CREMONA MUSICA – Intervista a FRANCO MUSSIDA dal CPM a Il bimbo del carillon
Dal 26 al 28 settembre a Cremona, all’interno di CREMONA MUSICA INTERNATIONAL EXHIBITIONS AND FESTIVAL (Piazza Zelioli Lanzini Ennio 1), si terrà la 2A edizione dell’ELECTRIC SOUND VILLAGE, lo spazio dedicato alla liuteria elettrica e alla storia della musica rock. Prosegue il dialogo con un territorio la cui vocazione e tradizione per la musica e la liuteria è nota in tutto il mondo.
Buongiorno maestro, è un grande piacere conoscerla. Inizierei subito con una notizia dell’ultimo momento, proprio ieri la bravissima band prog-metal bolognese degli Inner Vitriol hanno rilasciato la loro cover di “Impressioni di settembre”, è sicuramente una soddisfazione che questo suo pezzo sia tuttora un evergreen.
Visto che è un brano che ho scritto io, devo dire che mi sicuramente piacere. Il nostro mood PFM siamo riusciti a portarlo in giro per il mondo, e tuttora è una bellissima avventura che continua a vivere con i miei colleghi, Franz, Patrick, che continuano a perpetuare la nostra storia.
Dalla PFM al CPM, una realtà che è nata e poi si è affermata alla grande nel tempo come una delle scuole più importanti in Italia.
E’ nata come una banda di grandi pionieri, grandi musicisti, che poi ho avuto piacere di coordinare e di chiamare a darmi una mano per far sì che la musica popolare venisse fuori dalla gabbia in cui era stata lasciata, nonostante fosse, dal punto di vista del mercato, la cosa più importante del nostro panorama musicale italiano. Nel 1984 l’istituzione vedeva soltanto la musica classica, quando è nato il CPM abbiamo partecipato in quarant’anni all’evoluzione di tutto il sistema, incentivandolo, nutrendolo di idee formative. C’è voluto il suo tempo, poi il jazz e la musica popolare sono stati sdoganati completamente. All’inizio, nella CPM insegnavano musicisti jazz che poi sono andati a servizio nei conservatori a metà degli anni 90, quindi 10 anni dopo, mi riferisco a Franco D’Andrea, Aldo Tracanna, Roberto Zanchi e tutte persone che sono partite con noi, persino Luca francesconi, che è uno dei più grossi compositore di musica gospel. Le migliori eccellenze della musica classica contemporanea, per cui, insomma, abbiamo fatto un percorso e adesso siamo un istituto parificato al Conservatorio, quindi con lauree di primo secondo livello, ma soprattutto siamo un istituto di ricerca. Perché, così come quarant’anni fa abbiamo iniziato un percorso che ha consentito alla musica popolare alla musica jazz di trovare una sua collocazione, quello che serve oggi è un salto in avanti da un punto di vista di una nuova didattica, perché sono cambiati i tempi, sono cambiate le persone, è cambiato tutto. Per cui l’educazione oggi va reinventata e il CPM sta pensando a questo.
Quello che dice si può prendere a spunto, la musica e tutto quello che gli sta intorno è cambiata tantissimo in questi decenni con Internet e così via c’è stata un’accelerazione che non si era mai vista.
C’è stata un’accelerazione di interesse per certi versi cioè e questa è una cosa bella, nel senso che fa parte del portato della tecnologia e soprattutto del informatica; il tema è che però, sempre di più, è vista come un mezzo di comunicazione, mentre invece la musica è un’esperienza. Quindi che va al di là della sua popolarità, più si allarga la sua popolarità e più dovrebbe in qualche modo venir fuori anche una certa consapevolezza della sua qualità intima e intrinseca, mentre invece questo non avviene. Si allargano i numeri e scende di tanto la qualità, non tanto della creatività dei ragazzi che è sempre viva; è proprio la qualità complessiva delle produzioni che si fanno che sono sempre di minore qualità ed è una cosa sulla quale occorre riflettere e la scuola si occupa anche di questo.
Al giorno d’oggi molti giovani vanno su Youtube o altri canali, e imparano direttamente lì il riff, quello che una volta si andava orecchio o con la spartito quando riuscivi a comprarlo. Penso però che la scuola, mi dica lei, sia sempre importante per arrivare a certi livelli.
Il problema della diffusione dei mezzi è normale, nel senso che è normale che si trovi tutto dappertutto, ma il problema non è trovare tutto dappertutto, ma assemblare la qualità necessaria per riuscire magari, se uno vuole, a campare di musica per tutta la vita. E se uno se lo vuol fare su Youtube va bene, lo faccia (risate). Non è sicuramente quello il mezzo per riuscire a non tanto imparare due accordi. Magari per imparare a fare due accordi quello va benissimo, non c’è problema, uno lo va a vedere su Youtube, quando non esisteva c’era l’amico in cortile che suonava la chitarra e i due accordi lasciava vedere anche lui. U una cosa da dire è che l’orecchio non scade mai, nel senso che un tempo si imparava ad orecchio, ma si impara anche adesso a orecchio, quindi, non è una cosa che è cambiata, anzi, per certi versi l’educazione a orecchio oggi ha ancora più valore di quanto non lo avesse un tempo.
Venendo di Cremona, una città dove la liuteria è una religione ecco lei sarà protagonista presentando il suo libro.
Partecipo presentando il mio libro “IL BIMBO DEL CARILLON”, è un filo rosso che parte da dove sono partito e arriva dove finirà, nel senso che è proprio una storia che va anche nel futuro. Quindi, non è soltanto la storia del passato, ma la storia del passato, del presente e del futuro, ed è una strana storia che faccio un poco fatica a descrivere. Dentro ci sono anche i miei colleghi, che hanno una parte importante, perché sono stati una parte fondamentale della mia vita, quindi coprono un ruolo fondamentale, però è la storia di un bambino e quindi non è la storia della PFM. E’ la storia di un bambino che all’età di quattro anni si è trovato a comprendere che la sua vita sarebbe stata vissuta con le orecchie e non con gli orchi e quindi si snoda attraverso tutti gli incontri più importanti della mia vita e che va oltre, affrontando tematiche di vario tipo.
L’idea di arrivare a scrivere un libro come è venuta? Indica un punto di arrivo, e anche di partenza?
In realtà non c’è stata nessuna programmazione, se non un desiderio mio, ha una storia strana la nascita di questo libro. Il punto di partenza è datato nel 2012 che non so per quale ragione ho avuto proprio la voglia, la necessità, di scrivere, forse per non perdere la memoria di tutto quello che è stato il mio rapporto con la musica da quando sono nato fino a quando avevo più o meno 17-18 anni, quindi ancora non c’era la PFM in campo. Scrissi 130 pagine nel 2012 e poi l’ho lasciato lì. Nel 2017, quindi 5 anni dopo, l’editore Salani dei miei libri mi ha chiesto se avevo qualche scritto mio privato e io gli ho mandato queste 130 pagine. Loro sono rimasti talmente tanto entusiasti quello che avevano letto, che mi hanno fatto firmare un contratto e mi hanno dato un anticipo. Solo che nel 2018 sono stato preso dalla voglia di scrivere un altro libro, “Il pianeta della musica” su come la musica si relaziona alla nostre emozioni, sempre per Salani, e oggi è alla sua quinta edizione. E’ un libro, un saggio, su come la musica agisce sulla nostra struttura emotiva, sulla sua natura oggettiva e sulla nostra soggettività nel decodificarla. Quindi ci sono tutti i principi educativi che mettiamo in pratica alla CPM. Quindi, nel 2018 ho scritto questo libro che è stato pubblicato nel 2019. Nel 2023, il Corriere della Sera mi ha chiesto di fare la prima pagina della lettura con una con un’opera visiva a cui ho legato la musica, cosa che non era mai successo nella storia del Corriere. A quel punto è squillato il telefono e l’editore mi ha detto “E quel libro là? Che fine ha fatto?”. Nel 2024 l’ho scritto e alla fine del 2024 è stato pubblicato. Nei fatti, l’ho terminato, partendo dalle 130 pagine sono andato avanti fino a dove sono arrivato adesso e anche oltre, quindi oltre i miei 70 anni.
E a quante pagine è arrivato adesso?
Le pagine sono 400, quelle del libro arrivano a un’età che non è quella di 78 anni, che sono i miei adesso.
In questa alla fiera di Cremona, ELECTRIC SOUND VILLAGE, ci sono anche tantissimi strumenti, poi lei è un chitarrista di grande vaglia, quindi troverà anche spunti da piacere a vedere queste chitarre storiche, questi strumenti storici.
E’ una cosa bella e importante per i ragazzi che devono sapere che tutto quello che hanno oggi è frutto di una storia, quindi è frutto di esperienze che arrivano da anni di lavoro.
Le chiedo una curiosità, quali sono le sue chitarre preferite?
Io possiedo una trentina di chitarre, più o meno, e ho soltanto chitarre che ho suonato, non sono un collezionista, ma sono una persona che possiede tutti gli oggetti che bene o male hanno fatto parte della sua carriera. Non dico tutti perché una quindicina di strumenti mi sono stati rubati e quelli sono nel libero mercato adesso, chissà dove, tra l’Italia e gli Stati Uniti. Però, per l’appunto, sono strumenti storici che ho suonato che sono ancora miei, ma soprattutto la chitarra che più mi emoziona è quella che suono oggi, che è una chitarra baritona che è frutto di una esperienza di studi con un liutaio e con mie contribuzioni ed è una Gibson Chet Atkins preparata. Si va avanti sempre provando a vivere sonorità nuove quindi il fascino della musica è anche quello cercare il proprio suono, cosa che consiglio vivamente a tutti, non soltanto guardare le chitarre come oggetti, ma provare a comprendere che ciascuno di questi strumenti ha un’identità emotiva che deve accordarsi con la persona e quindi cercare proprio strumento sentirselo vibrare addosso al di là degli investimenti uno vuol fare, magari per conquistare o per acquistare una chitarra che domani varrà di più di quanto non l’ha pagata oggi.
Capita spesso dei chitarristi la cui chitarra preferita è un modello vintage, magari che risale al secolo scorso.
E’ sempre legato al piacere di vivere un’identità sonora particolare che si sente liberare con piacere perché il suono poi non è semplicemente il suono di uno strumento, è il suono dello strumento, ma che vibra nel cuore di chi lo suona. Il tema è quello di trovare queste due correnti che si possono accordare, una volta che si trova l’accordo, si trova anche lo strumento, che non è più la Gibson del 63 o la Fender del 62, o la Rickenbacker del 80.
Vuole aggiungere qualcosa che non le ho chiesto?
A Cremona ci saranno anche molti degli studenti della scuola che potranno raccontarla e parlare della scuola, per cui invito tutti a comprendere bene quale qual è davvero lo spirito di questa scuola, perché credo che si stia facendo un lavoro davvero molto importante, davvero unico.
MAURIZIO DONINI
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CEO & Founder di TuttoRock - Supervisore Informatico, Redattore della sezione Europa in un quotidiano, Opinionist in vari blog, dopo varie esperienze in numerose webzine musicali, stanco dei recinti mentali e di genere, ho deciso di fondare un luogo ove riunire Musica, Arte, Cultura, Idee.




