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VINICIO CAPOSSELA “Le canzoni della cupa tour” – Live @ Teatro Antico, Taormina (ME) 21-8-20 …

VINICIO CAPOSSELA “Le canzoni della cupa tour” – Live @ Teatro Antico, Taormina (ME) 21-8-20 …

Chiedi alla polvere
 
Tra demoni di polvere e storie antiche, Vinicio Capossela si mette sulle tracce del Tauro lungo il viaggio infuocato nel concerto taorminese dello scorso 21 agosto
 
Poter apprezzare in piena onestà l’ultimo lavoro di Vinicio Capossela “Canzoni della cupa” (La Cùpa/Warner), significa prima riuscire a penetrare due mondi ermeticamente autoreferenziali. Da un lato il ruralesimo meridionale, chiassoso e sanguinolento, quel melting pot di folklore in cui si mescolano riti e superstizioni neanche troppo distanti dalle tradizioni di mandriani boliviani o delle tribù Masai, e dall’altro il pubblico fedele di Vinicio Capossela, uno spaccato umano over trenta che, affrancatosi dagli ardori adolescenziali, prova oggi a spiegare alla prole ancora imberbe il solo brivido adrenalinico ed eversivo che questa sciagurata generazione di mezzo ha conosciuto: il pogo.
 
Una volta superati questi ostacoli antropologici, si può entrare, scevri da ogni pregiudizio, nella “zona d’ombra”, la contrada scura, quella parte del Meridione dove pare che le tenebre prevalgano sulla luce e dove si aggira un’entità indefinita, la Cupa: un’aria mortifera e infuocata da ragli e lamenti di bovini accoglie il pubblico, mentre il grande palco del Teatro Antico di Taormina si presenta brullo, tra spighe di grano e stralci di luminarie da feste patronali. Capossela irrompe sulla scena greve e meccanico ed apre il concerto con “La bestia nel grano” a cui seguono “Femmine”, “La padrona mia”, il “Componidori” e una lunga serie di “ingiurie” e blues notturni. Il grande Leviatano di “Marinai, profeti e balene” si è trasformato in un demone di terra e polvere, che si materializza nelle furiose trombe dei mariachi, in maschere e cappelli, mentre il cantautore, con il piglio istrionico che lo contraddistingue, porta in scena il grande concept di tradizione folkloristica della sua terra paterna, l’Alta Irpinia, senza per questo sottrarsi – in uno spettacolo intenso di quasi tre ore di musica – al debito obolo da versare ai suoi fan, con un’ampia e dignitosissima rivisitazione dei classici, da “Maraja” a “Che cos’è l’amor” passando per “Uomo vivo”, “Brucia Troia”.
 
Le atmosfere western, che Capossela domina solo con le dita e con la voce, sono forse l’aspetto più interessante di questo spettacolo che, per temi e dinamiche, nel baraccone dell’asperità dialettale e dei cliché di sbronze e feste di paese, rincorre un vecchio e ripetitivo canovaccio. A riconciliare tutti, un finale omerico sulle note di una intensissima versione de “L’aedo” e di una corale “Ovunque proteggi”: un ritorno a casa, alla terra, alla polvere: alle spalle la misura infinita del mare.
 
GIUSEPPINA BORGHESE
Photoset by ANTONIO TRIOLO
 
Credits: si ringrazia Musica e Suoni per la gentilissima disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento.

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