EVA MARRIS – Intervista alla cantautrice italo-tedesca
In occasione dell’uscita del nuovo singolo “Bye Bye”, ho avuto il piacere di intervistare Eva Marris, cantautrice e producer italo-berlinese che fonde musica pop ed elettronica internazionale. Nelle sue canzoni alterna energia e fragilità, muovendosi tra influenze internazionali e immaginari pop moderni. Un percorso artistico che negli ultimi anni l’ha portata ad esibirsi a Sanremo per “TV Sorrisi e Canzoni” e live tra Berlino, Atene, Cortina, Roma e Milano, oltre a essere selezionata tra i migliori artisti emergenti della Germania nell’ambito del “Pop-Kultur Festival” di Berlino.
Tra visual cinematografici, atmosfere elettroniche e una forte identità estetica, Eva continua a definire una visione artistica personale e contemporanea, capace di fondere immediatezza pop, empowerment ed emozione in modo naturale.
Ciao Eva e benvenuta su Tuttorock, “Bye Bye” è il tuo nuovo singolo da me molto apprezzato, quando e com’è nato?
Ciao! Grazie mille! È un piacere parlare con voi oggi!
“Bye Bye” è nato dall’esigenza di raccontare qualcosa di importante attraverso un linguaggio pop. Parla di relazioni tossiche, controllo emotivo e del momento in cui si trova il coraggio di riprendersi la propria libertà.
L’ho voluto fare in modo molto energico e pop, quasi liberatorio. Mi piace il contrasto tra un brano che ti fa ballare e un messaggio più profondo che arriva piano, magari dopo.
Per me “Bye Bye” è proprio questo: trasformare qualcosa che ti ha fatto male in energia, forza e libertà.
Rispetto ai tuoi brani precedenti, dove voce e pianoforte si mescolavano in maniera perfetta, ti sei spostata verso sonorità e ritmi più orientati verso la disco funky, è una scelta definitiva o ci sorprenderai ancora in futuro?
Il pianoforte resta sicuramente il mio primo amore e lo strumento con cui ho iniziato a fare musica, quindi credo che farà sempre parte della mia musica e di me in qualche modo.
Però mi è sempre piaciuto ascoltare generi molto diversi tra loro e lasciarmi influenzare da quello che sto vivendo in un determinato momento. In questo periodo mi sento particolarmente vicina a sonorità più pop e contemporanee, ed è una cosa che si riflette naturalmente anche nelle mie canzoni.
Non so dove mi porteranno i prossimi brani, ma credo che la cosa più bella della musica sia proprio questa: avere la libertà di cambiare, sperimentare e seguire la propria curiosità.
Mi è piaciuto molto il giro di basso, vuoi presentarci i musicisti coinvolti in “Bye Bye”?
Grazie! Ci tengo molto a questo aspetto perché, oltre a essere cantautrice, seguo anche la produzione dei miei brani e mi piace essere coinvolta in tutto il processo creativo.
“Bye Bye” è stato un brano speciale anche da questo punto di vista, perché è stata la prima volta che ho condiviso il mio processo creativo insieme ad altre persone. Fino a quel momento avevo sempre scritto e sviluppato i miei pezzi in maniera autonoma; quindi, è stata una bellissima novità.
Il brano è stato co-prodotto insieme a Matteo Montalesi, producer e caro amico. Una cosa a cui tenevamo molto era mantenere un suono il più possibile organico. Anche se il brano ha influenze pop contemporanee, gran parte delle parti sono state suonate realmente in studio, a partire proprio dal basso, che ha suonato proprio Matteo. Abbiamo lavorato molto meno “in the box” rispetto a tante produzioni pop attuali, cercando di conservare quell’energia e quella spontaneità che si creano quando i musicisti suonano davvero insieme.
Tra gli autori c’è anche Alice Caccamo, che ho conosciuto durante il mio percorso al CET di Mogol. Alice è un’autrice che stimo molto e con cui si è creata subito una bellissima sintonia artistica e umana. È riuscita a entrare perfettamente nel mondo di “Bye Bye” e lavorare insieme è stato estremamente naturale.
Mi piace pensare a “Bye Bye” come a un lavoro di squadra tra persone che si stimano molto, prima ancora che come una semplice collaborazione musicale.
Il videoclip da chi è stato realizzato?
Il videoclip è stato realizzato insieme ad Andrea Giuffrida, un videomaker con cui collaboro da anni e a cui sono molto legata. Ha girato praticamente tutti i miei videoclip e ormai abbiamo un linguaggio comune.
In questo video ho seguito personalmente, insieme ad Andrea, anche la parte registica e creativa. Volevo costruire un immaginario cinematografico ispirato agli anni Settanta, con atmosfere vintage, immagini sospese e una forte componente narrativa. Ho scelto quell’estetica anche, perché mi piaceva l’idea di mettere in dialogo passato e presente, raccontando una storia molto attuale attraverso immagini che sembrano appartenere a un’altra epoca.
Il videoclip racconta una storia di emancipazione. La protagonista decide di liberarsi da una relazione tossica e di riprendersi il controllo della propria vita. Per questo la macchina, che tradizionalmente viene associata al potere e allo status maschile, diventa il simbolo della sua libertà: è lei a prendere il volante, scegliere la direzione e andare via.
Più che una storia d’amore, “Bye Bye” racconta il momento in cui smetti di subire una situazione e trovi il coraggio di riprenderti il tuo spazio.
Roma e Berlino, cos’hanno in comune, cosa le differenzia maggiormente e cosa rappresentano per te queste due capitali europee?
Sono città molto diverse, ma entrambe incredibilmente stimolanti per un’artista. Hanno in comune il fatto di essere caotiche, piene di energia creativa e di persone che arrivano da tutto il mondo.
Berlino mi ha influenzata tantissimo dal punto di vista della produzione musicale e dell’immaginario visivo. È una città che ti spinge a sperimentare, a non avere paura di uscire dagli schemi e a cercare una tua identità artistica. Credo che il mio lato più internazionale ed elettronico nasca molto da lì.
Roma invece è il luogo dove mi sono riavvicinata alla scrittura in italiano. Mi ha fatto riscoprire il valore delle parole, delle melodie e di un modo più diretto di raccontare le cose.
Credo che il mio progetto nasca proprio dall’incontro tra queste due anime diverse.
Quando è nato il tuo amore per la musica e quando hai pensato che sarebbe diventata la tua professione?
La musica c’è sempre stata. Ho iniziato a suonare il pianoforte da bambina e per anni è stata semplicemente il posto dove andavo quando avevo bisogno di stare bene.
Poi ho iniziato a scrivere le mie canzoni e credo che sia stato quello il momento in cui è cambiato tutto. Mi sono accorta che attraverso la musica riuscivo a dire cose che facevo fatica a esprimere in altri modi e che volevo creare qualcosa di mio.
Per molto tempo non ho pensato che sarebbe diventato un lavoro. Ho continuato a scrivere, studiare, fare concerti, spostarmi tra Roma e Berlino, senza farmi troppi piani. Poi sono arrivate esperienze come Sanremo per TV Sorrisi e Canzoni, il festival berlinese “Pop-Kultur” e oggi il tour, e piano piano ho iniziato a capire che questa passione poteva diventare davvero la mia vita.
Una domanda che faccio a tutti, quali sono i dieci dischi dai quali non potresti mai separarti?
Forse non si direbbe ascoltando il mio progetto oggi, ma il rock è stato il mio primo grande amore musicale. Sono cresciuta ascoltandolo con mio padre e per diversi anni ho cantato in una rock band a Testaccio. Credo che quell’attitudine, quella libertà e quell’intensità siano rimaste con me anche adesso che faccio un progetto pop.
In generale ascolto tantissima musica diversa e cerco sempre di prendere qualcosa da ogni artista che amo: un suono, un’estetica, un modo di scrivere, un’attitudine o un approccio alla produzione. Mi piace mescolare influenze molto diverse e portarne ogni volta un pezzetto diverso all’interno del mio progetto.
I dieci dischi che sceglierei sono:
- Soundgarden –Superunknown
• Pink Floyd –Wish You Were Here
• Crosby, Stills, Nash & Young – Déjà Vu
• Jimi Hendrix – Electric Ladyland
• Roxy Music – For Your Pleasure
• PJ Harvey – Stories from the City, Stories from the Sea
• Lana Del Rey – Ultraviolence
• Billie Eilish – When We All Fall Asleep, Where Do We Go?
• Dua Lipa – Future Nostalgia
• Lana Del Rey – Norman Fucking Rockwell!
Qual è il tuo più grande sogno artistico?
Continuare a crescere come autrice, producer e artista, cercando di scrivere canzoni sempre più sincere e sempre più belle.
Mi piacerebbe costruire un percorso lungo, fatto di musica, live e incontri con le persone. Alla fine la cosa che mi emoziona di più è vedere qualcuno riconoscersi in una canzone che ho scritto.
E poi, certo, sogno di portare la mia musica sempre più lontano: dai club ai festival, fino ai grandi palchi. Credo che per chi fa questo mestiere non ci sia niente di più bello che vedere tante persone cantare insieme una tua canzone.
Quali sono i tuoi prossimi progetti musicali?
Quest’estate sarà molto intensa. Porterò “Bye Bye” in diverse date tra Italia e l’estero.
Adesso sono in tour con un live set a metà tra concerto pop e DJ set: canto i miei brani dal vivo mentre mixo, cercando di unire l’energia del club alla parte più emotiva delle canzoni. Mi piace l’idea che le persone possano ballare, divertirsi e allo stesso tempo riconoscersi in quello che racconto.
Parallelamente sto già lavorando a nuova musica e a un remix di “Bye Bye” insieme a Marco Matteoli, DJ e producer romano con cui condivido una bella amicizia oltre che una grande passione per la musica.
Non vedo l’ora di tornare sul palco, incontrare nuove persone e condividere la mia musica con loro. Alla fine è questa la cosa che amo di più: vedere una canzone uscire dalle cuffie e diventare qualcosa di reale, da vivere insieme.
Grazie per il tuo tempo, ti lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferisci.
Grazie a voi per lo spazio e per le belle domande!
Spero che chi ascolterà “Bye Bye” possa farlo come preferisce: ballandola in macchina con i finestrini abbassati, cantandola sotto un palco d’estate o semplicemente ritrovandosi in una parte della storia che racconta.
Mi piacerebbe soprattutto che le ragazze che stanno vivendo o hanno vissuto situazioni difficili potessero sentirsi un po’ più forti ascoltandola. “Bye Bye” parla di libertà, di consapevolezza e del coraggio di scegliere sé stessi.
Mi piace l’idea che una canzone possa trasformare qualcosa di doloroso in energia. In fondo è questo il senso di “Bye Bye”: prendere una ferita e trasformarla in un nuovo inizio.
MARCO PRITONI
Sono nato ad Imola nel 1979, la musica ha iniziato a far parte della mia vita da subito, grazie ai miei genitori che ascoltavano veramente di tutto. Appassionato anche di sport (da spettatore, non da praticante), suono il piano, il basso e la chitarra, scrivo report e recensioni e faccio interviste ad artisti italiani ed internazionali per Tuttorock per cui ho iniziato a collaborare grazie ad un incontro fortuito con Maurizio Donini durante un concerto.




