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SOUNDGARDEN + Wolfmother – live @ castello Scaligero Villafranca di Verona 2-7-2014

SOUNDGARDEN + Wolfmother – live @ castello Scaligero Villafranca di Verona 2-7-2014

Sono le 20 di questo 2 luglio 2014 quando gli australiani Wolfmother salgono sul palco allestito al Castello Scaligero diVillafranca di Verona

Una band che rappresenta il fallimento dell’industria per la ricrescita del capello, questi ragazzi sembrano usciti direttamente da un film anni ’60 con protagonisti i figli dei fiori, ma la loro musica è decisamente attuale. 

La classica formazione del rock basso-chitarra-batteria (oltre la preziosa presenza delle tastiere ovviamente) annovera uno strumento in più in questo caso, la voce dell’incredibile frontman Andrew Stockdale. Una carriera folgorante, arricchita da un ottimo album da solista del cantante, sfociata in un’ora di grande hard-rock su questo palco. New moon rising, Woman, California Queen, sono fra le chicche confezionate nella serata, con l’intermezzo della figlia di Andrew,  che ha fatto un’esibizione sul palco che promette decisamente bene per il futuro. Resta il fatto determinante di una band che propina rock di gran classe apprezzato alla grande dal folto pubblico presente.

Si sa che un tavolo per essere stabile ha bisogno di quattro gambe, anche con tre riesce ad essere solido, ma con due è indubbio che cade. Il grunge poggiava su quattro grandi pilastri, Nirvana, Pearl Jam, Alice In Chains e Soundgarden, persi i primi per sempre, spariti fino ad oggi i nostri headliner, erano resistiti solo i PJ per festeggiare l’oltre ventennio di carriera e gli Alice malgrado i vari problemi affrontati. Dopo una luminosa carriera solista condita da pezzi memorabili, arricchita dalla partecipazione in supergruppi luccicanti come i mitici Temple Of Dog e gli AudioslaveChris Cornellnon pago della compagnia in line-up di un sologuitar come Tom Morello, ha deciso di riappropriarsi dell’indiscusso fondatore della scuola chitarristica del Seattle Sound, al secolo Kim Thayil


Soundgarden presero il nome da una scultura di Douglas Hollis (“A Sound Garden”) che è situata in un parco di Seattle ed è composta da una serie di strutture metalliche simili ad antenne radiofoniche che, con il vento, si muovono emettendo suoni e rumori particolari, a seconda dell’intensità del soffio. 
Paragonare il suono dei Soundgarden ad un soffio, è come definire brezza una ciclone tropicale. L’intensità, l’emozione, la qualità, l’armonia espressa da questa band non hanno paragoni attualmente a livello mondiale, o comunque stanno di diritto nell’elite stellare. 

La batteria di Matt Cameron, spesso ingiustamente sottovalutato e considerato l’anello debole della catena, è stasera affidata all’ottimo sessionman Matt Chamberlain, un martello implacabile che batte il tempo come un immacolato metronomo senza mai nessun segno di cedimento. Il basso di Ben Shepherd è il solito perfetto strumento di precisione che non lascia niente al caso. 

La chitarra di Kim Thayil è granitica come sempre, poi abbiamo lui, sua maestà Chris Cornell,  aveva voglia di cantare ed incantare e si è visto. L’entrata non può essere che sul tappeto di Searching with my good eye closed, il suono polveroso della band è ammaliante, Spoonman è come sempre incantevole, la chitarra di Thayil è pazzesca, torrida e scolpita, questo maestro non salta da una parte all’altra del palco,ma prende posizione e scrive la storia del manico di legno. Si passa da quella che è spesso nominata come canzone più bella gruppo, l’abrasiva Black Hole Sun lascia senza fiato, ma quando scatta il turbine dell’iconoclastica Jesus Christ Pose, la domanda è sempre quella, urla di più la voce di un Chris in posa divina a braccia aperte o la chitarra di Kim? In fondo non è molto importante, è il suono inconfondibile che porta rain city in Veneto quello che conta.

 Brani di una bellezza senza tempo che fanno cantare, saltare, pogare, e scambiare una bandiera italiana con cui si drappeggia il cantante in cambio della sua maglia al fortunato spettatore, da oggi in possesso di una icona del rock. Been away too long, la splendida immortale SuperunknownRusty cage e la 4th of July che chiude la prima parte, portano quello che significa grunge, suoni polverosi, ad adagiarsi su una marea impazzita che riunisce più generazioni. Il climax è allo zenith, la band torna sul palco per il dovuto bis, Let me down e Beyond the wheel, affondano suoni tossici che non danno assuefazione, non ce ne sarebbe mai abbastanza, la performance della line-up è clamorosa, le mani di Thayil sono fulmini di guerra, Cornell sembra non averne mai abbastanza, divora il microfono con rabbia e passione, Shepherd è in estasi mistica, tanto da chiudere lì’esibizione del live regalando il suo basso ad un incredulo spettatore e rovesciando una pila di casse mentre si avvia a scendere le scale.           

MAURIZIO DONINI

SOUNDGARDEN 
Chris Cornell – voce e chitarra
Kim Thayil – chitarra
Ben Shepherd – basso
Matt Chamberlain – batteria 
 
Setlist:
Searching With My Good Eye Closed 
Spoonman 
Flower 
Outshined 
Black Hole Sun 
Jesus Christ Pose 
Blood on the Valley Floor 
Been Away Too Long 
The Day I Tried to Live 
My Wave 
Superunknown 
Blow Up the Outside World 
Fell on Black Days 
A Thousand Days Before 
Burden in My Hand 
Rusty Cage 
4th of July 
   Bis:
Let Me Drown 
Beyond the Wheel 

WOLFMOTHER
Andrew Stockdale – voce, chitarra
Vin Steele – chitarra
Ian Peres – basso, tastiere
Hamish Rosser – batteria
Elliott Hammond – tastiere, strumenti secondari

Setlist:
Dimension 
New Moon Rising 
Woman 
Enemy is in Your Mind 
White Unicorn 
How Many Times 
Apple Tree 
Heavy Weight 
Vagabond 
California Queen 
Colossal 
The Joker And The Thief