DANILA SATRAGNO – Intervista alla vocal coach
Ho avuto il piacere di intervistare la cantante e vocal coach Danila Satragno in vista del Vocal Camp, che torna dal 13 al 18 luglio 2026. Vocal Camp è un percorso intensivo di alta formazione artistica ideato e organizzato da Vocal Care, l’accademia fondata e diretta dalla stessa Danila.
Ciao e benvenuta su Tuttorock, ti chiedo subito di presentarci il Vocal Camp che si terrà dal 13 al 18 luglio a Loano, che tipo di evento sarà?
Il Vocal Camp è molto più di uno stage di canto: è un’esperienza immersiva dedicata a chi vuole vivere la musica a 360 gradi. Dal 13 al 18 luglio a Loano riuniremo giovani artisti provenienti da tutta Italia che avranno l’opportunità di studiare tecnica vocale, interpretazione, songwriting, presenza scenica e lavoro in studio affiancati ai big della musica. Ci saranno masterclass con professionisti del settore, produttori, autori, discografici e artisti, oltre a concerti, jam session e momenti di confronto. L’obiettivo è far crescere gli artisti non solo tecnicamente, ma anche umanamente, dando loro strumenti concreti per affrontare il mondo della musica.
Quando e come ti sei avvicinata alla musica?
La musica è sempre stato un mantra nella mia famiglia. Mi diceva mia madre che ho iniziato prima a cantare che a parlare. La fermavano per strada ed io ero ancora nel Passeggino e chiedevano se fossi io quella bimba che cantava le pubblicità televisive!
Ho iniziato comunque molto presto e, negli anni, ho avuto la fortuna di trasformare quella che era una passione nella mia professione. Ho studiato pianoforte, Jazz, in Conservatorio e Pop sul campo, ho lavorato sulle contaminazioni e inserito del Rock e Rap nei miei standard… sempre sperimentando! Ma soprattutto ho cercato di comprendere la voce non solo come strumento artistico, ma anche come espressione dell’identità di una persona. È una ricerca che continua ancora oggi.
Quanto è stata importante l’attività didattica nella tua carriera?
È stata fondamentale. Insegnare significa continuare a imparare ogni giorno. Ogni allievo è un mondo diverso e ogni voce racconta una storia. La didattica mi ha permesso di sviluppare un metodo che unisce tecnica, fisiologia, interpretazione e crescita personale. Vedere un ragazzo trovare finalmente la propria voce è una delle soddisfazioni più grandi che questo lavoro possa regalare.
Mi tiene al passo con i tempi, con l’evolversi del sound ed io mi trovo regolarmente a ‘inventare’ nuovi allenamenti per allenare le voci alle nuove forme di espressione musicale.
Nel corso della tua carriera di vocal coach hai lavorato con tantissimi artisti, con chi hai avuto più difficoltà e con chi invece il lavoro è stato più facile?
Non amo fare classifiche. Ogni artista presenta sfide diverse e il mio compito è capire come valorizzarne l’identità. Le difficoltà più grandi non dipendono quasi mai dal talento, ma dalla disponibilità a mettersi in discussione. Quando c’è fiducia reciproca e voglia di crescere, il lavoro diventa sempre stimolante. È proprio questo che rende il mio mestiere così bello e appagante.
Per quanto riguarda i big che ho affiancato sul camp devo dire sono stata molto fortunata:
Ho iniziato tutto a fianco di Riccardo Zegna poi Mal Waldron, il pianista di Billie Holiday, Steve Lacy, Sonny Rollins, Joe Chambers, Carl Anderson il Giuda di Jesus Christ Superstar.
E poi artisti italiani come Mango, De André…Ornella Vanoni…
Hai partecipato al tour Anime Salve di Fabrizio De André, hai un aneddoto da raccontare su quel grande artista?
Fabrizio era una persona di una sensibilità rara. Ricordo soprattutto la sua straordinaria capacità di ascoltare. Era curioso, rispettoso del lavoro degli altri e riusciva a creare un’atmosfera molto autentica. Ho avuto il privilegio di vivere quell’esperienza da vicino e porto con me il ricordo di un uomo profondamente umano, oltre che di uno dei più grandi cantautori italiani.
L’aneddoto più divertente è stato al primo concerto insieme in cui ci siamo scoperti entrambi emotivissimi litigandoci il bagno … e da lì in poi è’ stato sempre così con 1000 messaggi divertenti…
Tu sei anche nella giuria di Sanremo Rock, qual è la cosa che più valuti quando vedi esibirsi un artista o una band rock, il look, la voce, la qualità del brano o consideri tutto l’insieme?
Guardo sempre l’insieme. La tecnica è importante, ma nel mondo di adesso, da sola non basta. Il fascino del suono è la capacità di mangiarsi il palcoscenico. Mi interessa capire se un artista ha qualcosa da raccontare, se è credibile sul palco, se riesce a emozionare. La voce, il brano, il linguaggio del corpo, il look e la personalità devono essere coerenti tra loro. Anche la novità delle strutture armoniche.
Quando tutto questo si unisce nasce un’identità artistica forte.
E poi c’è il contest da cui emergono gli artisti che poi apriranno i live di Vasco Rossi, secondo te non sono ancora pochi gli artisti affermati che aprono le porte ai giovani talenti in modo da assicurarci un futuro più roseo dal punto di vista della qualità musicale nel nostro paese?
Pochi e non organizzati e strutturati.
Una uscita solo non basta certo. Credo quindi che ci sia ancora tanto da fare. I giovani hanno bisogno di occasioni concrete per esibirsi davanti al pubblico e confrontarsi con il mondo professionale. Ogni artista affermato che decide di dare spazio alle nuove generazioni compie un gesto importante per tutto il settore. La musica ha bisogno di ricambio, di nuove idee e di persone che abbiano il coraggio di investire sui talenti emergenti.
Per chi volesse intraprendere una carriera da vocal coach, quali sono i consigli che ti senti di dare?
Teoricamente non esiste la figura professionale del vocal coach in quanto tristemente non esiste il corso di Laurea.
Proprio in Italia, patria del bel canto… assurdo!
Comunque il primo consiglio è non smettere mai di studiare. La voce è uno strumento complesso e richiede competenze che spaziano dalla fisiologia alla pedagogia, dalla tecnica all’aspetto emotivo. Un vocal coach deve essere preparato, ma anche capace di ascoltare e comprendere chi ha davanti. Musicalmente preparato e strumentista.
Deve inoltre aver calcato palchi importanti per insegnare repertorio, corismo etcc.
Non basta saper cantare bene: bisogna saper accompagnare le persone nel loro percorso artistico ed è una enorme responsabilità.
Quali sono i tuoi prossimi progetti artistici?
Sto lavorando su diversi fronti. Continuerò con l’attività di formazione attraverso Vocal Care e format come il Vocal Camp, seguirò nuovi artisti nei loro percorsi discografici e proseguiranno anche le collaborazioni con produzioni televisive, festival e manifestazioni dedicate alla musica dal vivo. Mi piace alternare il mio lavoro sul palco a quello dietro le quinte, perché credo che entrambe le dimensioni siano fondamentali per la crescita di un artista.
Ora il progetto artistico che mi sta più a cuore è quello su Ornella Vanoni, il sesto senso e il mio jazz. Noi siamo molto amiche… dico siamo perché entrambe crediamo esistano energie e dimensioni oltre la vita. Durante il concerto racconto aneddoti, situazioni, oggetti, frasi che vorrei rimanessero nel cuore di tutti….
Grazie per il tuo tempo, ti lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferisci.
Grazie a voi per lo spazio.
Il significato etimologico di musica è arte delle Muse: poesia, danza, teatro, canto… Oggi la musica ha assunto un altro significato… forse dovrebbe allora chiamarsi in altro modo… corre velocissima, ma credo che autenticità, studio e passione rimangano valori insostituibili. Ai giovani artisti dico sempre di non cercare di assomigliare a qualcuno, ma di diventare la versione più vera di sé stessi. È questo che, alla fine, fa davvero la differenza.
MARCO PRITONI
Sono nato ad Imola nel 1979, la musica ha iniziato a far parte della mia vita da subito, grazie ai miei genitori che ascoltavano veramente di tutto. Appassionato anche di sport (da spettatore, non da praticante), suono il piano, il basso e la chitarra, scrivo report e recensioni e faccio interviste ad artisti italiani ed internazionali per Tuttorock per cui ho iniziato a collaborare grazie ad un incontro fortuito con Maurizio Donini durante un concerto.



