DENNIS STRATTON & PROWLHUNTERS “Remember Tomorrow”@ Defrag Roma 11-4-2026
DENNIS STRATTON & PROWLHUNTERS “Remember Tomorrow”+CHRONO SYNTHESIS+PHANTOM MENACE @ Defrag Roma 11-4-2026
Entrare al Defrag di Roma è sempre come sentirsi un po’ a casa. Sarà che il locale oramai da più di 10 anni è adibito ad Associazione culturale che fa da punto di incontro per gli amanti della musica dal vivo – aggiungiamo anche per via di un’organizzazione efficiente ed idonea a ospitare manifestazioni di richiamo, – ha incentivato non poco la concentrazione dei numerosi spettatori giunti per assistere allo spettacolo dell’ex chitarrista degli Iron Maiden: Dennis Stratton.
È giusto chiarire – per i meno avvezzi al genere heavy metal di cui i Maiden sono ancora oggi tra gli imprescindibili capostipiti -, che la stella di questa serata non è più parte della band inglese dall’ottobre del 1980 a causa di incompatibilità di vedute con il bassista Steve Harris e il manager del gruppo Rod Smallwood, lasciando il gruppo per cavalcare strade musicali differenti. Il tutto accadde, proprio dopo l’esordio discografico IRON MAIDEN (1980) appunto e lo svolgimento del successivo tour europeo, che vide il gruppo di Steve Harris di supporto ai KISS esibirsi nella famigerata data del 29 agosto 1980 a Castel Sant’Angelo a Roma.
Messo da parte il doveroso richiamo storico e tornando al presente, questa sera l’afflusso del popolo (… e non solo ) maideniano, ha avuto inizio alle ore 20.40, dando modo ai convenuti di sistemarsi con calma e ordine nell’area destinata allo spettacolo. Non è difficile accorgersi che oltre a notare la presenza di appassionati ascoltatori, la bellezza di appuntamenti come quello odierno sta anche nell’occasione di incontro tra i numerosi musicisti di band locali, intenti a condividere esperienze personali e simpatiche narrazioni sul variopinto universo musicale, che non capiterà mai di leggere su webzine (tante) e riviste musicali (poche) ancora in vita.
Intorno alle 21.10 è salgono sul palco i capitolini Phantomenace. Come una frustata secca e forti del loro fresco ed omonimo debutto, si lanciano all’attacco con su di un palco non particolarmente ampio, ma sufficiente per sprigionare energia a non finire a iniziare da “Genocidal craze”, heavy metal allo stato puro in grado di catturare chi ascolta ed istigando headbanging a cui i convenuti magari più e comprensibilmente esagitati non possono sottrarsi.
È la volta di “Phantom Menace” e “Maniac” (che a marzo hanno anticipato l’uscita dell’album) che sfoggiano una collaudata e grintosa combinazione delle twin guitars di Alessandro Benedetti (anche voce) e Lorenzo Strada, a cui non si può rimanere indifferenti. Con “Madman” e “ Judgement day” viene palesata una chiara influenza melodica che non contrasta assolutamente con l’attitudine verso un suono roboante che prevale anche con la riproposizione della hit “Rebel Yell” portata al successo da Billy Idol nel 1983, nonché il doveroso tributo con l’accenno all’introduzione del brano “Iron Maiden”.
Un’esibizione riuscita che ai ragazzi, nonostante la giovane età (se pensate che in 4 toccano appena 70 anni!) e un’eccellente competenza strumentale, sono certo che potranno evolvere nel tempo (magari valutando l’opportunità dello sdoppiamento del ruolo del chitarrista cantante?), dimostrando già adesso di avere le giuste carte per mirare a una lodevole visibilità e alla notorietà che auguro, di poter raggiungere in virtù della cura manifestata dal loro recente e riuscito esordio.
Il cambio di palco come è abitudine in queste occasioni, è velocemente messo in atto dagli stessi membri delle band, che per ovvi motivi sono tenuti a rispettare tempi e orari, così da permettere la puntuale successione dei vari act.
L’avvolgente intro di tastiera di “Once upon a time…” (che sarebbe stata ancora più suggestiva se – forse – fosse stata combinata con un calzante e cinematografico buio in sala), che accompagna la sistemazione di ogni membro sul palco con spalle al pubblico, fa da sigla di apertura allo show dei Chronosynthesis che all’inizio presenta problemi tecnici per le vocals poco udibili, ma con rapidità risolti dal tempestivo intervento del fonico. Fin dall’inizio si percepisce la grande familiarità che la band ha oramai stabilito con il palco, riuscendo così a farsi facilmente apprezzare, presentando uno spettacolo in cui fanno capolino sonorità che per via di semplificazione definiamo power metal, ma – a modesto parere di chi scrive, – sapientemente coniugato con inflessioni sinfoniche e con elaborati toni fantasy, dove ogni musicista contribuisce con la propria opera ad un risultato di squadra che va ben oltre la somma delle singole parti.
La band, capitolina come la prima, sciorina soluzioni musicali che riflettono probabilmente ascolti dedicati a Rhapsody (of fire) e Nightwish tanto per citare due obbligatori riferimenti, senza però cadere nella trappola della mera clonazione e forgiando un suono da cui emerge un’indiscutibile personalità.
Alla seconda band di questa sera, già nota nel circuito capitolino, il compito di offrire uno spettacolo basato su canzoni dalla struttura mai banale e di immediata presa, in cui parti ritmiche e melodiche si fondono senza prevalere le une sulle altre con sfumature epiche e trascinanti.
Ne sono esempio l’accoppiata iniziale di “What’s beyond” (incisiva e vibrante) e “Jester’s soul” (poetica e travolgente), dove la tensione non viene a cedere neanche in quei doverosi cambi di atmosfera che si alternano, e la continuità sonora non viene mai meno.
Segue “A Bird of Gold” (la narrazione cantata della “Der Goldene Vogel” dei fratelli Grimm) caratterizzata ancor di più che nelle altre tracce, da una suggestiva atmosfera fiabesca che si sviluppa attraverso melodie scoppiettanti, con strofa e ritornello che seppur ripetuti, vengono differenziati e abbelliti ad ogni riproposizione.
Ad intervallarsi con le canzoni del riuscito disco di esordio ECHOES OF FORLORN TALES (Elevate records – 2025) sono i due inediti “Sad Wings of Fate” e “Another Lie” che ne rappresentano una naturale prosecuzione e il banco di prova per la voce di Giorgio Massimi (già con i progressive Neverdream). Un cantante che dal vivo esibisce una facile abilità a intrecciare parti fortemente melodiche ad altre più slanciate, facendo sì che tutte le tracce eseguite, rendano l’audience partecipe di quel suggestivo viaggio sonoro, di cui i presenti questa sera sono inconsapevoli passeggeri.
L’accoppiata vincente di “Wrath of God” e “Gashadokuro” (non a caso scelte per anticipare l’uscita del full-lenght) che mi sento di assimilare per via di un sound, dove epicità e sinfonia vengono elevate all’ennesima potenza dal perfetto connubio ritmico dell’accoppiata Biscardi/Mancinelli (bass/drums), e dalla magica fusione delle keys di Matteo Riccia con il lavoro alle sei corde dell’incontenibile Luca Grossi e del guru Roberto Di Lazzaro capace di esprimere una smisurata visione autoriale, dove testi e musiche riescono ad includere avventura, poesia e destino.
Con il commiato dei Chronosynthesis ci si prepara all’atteso ingresso dei soli Prowlhunters intorno alle 23.10 che con il “Churchill’s Speech” a preannunciare l’inizio del loro spettacolo, portandoci direttamente alla fragorosa introduzione di ”Aces high” che fa scatenare la folla a più non posso, guidata dalla vorticosa ugola di Fabio Minchillo, che insieme alle chitarre martellanti e a una forsennata ritmica non sbagliano un colpo. L’imprescindibile Marco “Zappo” Palazzi (chissà se qualcuno se lo ricorda nei primi anni ’90 con i Four-Wheel Drive) scandisce le note iniziali di “Wasted years” e il pogo già in atto, perdurerà per la successiva “The trooper”, scemando solo in parte durante la mite introduzione di “Fear of the dark” che conclude il poker di brani dei soli Prowlhunters.
Presentazione con i dovuti onori che scandisce l’entrata in scena di Dennis Stratton, che sorseggiando un boccale di birra e subito dopo i doverosi ringraziamenti, fa partire dalla sua Ibanez rossa, la celeberrima “Prowler”, intonata all’unisono dal pubblico così come la successiva “Wrathchild” durante la quale è percettibile a pelle un’emozione singolare di chiunque calchi il palco in questo momento della serata. Con l’evocativa “Transylvania” è il galoppante basso di Alex Vincis e il trainante drumming di Claudio “DR. K” Cappabianca (entrambi insieme a Minchillo parte degli originali The Prowlers) dividersi la scena con le asce di Valerio “Sells” Sellini e Giovanni Maria Di Buduo (anche lui come “Zappo” proveniente dagli Ed Hunter) a fondere e scambiarsi solo e riff in una incandescente soluzione di continuità.
Con la mite introduzione di “Remember tomorrow” – anticipata da un ricordo di Stratton per il compianto primo batterista della Vergine di ferro Clive Burr, -, si continua comunque a cavalcare a ritmo serrato giungendo all’iconica “Killers” e ad una sempre rovente “Sanctuary” che consacra quasi un’ora di spettacolo degli headliner. Una suadente e atmosferica “Strange world” accompagna l’intimo lirismo che la contraddistingue, mostrandoci la faccia dei Maiden più compassati e apprezzata ancor di più, quando il seguito è rappresentato da “Phantom of the opera” (in assoluto il brano degli IM preferito da Stratton!) e forse da quello che i più considerano l’inno per eccellenza del gruppo: “Iron Maiden”.
Un breve intervallo per assegnare due copie dell’lp IRON MAIDEN a due fortunati spettatori, con la conclusione affidata probabilmente ad uno dei meglio riusciti matrimoni tra scuola hard rock e primordiale heavy metal, che non può che avere come titolo: “Running free”.
È il momento del commiato e come tutte le feste quando finiscono, lascia un po’ di amaro in bocca. Per quelli più affezionati c’è il meet & greet, durante il quale il chitarrista 73enne si rende disponibile firmando ogni gadget, stringendo mani, e scattando selfie, chiudendo la serata come l’aveva iniziata, con il sorriso sulle labbra e il fido boccale di birra, dopo aver confermato durante lo show quanto detto in un’intervista del 2004 a Guitar Player:
“I’m very proud that whatever I took into Maiden, it’s still there”!
Pur se è giunta l’ora di lasciare il locale, dall’interazione avuta con numerosi avventori, ne traggo la conclusione di non poter che essere grati agli artisti che – senza dimenticare l’imprescindibilità della star dell’evento -, si sono avvicendati sul palco che con musica e parole hanno saputo toccare le corde delle emozioni di noi pubblico scavandole e magnificandole. Un’occasione di distaccarci anche se per solo qualche ora da una predominante socialità virtuale (a cui anche quest’evento piaccia o meno è comunque collegato), e che lascia sempre più soli con noi stessi, suscitando però, quell’irrefrenabile desiderio di pensare già al prossimo concerto.
Grazie a tutti e … ad maiora.
CLAUDIO CARPENTIERI
Photoset by NADIA DI CARLO
Credits: si ringrazia Altamira Events e il Defrag per la gentilissima disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento.
DENNIS STRATTON
PROWLHUNBTERS
CHRONO SYNTHESIS
PHANTOM MENACE


Nasco Ia Ferrara nel 1966 ma dopo alcuni anni per questioni di lavoro il mio papà si trasferisce a Roma dove attualmente vivo. Cresciuto come in molti della mia generazione con lo Zecchino D’Oro dell’indimenticato Mago Zurlì (in pancia però già scalciavo al ritmo di (I Can’t Get No) Satisfaction) muovendo i primi passi verso un ascolto di massa con trasmissioni come Discoring (ispirato al Top of the Pops inglese) e successivamente mi mostravo affascinato all’iperspazio dell’innovativo Mister Fantasy(condotto da Carlo Massarini). I primi amori? Dire Straits, The Police, Deep Purple e Supertramp. Ma nel mio bel mobile ove ancora oggi continuo a custodire ed a collezionare Lp e Cd l’eterogeneità regna sovrana e c’è sempre stato spazio per tutti! Al fianco di un disco di Dylan è facile trovare un album dei Duran Duran, come subito dopo i Van Halen trovare inaspettatamente i Visage, ma anche trovare come “vicini di casa” Linkin Park e Nirvana. Sì, la musica è bella perché varia e Tuttorock incarna al meglio un luogo magico dove la disuniformità del mondo delle sette note, non può non attrarre chi alla musica non ha mai posto confini. Keep the faith…






























































