Verdena – Intervista a Roberta Sammarelli
Si è conclusa il 10 marzo 205 a Bologna la prima parte del tour di Endkadenz Vol.1 @ Estragon Club Bologna accompagnati dai Jennifer Gentle.
Endkadenz vol.2 lo giudico ancora migliore rispetto al vol.1, semplicemente stupendo, la scelta dei pezzi da mettere nei due album, come suddividerli, ha seguito un percorso logico?
Quando stavamo consegnando i master, verso dicembre, le canzoni erano già tutte mixate, registrate, poi solo alla fine abbiamo fatto la scaletta dividendo tra l’1 e il 2. Ovviamente ragionando con una certa logica, suddividendole equamente tenendo conto del ritmo, quindi non tutti i ritmi veloci assieme in uno dei due dischi, poi andando su e giù con i ritmi, abbiamo tenuto conto delle atmosfere, poi mescolando canzoni al piano, alla chitarra, metterle in maniera equa sia sull’1 che sul due, anche la chitarra acustica una sul primo ed una sul secondo. Poi però abbiamo visto il riscontro dai feedback, che sono finite sul 2 le canzoni più strumentali, più sinfoniche sul 2.
Non avevo voluto dirlo prima per non influenzare la tua risposta, ma il secondo mi è parso decisamente più rock del primo, sbaglio?
No, nel secondo ci sono pezzi più cattivi, quello che ci ha colpito è che la gente dica che sono molto diversi.
L’impressione come dicevo è che il secondo sia più tirato verso il versante rock e che la voce sia meno effettata del solito.
No, la voce no, quella in realtà è stata gestita nello stesso modo, magari dipende dai brani, ci sono brani con la voce più satura, altri dove è meno effettata, ma questa è una casualità.
Voi fate un genere, l’alternative-rock, che potremmo definire colto, con testi di cui non ti chiederò niente visto che il senso deve rimanere misterioso, ma all’inizio della carriera vi attribuivano una radice Nirvana, poi in realtà avete fatto una cover dei Cream che sono blues, mettiamo che dovresti dire ad uno che non vi conosce cosa suoni.
Quando in palestra le signore mi chiedono che lavoro fai e dico la musicista, mi chiedono “ma cosa suoni?”, io rispondo “suono in una band rock”. Il rock racchiude un poco tutto, non ci piace dare sottotitoli. E’ poi normale che per un musicista le influenze cambino nel tempo.
Voi poi siete assolutamente inconfondibili, appena vi si sente si sa subito che si stanno ascoltando i Verdena, peraltro è musica “difficile”, con testi bellissimi, tanta roba.
Quello che sicuramente caratterizza è la voce di Alberto che è il punto di riferimento ed il modo di suonare la batteria di Luca, quelle sono le due caratteristiche fondamentali.
Veramente io ho sempre segnato il tuo basso come esemplare ed elegante.
Onestamente è cambiato molto, mentre nei primi dischi suonavo molto di accompagnamento alla base, negli ultimi dischi c’è stata più ricerca, mi sono avvicinata di più al mio strumento, ho più padronanza e riesco a fare delle linee leggermente diverse, poi ogni disco Alberto mi costringe a cambiare basso. Adesso sto suonando un Hofner come quello di McCartney, Alberto è un patito dei Beatles, di Paul McCartney, del suono del basso che avevano, e nell’immaginario l’Hofner è un basso che non va bene nel rock, ma non è vero. La prova è questo ultimo disco dove invece calza a pennello, a noi piace poi sperimentare suoni nuovi che ci aprono orizzonti diversi. Se guardiamo troppo al passato la cosa non ci stimola, quindi lasciamo perdere.
Voi poi quando fate un album nuovo, quello vecchio lo lasciate un poco da parte, portate in tour tutto l’album nuovo integrandolo.
Sì è vero, perché l’attenzione è puntata tutta su quello nuovo.
Avete poi avuto la produzione di due mostri sacri come Giorgio Canali e Manuel Agnelli all’inizio carriera.
Sì, quando Universal ci ha scrittura avevamo 18-19 anni e non potevamo avere le idee chiare, avevamo fatto un paio di demo, in sala prove le avevamo chiarissime, ma non potevamo ancora avere coscienza piena dei suoni che volevamo ottenere. Giorgio poi è un personaggio, ti prende, mette i microfoni e ti registra, ha voluto prendere la nostra anima, attitudine, tutti in una stanzetta, si registra e via. Con Manuel è stato un lavoro leggermente diverso, nel senso che anche lui non ha fatto proprio da produttore, perché i brani c’erano quasi tutti, a parte “Nel Mio Letto”, che è una canzone al pianoforte, che ci ha aiutato a finire, ma anche lì bene o male ci ha semplicemente assistito nella fase di registrazione, ci ha diretto. Poi con il passare degli anni abbiamo preso consapevolezza, abbiamo voluto fare l e cose da soli, perché suonando tantissimo in sala prove solo noi potevamo sapere quale era il suono giusto che volevamo ottenere. Abbiamo quindi cominciato a registrare nel nostro studio, da soli, quindi dal terzo disco in poi Alberto si è messo al mixer a registrare, a produrre.
Il vostro studio che è un fienile, un casolare, sulle montagne di Bergamo, ricordo che ne lessi su Rolling Stone anni fa e lì mi venne la voglio di arrivare un giorno ad intervistarvi, ragion per cui confesso che oggi è un poco un sogno che si avvera.
Sì, era un pollaio 20 anni fa, perché sono una ventina di anni che ci siamo dentro noi.
Il fatto di essere nati a Bergamo, di provare e comporre sulle montagne, il territorio in cui vivete, Bergamo piuttosto che Napoli, ha influito sul vostro tipo di musica? C’è un legame intimistico tra territorio e musica?
Assolutamente sì, non so come sarebbe stato se fossimo nati e cresciuti in un altro posto, ma sicuramente il luogo dove siamo, i paesaggi la montagna, più che altro, certamente sì.
Avevo iniziato a cercare di decidere quale fosse la canzone più bella del vol.2, ma ho iniziato a dire Cannibale, poi Colle Immane, poi sono andato su Blu, alla fine non sono riuscito a decidere essendo una più bella dell’altra, per voi ce n’è una in particolare?
Non mi viene in mente una in particolare, magari una più divertente da suonare di un’altra, dal punto di vista del musicista, non posso sapere dal punto di vista dell’ascoltatore cosa pensa. Quello che ho notato io è che questo vol.2 è più divertente da suonare del vol.1, nel primo c’erano tantissime note, questo secondo è più semplice, con tanti arrangiamenti, Giuseppe Chiara che ci accompagna ha dovuto farsi un mazzo a tirarsi giù tutto, ci sono brani dove suona 3 tastiere e la chitarra, anche questo è stato simpatico.
Avete ruoli particolari nella band, Alberto fa tutti i testi giusto? Avete una disciplina veramente “bergamasca”, molto rigidi mi pare?
Abbiamo dei ruoli che sono nati nel tempo senza bisogno di dirceli, Alberto è alla produzione artistica, mixa, registra, io gestisco tutta la parte manageriale, rapporti con la casa discografica, con la stampa (con Nora che fa da intermezzo), management ed amministrazione. Luca si occupa delle grafiche piuttosto che delle produzioni, di tutte le cose a livello di immagini.
Nel processo creativo come vi comportate, fate prima i testi e poi la musica o altri sistemi?
No, i testi sono l’ultimissima cosa, addirittura dopo che il brano è stato mixato con una voce primordiale in inglese.
Quindi componete prima la musica poi vengono i testi?
Sì, fra l’altro è un lavoro molto minuzioso quello che fa Alberto, quando facciamo una canzone lui la canta in inglese, poi una volta che il pezzo è pronto canta sempre le stesse cose, le sillabe sono quelle. Quando il pezzo è definito praticamente lui va a cercare delle parole in italiano che si incastrino esattamente in quelle sonorità.
Interessantissimo questo metodo, quindi prima in inglese poi in italiano?
Non è una traduzione di parole, è una traduzione di suoni, se c’è una parola che ha tre sillabe di cui l’ultima finisce in A, devi trovare una parola in italiano che abbia consonanti dure o meno, a ma che suoni come quella in inglese. Quindi è un lavoraccio, perché oltre a fare questa ricerca sulle parole insieme devono avere anche un senso.
C’è una canzone nel volume 2 che mi ha colpito in maniera particolare, “Fuoco Amico”, inizia con un basso imperiale, poi prosegue in tono quasi psichedelico per concludersi con un finale flamencato, cosa avevate fumato quando lo avete composto?
(risate) Nella nostra testa c’era la parte 1 e la parte 2, la parte finale in flamenco è nata durante la registrazione, volevamo mettere un intermezzo in un pezzo così duro, lungo, volevamo mettere qualcosa che staccasse.
L’elettronica nella vostra musica quanto spazio occupa?
L’usiamo in maniera ignorante, non siamo in grado di usare l’elettronica in maniera hi-fi, quindi non siamo in grado di fare programmazione sul computer, di mettere le cose in griglia sul computer, l’elettronica che usiamo la usiamo in maniera analogica. Le batteria elettroniche che si sono, sono quasi tutte dei loop che crea Luca con a sua batteria vera che passa dentro degli effetti, li looppa e poi estrapola questo loop e su questo creiamo la canzone, ma tutto deriva comunque dalla sua batteria vera.
Attualmente cosa ti piace ascoltare?
In questo ultimo periodo in viaggio ascoltiamo tanta musica classica, Alberto ha iniziato ad appassionarsi alla musica classica, cerchiamo di studiarli, è interessante. Poi io da piccola ho studiato in maniera accademica il pianoforte, quindi la musica classica.
Quindi sei nata come pianista? E come sei finita al basso?
Il pianoforte ero piccola piccola, in realtà io avevo scelto la chitarra, ma serviva un basso, meglio così perché come chitarrista non credo sarei stata molto brava.
Leggevo in una intervista che hai rilasciato che hai fatto anche la cameriera per un periodo, ma quando ti riconoscevano?
Era abbastanza divertente, servivo birra e rilasciavo autografi, firmavo e poi dicevo 4 euro e 50 grazie, buffo, capitava birra e autografo.
Finito il tour che progetti avete?
Propositi per il 2016 è fare un tour europeo su cui stiamo lavorando, ogni disco cerchiamo di uscire all’estero, è molto difficile, venire dall’Italia è ancora un ostacolo nella musica rock, noi però ci proviamo sempre. Dal secondo disco comunque qualche data l’abbiamo sempre fatta, nel terzo anche qualcosa di più corposo.
MAURIZIO DONINI
BAND:
Alberto Ferrari (Vocal-Guitar)
Roberta Sammarelli (Bass)
Luca Ferrari (Drums)
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CEO & Founder di TuttoRock - Supervisore Informatico, Redattore della sezione Europa in un quotidiano, Opinionist in vari blog, dopo varie esperienze in numerose webzine musicali, stanco dei recinti mentali e di genere, ho deciso di fondare un luogo ove riunire Musica, Arte, Cultura, Idee.



