GIOACCHINO FITTIPALDI – Intervista al cantautore e polistrumentista lucano
In occasione dell’uscita del nuovo singolo “Platone” (Tropicana Music Label) ho avuto il piacere di intervistare Gioacchino Fittipaldi, che lavora stabilmente nel mondo della musica da trent’anni.
Il percorso discografico recente è segnato da collaborazioni con diversi produttori: nel 2022 pubblica “Il boschetto alla rovescia” con Lorenzo Sebastiani, nel 2023 l’EP “Bianco Nero….Arcobaleno” con Francesco Procacci e Andrea Allocca, mentre dal 2024 collabora stabilmente con Pietro Foresti. Per la finalizzazione dei suoi lavori, Fittipaldi si avvale di un team che comprende produttori, grafici e management, mantenendo la supervisione totale sulla direzione artistica e narrativa dei suoi spettacoli.
Pur preferendo non legarsi a singoli brani per definire il proprio percorso artistico, tre canzoni offrono una chiave d’accesso privilegiata al suo mondo musicale: “Rubata a Dio”, che è un inno all’amore e bellezza capace di illuminare un mondo grigio, racconta un amore perfetto di due cuori unici che volano insieme, creando un’unione profonda e travolgente come il mare, “Il boschetto alla rovescia” ribalta la prospettiva della favola di Cappuccetto Rosso per esplorare la complessità della natura umana, delle nostre paure interiori e delle insidie sociali e “Frammenti”, uscito a maggio, un brano che esplora la fragilità del tempo; nato anni prima in seguito a un profondo lutto personale.
Ciao e benvenuto su Tuttorock, “Platone” è il tuo nuovo singolo da me molto apprezzato, ti chiedo subito com’è nato.
Ciao Marco, grazie di cuore a te e alla redazione per il benvenuto e per l’apprezzamento. “Platone” affiora da un’esigenza interiore molto precisa: quella di raccontare il viaggio dentro noi stessi e quella sottile gabbia invisibile che si crea quando la mente diventa la nostra prima oppositrice. Volevo dare forma alle fragilità e alle incoerenze dell’animo umano attraverso un brano schietto, viscerale, dove la parola trovasse subito un’intesa naturale con una struttura sonora rock dinamica e di forte impatto emotivo.
Il video dov’è stato registrato?
Per il videoclip abbiamo scelto uno scenario naturale e maestoso come le vette del Pollino, decidendo di girare in un unico piano sequenza in continuità visiva. Volevamo evitare tagli di montaggio e artefatti proprio per restituire un senso di presenza autentica e senza filtri: l’idea di rimanere saldi sul proprio percorso, affrontando il destino a viso aperto, radicati alla terra ma con lo sguardo costantemente rivolto all’orizzonte.
“Platone” mi porta a pensare ad un Fabrizio De André trasportato ai giorni nostri passando per suoni provenienti dal mondo del rock alternativo italiano degli anni ’90 mescolati a quelli d’oltremanica e d’oltreoceano. È frutto dei tuoi ascolti che spaziano tra vari mondi musicali?
L’accostamento al maestro De André è un attestato di stima che mi onora profondamente. Hai tratteggiato con grande precisione il quadro dei miei riferimenti: da una parte c’è l’eredità narrativa dei grandi autori della nostra tradizione, dall’altra le scariche d’energia del rock alternativo, sia nostrano che di matrice anglosassone e d’oltreoceano. In “Platone” abbiamo cercato esattamente questa fusione, lasciando che il peso specifico del testo si sposasse con un’impalcatura musicale potente e ricca di sfumature.
Quando e come ti sei avvicinato alla musica?
La musica ha sempre fatto parte della mia quotidianità fin dall’infanzia, ma la vera svolta è arrivata quando ho iniziato a prendere confidenza con la chitarra e con le prime nozioni di composizione. Da quel momento in poi non si è trattato più soltanto di suonare per passione, ma di una reale necessità espressiva: scrivere canzoni è diventato il mio canale privilegiato per interpretare ciò che mi circonda e dare voce a quello che porto dentro.
Hai studiato al Conservatorio “Gesualdo da Venosa” di Potenza, quanto è stato importante quel percorso per il prosieguo della tua carriera artistica?
Quel bagaglio di studi si è rivelato fondamentale. Frequentare le aule del Conservatorio mi ha trasmesso un forte senso di disciplina, unito a una solida comprensione della teoria, dell’armonia e delle strutture musicali. La formazione accademica non limita la creatività, anzi: ti offre gli strumenti tecnici e la consapevolezza necessari per poter poi plasmare la materia sonora con totale libertà ed efficacia in fase di arrangiamento e produzione.
Vivi a San Severino Lucano, che rapporto hai con quel piccolo paese?
San Severino Lucano è casa, ma mentirei se dicessi che è tutto facile. È un legame viscerale e complesso: se da un lato il silenzio del Parco Nazionale del Pollino protegge la mia concentrazione e mi permette di scrivere, dall’altro la provincia ti stringe e ti isola, imponendoti enormi compromessi logistici e culturali. È il mio baricentro creativo, ma a patto di poter fuggire per non restarne soffocato.
Hai mai pensato di trasferirti altrove?
Sì, ci penso, perché la provincia alla lunga ti sta stretta. In realtà mi sposto già continuamente per lavoro tra concerti e contatti nelle grandi città, ma andare a vivere fuori è un’altra cosa. Per ora la mia dimensione è questa: viaggiare per il mestiere e mantenere il paese come un rifugio temporaneo per scrivere, anche se il pensiero di un cambiamento radicale resta lì.
Quali sono i tuoi prossimi progetti musicali?
In questo momento tutte le attenzioni sono concentrate sul lancio di “Platone”, con le attività promozionali per radio e stampa entrate nel vivo. Parallelamente, stiamo allestendo la dimensione live per portare l’energia del brano sul palco insieme al resto del repertorio. Inoltre, posso già anticiparti che per i mesi invernali è prevista la pubblicazione di un nuovo singolo, su cui stiamo rifinendo i dettagli in studio.
Grazie per il tuo tempo, ti lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferisci.
Grazie a te, Marco, e a tutti i lettori di Tuttorock per lo spazio e per l’attenzione. Ci tengo a chiudere con un pensiero a cui sono molto legato: in un’epoca che corre a ritmi frenetici e spinge verso la velocità e l’omologazione, rivendico l’orgoglio di fare musica senza filtri, partendo dalle mie origini e dalla mia storia. “Restare saldi nelle radici, liberi nel suono. Auguro a tutti voi una sola cosa: autentica libertà, di pensare, di scegliere e di esprimere ciò che siete. Ascoltate “Platone” e ci vediamo presto sotto il palco!
MARCO PRITONI
Sono nato ad Imola nel 1979, la musica ha iniziato a far parte della mia vita da subito, grazie ai miei genitori che ascoltavano veramente di tutto. Appassionato anche di sport (da spettatore, non da praticante), suono il piano, il basso e la chitarra, scrivo report e recensioni e faccio interviste ad artisti italiani ed internazionali per Tuttorock per cui ho iniziato a collaborare grazie ad un incontro fortuito con Maurizio Donini durante un concerto.







