FABRIZIO GRECCHI – Intervista Beatles Piano Solo e Piano City Milano
FABRIZIO GRECCHI – Intervista su “Beatles Piano Solo” e “Piano City Milano”
Buongiorno Fabrizio, piacere di conoscerci. Intanto, complimenti per la musica che mi sono ascoltato su Spotify, anche composizioni, la colonna sonora, complimenti intanto per l’arte che porti in giro. Ecco, prima di passare subito all’argomento per cui siamo qui, ti chiedevo come ti sei avvicinato alla musica e quali sono stati i tuoi primi ascolti?
Mi sono avvicinato alla musica per caso, perché mia, che è molto più grande di me, di 15 anni maggiore, e a un certo punto, lei aveva tipo 18, 19 anni e io avevo quattro anni, decise che voleva imparare a suonare il pianoforte. Io vengo da una famiglia molto di origini molto, molto umili; quindi, non c’erano i soldi per comprare un pianoforte, ma il mio papà, che andava in giro col furgone a fare delle consegne, in una cascina, trovò un pianoforte abbandonato e lo portò a casa, credo per qualcosa come. 20 o 30.000 lire dell’epoca, se non addirittura gratis. Mi vidi recapitare a casa questo mobile che suonava, perché io non avevo proprio neanche chiesto il piano, cioè è arrivato così. Mia sorella lo guardò per un po’ e poi mi insegnò luci della ribalta di Charlie Chaplin, in maniera molto, diciamo così, rudimentale e basta, e la cosa finì lì. Per cui io mi trovai con questo pianoforte in casa e nient’altro. Ma noi avevamo abitavamo in una portineria di una fabbrica, scusami, dove c’erano due loft di due pittori: uno era Simionato, niente meno, e l’altro era Alfieri. Simionato suonava un po’ il pianoforte, per cui quando passava di lì vedeva il pianoforte e diceva: “Dai, Fabrizio, fammi suonare un po’, finché un giorno io l’ho chiusi e di sì, perché c’era la chiave. Dice via, io ti faccio suonare il mio piano, ma ogni volta tu devi insegnarmi qualche cosa.” E mi insegnò un giro di Boogie Boogie, mentre Alfieri, quando passava e mi sentiva suonare, diceva: “Suona, suona Fabrizio, che la musica è il giocattolo dell’anima.”. Io scoprii poi in seguito, che questa qui era una frase di un famoso jazzista, così sono stati gli inizi. Io sono del ’64, e in quegli anni i Beatles passavano in radio regolarmente, stiamo parlando della fine degli anni 60; me ne innamorai e cercai di riprodurli, in maniera rudimentale sul pianoforte, finché poi arrivò l’insegnante, un maestro di piano eccetera, ma molto dopo.
Quindi sei partito subito coi Beatles, non con pianisti o musica classica, diciamo?
Io sono partito coi Beatles alla radio, ma anche con tutto quello che passava alla radio all’epoca, qualsiasi cosa che passasse a radio e che attirava la mia attenzione era gradita. Io mi ricordo che c’era, e visto che anche tu sei degli anni ‘60 te lo ricordi come me, c’era una cosa che mi affascinava tantissimo, quando annunciavano l’ora esatta, c’era questo (nda: segue il jingle). Te lo ricordi questo jingle, no? Io ero affascinato e dicevo, “Ma che note sono?”. Le cercavo sul piano, è una scala per toni interi, ma per me questa roba qui era una magia, no? Dicevo, ma che cavolo è questa roba? E non riuscivo a farla sul piano, perché chiaramente, se non sai che cos’è, non la puoi riprodurre, no? Per cui tutto quello che attirava la mia attenzione mi formava in qualche modo.
Sì, non avevamo Spotify.
Stiamo parlando di anni in cui non c’era Spotify, non.
Io avrei pensato, che da pianista, diciamo, visto che i Beatles non avevano un pianista nella loro band, ti fossi rivolto più a cose tipo Jerry Lee Lewis o un Elton John. Invece ti sei appassionato ai Beatles, anche se non c’erano dei pianisti nella loro band, perché?
Non c’era il pianista, ma si sentiva il suono del piano, perché deducevo che lo suonassero loro. E poi perché io sono sempre stato, e lo sono tuttora, affascinato dalla melodia. Perché se tu hai una bella melodia, l’armonia la puoi cambiare, la puoi trasformare; questo è un fatto dinamico della musica, dell’armonia, proprio insito nella produzione musicale. L’analisi armonica ti permette di fare questo lavoro, perché abbiamo come esempio samba di una nota, no? E successivamente il grandissimo Elio che ha fatto “Canzone di una volta” a Sanremo. Una stessa nota può avere un sacco di accordi.
Poi i Beatles, dal punto di vista della melodia, sono sicuramente dei maestri, quindi assolutamente.
Questa cosa qui permette di cambiare, o di trasformare. I loro brani in altre cose, mantenendo però immutato il tutto. Quello che mi ha sempre colpito dei Beatles è stato appunto la melodia, la forza nei suoni, la coesione. Tu li sentivi in radio e capivi proprio che era un un’unica cosa, cioè rispetto ai Rolling Stones, dove magari tu dicevi c’è Mick Jagger e ci sono i Rolling Stones. E in qualche modo, lui era la figura principale, invece nei Beatles questa figura principale non c’era.
Beh, è vero, questo è verissimo.
In effetti è vero, erano un mostro a quattro teste, come il cane a tre teste, Cerbero.
Poi i Beatleas li hai portati in giro per tutto il mondo, hai avuto una carriera incredibile.
Sì, ho girato parecchio, sono stato molto fortunato, devo dire.
Fortunato e bravo, fortunato in realtà perché sei bravo, sennò non ti avrebbero chiamato in giro per il mondo a suonare in quei posti dove sei andato, se non te lo fossi meritato.
Sì, certo, però io ho sempre quest’idea che se tu fai una cosa, e hai la fortuna di farlo nel momento giusto, in quel momento e in quel periodo. Funziona perché c’è la fortuna di averla fatta in quel momento. Cioè, se avessero inventato, non lo so, boh, la radio nella preistoria magari nessuno l’avrebbe capita, no?
Sì, hai ragione, però poi bisogna essere anche al momento giusto, nel posto giusto o nel ruolo giusto. Questo è la fortuna e un poco sicuramente incide sempre per far valere il merito.
Sicuramente c’è il fatto di aver creato questo spettacolo dei Beatles in un momento storico, ma in maniera del tutto casuale, perché questo legame con Piano City è dovuto al fatto che in realtà è stato, almeno in parte, Piano City ad inventare “Beatles piano solo” in maniera inconsapevole. Nel senso che io mi ero iscritto alla seconda edizione di Piano City, perché la prima l’avevo saltata, non sapevo che ci fosse, e allora mi ero ripromesso di iscrivermi alla seconda. E così ho fatto e mi ero iscritto per fare un house concert, cioè fare un concerto a casa mia, e mi hanno preso. Io ero pronto per fare questo concerto, poi, essendo nella lista, nella mailing list dei pianisti che erano iscritti a Piano City, mi giunge un giorno una mail dove dice: “Stiamo cercando per piano tram un pianista che faccia uno spettacolo. Piano tram è un pianoforte sul tram tematico. Il pianista jazz l’abbiamo trovato, quello che fa rock and roll l’abbiamo trovato, quello che fa classica l’abbiamo trovato, quello che fa i Rolling l’abbiamo trovato. Ci manca un pianista che faccia i Beatles e non riusciamo a trovarlo.”. E io rispondo a questa mail, ma nel ma nel giro di mezzo secondo, ma senza pensare niente a caratteri cubitali, cioè sai proprio carattere cubitale, IO! e gli mando la mail, mi rispondono dopo due minuti. E io non so se questo spettacolo è stato fatto perché non lo voleva fare nessuno oppure io sono stato l’unico che ha risposto; quindi, l’hanno fatto fare a me e quindi arriva Piano Tram. Ma il problema era che io non ce l’avevo lo spettacolo dei Beatles e questa roba è successa dopo una settimana, capito? E quindi è nato così, in questo modo, poi lì ha funzionato e poi io l’ho poi riproposta negli anni successivi. Questo è il motivo per cui sono 15 anni che Beatles Piano Solo partecipa a Piano City.
No, infatti stavo per dirlo che sono 15 anni, un bel una bella costanza e un quindi un bel riconoscimento, insomma, perché comunque è una manifestazione importantissima. Piano City è una manifestazione molto importante.
No, ma infatti, beh, capisci che in 15 anni sono successe migliaia di cose, nel senso che io ho portato questo spettacolo: due pianoforti, un pianoforte, un pianoforte a quattro mani. Pensa alla storia di Milano in questi ultimi 15 anni, ho inaugurato la piazza dei tre torri, quando le torri erano una e mezza. C’è un video dove ci sono io che suono i Beatles nella piazza tre torri, che è un mezzo cantiere con una torre costruita e l’altra in costruzione. Ho inaugurato la nuova darsena, come è fatta adesso, dopo che per anni è stato un acquitrino pozzangheroso. Ho partecipato al concerto a Santa Giulia quando è stato inaugurato il quartiere ed era in concomitanza con il cinquantesimo anniversario Sgt. Pepper’s. Suonai alla Edison, che è uno degli sponsor di Piano City nella nell’Auditorium di Edison, e dopodiché mi volle anche la Banca Intesa, che è un altro degli sponsor di Piano City.
Quello che mi è sembrato interessante che stavo leggendo è che a parte suonare i Beatles, ci sono anche aneddoti, quindi, è uno spettacolo con racconti su di loro?
Sì, aneddoti, racconti e ci sono delle cose che faccio in maniera attraversando la storia in un modo trasversale, no? Quindi, ad esempio, ci sono degli arrangiamenti di mani che faccio e spiego perché li faccio in quel modo, perché è legato alla storia dei Beatles.
Queste cose qui sono bellissime, ne ho viste varie. Questi racconti e musiche sono hanno sempre un grande successo e sono molto interessanti, almeno a mio avviso.
Io non sono un jazzista, questo ci tengo sempre molto a dirlo, nel senso che io conosco il linguaggio jazzistico, ma non mi metto a competere con gente come Bollani, neanche come, cioè perché lì siamo a dei livelli tecnici altissimi. Io credo che oggi manchi un po’ la consapevolezza dell’essere sé stessi del dire io faccio questa cosa qui, la faccio come posso farla, Però il mio spettacolo è l’insieme di tante cose. Per cui, è inutile dire io faccio questa cosa perché sono il più bravo di tutti, perché ci sarà sempre e comunque uno più bravo di te e il pubblico però viene da me con la consapevolezza del fatto che io sto parlando a ognuno di loro, nel modo in cui so fare io. Questa cosa è molto importante, perché se io mi mettessi a fare i Beatles col linguaggio jazzistico, senza rispettare determinati canoni, mi tirerei contro tutti i jazzisti. Se lo facessi in maniera seguendo tutti i crismi uno per uno degli accordi dei Beatles, mi tirerei contro i beatlesiani. Allora, siccome non si possono accontentare tutti, dico: “Io lo faccio così. Se vi piace, venite a vederlo, se non vi piace, criticatelo.”. Altrimenti, vorrebbe dire che dovrei scendere dal palco e stringere la mano a ogni persona e dire: ti è piaciuto, ti è piaciuto? E uno per uno, è una follia.
Bene, adesso Piano City, musica dei Beatles, aneddoti e poi progetti futuri, cos’hai in programma?
Beh, adesso ci sarà quest’altro concerto che farò sempre sui Beatles, il 30 nello spazio Alda Merini. È una cosa che ha anche un valore, diciamo, oltre che artistico, perché è per il programma cast con Donatella Massimilla, che è l’organizzatrice di questo concerto con “Produzioni dal Basso” ed è nell’ambito della “C.A.S.T. Artisti Senza Casa”, inteso come artisti che hanno bisogno di un tutoraggio o di un aiuto in qualche modo. Quindi ci sarà questo aperitivo solidale e alle 21 il concerto per raccogliere fondi e poi l’anno prossimo, con il contributo del Comune di Milano, che aggiungerà dei soldi poter permettere a questi artisti di avere un tutoraggio su alcuni argomenti che possono essere colonne sonore, pianoforte, o cose affini.
Ottimo. E poi tu hai progetto anche altri dopo, oltre questa data del 30, altri concerti o un tour?
No, al momento no, altre date che stanno per arrivare no, però ad agosto questo sarò di nuovo in Kenya per questo progetto che stiamo aiutando, questa scuola che si chiama Agaza School, nella periferia di Malindi e io ho scritto questo brano che si chiama “Rafiki Yangu” (che in swahili significa “Amico mio”), e gliela ho scritta in swahili per raccogliere fondi e riuscire a dare a questi bambini il pranzo per il doposcuola. Hanno la colazione, ma devono mangiare lì, fermandosi a pranzo, perché per raggiungere la scuola ci possono volere anche 2 o 3 km., che a piedi sono tanti; quindi, se vai avanti e indietro poi torni a casa e non torni più lì, no? Specialmente perché tanti bambini non hanno nemmeno le scarpe. Quindi il fatto di poter stare lì a mangiare a pranzo significa poter accedere al doposcuola, al di là dello sfamarli a pranzo, c’è il fatto di accedere al doposcuola e quando questa canzone sarà pronta, l’intento è farla cantare anche a un coro qui in Italia di bambini. Vogliamo realizzare questo video e poi vendere la canzone in modo da raccogliere dei fondi, che saranno €10 come socio sostenitore alla scuola; oppure €80 un bambino dell’asilo; €150 elementari; €250 alle medie. Raccogliere dei soldi in modo da poter dar da mangiare a questi bimbi, attenzione questi soldi non sono al mese, ma sono all’anno.
C’è un disco tuo Beatles Piano Solo?
Esiste un CD, ma si può comprare solo ai concerti. OK, non è stato messo su Spotify. Su Spotify troverai ora una versione di “Here comes the sun”, mentre quello che tu hai sentito è la colonna sonora di un film che si chiama “Per Due”, che è uscito l’anno scorso e quelle sono tutte mie composizioni. La mia altra attività, oltre all’insegnamento, essendo specializzato nei bambini perché sono diplomato in psicopedagogia infantile, sono un sono un didatta di pianoforte per bambini. Unisco questa specializzazione all’insegnamento, ma c’è questo, quest’altra cosa che faccio, appunto, che è la composizione, quindi colonne sonore, film, documentari, eccetera.
Hai messo anche dell’elettronica nei pezzi che ho sentito, cioè mi è sembrata anche un buon uso di elettronica, o sbaglio?
Sì, questi brani sono con l’elettronica legata al pianoforte, dove il pianoforte viene trattato a diversi livelli e viene aggiunta poi una parte elettronica. Chiaramente sono irriproducibili dal vivo, perché sono tre pianoforti con tre livelli diversi, io li suono tutti e tre, quindi è impossibile. È una sperimentazione mia legata all’idea di mescolare il pianoforte acustico trattato con dei suoni elettronici.
MAURIZIO DONINI
Band:
Fabrizio Grecchi
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CEO & Founder di TuttoRock - Supervisore Informatico, Redattore della sezione Europa in un quotidiano, Opinionist in vari blog, dopo varie esperienze in numerose webzine musicali, stanco dei recinti mentali e di genere, ho deciso di fondare un luogo ove riunire Musica, Arte, Cultura, Idee.




