fbpx
Now Reading
YELLOWCARD + Melody Fall- Live @ Zona Roveri Music Factory Bologna 9-6-2015 UNICA DATA

YELLOWCARD + Melody Fall- Live @ Zona Roveri Music Factory Bologna 9-6-2015 UNICA DATA

Setlist:
Convocation
Transmission home
Crash the gates
Lights and sounds
Only one
Awakening
Light up the sky
Rough landing holly
Fighting
Make me so
With you around
Southern air
Believe
California
Encore:
Way away
Ocean avenue

Members:
Ryan Key – vocals, guitar , piano
Sean Mackin – violin, vocals
Ryan Mendez – guitar, vocals
Josh Portman – bass
Nate Young – drums

Evento Fb
http://yellowcardrock.com
http://facebook.com/yellowcard
http://twitter.com/yellowcard
http://youtube.com/yellowcard
http://yellowcardrock.tumblr.com
http://instagram.com/yellowcardrock
https://itunes.apple.com/us/artist/yellowcard/id2307230
Un doppio disco di platino portato a casa non è roba da poco, il regalo che ci fa Zona Roveri Music Factory è quanto di meglio si potrebbe chiedere. In questa bellissima location dove vige , particolare non da poco, un’acustica perfetta, questa sera siamo ad assistere al live della band statunitense Yellowcard, pur privi del batterista Longineau Parsons (non certo il Gram che qualcuno ha riportato….), trovano dietro la sezione “pelli maltrattate” il drummer dei bravissimi Anberlin. Dopo alcuni album che non hanno ripetuto il successo iniziale, ora portano in giro il nuovo lavoro Lift a sail, in opening i bravissimi italianissimi Melody Fall.

Il palco è immediatamente occupato da un sorridente ed istrionico Sean Mackin con il suo violino, il suono acre e stridulo che ne ottiene suonando la classica opening Convocation è come il suono del pifferaio magico, il popolo risponde con foga, un tripudio di braccia alzate ed urla accolgono il resto della band. E’ un Zona Roveri stracolmo che fa da cornice alla bellissima Transmission home, una ritmica presente, una lineup di grande impatto che produce grande punkrock, suoni acidi con la voce di Ryan che si alza verso il cielo. Si prosegue con la  liturgica, quasi cattedralica nei suoi toni striscianti e sinuosi, Crash the gates, brano di splendida intensità che prepara l’esplosione musicale di Lights and sounds, riff selvaggi e rullanti percossi in maniera brutale sono un piatto ricco. Only one parte sui colori del violino, prosegue meravigliosa come è, un brano di una intensità e fascino senza tempo interpretato in maniera sentita dan un Key bravissimo anche quando si siede al piano. Awakening corre veloce, il violino si Sean si prende meritati spazi, soprattutto nella parte finale, è rock d’autore, suoni storti greendayeggianti, una frontline di corde che picchiano con foga, Light up the sky fa muovere anche i sassi, roboante e imperiosa con la sezione ritmica a premere con forza. E’ una tempesta di suono, il wall of sound di Rough landing holly è una macina che trita tutto e tutti, il bisonte del rock che abbatte, la chitarra solista va a graffiare ardita con licks impazziti, la batteria dell’Anberlin drummer è pulita e tiene il ritmo come si deve. Godiamoci questo ripescaggio dal passato con la sempre bella Fighting, potenza allo stato puro per combattere il caldo, la qualità dei nuovi lavori viene perfettamente espressa dal splendida Make me so, i giri di accordi a metà del brano aggiungono colori saporiti ad una canzone trascinante e grandiosamente interpretata dalla band. Pennellate da ballad con la titletrack Lift a sail, strofe ripetute, accordi intercalati a ritornelli, suoni dolci e raffinati, quasi fuori luogo per l’anima del gruppo se non fosse che il risultato è perfetto. Ma forse i dolori e le tristezze della vita servono anche a far cambiare l’anima musicale? Giri di pelli percosse e di corde scolpite sono i pennelli che disegnano con questa canzone uno dei momenti più intensi della serata. With you around si apre con chitarre acide che sono l’apripista per i tamburi, i suoni sono taglienti e scheggiati, e si va indietro di qualche anno per ripescare la secca Southern air, ma non basta ritrovare il passato, è necessario rinverdire anche gli antichi fasti. Si pesca indietro di oltre un decennio la torrida Believe, suoni ancora grezzi al tempo, oggi riarrangiati con l’esperienza maturata, una nuova musicalità che sale allo zenith con la meravigliosa California. La track che chiude la parte “ufficiale” del live è una vera e propria perla, tirata in lungo ed atteggiata ai massimi, è una ballad di splendida bellezza che incanta e lascia desiderare che la serata non finisca, mani alzate, popolo che poga dolcemente, si spengono le luci su ritornelli ripetuti che richiamano raduni lisergici. Ma il ritorno sulle scene è invocato a gran voce dalla sala stracolma del Zona Roveri, se qualcuno vuole sapere i motivi del doppio disco di platino doveva essere lì a stupirsi con l’elettrica Way away, variegata ed ammaliante, si passa dal ritmo folle, a tonalità iridescenti come se niente fosse. Ed il rito arcano si compie con la loro canzone più famosa, un vero inno generazionale che si chiama Ocean Avenue, è vero che non c’è più il maestro Ben Harper alla sei corde, ma come non rimanere estasiati di fronte a tale bellezza che gli Yellowcard hanno confezionato?

MAURIZIO DONINI
Photoset by Teffan Hawk

Voto 9/10

Credits: La sempre perfetta organizzazione del Zona Roveri Music Factory e del suo Ufficio Stampa

View Comments (0)

Leave a Reply

Your email address will not be published.