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I Ministri – Intervista su “Aurora popolare” e tour 2025

I Ministri – Intervista su “Aurora popolare” e tour 2025

In occasione dell’uscita del nuovo album “AURORA POPOLARE” il 19 settembre per Woodworm/Universal, abbiamo intervistato la band MINISTRI.
Da ottobre la band torna a incendiare i palchi dei club italiani:
24 Ottobre – New Age – Roncade (Tv)
25 Ottobre – Viper – Firenze
4 Novembre – Alcatraz – Milano
6 Novembre – Hiroshima – Torino
7 Novembre – Hiroshima – Torino – SOLD OUT
15 Novembre – Estragon – Bologna
21 Novembre – Hacienda – Roma
22 Novembre – Eremo – Molfetta (Ba)

Ciao ragazzi, e complimenti per il bellissimo disco innanzitutto. Inizierei con la considerazione che, in un’epoca di mordi e fuggi dove tantissimi scelgono di fare un singolo e basta o al massimo un EP con pazienza, voi avete registrato un altro album completo, bel segno di resistenza.
F.D. Grazie dei complimenti per il disco, e noi siamo anche affezionati a questa lunghezza di racconto, non è un album lunghissimo, sono 10 pezzi, come nei classici vecchi 33 giri. Però ci teniamo che ci sia questo sviluppo del racconto e pensiamo che ci fossero abbastanza parole per popolarlo, sicuramente posso dire che non ci sono pezzi ‘riempitivi’. 

Senza volere usare termini pomposi come “concept album”, mi pare che, comunque, abbiate dato un filo comune a questo disco, che sono i ‘sentimenti’.
F.D. Sì, non è stato voluto il fatto di avere questo ‘fil rouge’, è un album assieme sentimentale e politico, come vengono sempre divise nella canzone italiana. Noi, invece, la sentiamo così, queste due cose le uniamo, non il politico delle elezioni regionali, ma il politico nel senso della comunità e della società in cui stiamo; e i sentimenti che si hanno come cittadini della comunità.
D.A. Infatti “concept” è una parola impropria in questo caso, ci accorgiamo anche noi, mentre lavoriamo a un disco, che benché la musica si sia ridotta a un “fare canzoni su canzoni”, dove è più importante la musicalità e anche la funzione che hanno a livello imprenditoriale le uscite oggi. Ti ritrovi tu, artista che hai fatto una scelta di cuore, a essere un soggetto che ha fatto qualcosa che suona come di altissimo concetto e, dove anche tutti i brani, appartengono a una trama che compone qualcosa di superiore. In realtà, io credo che da sempre i dischi, anche quelli che non hanno veramente un concept dietro, hanno dietro un filo conduttore che disegna una trama più grande che poi porta al titolo, come nel caso di “Aurora popolare”, che è un grande ragionamento racchiuso tra tanti titoli, ma una canzone in particolare descrive, secondo me, questo concetto.
M.E: Avere poi tanti titoli con lo stesso concetto è utile per approfondire anche di più certe tematiche. Questo disco porta in sé anche l’approfondimento di varie questioni musicali, puntare tutto su un unico tipo singolo di sound potrebbe risultare alquanto strano. 

Nell’incipit del disco leggo che affermate che non è un disco politico, ma di sentimenti. Mi viene da dire che quando si parla di lavoro, di rabbia verso il mondo che ci circonda, non è la classica politica delle elezioni, come giustamente dicevate, ma è la politica delle persone comuni che pongono un problema a chi li dovrebbe rappresentare.
F.D.: Sì, traspare questo, ma la cosa triste della politica, forse perché fine anni ’60 e anni ’70, c’è stata un’eccessiva caratterizzazione di sinistra, per cui, ad esempio, solo ascoltare i Genesis potesse essere di destra semplicemente perché non parlavano dell’Internazionale Comunista. Da lì è scattata una sorta di noia, che riproduce un poco quello che facevo da bambino, quando saltavo le pagine del quotidiano per arrivare in fretta a quelle dello sport. L’unica cosa veramente brutta della politica sono i politici in questo momento, il resto tratta di tante cose interessanti che riguardano il lavoro, la città, il sentire che noi viviamo con gli altri e ci riconosciamo gli uni con gli altri, che è alla base della vita ed è imprescindibile. Aggiungo il fatto che siccome siamo una band e abbiamo una voce comune, al di là del fatto che sia io a occuparmi dei testi e quant’altro, questo fa sì che poi la collettività intesa come voce collettiva funzioni meglio. Questo rende ancora più vera la nostra voce.
D.A.: Esatto, prima ti parlavo di verità, ci siamo accorti che attorno a noi abbiamo tantissima musica che poi si perde, anche per certe logiche di mercato. E’ vero che attualmente è passato questo discorso per cui quello che è politico è noioso, ma, viceversa, la gente ci si ritrova lo stesso. Noi abbiamo cercato sempre di parlare di cose in cui la gente possa riconoscersi anche per il proprio vissuto. 

Rimanendo sul vostro disco, il titolo “Aurora popolare” possiamo intenderlo come un auspicio di speranza, di rinascita, rispetto un discorso testuale che potrebbe essere visto come pessimista?
F.D.: come diceva qualcuno, “il pessimismo è un realismo ben documentato”. La speranza con cui siamo cresciuti è il sottotesto della nostra giovinezza, del nostro crescere, noi ragazzi del ’90 pensavamo che, al di là delle azioni dei singoli capi di stato, esistesse un diritto internazionale che fungesse da arbitro occupandosi di come fare funzionare il tutto. Oggi prendiamo atto che non esiste più, quando ero giovane solo sentire parlare di ONU era wow, oggi agiscono contro capi di stato dichiarati criminali di guerra e non succede assolutamente nulla. Quindi abbiamo un’aurora che si è persa aspettando, ma anche l’aurora che domani è un altro giorno e quindi c’è sempre la speranza nel nuovo sole che nascerà domani. 

Parlando del vostro disco dal punto di vista musicale, differenze dal precedente? Forse un sound più potente e cattivo?
D.A.: Secondo me, già il disco precedente è stato una specie di esperimento frutto, anche, del periodo pandemico, con l’EP molto rock e “Giuramenti” ricco di arrangiamenti che definirei persino, magari impropriamente, sinfonici. La verità è che ci andava di fare un disco che avesse un equilibrio tra la nostra solito parte rock graffiante, con la parte cantautorale e testuale che è sempre centrale nel nostro percorso. Noi ci siamo sempre occupati di costruire un disco con canzoni che potessero stare una a fianco dell’altra per raggiungere un percorso concettuale scegliendo gli arrangiamenti in base alla canzoni che compongono il disco. La conclusione è che “Aurora popolare” è un disco molto studiato, con testi densi e mettendo da parte tante ingenuità.
M.E.: E’ anche il coordinare tutte le canzoni e i testi che stanno dentro un mondo, in “Cattivi e buoni” abbiamo fatto l’esatto contrario, una mega-ballata con un testo graffiante, che ci sembra una cosa molto intelligente. 

Ora avete alle porte un bel tour, ci sono pezzi particolari che porterete sul palco?F.D.: Ne porteremo tante del disco nuovo, quasi tutte, io, personalmente, sono molto legato a “Spaventi” e alla titletrack “Aurora popolare”.
M.E.: Anche io la penso così e sono per “Spaventi”.
D.A.: Io non ho particolari preferenze (risate), sono tanti i pezzi che mi piacciono molto, ognuno di essi ha qualcosa che mi piace particolarmente. 

Io ho trovato “Buuum” una vera bomba, mi ha aperto un panorama bellissimo da subito, è stato anche uno dei due singoli presentati prima dell’uscita del full lenght.
D.A.: Credo siano pezzi che difficilmente possono vivere da soli singolarmente, oggi funziona così, come dicevi prima, non avevamo ancora annunciato il titolo del disco, isolatamente è un pezzo molto forte, che respira ancora di più dentro l’insieme totale.
F.D.: Abbiamo ancora la fortuna di poterci esprimere con la formula album, di poterne parlare oggi con te, poi con tutti gli altri, incontrare la gente. Se la discografia fosse solo come spesso è, che annunci l’uscita del disco e poi la settimana dopo si volta pagina e tutto viene dimenticato, che palle sarebbe. 

C’è un pezzo che potrebbe essere una possibile hit-radio? Pur con tutti i limiti che esistono oggi con le radio commerciali…
F.D.: Guarda, le radio sono sempre un mistero per noi in Italia, rappresentano una porzione davvero ridicola del panorama italiano, Salmo è passato praticamente zero in radio, “Piangere sul lavoro” è una canzone che, per me, potrebbe avere le caratteristiche giuste. La radio italiana è molto codarda, ha una grande paura di uscire dal solco anche solo di un metro, aggiungiamo che le radio italiane non passano pezzi rock italiani, abbiamo detto tutto.

MAURIZIO DONINI

Credits: si ringrazia Astarte Agency per la gentilissima disponibilità, foto di Chiara Mirelli.

BAND:
Federico Dragogna – chitarra, seconda voce
Davide “Divi” Autelitano – voce, basso
Michele Esposito – batteria

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