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XAVIER RUDD & The United Nations – Live @ Zona Roveri Music Factory, Bologna 9-4-2016

XAVIER RUDD & The United Nations – Live @ Zona Roveri Music Factory, Bologna 9-4-2016

Ci troviamo nel bel mezzo della parte europea del tour di Xavier Rudd, che, dopo le altre date italiane dei giorni scorsi (a Trezzo ed a Roncade), oggi si ferma allo Zona Roveri di Bologna. L’artista australiano affronta un tour mondiale, che lo porterà a girare l’Europa fino ad inizio Maggio, per poi trasferirsi negli USA, senza un album da supportare. L’artista infatti per questo tour non estrae tanti brani da Nanna, che è il suo ultimo lavoro in studio. La data dello Zona Roveri è già sold-out da diverse settimane, e fuori dal locale ci sono diversi ragazzi alla disperata ricerca di qualche biglietto (e in giro non si vede nemmeno un bagarino! A quanto pare Xavier Rudd è capace di rovesciare le abitudini del mondo). L’evento pare dunque molto sentito e tutti sperano in un grande show, dato che chi ha assistito alle altre recenti date italiane  parla di un front-man estremamente gasato e di due serate da ricordare.

Arriviamo davanti al palco e già troviamo l’opening act da poco intento a scaldare il pubblico. Bobby Alu, alias il Caparezza samoano e alias il batterista/percussionista di Xavier Rudd (eh si, tra le due esibizioni questo ragazzo si farà oltre 3 ore sul palco), affronta il pubblico in solitaria e, armato di ukulele, cerca di trasportare la platea su bianche spiagge a danzare a ritmo della sua musica. Le persone si fanno coinvolgere volentieri e tanti ballano svagati. L’esibizione è divertente ma dopo un po’ anche monotona, d’altronde voce e ukulele da soli non possono fare più di tanto. L’unico brano che si differenzia e Tagi, suonato con un pātē (slit drum tipico delle isole Samoa) e che per un momento fa scendere gli ascoltatori dall’amaca per portarli a ballare davanti al fuoco di una tribù selvaggia. Giusto, comunque, concedere solo una mezzora al seppur bravo e applaudito Bobby Alu. Mentre il polistrumentista lascia lo stage, un sipario nero scende davanti al palco e noi aspettiamo per una buona mezzora inizio del main event.

Alle 22.00 passate, il drappo nero si apre mostrando un didgeridoo in bella vista al centro del palco e, subito dopo, tra l’acclamazione della piccola folla, Xavier Rudd entra sorridente in scena, accompagnato da Bobby Alu alle percussioni e dal tastierista dei The United Nations a creare le atmosfere. Senza tanti preamboli il trio attacca, Fortune teller è seguita a ruota dal Reggae di Flag. Il biondo australiano sembra un guru, seduto al centro del palco, immerso nel fumo e con le luci che da dietro ne fanno spesso vedere soltanto la sagoma, l’atmosfera è quasi magica. Subito dopo i primi due pezzi, Xavier imbraccia la chitarra elettrica, con cui ammalia il pubblico con soavi fraseggi pieni di riverberi sulla gioiosa Come let go. Ok, non è di certo un virtuoso, ma un poeta in musica senza dubbio.
Passa poco tempo e BOOM! Nel bel mezzo di un brano l’impianto salta, e la band è così costretta a lasciare il palco, e noi rimaniamo quindi un buon quarto d’ora ad aspettare nell’incertezza. Fortunatamente però i tecnici fanno il loro lavoro, e i tre musicisti possono riprendere da dove avevano interrotto regalandoci una splendida versione di The mother. Il pezzo è molto diverso dall’originale, ritmato e coinvolgente, impreziosito poi sul finale da un lungo assolo di didgeridoo che sposta le viscere con le sue basse frequenze. Uno dei pezzi migliori della serata. Il palco continua ad essere invaso del fumo, e tra i tanti giochi di luce l’atmosfera è sicuramente suggestiva, ma alla lunga il non riuscire quasi mai a vedere con chiarezza i musicisti inizia a dare fastidio. I brani si susseguono comunque davanti ad un pubblico estasiato, fino ad arrivare ad un’inaspettata interpretazione di No woman no cry, inutile dire che i presenti sono qui uniti in un’unica voce. Ci avviciniamo alla fine, e l’artista spara le cartucce pesanti del repertorio. Bow down ci da l’ultima scarica di adrenalina, impossibile non saltare! Qui Xavier ci regala un altro potente assolo di didgeridoo, per me rimane un mistero come tutti quei suoni (che a volte quasi paiono elettronici) possano uscire tutti assieme, nello stesso momento, da un tubo di legno, tutta la performance è assolutamente affascinante. Durante l’assolo Rudd si alza e, continuando a suonare, brandisce il didgeridoo come un megafono puntato verso il pubblico, portando l’esaltazione della gente a livelli estremi. Il pezzo si chiude con un ispirato assolo percussionistico di Bobby Alu, che ci traghetta dritto verso uno dei brani più attesi. Ma prima Xavier, con la chitarra acustica sulle ginocchia, improvvisa dei versi apposta per la serata, lanciano il suo messaggio di pace e gioia, e senza fermarsi attacca con Follow the Sun. Il set si chiude con un altro dei pezzi forti, l’anatemica  e cantatissima Creancient.

I problemi tecnici e la scaletta dilatata ci hanno fatto quasi raggiungere la mezzanotte, quindi non aspettiamo tanto per gli encore. Il trio stasera continua a stupire, creando un originale mash-up tra Let me be e Wake me up (presa in prestito da Avicii). La serata si conclude con quello che secondo chi scrive è il capolavoro assoluto di Xavier Rudd. Spirit Bird è suonata con passione, trasporto e sorriso sulle labbra dall’artista. E il pubblico ascolta gran parte del pazzo in religioso silenzio. Ho partecipato a tanti concerti, ma personalmente non ho mai visto una platea a tal punto ipnotizzata da una performance, non un fiato, non un brusio, sola musica. Impressionante, nella sua semplicità.

Come avrete capito, la serata è stata delle migliori. Un’esibizione in costante equilibrio tra Reggae, etnica e Folk. Tra dolcezza, adrenalina e sprizzante allegria. Tra musica, poesia e vibrazioni.  Rimane solo da sperare che l’australiano non tardi molto a tornare dalle nostre parti.
 
MARCO RAGGI
Photoset by TEFFAN HAWK

Credits: si ringrazia Barley Arts per la gentilissima disponibilità e Zona Roveri Music Factory per la sempre perfetta organizzazione dell’evento.

Setlist:
Fortune teller
Flag
Come let go
Food in the belly
The mother
While I’m gone
Come people
Sacred
Breeze
No woman no cry (Bob Marley & The Wailers cover)
Messages
The letter
Bow down
Follow the Sun
Creancient

Encore:
Let me be (mashed-up with “Wake me up” by Avicii)
Spirit bird

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