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FABRIC – Intervista al batterista Alex Dusty che presenta il collettivo romano

FABRIC – Intervista al batterista Alex Dusty che presenta il collettivo romano

In occasione dell’uscita del disco d’esordio “Until We Are Free”, pubblicato per Four Flies Records, ho avuto il piacere di intervistare Alex Dusty, batterista dei fabric: un collettivo nato a Roma dall’incontro di musicisti con background diversi e visioni affini, accomunati dal desiderio di fare musica intrecciando ritmiche e groove coinvolgenti a un messaggio diretto, capace di portare l’attenzione sulle contraddizioni della contemporaneità. Il nome del progetto evoca un tessuto vivo, una trama fatta di fili in continuo movimento, di relazioni, scambi e contaminazioni, che non si limita a riflettere la realtà ma sceglie di abitarla. Il disco fonde funk, soul e afrobeat con un’attitudine urbana e profondamente contemporanea e dà vita a un sound vibrante, capace di far convivere tensione e liberazione, coscienza e desiderio di ballare. Una traiettoria ideale che va da Fela Kuti ai Jungle, passando per ESG, The Comet Is Coming e Sault.

Ciao e benvenuto su Tuttorock, “Until We Are Free” è l’album di debutto del collettivo fabric, che riscontri state avendo?

Ciao! Sì, l’album è uscito da poco ma stiamo avendo delle buone recensioni e molti apprezzamenti da chi ha ascoltato il disco e questo ci rende molto felici.

Ho apprezzato tutto l’album come fosse un’unica traccia, posso ritenere questo disco, come suggerisce il titolo, un concept album su libertà ed uguaglianza?

Non l’abbiamo pensato come un concept album nel senso stretto del termine, ma sicuramente lo ritengo un disco con un suo filo logico che lega le diverse tematiche trattate; dall’energia del ballo intesa come atto liberatorio e rivoluzionario alla voglia di rivendicare ciò che più ci sta a cuore: la nostra libertà.

La musica può essere ancora considerata come il maggiore elemento d’unione tra le persone?

Sì, pensiamo fermamente che la musica unisca e crediamo che questo disco ne possa essere un piccolo esempio. Se ci pensiamo ci sono ancora davvero pochi posti di aggregazione e socialità e, sotto questo punto di vista, la musica e soprattutto i concerti, sono fondamentali per tenere unite le persone.

Come nasce solitamente un vostro brano, da una parola, da un suono, da un’improvvisazione?

Non siamo un collettivo “canonico” e quindi durante le prove non scriviamo né improvvisiamo. Solitamente tutto nasce da un’idea, decidiamo la direzione che il pezzo deve prendere e lo arrangiamo, sapendo già come vorremmo che suoni. Ci riteniamo parecchio “perfezionisti” e cerchiamo quindi di lasciare davvero poco spazio all’improvvisazione. In questo ci aiuta tanto ascoltare moltissima musica.

Quando e come nasce il progetto fabric?

Il progetto nasce nel 2020, dall’incontro tra me e Tiziano Tarli. Abbiamo sentito l’esigenza di creare qualcosa di diverso rispetto ai progetti che abbiamo sempre avuto, creare un collettivo che fosse un “contenitore” di idee avvalendoci della collaborazione di artisti diversi che parlassero però con un’unica voce. Ci sono voluti diversi anni ma alla fine “Until We Are Free” ha finalmente visto la luce.

Collettivo e non band, significa che mantenete aperte le porte per nuovi ingressi nella vostra formazione?

Assolutamente sì, è nella natura stessa del collettivo. Crediamo che poter contare sulla collaborazione di artisti diversi sia imprescindibile. Inoltre non sappiamo ancora quale direzione prenderà un probabile prossimo album e sapere di poter coinvolgere altre persone ed altre idee è molto stimolante.

Cosa si dovrebbe aspettare chi viene ad assistere ad un vostro spettacolo?

Sicuramente di divertirsi!

A proposito, avete qualche concerto in programma prossimamente?

Abbiamo in programma un festival a luglio vicino Roma e, avendo trovato da poco una booking agency, cominceremo a lavorare sulle prossime date, prestissimo!

State già lavorando a nuovi brani o per ora vi concentrate esclusivamente su “Until We Are Free”?

Abbiamo qualcosa di nuovo in cantiere ma al momento preferiamo concentrarci sulla buona riuscita dei live per il disco appena uscito.

Grazie per il tuo tempo, ti lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferisci.

Grazie a voi, penso che il modo migliore sia di non sottovalutare mai quanto sia importante lottare per ciò in cui si crede fino a che non saremo davvero tutti liberi!

MARCO PRITONI

Band:
Tiziano Tarli: tastiere/chitarre
Alex Dusty: batteria/percussioni
Bob Colella: basso
Utibe Joseph: voce
Symo: voce

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