tempi medi della durata di un cd, in base a cosa hai scelto i brani presenti e pensi di pubblicare più avanti le altre tracce che non hanno trovato posto?
La verità è che tante tracce sono state pre-registrate a basso costo. La produzione dei CD costa molto soprattutto se vuoi farla ad un certo livello e quindi abbiamo fatto delle pre-produzioni casalinghe per non svenarci, quindi non sono pubblicabili. Non è detto che io non le metta dentro in un prossimo CD.
 
Come vedi la musica cantautorale nel 2019, tra social, canzoni con contenuti quasi inesistenti come nella trap?
Sulla trap sono partito allibito perchè non sapevo dove andasse a parare o cosa volesse dire. Ma fare colui che giudica non è bello ed è da vecchio, non è detto che quel contenuto non sia adatto a qualcuno, se tu la guardi dall’esterno la trap ha comunque qualcosa da dire a qualcuno. Potrebbe essere brutto da analizzare il perchè quel qualcuno vada a cercare quelle cose là e se questo è quello che vanno a cercare vuol dire che noi quando avevamo 20 anni qualcosa di poco buono l’abbiamo fatto.
 
Immagino che casa Bertoli quando tu eri bambino venisse visitata da tanti personaggi della musica, ricordi qualcuno in particolare a cui sei ancora legato o di cui vuoi raccontare qualche aneddoto?
Lo dico sempre anche perchè sono un suo grande fan, la persona che è stata più presente in casa mia di quelle nell’orbita di mio padre è quella che più è stata aiutata da lui, anche economicamente, per produrre il suo primo disco, ovvero Luciano Ligabue. Ho tanti flash e ricordi di quasi trent’anni fa, lui veniva spessissimo a casa nostra, faceva ascoltare i pezzi a mio padre che gli dava suggerimenti. Allora mi sembrava una persona molto più grande di me, se ci penso ora mi rendo conto invece di come lui fosse un ragazzino che veniva da noi, io vedevo una persona già affermata come uomo ma in realtà lui non si sentiva tale. Vederlo esplodere artisticamente dopo tre anni di lavoro con mio padre fu una cosa sconvolgente per tutti in casa, lui credeva tanto in Luciano ed era bellissimo vederlo improvvisamente così in alto nel mondo del rock all’inizio degli anni 90. In meridione c’è gente che mi racconta che, ad un suo concerto dove avevano fatto pagare un biglietto, ad un certo punto dovevano buttare dentro la gente perchè davanti al palco non c’era praticamente nessuno.
 
A proposito di meridione, nel nuovo album c’è una canzone che si chiama “Meridione mon amour”, una vera dichiarazione d’amore verso il sud Italia, cosa senti quando ti esibisci in quei luoghi?
È un qualcosa di bellissimo, un mondo differente che porta sì cose negative ma ne porta anche tantissime positive di cui purtroppo ci stiamo dimenticando. Ad esempio, la festa del paese dove si va a sentire un’artista, anche se nuovo, è una cosa che si è persa da noi. Loro bussano porta a porta e chiedono “quanto mi puoi dare per chiamare quell’artista lì”. Hanno un rispetto diverso per l’artista. Vedi che tutto è curato, ci sono le luminarie, la gente aspetta tutto l’anno quel momento, un momento di socialità che da noi non abbiamo più. Lì è un attimo, loro hanno un vino in casa che ti consiglio di non bere mai perchè potrebbe farti morire e io quando scendo dico che bevo solo birra (ride n.d.r. ). Inoltre io tendo ad ingrassare e di solito in agosto sono giù quasi tutto il mese e dopo devo penare per mesi per tornare ad una forma decente.
 
Nel brano “Matto del bar” dici “se sogni non farlo a metà”, tu sogni ancora?
Sì, io sogno ancora e quello che volevo dire in questa canzone è che i sogni ti cambiano la realtà al di là del fatto che si realizzino o no. Questo è quello che mi ha insegnato quel Francis di cui parlavo prima. È importante che quel sogno ti abbia cambiato approccio alla vita, ti fa maturare e star meglio, il resto son tutte palle, se tu desideri una cosa e la ottieni, subito dopo ne vorrai un’altra e sarai di nuovo insoddisfatto.
 
Per concludere ti faccio una domanda facile facile, cosa ti aspetti dal domani, anche dopo quest’album?
Ah ma questa è una domanda alla Cesare Cremonini, che tra l’altro mi piace moltissimo, lui si sta prendendo delle rivincite perchè dopo lo scioglimento dei Lunapop non era molto quotato, la gente lo snobbava ed ha passato un brutto momento, sono contento che ora abbia successo. Riguardo al mio futuro spero ci sia sempre la musica e che possa vivere di questo, sto facendo troppi lavori, ho due figli e torno a casa stanco da loro. Mi piacerebbe avere un pò più di riconoscimento e spendere un pò di più per la realizzazione di un tour, non ovviamente ai livelli di Vasco o di Cesare, ma mi piacerebbe essere ai livelli di mio padre, qualsiasi cosa verrà, comunque, la prenderò volentieri.
 
Grazie dell’intervista, ancora complimenti per l’album e ci vedremo in futuro magari dalle mie parti, dopo aver visto anni fa Pierangelo ad Imola in musica sarà un piacere vedere anche un tuo concerto.
Quello di Imola fu uno degli ultimi concerti che fece mio padre e c’ero anch’io. Tornai nella tua città anni fa ad una serata di beneficenza con Omar Pedrini e gli Skiantos. Grazie mille i complimenti, ciao!
 
MARCO PRITONI
 
 
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