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THE WHO “Back to the 50° Who tour” opening Slydigs – Live @ Unipol Arena, Bologna 17-9-2016 …

THE WHO “Back to the 50° Who tour” opening Slydigs – Live @ Unipol Arena, Bologna 17-9-2016 …

Spesso si hanno piacevoli sorprese dagli openers dei live, in questo caso l’apertura è delegata ad un gruppo ancora poco conosciuto, ma di indubbia ottima fattura. Gli Slydigs si presentano con notevoli somiglianze agli Oasis, ma senza sfigurare rispetto alla Gallagher crew, con tutto il dovuto rispetto. Taglio di capelli, foggia, sound sia nelle canzoni veloci che nelle ballad, se manterranno la qualità mostrata ed aggiungeranno il ‘proprio dna’ necessario ad evitare di essere solo degli imitatoti dei rissosi ispiratori non è difficile pronosticargli un luminoso avvenire. 
 
Membri:
Dean Fairhurst- Vox Guitar
Louis Menguy- Lead Guitar
Pete Fleming- Drums
Ben Breslin- Bass Guitar
 
http://www.slydigs.co.uk
http://www.facebook.com/slydigs
http://www.twitter.com/slydigsband
https://soundcloud.com/slydigs_band
C’è sempre una prima volta, questa non lo è proprio, ma quasi. Dopo una non proprio fortunata toccata e fuga veronese nel 2007 di cui si ricorda più che altro l’improvvida mancanza di voce da parte di Daltrey, il mito assoluto dei The Who calca i palchi italiani. La prima band a partorire un concept album mediatico come Tommy e replicato poi da un cosmico Quadrophenia, due pietre miliari nella storia del rock mondiale si presenta in modo quasi miracoloso ancora sul proscenio mondiale. Pensare che questo gruppo fenomenale è stato privato dalla indifferente crudeltà della spietata falciatrice, del secondo batterista e del primo bassista a livello assoluto ognitempo, ed ancora suonano è qualcosa che rasenta l’incredibile. Ma stiamo pur sempre parlando di due superstiti che rispondono al nome di Roger Daltrey e Pete Townshend, poi ci saranno sempre quelli che sentenzieranno ‘che non sono più quelli di una volta‘, ma il mondo è bello perchè è vario…. Frasi fatte ad uso e consumo del proprio ego ferito e già senite in occasioni di altre grandi occasioni, per poi vedere arene piene di braccia alzate a fronte di nostra artisti che durano lo spazio temporale di un talent.  
 
Dicono che i The Who oltre essere gli alfieri del mod, stendardo poi diventato probabilmente più patrimonio identificativo del supremo Paul Weller con i suoi Jam, abbiano ispirato anche  i Beatles, forse per questo se Pino Palladino ha preso il posto dell’indimenticabile ed insostituibile John Entwistle, mentre Zak Starkey si è seduto nell’antro delle follie dell’imprevedibile Keith Moon, a proposito di Beatles, il bravo Zak è anche il figlio di Ringo….  
 
Sorprendente l’inizio di scaletta con I can’t explain,  la seconda è una delle mie preferite, non ha la notorietà di altre hits, ma The Seeker è un brano musicalmente eccezionale. Il mulinare del microfono da parte di Daltrey fa il paio con il braccio di Townshend mentre strapazza la chitarra, ogni possibile dubbio è fugato subito, i ragazzi sono in forma perfetta, la voce di Roger è strepitosa come le corde accarezzate da Pete e tutta la band tiene alla grande. Conosciuta dal popolino truzzo come la sigla di CSI (sic), al terzo sport anche Daltrey imbraccia la chitarra per una esaltante Who are you? E in un amen si passa dai criminologi ai mods di The kids are alright e le lambrette super-accessoriate ipopolano il videowall alle spalle della band ributtandoci indietro di decenni, corse a perdificato sulle cliffs, con  i visi dei fab four mords stampati sulle scogliere di Dover a chiudere il video, una evocativa analogia con il Monte Rushmore ed i Presidenti a stelle e strisce. Ma se questa era l’inno dei mods, ricordiamoci che ci sono canzoni che hanno segnato un’epoca, pietre miliari scolpite nella memoria, nello stonehenge della musica mondiale possiamo sicuramente  citare Satisfaction, Blowin’ in the wind, The house of the rising sun, You really got me, l’urlo apocalittico di God save the queen, ma il posto d’onoroe forse spetta proprio a My generation, l’inno di una generazione ancora piena di ideali e speranze contrapposta all’edonismo ed alla tristezza dell’oggi, l’immarcescibile I hope I die before I get old, una poesia che non ha trovato fortunatamente riscontro nella realtà e nel sentire visto il numero di figli messo assieme. 
 
Siamo di fronte ad una serata tribale, umori di primitivo rock pervadono i 18.000, nuova capienza proprio da stasera per la Unipol Arena, il basso granitico di Palladino, il fazzoletto rosso nel taschino di Pete, la camicia aperta con i ray-ban azzurrati di Roger.  Una delle più belle ballad di sempre, rabbiosa e rovente, ripresa anche dai Limp Bizkit, l’abrasiva brutalità di Behind blue eyes con il suo greve carico di furia fredda e determinata è di una bellezza primordiale. E per rimanere su canzoni urlate, pregne di sudore e di vulcanico calore, altra perla per intenditori è Bargain, spettacolare Daltrey proteso sul pubblico che tende l’asta del microfono sulle braccia alzate dei fans invitandoli a fare i chorus. Armonica e scacciapensieri colorano questo brano scintillante e metafisico nella sua raffinata composizione, contaminazioni sonore di ogni genere colorano di un sapore quasi caraibico la matrice rock della canzone. Ma non c’è tempo di fermarsi, sta passando il treno delle 5:15, si tratta del Quadrophenia Express che porta Jimmy a Brighton in una nube tossica. I’m one, tiene fede al titolo e vede Townshend in solitaria acustica, a fare da intro al libro dei ricordi con The Rock, evocativo e osannato tributo ai caduti del mondo musicale, in primis Keith Moon, passando per John Lennon, ma attraversando tutta la follia umana delle guerre, Nixon, Thatcher, Reagan, il Vietnam, piazza Tien An Men con il suo eroe solitario, Bush  e la selva di guerrafondai che non mancano mai nel mondo, ma mostrando anche la pietà con il feretro di Lady Diana e la tragedia delle torri gemelle. Una documentario in musica che si scioglie in un cimitero di lapidi bianche dove anche la grande musica deve lasciare il posto ad un composto silenzio.  
 
Una inenarrabile e sulfurea Love reign o’er me, è di splendore siderale con la voce di Daltrey che arriva a grattare le guglie più alte. Arrogante ed incandescente, con la chitarra di townshend a dipingere pennellate d’autore sul muro vocale eretto dal compagno. Il grido gutturale who who who esplode nell’arena con tutti i presenti in piedi a braccia alzate. Ed è poi la volta della funkeggiante  Eminence front, pezzo un poco fuori dalle solite corde della and, ma di lussureggiante perfezione Canzoni inserita nella lista delle anti-war a pieno diritto, bellissima, e conclusa da Townshend con una strofa al napalm “fascista, leninista, you got dress to kill”. 
 
Mia amata musa Who, c’eravamo conosciuti 100 milioni di dischi fa, o 50 anni fa se preferisci, ma oggi sei bella come allora, See me, Feel me!!  Il quartetto di brani che va a chiudere la serata comprende questa e le tre hits più grandi di sempre, dal mago psicotico del flipper di Pinball wizard, alla deriva religiosa e sciamanica di Baba O’Riley per concludersi nell’apoteosi orgiastica di Won’t get fooled again, con una esplosione di luci e colori che tramuta la Unipol Arena di Bologna in un caleidoscopio rock a memoria dei posteri. Questo è stato uno di quei concerti che rimarranno nella storia e nella memoria dei presenti.
 
MAURIZIO DONINI
Photoset by NINO SAETTI
 
Credits: si ringrazia Studio’s e Live Nation per la gentilissima disponibilità e per la perfetta organizzazione di un evento unico.
Setlist:
I Can’t Explain
The Seeker
Who Are You
The Kids Are Alright
I Can See for Miles
My Generation
Behind Blue Eyes
Bargain
Join Together
You Better You Bet
5:15
I’m One
The Rock
Love, Reign O’er Me
Eminence Front
Amazing Journey
Sparks
The Acid Queen
Pinball Wizard
See Me, Feel Me
Baba O’Riley
Won’t Get Fooled Again
 
Band on tour:
Roger Daltrey – voice, guitar
Pete Townshend – guitar, voice
Simon Townshend –  Guitar, Mandolin, Backing Vocals
Pino Palladino – bass
Zak Starkey – drums
Loren Gold – keyboards, backing vocals,
John Corey – keyboards, backing vocals,
Frank Simes – musical director, keyboards, backing vocals and assorted instruments including banjo, squeezebox, harmonica, mouth harp and claves
 
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