Steel Panther @ Alcatraz Milano 08.07.2024
Steel Panther @ Alcatraz Milano 08.07.2024
Uno spettacolo che mischia la vera e propria commedia musicale alla parodia, con tanto di siparietti che prevedono imitazioni, battute decisamente squallide e l’impiego massivo di black humor in antitesi alla predominante cultura ideologicamente “politically correct”.
Tutto questo è “Steel Panther” un progetto che porta in scena la frenesia degli 80s con tutto il suo prepotente machismo e la volontà di potenza ed autoaffermazione.
Una rappresentazione esagerata e circense a base di posticce capigliature cotonate, boxer ampiamente imbottiti al fine di esaltare le forme – sapientamente strizzate all’interno del tessuto in latex – fantasie maculate e lustrini.
Un insieme festaiolo e stravagante, tanto da risultare grottescamente autocompiaciuto se inserito all’interno dell’ anno domini MMXXIV (leggasi duemila e ventiquattro).
Il membro – ops scusate – i membri sono tutti maturi ad esclusione di Joe Lester (Spyder) bassista dal 2022. Si riconfermano quindi i già noti Michael Starr (Ralph Saenz) alla voce, Satchel (Russ Parrish) alla chitarra e Stix Zadinia (Darren Leader) alla batteria.
Ci sono domande che da sempre ci poniamo: chi siamo? Da dove veniamo? E soprattutto gli Steel Panther ci sono o ci fanno? Probabilmente non troveremo mai una risposta concreta a questo quesito, ma quello che posso asserire è che nonostante la veemenza del pubblico che risponde positivamente alle battute poco velatamente trash, fomentando il felino d’acciaio, l’esibizione odierna risulta un po’ troppo stereotipata perfino per gli americani e l’impressione è che anche le battute e le movenze sul palco risultino iterate a tal punto da risultare quasi recitate a memoria.
Da notarsi inoltre come la musica occupi uno spazio decisamente ridotto rispetto al teatrino imposto. Dall’ultimo album “On The Prowl“, un prodotto che su carta prometteva bene, suonano solo due tracce e nemmeno troppo rilevanti rispetto alla totalità dello stesso: “Friends with Benefits” e “1987“.
Ampio spazio viene riservato invece a momenti come quello di “Weenie Ride” che coinvolge una ragazza del pubblico in un’ispirata ballad – per l’occasione violando anche una tastiera che aveva la sfortuna di trovarsi in zona – pratica che risulta un po’ fanciullesca per non dire infantile alle orecchie di un pubblico adulto e che purtroppo si protrae piuttosto a lungo.
Riescono bene in qualche brillante momento come “Asian Hooker“, preceduto da uno snippet di “Photograph” e nell’assolo di chitarra di Russ Parrish che con qualche shred riesce ad attrarre ben più di un favore.
Si scatenano poi a “17 Girls in a Row” convogliando la totalità della popolazione femminile in sala direttamente sul palco (roba da trenino di capodanno), eppure la sensazione è che si poteva decisamente fare meglio.
Si è riso, si è scherzato ma la musica è una pratica (sessuale) seria e come tale va celebrata opportunamente. Conclude l’immancabile “Glory Hole“.
SUSANNA ZANDONÀ
Credits: si ringrazia Vertigo per la gentilissima disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento.
BAND:
Michael Starr (Ralph Saenz): voce
Satchel (Russ Parrish): chitarra
Spyder (Joe Lester): basso
Stix Zadinia (Darren Leader): batteria
SETLIST:
Eyes of a Panther
Tomorrow Night
Asian Hooker
Just Like Tiger Woods
Friends With Benefits
Satchel – Solo
Death to All but Metal
1987
Ain’t Dead Yet
Impromptu Song for a Girl
Weenie Ride
17 Girls in a Row
Party Like Tomorrow Is the End of the World
Seven Nation Army (cover The White Stripes)
Gloryhole
Better known as Violent Lullaby or "The Wildcat" a glam rock girl* with a bad attitude. Classe 1992, part-time waifu e giornalista** per passione. Nel tempo libero amo inventarmi strambi personaggi e cosplay, sperimentare in cucina, esplorare il mondo, guardare anime giapponesi drammatici, collezionare vinili a cavallo tra i '70 e gli '80 e dilettarmi a fare le spaccate sul basso elettrico (strumento di cui sono follemente innamorata). *=woman **=ex redattrice per Truemetal



