GIUSEPPE FISICARO – Intervista al digital manager
Ho avuto il piacere di intervistare Giuseppe Fisicaro, imprenditore digitale, consulente strategico e fondatore di THEWEBENGINE, DIGITAL NOISES e ALL YOU CAN BIZ, realtà operative in Italia, Dubai e nei mercati internazionali che aiutano brand, aziende e creator a crescere, monetizzare e rinnovare la propria presenza digitale.
Con una profonda esperienza nel music business, publishing, content strategy e digital growth, Giuseppe ha sviluppato un approccio ibrido tra consulenza strategica, tecnologie digitali e produzione creativa. Le sue società lavorano con artigiani del digitale, aziende e talenti del panorama italiano e internazionale, offrendo servizi su misura che coprono strategia digitale, gestione di canali social e YouTube, ottimizzazione dei contenuti e incremento dell’audience e delle revenue digitali.
In Italia, THEWEBENGINE e DIGITAL NOISES sono partner di riferimento per artisti e manager affermati. Tra i clienti seguiti in percorsi di posizionamento e sviluppo digitale figurano nomi di grande rilievo come Gianluca Grignani, Raf, Umberto Tozzi e Marco Masini, oltre ad altri artisti storici e realtà musicali italiane con cui sono state sviluppate strategie digitali integrate e progetti di consulenza avanzata.
Oltre al lavoro con talenti musicali, Giuseppe guida team che collaborano con etichette discografiche, management e partner editoriali italiani e internazionali, trasformando contenuti digitali in asset di business concreti.
La sua visione unisce creatività, tecnologia e dati, con un approccio operativo che privilegia risultati misurabili, soluzioni tailor-made e una forte componente collaborativa con i clienti.
Ciao e benvenuto su Tuttorock, puoi spiegarci in cosa consiste il ruolo del digital manager?
Ciao e grazie a voi! È un ruolo ibrido, che raccoglie sia strategia che parte tecnico/operativa. Il nostro compito è di sviluppare le audience dei progetti che seguiamo, e massimizzare anche le entrate, attraverso operazioni promozionali, realizzazione di contenuti e partnership.
Quando e come ti sei avvicinato al mondo della musica?
Mi ha accompagnato da sempre, ma sono state le mie skill tecniche da ingegnere informatico a introdurmi, quando la musica si spostava prepotentemente dal fisico al digitale. Il boom del digitale ha dato a figure come la mia un nuovo e importante ruolo nell’industria.
Qual è stato invece percorso che ti ha portato a diventare un punto di riferimento nel mondo del digitale?
Non so se considerarmi un punto di riferimento. Diciamo che io e il mio team abbiamo lavorato tanto affinché ciò che facciamo venisse compreso e riconosciuto. In alcuni casi abbiamo letteralmente creato asset aziendali ad artisti ed etichette, asset che nemmeno conoscevano e che sono diventati poi un punto cardine nella gestione dei loro prodotti.
Il periodo del Covid è stato per coloro che vivono con la musica un momento davvero buio, tu come l’hai vissuto?
Noi abbiamo patito meno quel momento, professionalmente parlando. La musica live e la musica registrata sono due lavori differenti, e noi che lavoriamo prevalentemente la seconda, abbiamo comunque retto l’urto e, in alcuni casi, addirittura visto crescere il lavoro.
La Sicilia, che rapporto hai con la tua terra d’origine?
È un rapporto particolare, la Sicilia la porti dentro, è presente ovunque sei, ma le contraddizioni della mia terra sono qualcosa che spesso mi fa male. È una terra talentuosa, con l’arte nell’anima, con una moltitudine di sfaccettature. È una terra che ha sempre sabotato se stessa per il potenziale che ha, e questo ogni tanto mi rattrista.
Quali sono i dieci dischi dai quali non ti separeresti mai?
Un elenco di soli 10 è complicato, ma ci provo (ordine assolutamente casuale):
Jagged Little Pill, di Alanis Morissette
So Far so Good, di Bryan Adams
Destinazione Paradiso, di Gianluca Grignani
Goodbye Yellow Brick Road, di Elton John
Let it be, dei Beatles
Le dimensioni del mio caos, di Caparezza
Noi Loro e gli Altri, di Marracash
Viaggi e intemperie, di Ivan Graziani
Lucio Dalla, di Lucio Dalla
Blue’s, di Zucchero
Cosa ne pensi degli album creati con l’Intelligenza Artificiale?
Penso che l’IA sia uno strumento, come una chitarra, quindi il valore artistico del prodotto che ne viene fuori dipende sempre da chi lo usa. Se la stessa chitarra la suoniamo io e Jimi Hendrix, secondo voi il risultato è lo stesso?
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Stiamo lavorando sodo per gli artisti che rappresentiamo e stiamo sviluppando nuovi cataloghi su mercati esteri come il Middle East, Northen Africa e Asia, progetti su cui abbiamo grosse aspettative in termini di successo. Grazie per il tuo tempo, ti lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferisci.
È stato un grande piacere, vi ringrazio per il vostro tempo, se lo si vuole è sempre TUTTOROCK!
MARCO PRITONI
Sono nato ad Imola nel 1979, la musica ha iniziato a far parte della mia vita da subito, grazie ai miei genitori che ascoltavano veramente di tutto. Appassionato anche di sport (da spettatore, non da praticante), suono il piano, il basso e la chitarra, scrivo report e recensioni e faccio interviste ad artisti italiani ed internazionali per Tuttorock per cui ho iniziato a collaborare grazie ad un incontro fortuito con Maurizio Donini durante un concerto.




