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VINICIO CAPOSSELA @ Teatro Massimo, Palermo 2-12-2019

VINICIO CAPOSSELA @ Teatro Massimo, Palermo 2-12-2019

Vinicio Capossela Ballate per uomini e bestie@Teatro Massimo Palermo 02 dic 2019 Azzurra De Luca 07

La cornice è eccezionale. Lo splendido abbraccio del Teatro Massimo di Palermo si chiude attorno ad un Capossela che non manca di sottolinearlo più volte durante lo spettacolo. La “Ruota Simbolica” dipinta sul soffitto sembra non farcela a contenere la spazialità dei sei livelli di palchi, i quali, illuminati tenuamente, sono un vero spettacolo nello spettacolo. Il parterre non è da meno. Il concerto ha richiamato diverse personalità cittadine e nelle poltroncine di velluto rosso si scorgono diversi attori e musicisti della scena nazionale. Inaspettatamente per chi vi scrive, questo concerto è un vero evento di gala per la città. Le luci si abbassano e Vinicio ci traghetta, novello Caronte, nel proprio inferno personale. Un susseguirsi, claustrofobico di richiami alla grotta come luogo di origine. Capossela cita quelle della vicina Addaura, ma il vero riferimento sembra essere quello spazio segreto dove alberga la nostra anima più feroce. Gli istinti animali sono simboleggiati dal costume con cui fa il suo ingresso sul palco. Sorta di ciclope, rivestito di pelliccia, con una luce ad illuminare la fronte. Nell’ incipit di questo spettacolo, pare esserci l’eco della Sardegna selvaggia. Della pastorizia. L’intero concerto è incentrato sulle ritualità apotropaiche, sul racconto, sulle tradizioni ancestrali di questo stranissimo Bel Paese che abitiamo. Si perché al sole e al mare, questo meraviglioso “Stivale”, contrappone un’anima scura. Sporca di terra. Che fa odore di animale. Tradizioni che affondano le loro radici nel sangue, nella ritualistica scenografica dell’iniziazione, nell’enfasi dell’estasi e della perdizione, nell’orgia, nel baccanale. Il cantautore stesso è in continua trasformazione per l’intera durata dello spettacolo. Basta un cambio di cappello, per farsi guitto, bestia, marinaio o santo. Uno “sgangherato” pianoforte verticale è l’unica costante di mille polverose variabili di una perfetta espressione matematica. Si perché, a dispetto della carnalità di ciò che viene raccontato, questo show è un algoritmo perfetto, scientifico, quasi algido nella sua perfezione. Le maschere, le luci, le quinte, le proiezioni. Tutto ruota attorno al solo pianoforte, che immobile, scuro, monolitico, totemico, campeggia al centro di questa folle giostra con la dignità di una Stella Polare. Come per la lucida pietra nera di “2001 Odissea nello spazio”, diventa oggetto della magica adorazione di colui che nella sostanza rimane un pianista. Un ottimo pianista, anche nelle sue versioni più “scalcinate”. E’ l’unica cosa che Vinicio sembra prendere sul serio. E’ serio quando vi si siede. E’ serio quando vi si approccia. Sa (o sembra sapere) che nell’ intero universo resterà il suo unico compagno di viaggio. Il contraltare del pianista, in ogni orchestrina nomade che si rispetti, è sempre la chitarra. In questo caso, una meravigliosa Billy Boy del mastro Ghiribelli suonata da Alessandro Stefana. Il suono limpido, acuto eppure pieno si distingue su un palco in cui meravigliosi strumentisti (Niccolò Fornabaio alla batteria, Andrea La Macchia al contrabbasso, Raffaele Tiseo al Violino e Giovannangelo De Gennaro agli “aulofoni”) inscenano onorevoli duelli all’ultima biscroma. Sul palco si susseguono le composizioni. Ognuna restituisce a ciascuno di noi le proprie più intime riflessioni. Ognuna è un feticcio che dobbiamo analizzare, filtrare, elaborare, prima di arrivare al cuore delle nostre emozioni. Ognuna è un sasso grezzo. Una pietra che bisogna levigare, a volte perfino spaccare, per estrarvi il diamante che vi è contenuto. Più che all’Inferno, l’autore dei brani ci porta in miniera. A faticare. A sudare. A metterci davanti a noi stessi e a ciò che siamo diventati. Lui no, con la sua voce flebile, spesso incomprensibile, sembra un bimbo al centro di una stanza dei giochi. Se fossimo in un incubo, sarebbe di spalle. Intuiamo che stringe il suo trenino di legno. Un pannolone lo rende goffo ed amabile. Si gira e la sua barba lunga, i suoi capelli arruffati ci restituiscono un’immagine grottesca e un po’ malefica. Questo è Capossela oggi, un satanasso in fondo bonario, ma che non lesina verità. Forse, di questi tempi, la cosa più difficile da far digerire. Andate in pace, ma piano, piano, piano… lentamente. Sipario, applausi. Amen!

MASSIMILIANO AMOROSO

Photoset by AZZURRA DE LUCA

Credits: si ringrazia Show Biz per la gentilissima disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento.

BAND:
Voce, pianoforte, percussioni chitarra acustica: Vinicio Capossela
Chitarre: Alessandro “Asso” Stefana
Contrabbasso, basso elettrico: Andrea La Macchia
Violino: Raffaele Tiseo
Organistro, flauti, viella: Giovannangelo De Gennaro
Batteria: Niccolò Fornabaio

SETLIST:
1)      Uro
2)      Danza Macabra
3)      La Peste
4)      Loup Garou
5)      La tentazione di Sant’Antonio
6)      Il testamento del porco
7)      La ballata del carcere di Reading
8)      La belle dame sans merci
9)      Con una rosa
10)  La giraffa di Imola
11)  I musicanti di Brema
12)  Marajà
13)  Pryntyl
14)  Di città in città (… e porta l’orso)
15)  Suona Rosamunda + Polka di Warsawa
16)  La Madonna delle Conchiglie
17)  Povero Cristo
18)  L’uomo vivo
19)  Al colosseo
20)  Ballo di San Vito
ENCORE:
21)  Camminante
22)  Che coss’è l’amor
23)  Ovunque proteggi
24)  La lumaca

Locandina 1

“Ballate per uomini e bestie”

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