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EMIL MOONSTONE – Intervista al cantante, compositore e polistrumentista

EMIL MOONSTONE – Intervista al cantante, compositore e polistrumentista

In occasione dell’uscita del nuovo album “Human Error”, ho avuto il piacere di intervistare Emil Moonstone, cantante, compositore e polistrumentista italiano, figura di culto della scena underground bolognese e presenza costante nell’universo dark-punk europeo da oltre trent’anni. Il suo percorso artistico attraversa territori sonori ruvidi e visionari — dal punk primordiale al noise, dal post-punk alla darkwave — mantenendo sempre al centro un’estetica oscura, viscerale e profondamente personale.

Ciao Emil, parliamo subito di questo tuo nuovo album, da me molto apprezzato, “Human Error”, un titolo ispirato da cosa?

Grazie, mi fa piacere che il lavoro arrivi. Human Error non è un disco di risposte, ma un manifesto della nostra fragilità. È un’indagine sulla fallibilità che chiude idealmente un cerchio iniziato nel 2018 con il mio primo album solista, Disappointed. Se in quel disco elaboravo una delusione e una necessità di libertà totale, e nel successivo Naked is man upon the earth spogliavo l’uomo fino alla sua essenza, questo nuovo capitolo accetta e celebra l’errore. È l’unica forma di resistenza possibile alla perfezione algoritmica della modernità; è il suono di qualcosa che si rompe e che, proprio perché rotto, diventa finalmente autentico.

L’album è stato preceduto dall’uscita del singolo “War Is A Mistake”, perché nel 2026 siamo ancora qui a parlare di guerre?

Perché purtroppo la guerra è un errore sistematico dell’umanità che continua a ripetersi.

Con questo brano ho voluto spogliare il conflitto da ogni retorica eroica o politica per mostrarne solo l’impatto umano ed emotivo. Siamo ancora qui a parlarne perché viviamo in un mondo che sembra aver perso la luce (“A world without light”) e dove i bambini nascono ancora nel terrore. È una follia costruita sulle bugie; io credo che solo l’amore sia l’unica forza onesta rimasta per non mentire e per tornare a essere umani.

Da cosa nasce solitamente la struttura di un tuo brano? Da una parola, da un tema, da un suono, oppure ognuno di essi ha una propria genesi e storia diversa da quelle delle altre tracce?

Ogni traccia ha la sua genesi, ma c’è sempre un filo conduttore che lega introspezione e ricerca sonora. Spesso parto da un’urgenza espressiva o da visioni distopiche. In Human Error, il mio “core” punk si è scontrato con una maturità compositiva diversa, che non ha paura di indugiare in atmosfere dilatate, arpeggi di pianoforte malinconici o pura tensione elettrica. I testi, come in “Boredom is sexy” o “Stardust”, nascono da frammenti di realtà, ricordi sbiaditi e la necessità di trovare pace nel caos.

Ti sei occupato in prima persona anche del video di “War Is A Mistake”?

Assolutamente sì. Vedi, la musica per me è inscindibile dall’immagine. Oltre al mio percorso artistico, sono il titolare di un’agenzia di comunicazione e mi occupo di visual, branding e produzione video da più di 35 anni. Questa doppia anima mi permette di avere una visione a 360 gradi: quando scrivo un brano, ne vedo già i colori, il montaggio e l’impatto visivo.

Per Human Error e per il singolo “War is a Mistake”, ho curato personalmente non solo la musica ma anche tutta la parte video e grafica, un controllo creativo totale che garantisce l’onestà del messaggio.

Ci presenti chi sono gli altri musicisti coinvolti in questo progetto?

Certamente. Il progetto solista si è evoluto in una formazione organica e coesa che chiamo The Anomalies. La band è composta da:

  • Marcel Scarabo al basso.
  • Mino Andriani alla chitarra.
  • Emanuele Laghi ai synth e al pianoforte.
  • Michele Testi alla batteria.

Io alla voce e chitarra.

Quando e come ti sei avvicinato alla musica?

Sono nella scena underground da oltre trent’anni. Ho iniziato fondando diverse formazioni punk come Burp, Nevrotic Heads, DDT, Flying Chips e Pastonudo. La vera svolta è arrivata nel 1992 con i South Breed Out, una band noise di cui ero il leader. Dopo un periodo di silenzio, sono tornato con i Two Moons prima di intraprendere, nel 2018, il mio percorso solista con l’album Disappointed, spinto dal desiderio di una libertà creativa totale.

La città di Bologna, cosa rappresenta per te?

Bologna per me è casa, nel senso più profondo e viscerale del termine. Io sono siciliano di nascita, ma vivo qui ormai da 28 anni. La cosa importante è che la mia non è stata una scelta dettata da necessità lavorative o altro: ho scelto Bologna per puro amore.

È una città che ho sempre adorato e che continuo a sentire mia ogni giorno di più. È un luogo generoso che regala a chi lo vive una miscela unica di cultura, socialità e fermento creativo. Per chi fa musica e ricerca, Bologna è un terreno fertile, un incrocio di storie e di persone che ti permette di restare sempre connesso con una dimensione umana e intellettuale profonda.

C’è qualche artista che apprezzi particolarmente?

Guardo con molto rispetto ad artisti che sanno coniugare narrazione oscura e impegno emotivo. Penso a Nick Cave o al compianto Mark Lanegan per il suo timbro graffiante.

Apprezzo molto la scrittura e le atmosfere dei The Smiths e, soprattutto, l’urgenza lirica e civile di Michael Stipe e dei R.E.M.. C’è qualcosa nel loro modo di trattare temi universali con sensibilità e onestà che sento molto vicino alla mia attuale fase creativa, specialmente in brani come “War is a Mistake”.

Hai già qualche data live in programma?

Ci siamo esibiti venerdì scorso al Gallery 16 di Bologna con un Release party dove abbiamo presentato i nuovi brani.

Stiamo lavorando per portare Human Error dal vivo con i The Anomalies. Tutte le date e gli aggiornamenti verranno pubblicati sui miei canali social ufficiali (Instagram, Facebook) e sul mio sito web.

Oltre alla promozione di “Human Error”, quali sono i tuoi prossimi progetti musicali?

Al momento il focus è totalmente su Human Error, che uscirà ufficialmente il 24 aprile.

Continuerò parallelamente l’attività con i Two Moons, formazione con cui abbiamo già pubblicato quattro album e che rimane tuttora attiva. La ricerca non si ferma mai.

Grazie per il tuo tempo, ti lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferisci.

Grazie a te. Chiudo con un invito: in un mondo che ci vuole perfetti e performanti, non abbiate paura di mostrare le vostre crepe. Come dico nel disco, è proprio attraverso l’errore che diventiamo autentici.

MARCO PRITONI