FRANCO J. MARINO – Intervista sul nuovo singolo “Napolatino”
Franco J. Marino nasce a Napoli, dove fin da giovanissimo coltiva una profonda passione per la musica, dedicandosi allo studio e alla scrittura di canzoni. Nel 2012 riceve il Premio AFI per l’attività compositiva a livello internazionale, in occasione del Memorial dedicato a Mario Musella. Nel corso della sua carriera firma collaborazioni prestigiose come autore per artisti italiani e internazionali, tra cui Andrea Bocelli, Lucio Dalla, Nathan Pacheco per Walt Disney Records, Chloë Agnew, Ekaterina Shelehova, Shaggy, Arianna Bergamaschi e Lisa.
Ciao Franco, piacere di conoscerci. Vuoi iniziare raccontandoci come ti sei avvicinato alla musica e la decisione di intraprendere questa carriera?
Ma guarda, mi ricordo che ero piccolo, cinque o sei anni, facevo la prima elementare. Mi ricordo che ero appassionato al canto. Come ti dicevo prima, sono cresciuto in una famiglia con mamma di Napoli e papà di Aversa, vicino a Napoli, e ascoltavano soprattutto loro: alcune cose non mi piacevano molto, ma mia madre soprattutto aveva una cultura di musica classica napoletana, e quella lì mi piaceva e mi portava anche a cantare. Però non ho mai seguito un vero percorso di studi: sai, certi genitori ti portano al conservatorio, no? Non mi hanno portato in conservatorio – ho una famiglia numerosa, sai, i soldi non c’erano – però ho fatto un mio percorso di studi, all’inizio da autodidatta, poi invece ho studiato veramente musica e mi sono diplomato comunque. Diciamo che ho riparato dopo a quello che dovevo fare prima, ma è andata bene così.
Napoli comunque ha una grandissima tradizione, quindi il background che avevi sicuramente spingeva come genere, come quello che si sente per strada. Questa influenza immagino che l’avrai avuta – a parte Tony Esposito di cui accennavi adesso – ma da Pino Daniele a James Senese, insomma siamo pieni di influenze e generi musicali.
Sì, la cultura, il movimento della Napoli Centrale, del Neapolitan Power, è stato per me comunque significativo. Mi ha segnato: ero piccolo, però mi ricordo questo movimento culturale, che non era solo musicale, era proprio culturale – la società era in un certo modo, capito? Poi arrivavano i produttori. Questo te l’ha spiegato Tony Esposito, con il quale poi ho collaborato per tanti anni, ho scritto tante cose eccetera, e lui mi diceva che in quegli anni – parliamo della metà degli anni ’70 – c’erano produttori molto importanti, londinesi, americani, che praticamente avevano creato una specie di colonia d’arte a Positano: i vari Bennato, Alan Sorrenti, Tony Esposito, stavano lì, in questa colonia. Pino invece era più di strada, come posso dire, ed è stato certamente il numero uno assoluto.
Pino, sì, ha unito l’arte al successo. E ad esempio ‘Procida’, uno dei tuoi pezzi che riascoltavo ieri, mi è sembrato un po’ sul genere di quello che faceva lui, no?
È un pezzo che ha una matrice nuova. Tra l’altro devo dire che questo è un brano che ho scritto a quattro mani con Mauro Malavasi, il grande produttore: c’è stata proprio una ricerca dei suoni, delle armonie, ma soprattutto del ritmo. Ci siamo messi lì e abbiamo creato un ritmo che abbiamo chiamato ‘Tamuè’. All’inizio eravamo disorientati anche noi, poi l’abbiamo fatto ascoltare a delle ballerine, anche famose, molto esperte, e non riuscivano a etichettarlo: poteva essere un po’ samba, un po’ cha cha cha, un po’ tango… ma niente, non riuscivano a dire ‘è questo’. E quindi ci siamo detti: dobbiamo trovare un nome per questo ritmo. Alla fine, l’ho trovato io: Tamuè. Comunque, tutti questi sforzi… ho lavorato in questo progetto con il più grande produttore di tutti i tempi, che è Mauro Malavasi. Forse più grande di lui c’è stato solo Quincy Jones. Malavasi è stato primo in classifica in America a vent’anni, ha creato la dance italiana, è il Mozart del Duemila.
Ti dicevo di ‘Procida’ – a me sembra molto interessante che invece ‘Napolatino’ abbia una sonorità diversa, quasi un pochino più funkeggiante. È bello vedere questa differenza fra canzoni che non sono simili, però sono comunque riuscitissime.
Più latino come brano. In realtà ‘Napolatino’ ha, diciamo, lo stesso ritmo, però gli accenti, i fill che si usano sono più marcati, come farebbe un percussionista cubano – è questa la differenza. ‘Procida’ è più sognante come pezzo, lo dice lo stesso titolo.
Sono molto belle entrambe, e anzi, forse una delle cose più belle è che sono entrambe belle ma con sonorità diverse. È molto interessante.
Sì, siamo andati un po’ più veloci: intanto il BPM è un pochino più veloce, 118 invece di 114 – ‘Procida’ è a 114. In realtà questo benedetto ‘Tamuè’, questo ritmo, è nato a 114, e l’idea di Malavasi è un po’ come Santana, che faceva sempre un tempo intermedio per tutti i pezzi: qualsiasi cosa ci metti sopra questo ritmo funziona, va bene anche con Mina, con qualsiasi pezzo – lo trasformi e va bene. Infatti, in quell’album precedente, ‘Tempo di un bacio’ è un pezzo che è una cover di Juan Luis Guerra – ho scritto il testo, me l’ha concesso lui, con molto onore perché è un grande, e insieme alla Universal abbiamo rifatto questa cover. Dicevo questo per dirti cosa mi ero dimenticato – vabbè, è il caldo, è il caldo. Comunque, ho collaborato con Lucio Dalla, sempre tramite Malavasi.
Con Dalla che cosa hai fatto?
‘Non vergognarsi mai’, nell’album ‘Ciao’.
E invece Bocelli e Shaggy – infatti anche questo è particolare, vuol dire passare da Bocelli a Shaggy, oltre che da Dalla. Hai spaziato con tutti gli artisti.
Io sono abituato ad andare in concerto, a fare le tournée con Tony Esposito, e poi ritrovarmi a scrivere per Dalla – ma questo per me è normale. È forse quest’anima musicale che ha unito me e Malavasi: lui è un artista classico, un professore d’orchestra, un direttore d’orchestra, suona una miriade di strumenti. Quando suona il pianoforte sembra un disco – lo prendo in giro, gli dico ‘togli il CD, non sei tu, è impossibile’, perché è spettacolare, ad esempio in ‘La barca’. Ha una cultura classica, è direttore d’orchestra, eppure è stato il numero uno in America come inventore della dance italiana – ‘Macho Man’, non so se ne hai sentito parlare.
Sì, beh, chi non l’ha ballata?
I Peter Jacques Band, i Kool & the Gang… era sempre Malavasi. Poi Shaggy, Bocelli, perché Mauro era il produttore del disco all’epoca, ne ha fatti tanti, di dischi, per Bocelli. Certo, se fossi stato dentro anche a ‘Romanza’ con ‘Con te partirò’, forse adesso sarei a un altro livello, però ho comunque avuto le mie soddisfazioni eccetera. Fatto sta che Shaggy invece è arrivato tramite Arianna Bergamaschi, una grande cantante, molto famosa nel musical in America – in Italia sì, ma in Italia è tutto molto più difficile. Lei, siccome la apprezzano molto in America, fa delle collaborazioni che noi ci sogniamo: capita che una sera sia in un locale e canti con Michael Bolton oppure con Shaggy. Poi ha anche un percorso, uno stile di vita di un mondo diverso, sono ad alti livelli economicamente eccetera. Mi sono divertito perché Arianna mi ha cercato dopo aver ascoltato, tramite un amico in comune, un mio pezzo: ne è rimasta molto colpita, voleva conoscermi, poi siamo diventati amici e sono nate un paio di collaborazioni. Poi c’è un pezzo che ho scritto per la Walt Disney americana, diventato colonna sonora di un film famoso in Corea del Sud, primo in classifica – però non mi è mai arrivato un euro, non riconoscono i diritti, incredibile.
Vabbè, sai, se poi andavi a chiedere i soldi alla Corea del Nord, ti sparavano un missile. Quindi, ascolta: prossimi passi?
Guarda, ho fatto uscire ad aprile ‘Napolatino’ e ‘Napolatino Volume 2’ è pronto, praticamente un altro album, la continuazione di ‘Napolatino’, uscito nel 2019. Sto cercando di capire – ti dico onestamente che non mi piace per niente come vanno le cose nella musica italiana oggi. Sto cercando di capire se vale la pena dare le perle, come dice Mauro, ai porci, oppure tenere tutto nel cassetto aspettando tempi migliori. Non lo so, perché sto sentendo cose allucinanti, veramente.
Lo so, me lo dicono tutti, però l’Italia è così… Ascolta, per chiudere, oltre a questi progetti da definire, dal vivo pensi di andare a fare un tour, delle date dal vivo?
Guarda, il tour purtroppo l’ho dovuto spostare a quando farà più fresco, in autunno, perché ho avuto un problema di salute – te lo posso dire – e adesso sono in fase di recupero. Ho fatto uscire il brano, farò uscire l’album sicuramente in autunno, per poi ricominciare a suonare.
Dai, allora auguri per la ripresa completa e un abbraccio. Ti aspetto a vederti se capiti dalle parti di Bologna, dal vivo, così ci prendiamo una birra assieme.
Certo. Ho fatto l’Unipol Arena nel 2019 – ovviamente non l’ho riempita, però c’era gente, insomma.
Va bene, dai, allora auguri ancora per la ripresa totale. Ciao Franco, ti aspetto.
Sì, volentieri, grazie, è stato un piacere, ciao ciao.
MAURIZIO DONINI
Band:
Franco J. Marino
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CEO & Founder di TuttoRock - Supervisore Informatico, Redattore della sezione Europa in un quotidiano, Opinionist in vari blog, dopo varie esperienze in numerose webzine musicali, stanco dei recinti mentali e di genere, ho deciso di fondare un luogo ove riunire Musica, Arte, Cultura, Idee.




