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WACKEN OPEN AIR – Live @ Wacken, Germania 4/6-8-2016

WACKEN OPEN AIR – Live @ Wacken, Germania 4/6-8-2016

*** Giovedì 4 Agosto ***

– Saxon
Il mio Wacken Open Air personale incomincia con i Saxon, autori come al solito di un’ottima esibizione. Da veri pilastri dell’heavy metal britannico, non sbagliano un colpo, e tra una “Eagle has landed” e “Heavy metal Thunder” dedicata al compianto amico Lemmy, la loro esibizione dimostra la perfetta forma nonostante siano attivi da tantissimi anni (dal 1976) e che siano presenti a questo festival dal 1992, come ricordato da Biff durante il live.

Setlist:
Battering Ram
Motorcycle Man
Sacrifice
Power and the Glory
Solid Ball of Rock
The Eagle Has Landed
20,000 Ft
Dogs of War
Heavy Metal Thunder (Dedicated to Lemmy Kilmister)
747 (Strangers in the Night)
Crusader
Wheels of Steel
Denim and Leather
Princess of the Night

– Foreigner
La presenza dei Foreigner, gruppo AOR anglostatunitense formatosi anch’esso nel 1976,
mi aveva destato qualche perplessità per la natura più melodica del gruppo rispetto al bill
tradizionale del festival. Appena hanno incominciato a suonare mi sono dovuta ricredere: il cantante Kelly Hansen è un vero e proprio terremoto senza freni, istrionico e coinvolgente, e anche il resto della band appare carica e ci propone un’esibizione pulita, precisa e sicuramente emozionante, soprattutto al momento di eseguire le canzoni più famose del repertorio, come “ I Want To Know What Love Is” e “Urgent”, che ci riportano ad atmosfere del passato.

Setlist:
Double Vision
Head Games
Cold as Ice
Feels Like the First Time
Dirty White Boy
Urgent
Juke Box Hero
I Want to Know What Love Is
Hot Blooded

– Whitesnake
Dopo le date estive in terra italica, mi ero già fatta un’idea di cosa aspettarmi dal live dei
Whitesnake, e David Coverdale & soci non hanno deluso le aspettative. La band appare compatta e precisa, la scaletta si mantiene la stessa delle precedenti date, e un Coverdale ben supportato dai cori del pubblico e di Michele Luppi alle tastiere rende
ancora bene. La scaletta ci porta tra i maggiori successi della storia della band, e seppur inframezzata da assoli forse eccessivi, questi permettono al biondo cantante di riprendere fiato e arrivare bene fino a “Still Of The Night”. Con il brano forse più famoso dei Whitesnake arriva però anche un acquazzone tremendo, che ci lascerà fradici e infreddoliti fino al ritorno in tenda di stanotte.

Setlist:
My Generation(The Who song)
Bad Boys
Slide It In
Love Ain’t No Stranger
Fool for Your Loving
Judgement Day
Guitar Solo
Slow an’ Easy
Bass Solo
Crying in the Rain
Is This Love
Give Me All Your Love
Here I Go Again
Encore:
Still of the Night
Song played from tape
We Wish You Well

– Iron Maiden
La tradizionale “A night to remember” non poteva che essere chiusa dagli unici e inimitabili Iron Maiden! La data è l’ultima dell’infinito T he Book Of Souls tour, quindi anche qui non vi sono grosse novità rispetto alle date estive italiane; la prima parte del concerto è dedicata soprattutto all’ultimo album, anche se i grandi classici come “Children Of The Damned”, “The Trooper”, “Powerslave” o “Hallowed Be Thy Name” non tardano ad arrivare. Personalmente l’esibizione mi è piaciuta molto, ogni membro della band ci ha messo del suo, anche se rispetto all’ultima volta che li ho visti mi hanno dato l’impressione di essere meno carichi. Inoltre alcuni problemi di ricezione del microfono hanno fatto si che in alcuni brani la voce di Bruce andasse a tratti, penalizzando un po’ quest’evento atteso ormai da un anno. Immancabile “Fear Of the dark”, cantata a squarciagola da tutto il pubblico, “The number Of The Beast” e in chiusura “Wasted Year” con tanto di auguri di buon compleanno proprio a Bruce che di lì a qualche giorno avrebbe compiuto 58 anni. Happy birthday Bruce and Up the Irons!

Setlist:
Doctor Doctor(UFO song)
If Eternity Should Fail
Speed of Light
Children of the Damned
Tears of a Clown
The Red and the Black
The Trooper
Powerslave
Death or Glory
The Book of Souls
Hallowed Be Thy Name
Fear of the Dark
Iron Maiden
Encore:
The Number of the Beast
Blood Brothers
Wasted Years (followed by ‘Happy Birthday’ to Bruce Dickinson born 7 August, 1958 )
Always Look on the Bright Side of Life (Monty Python song)

** Venerdì 5 Agosto **

– Pyogenesis
I tedeschi Pyogenesis non sono molto conosciuti nel belpaese, molto meno rispetto al
gruppo che fonderanno poi alcuni dei membri, i Liquido. Sono sicuramente una band molto versatile, partiti dal black/death più estremo, poi approdati al gothic e al doom, per poi convertirsi ad un rock pop dal suono molto mainstream. Dei brani eseguiti molti sono dell’ultima parte della storia della band, essendo uscito il loro ultimo lavoro “A Century In The Curse Of Time” ; la voce un po’ melodica, un po’ graffiante di Flo V. Schwarz la fa da padrona alternandosi a riff pesanti. Ovviamente anche oggi la pioggia non si fa attendere, smorzando un po’ l’entusiasmo dei mattinieri fan accorsi.

– The Haunted
I The Haunted, gruppo nato dalle ceneri degli At The Gates, propongono uno stile molto
simile al death metal del loro primo gruppo, ma contaminato da influenze molto più
metalcore. C’è da dire comunque che se non ci eravamo ancora svegliati del tutto con il
gruppo di apertura della giornata, la potenza sonora degli svedesi ci ha dato una grossa
mano. Le chitarre di Patrick Jensen e Ola Englund formano un muro di suono compatto e preciso e eseguono virtuosi ed esaltanti assoli, la batteria di Adrian Erlandsson e il basso di Jonas Björler ci martellano incessantemente e la voce di Marco Aro, sporca e aggressiva, è pienamente efficace nello spronare gli astanti a lanciarsi in un pogo selvaggio e infangato.

Setlist:
No Compromise
99
Trespass
The Premonition
The Flood
The Medication
Undead
Trend Killer
Hollow Ground
Time (Will Not Heal)
D.O.A.
My Enemy
Eye of the Storm
Dark Intentions
Bury Your Dead
Bullet Hole
Hate Song

– Loudness
I Loudness sono una rarità, il primo gruppo heavy metal nipponico ad acquisire notorietà in tutto il mondo, attivi dal 1981, sono ottimi rappresentanti dell’heavy ottantiano; si presentano con una scenografia essenziale, solo il logo della band dietro di loro, il cantante Minoru Niihara ha un look che ricorda molto Brian Johnson, il chitarrista Akira Takasaki vestito come se fosse uscito dai Korn anni ‘90, ma dal punto di vista musicale sono potenti e con una prestazione esemplare infiammano il pubblico tedesco che non vedeva l’ora di vedere ancora dal vivo questa band che da anni si esibisce sui palchi di tutto il mondo.

– Entombed AD
Gli Entombed A.D. portano avanti il verbo degli Entombed dopo il loro scioglimento avvenuto nel 2014. Il live si apre con l’intro dell’ultimo album, ma ci ritroviamo subito catapultati nel passato con i brani storici come Stranger Aeons, Living Dead, Eyemaster, ben alternati ai brani tratti dai nuovi lavori del gruppo. L’impressione è quella di assistere ad un concerto di altri tempi, in cui non erano le scenografie e lo spettacolo a farla da padroni, ma la musica faceva convergere su di sè tutte le attenzioni; se poi ci riferiamo per esempio alla tripletta quasi in chiusura di Revel In flesh, Wolverine Blues e Left hand Path allora non ci restano parole da dire: sono davvero monumentali.

Setlist:
Midas In Reverse
Stranger Aeons (Entombed cover)
Second to None
Eyemaster (Entombed cover)
Dead Dawn
Living Dead (Entombed cover)
The Winner Has Lost
Chief Rebel Angel(Entombed cover)
Revel in Flesh(Entombed cover)
Wolverine Blues(Entombed cover)
Left Hand Path (Entombed cover)
Supposed to Rot (Entombed cover)

– Axel Rudi Pell
Il virtuoso chitarrista originario di Bochum, in patria detto anche “The German Guitar
Wizard”, e la sua band iniziano il live leggermente sottotono, per poi recuperare entusiasmo durante l’esibizione, comunque in ogni momento tecnicamente ineccepibile. La voce di Johnny Gioeli ben si sposa con le melodie intessute dalla sei corde di Axel, la scaletta copre la quasi totalità della storia della band, da “Call Her princess” tratto dal primo album del 1989, a “Nasty Reputation” del 1991 fino a “Game of sins”, l’ultimo lavoro in studio, da cui sono tratte le opener dello show.

Setlist:
Lenta Fortuna
Fire
Fool Fool
Nasty Reputation / Strong as a Rock
Game of Sins
Drum Solo
Mystica
Edge of the World / Call Her Princess
Rock the Nation

– Eluveitie
Personalmente ho considerato il concerto di oggi degli Eluveitie come un prova del nove
dopo il recente split avvenuto nelle file del gruppo svizzero: e il risultato mi ha lasciato
moderatamente soddisfatta. Nonostante la formazione sia per metà rimaneggiata, i nuovi membri sono capaci e tecnici, e la resa globale dei brani è stata ottimale, seppur in alcuni brani, come “The siege”, la mancanza di una linea vocale femminile si sia fatta sentire.
Per i brani più conosciuti, “The call of the mountain” e “A rose for Epona”, le liriche prima
cantate da Anna Murphy sono state eseguite dalla bravissima Liv Kristine, la cui voce però non si adatta perfettamente alle linee vocali e allo stile della band, con un risultato che non mi ha soddisfatto appieno.

Setlist:
King
The Siege
Neverland
Thousandfold
Tegernakô
Isara
Grannus
The Call of the Mountains (with Liv Kristine)
A Rose for Epona (with Liv Kristine)
Helvetios
The Uprising
Kingdom Come Undone
Sucellos
Havoc
Inis Mona

– Bullet For My Valentine
Il gruppo britannico, portatore di sonorità moderne e a tratti nu metal, si presenta compatto e potente, con le due voci di Matt e Padge che si alternano, una più urlata e una più melodica mentre la sezione ritmica è cadenzata e massiccia. Purtroppo non ho potuto assistere all’intera esibizione, dovendomi spostare all’interno della gigantesca area del festival, ma l’impressione è stata quella di una buona risposta dell’ala più giovane del pubblico, dopo una serie di gruppi che probabilmente avevano iniziato a
suonare prima della loro nascita.

Setlist:
No Way Out
Skin
4 Words (To Choke Upon)
Hand of Blood
Army of Noise
Drum Solo
Raising Hell
Scream Aim Fire
Tears Don’t Fall
Alone
You Want a Battle? (Here’s a War)
Encore:
Your Betrayal
Waking the Demon

– Tarja
Premettendo che non amo particolarmente le sonorità di Tarja, la ritengo comunque
un’ottima cantante, con una tecnica sopraffina, ma i brani della sua carriera solista non
riescono proprio a convincermi. Anche le scelte stilistiche sono particolari, come l’eseguire una cover dei Muse, o di Prince, oltre ai brani tratti dalla sua carriera passata con i Nightwish, o al brano “Demons in you” accanto alla esplosiva Alissa WhiteGluz,
che con naturalezza alterna growl e voce pulita, rubando un po’ la scena alla cantante finlandese.

Setlist:
No Bitter End
Never Enough
500 Letters
Neverlight
Eagle Eye
Ciarán’s Well
Calling from the Wild
Supremacy(Muse cover)
Tutankhamen / Ever Dream / The Riddler / Slaying the Dreamer (Nightwish cover)
Innocence
Demons in You (with Alissa WhiteGluz)
Victim of Ritual
Die Alive
Until My Last Breath
Purple Rain(Prince song)

– Blind Guardian
La band di Hansi e soci era tra le più attese della giornata, giocano in casa e quando le
prime note della recente “The Ninth Wave” risuonano nell’arena, l’entusiasmo del pubblico è palpabile. La prestazione di tutti i musicisti è ottima, la voce di Hansi è convincente, anche se non in toto, ma sicuramente i brani meglio riusciti sono i grandi classici, come “Nightfall”, “Imagination from the other side”, “The bard’s song” e la bellissima “Valhalla” che chiude il concerto, cantata in coro da tutti i presenti.

Setlist:
The Ninth Wave
The Script for My Requiem
Nightfall
Fly
Tanelorn (Into the Void)
The Last Candle
Lord of the Rings
Time Stands Still (at the Iron Hill)
Time What Is Time
Imaginations from the Other Side
Twilight of the Gods
The Bard’s Song In
the Forest
Mirror Mirror
Valhalla

– Unisonic
Aspettavo il concerto degli Unisonic per vedere all’opera il fantastico Michael Kiske insieme a Kai Hansen, e hanno appieno soddisfatto ogni mia aspettativa. La voce di Michael è piena e precisa, Kai è inappuntabile e visibilmente divertito, e l’impressione che questi due grandi del power metal danno insieme sul palco è di un’intesa piena e totale. Ottimi i brani, e veramente ben riuscite le due cover degli Helloween proposte, tanto da far rimpiangere i vecchi tempi e fare ben sperare per il futuro.

Setlist:
For the Kingdom
Exceptional
King for a Day
Your Time Has Come
When the Deed Is Done
A Little Time (Helloween cover) (With part from Victim of Changes)
Over the Rainbow
Star Rider
Throne of the Dawn
March of Time (Helloween cover)
Unisonic

– Testament
Proprio per augurarci una buona notte, cosa c’è di meglio dei devastanti Testament?
La band come sempre sembra una macchina da guerra, gli assoli e i riff di Skolnic dominano la maggior parte dei pezzi, ma la tecnica di Di Giorgio e di Peterson si fa sentire, così come la massiccia batteria di Gene Hoglan; ma sopra a tutti vi è la possente e mastodontica voce di Chuck Billy, che dimostra ancora una volta come dopo 33 anni di violento thrash metal si possa ancora devastare completamente un festival internazionale. Non vi sono pezzi nuovi in scaletta, ma viene ripercorsa tutta la storia della band e del thrash della Bay Area, senza un attimo di tregua.

Setlist:
Over the Wall
Rise Up
The Preacher
More Than Meets the Eye
Practice What You Preach
The New Order
Dark Roots of Earth
Into the Pit
D.N.R. (Do Not Resuscitate)
3 Days in Darkness
Native Blood
Disciples of the Watch
The Formation of Damnation

  ** Sabato 6 Agosto **

– Dragonforce
Gli alfieri dell’extreme power metal hanno il compito di aprire l’ultimo giorno di festival per quest’anno, e a differenza dei giorni precedenti veniamo accolti da una bella giornata di sole. I virtuosismi alla chitarra di Herman Li, con chitarre che volano o suonate dietro la testa, o ancora suonate con la bocca, stregano il pubblico; la sezione ritmica, con Gee Anzalone alla batteria che sembra una vera e propria macchina da guerra, preciso e massiccio, e il basso di Frédéric Leclercq creano un ottimo supporto alle melodie delle tastiere di Vadym Pružanov e alle chitarre del già citato Li e di Sam Totman, accompagnate dalla splendida voce di Marc Hudson, biondo cantante in formazione dal 2011. Negli ultimi due pezzi alla voce si è aggiunto Pellek, musicista norvegese da noi poco conosciuto ma che è una vera e propria star in patria, per eseguire la inconsueta cover di “Ring Of Fire”, ovviamente riproposta in stile Dragonforce, e il cavallo di battaglia “Through the Fire and Flames”. La prestazione di tutti i componenti è magistrale, e nonostante l’orario molto mattiniero (mezzogiorno è ancora mattina presto in un festival come questo) la risposta del pubblico è stata molto calorosa.

Setlist:
Holding On
My Spirit Will Go On
Heroes of Our Time
Fury of the Storm
Operation Ground and Pound
Symphony of the Night
Cry Thunder
Valley of the Damned
Ring of Fire (Merle Kilgore cover) (with PelleK)
Through the Fire and Flames (with PelleK)

– Symphony x
Ottima prestazione anche quella dei power metaller Symphony X, Russell Allen si presenta on stage con addosso la maschera che ritroviamo su molte loro copertine, e con
nonchalance snocciola una prestazione notevole, concentrata principalmente sui brani
dell’ultimo “Underworld” ma che non manca di pezzi storici. Anche Michael Romeo alla
chitarra non sbaglia una nota, ed esegue assoli complicatissimi con la semplicità che ha solo chi ha le sue capacità nello suonare il proprio strumento. Sebbene Michel e Russell siano i componenti più in vista della band, ciò non deve far pensare che gli altri siano da meno. Michael Pinnella, Jason Rullo e Michael LePond portano a casa un concerto praticamente perfetto, ma dai Symphony X non mi aspettavo niente di meno.

– Borknagar
La band Prog/viking/black metal può vantare tra le sue file il grande ICS Vortex (Dimmu
Borgir, Arcturus) e come cantante in sede live Shady Blue (Chrome Division), mentre
sull’album il cantante è Vintersorg, con la partecipazione di Garm, il precedente cantante
della band. Lo stile dei Borknagar è in continua evoluzione, spazia dal black metal con temi viking delle origini per poi contaminarsi con il prog anni ‘70 e l’utilizzo di tastiere, ma senza mai rimanere statico, proponendo soluzioni originali e inaspettate ma che nel contempo richiamano le influenze dei singoli membri. L’ascolto di una band di tale caratura e complessità non è di sicuro immediato, ma nonostante tutto il pubblico partecipa attivamente al concerto, cantando i refrain più orecchiabili e incitando i musicisti, fautori di una performance davvero ottima.

Setlist:
The Rhymes of the Mountain
Epochalypse
Oceans Rise
Cold Runs the River
Ad Noctum
Universal
Frostrite
Ruins of the Future
Icon Dreams
Drum Solo
The Dawn of the End
Colossus
Winter Thrice

– Metal Church
Non conoscevo in modo approfondito i Metal Church, ma l’esibizione che hanno lasciato al
pubblico del Wacken è sicuramente degna di nota; il ritorno tra le loro file dell’istrionico Mike Howe, che catalizza l’attenzione degli astanti, rende il live emozionante e coinvolgente: voce perfetta, atteggiamento da rock star esperta, carisma enorme. Se a questo poi sommiamo la resa dei pezzi tratti dal nuovo album, davvero ben scritti, e la presenza dietro le pelli di Jeff Plate, capace drummer al servizio anche della TransSiberian Orchestra e Savatage, ci rendiamo pienamente conto della portata di questo concerto che è un vero e proprio tuffo nel passato, ma che contestualmente dimostra che anche una band che esiste da più di 35 anni può sfornare dischi e concerti tali da galvanizzare anche le nuove generazioni.

Setlist:
“The Terminator 2” Main Title (Brad Fiedel song)
Fake Healer
In Mourning
Start the Fire
Gods of Second Chance
Date with Poverty
No Tomorrow
Watch the Children Pray
No Friend of Mine
Killing Your Time
Beyond the Black
Encore:
Badlands
The Human Factor

– Therion
La prestazione di oggi della band sinfonica svedese non rende giustizia alle capacità della
stessa, probabilmente penalizzata dalla loro attitudine più intima e forse un po’ troppo statici sul palco. Molto bello il tema steampunk scelto per l’abbigliamento, e molto bravi sia i musicisti che i cantanti (tra cui anche la bravissima compatriota Chiara Malvestiti), ma non riescono proprio ad attirare pienamente la mia attenzione.

Setlist:
The Rise of Sodom and Gomorrah
Cults of the Shadow
Typhon (with Snowy Shaw)
Nifelheim
Vanaheim
Lemuria
Wine of Aluqah
Flesh of the Gods
Invocation of Naamah
Ginnungagap
Son of the Sun
Son of the Staves of Time
To Mega Therion

– Steel Panther
Un vero e proprio tornado di lustrini, allusioni, trucco e parrucche vaporose ci avvolge già
dall’inizio dello show degli americani Steel Panther, gruppo che non rispecchia per nulla i
miei gusti musicali ma che non posso fare a meno di amare follemente. I loro pezzi, ispirati al più comune Glam Rock, parlano di ragazze, prostitute, sesso, feste, ancora sesso, sesso, sesso, ma quello che li rende davvero fantastici sono i bellissimi sketch che ci regalano sul palco e anche le ottime capacità tecniche di ognuno di loro. Un loro concerto è una vera e propria festa, con belle ragazze scollate invitate sul palco, belle ragazze nel pubblico che mostrano le loro grazie senza vergogna, e i musicisti che
suonano pezzi elaborati facendo continue allusioni e gesti molto poco equivocabili.
Metallari! Mettete da parte i vostri pregiudizi e andate almeno una volta a godervi un
concerto degli Steel Panther, rimarrete di stucco e… let’s “Party like tomorrow is the end of the world”!

Setlist:
Eyes of a Panther
Tomorrow Night
Fat Girl (Thar She Blows)
Party Like Tomorrow Is the End of the World
Asian Hooker
Turn Out the Lights
Ten Strikes You’re Out
Girl From Oklahoma
17 Girls in a Row
Gloryhole
Community Property
Party All Day (Fuck All Night)
Death to All but Metal

– Triptykon
I Triptykon inseriti tra gli Steel Panther e i Twisted Sister sono sicuramente una scelta
coraggiosa, che in Italia non avrebbe certamente pagato, anche perchè le sonorità oscure
della band svizzera sono sicuramente del tutto opposte a ciò che li ha preceduti e li seguirà. Già dalle prime note e dalla scenografia scelta si capisce che il set si incentrerà sulla passata carriera di Fischer nei Celtic Frost, dato che lo sfondo e tutte le grafiche sono le stesse del gruppo più famoso, e anche la scelta della scaletta, dove su 11 canzoni ben 7 sono tratte dalla discografia della band madre. Non ho apprezzato questa scelta, a differenza dei molti fan accorsi tra le prime file solo per questo live, ma nonostante ciò la band doom metal ha fatto una buona prestazione.

Setlist:
Crucifixus (Intro)
Procreation (of the Wicked)(Celtic Frost cover)
Dethroned Emperor (Celtic Frost cover)
The Usurper(Celtic Frost cover)
Goetia
Obscured(Celtic Frost cover) (with Simone Vollenweider)
Boleskine House(with Simone Vollenweider)
Circle of the Tyrants(Celtic Frost cover)
Morbid Tales(Celtic Frost cover)
Aurorae
The Prolonging
Winter(Celtic Frost song) (Outro)

– Twisted Sister
Ha inizio la data in terra tedesca del tour “Forty and f*ck it” dei Twisted sister, a coronamento di una bellissima carriera quarantennale costellata di successi e soddisfazioni. La band sale sul palco priva del trucco eccessivo che ha caratterizzato la sua immagine negli anni ‘80, ma a differenza di Dee Snider, sempre carico e scoppiettante, con la sua voce graffiante molto precisa e che con il suo carisma è ancora in grado di tenere in scacco tutti, il resto della band è statico e appare quasi svogliato, inficiando così negativamente la resa di tutto il live. La scaletta, come da attese, ripercorre la carriera della band, da “The kids are back” a “You can’t stop rock ‘n’ roll” a “we’re not gonna take it” a “I wanna rock”. Dee non fa poi mancare una tirata d’orecchie ai colleghi che hanno iniziato tour di addio anni fa, per poi dopo la conclusione imbarcarsi in giganteschi tour di réunion, e poi nuovamente tour di fine carriera, senza sosta e senza ritegno, a volte anche con risultati infelici, citandone alcuni come Scorpions, Black sabbath, Judas Priest…. Addio Twisted Sister, voi ci avete salutato degnamente, ma i vostri pezzi rimarrano scolpiti nella storia del rock!

Setlist:
It’s a Long Way to the Top (If You Wanna Rock ‘n’ Roll)(AC/DC song)
Stay Hungry
The Kids Are Back
Burn in Hell
Destroyer
Like a Knife in the Back
You Can’t Stop Rock ‘n’ Roll
The Fire Still Burns
I Am (I’m Me)
We’re Not Gonna Take It
The Price (Dedicated to A.J. Pero and Lemmy Kilmister)
I Believe in Rock ‘n’ Roll
Under the Blade
I Wanna Rock
Encore:
Come Out and Play
Shoot ‘Em Down
Tear It Loose
S.M.F.

– Arch Enemy
Gli Arch Enemy capitanati dalla splendida Alissa WhiteGluz sono in gran spolvero perchè,
come ci comunicano ad inizio concerto, stasera verrà registrato il nuovo dvd live.
Scenografia faraonica, luci superbe, musicisti carichi e Alissa che salta sul palco avanti e
indietro, è ovunque, prima ad omaggiare la tecnica del grandissimo Michael Ammot, poi ad esaltarsi per gli assoli dell’ultimo acquisto Jeff Loomis (Nevermore, Sanctuary), dal bassista Sharlee D’Angelo (Merciful fate, King diamond, Spiritual Beggars) e infine dal batterista Daniel Erlandsson (In Flames). La voce di Alissa è potente e versatile, anche se una parte del fanbase non è riuscita ad accettarla in sostituzione della bravissima Angela Gossow, trovo che la bella ragazza dalla capigliatura blu sia davvero promettente, e con ampi margini di miglioramento ed integrazione maggiore nel sound della band.
I due axemen interagiscono spesso tra loro, con assoli precisi e chirurgici, e l’esaltazione
per la potenza sprigionata è al massimo.

Setlist:
Khaos Overture
Yesterday Is Dead and Gone
War Eternal
Ravenous
Stolen Life
My Apocalypse
You Will Know My Name
Bloodstained Cross
Under Black Flags We March
As the Pages Burn
Dead Eyes See No Future
Avalanche
No Gods, No Masters
We Will Rise
Nemesis

– Dio Disciples
Prima di salutare la terra sacra di Wacken per quest’anno, nonostante l’ora tarda decidiamo di fermarci ad ascoltare lo show di chiusura dei Dio Disciples, che annunciano un very special guest di cui siamo curiosi di scoprire l’identità. Ebbene, la band si comporta bene, anche se ascoltare i grandi classici di Ronnie James Dio senza che sia lui a cantarli è doloroso, considerando che la sottoscritta lo ha visto proprio su
questo palco nel 2009 con gli Heaven & Hell, e l’uso eccessivo di gigantografie che lo
ricordano mi sembra proprio un mero sfruttamento commerciale della sua morte.
Pezzi immensi come “Holy Diver” e “Rainbow in the dark”, cantati da Tim Owens e Oni
Logan, ci danno l’impressione di assistere a un concerto di una cover band più che di un
tributo di amici, finchè sulle note di We Rock avviene l’impensabile: la guest star è…
l’ologramma di Ronnie James Dio, che ci convince a tornare a dormire per evitare di
formulare ad alta voce i pensieri che già affollavano le nostre menti.
Concerto che si può dimenticare tranquillamente, in modo semplice ed indolore.

Setlist:
Kill the King(Rainbow cover)
Holy Diver(Dio cover)
I (Black Sabbath cover)
The Last in Line (Dio cover)
Egypt (The Chains Are On)(Dio cover)
Rainbow in the Dark(Dio cover)
Stargazer(Rainbow cover)
We Rock(Dio cover) (Performed with hologram of Ronnie James Dio)

Report & photoset by ALESSANDRA MERLIN