EN ROUTE, BOYS – En route, boys
Ci sono dischi che chiedono di essere ascoltati. E poi ce ne sono altri che chiedono di essere attraversati. En Route, Boys, debutto omonimo del trio canadese En Route, Boys, appartiene decisamente alla seconda categoria: non un semplice album, ma un viaggio sonoro da percorrere chilometro dopo chilometro, lasciandosi alle spalle coordinate temporali e geografiche. Il trio del Québec — formato da Alexandre Gariépy, Marc-Antoine McMullen e Clément Desjardins — costruisce una personale rilettura della cosiddetta Cosmic American Music, spogliandola però dei riferimenti più classici al country-rock per spingerla verso territori più astratti e cinematici. Qui il motore non è la tradizione americana delle highway songs, ma una fusione raffinata di ambient jazz, new age, elettronica modulare e soundscaping atmosferico. Il risultato è un disco che sembra vivere sospeso tra paesaggi reali e mentali.
Fin dall’opener, gli En Route, Boys chiariscono le proprie intenzioni: niente strutture strofa-ritornello, nessuna ricerca di immediatezza radiofonica. Le composizioni si sviluppano lentamente, in modo organico, quasi come fossero paesaggi che si rivelano gradualmente all’orizzonte. I sintetizzatori modulari generano texture ampie e immersive, mentre la chitarra elettrica carica di delay e riverbero disegna linee liquide e rarefatte. A rendere il tutto più umano e viscerale interviene il sassofono, che con i suoi fraseggi sobri ma intensi introduce un calore quasi notturno, jazzistico, malinconico. La forza dell’album sta proprio nel suo equilibrio tra opposti: freddezza elettronica e calore analogico, contemplazione e movimento, isolamento e conforto. I brani non cercano mai il climax esplosivo; preferiscono accumulare dettagli, microvariazioni, respiri. È musica che richiede pazienza, ma che ripaga con una profondità emotiva rara.
Il concetto del “viaggio” non è soltanto estetico, ma filosofico. En Route, Boys racconta deviazioni, ritorni, paesaggi sconfinati e la strana sensazione di avanzare guardando nello specchietto retrovisore. C’è un’idea di tempo circolare che attraversa l’intero disco: il passato non scompare, si dissolve lentamente nel presente. In questo senso, l’album ha qualcosa di profondamente cinematografico, come una colonna sonora per un road movie interiore. Se proprio si vuole trovare un limite, è nella sua natura volutamente elusiva: chi cerca melodie memorabili o punti d’appoggio immediati potrebbe percepire il disco come troppo rarefatto. Ma sarebbe un’obiezione parziale, perché gli En Route, Boys non stanno cercando di scrivere canzoni nel senso tradizionale del termine; stanno costruendo ambienti sonori da abitare.
Con questo esordio, il trio canadese firma un lavoro coraggioso, sofisticato e sorprendentemente maturo. Un disco che sfugge alle categorizzazioni semplici e che invita all’immersione totale. Non per tutti, forse. Ma per chi saprà entrarci dentro, il viaggio sarà memorabile.
MAURIZIO DONINI
Tracklist:
Sapporo (1L) — 4:34
Muted California Sunshine — 3:14
Confusion-Collision — 7:34
Outremonde — 4:39
Jesus, Boxer — 4:33
En passant (bienvenue-demain-peut-être-que) — 5:58
Wise Men Fish Here — 4:26
L’heure d’été — 4:25
Credits:
Label: Groupe Fovéa
Pubblicazione: 20 febbraio 2026
Durata totale: 39 min
Band:
Alexandre Gariépy
Clément Desjardins
Marc-Antoine McMullen
https://www.instagram.com/enrouteboys
CEO & Founder di TuttoRock - Supervisore Informatico, Redattore della sezione Europa in un quotidiano, Opinionist in vari blog, dopo varie esperienze in numerose webzine musicali, stanco dei recinti mentali e di genere, ho deciso di fondare un luogo ove riunire Musica, Arte, Cultura, Idee.




